CSS Valido!

BASEBALL PAOLO 2 R16
 

 

 

 

Una confluenza di 3

I Chicago White Sox incontrarono i Cincinnati Reds nelle World Series del 1919.

La terza partita fu giocata il 3 ottobre al Comiskey Park nella Windy City.

Il terzo miglior lanciatore di Chicago, Dickie Kerr, fu il partente.

Dickie Kerr

Lanciò un complete game concedendo tre valide per vincere 3-0.

Naturalmente, non c'è cosa migliore nel descrivere qualsiasi partita che il semplice racconto dei fatti di base, ma in particolare questo:

I White Sox erano sotto di due partite perché alcuni membri del team avevano accettato denaro dai giocatori d'azzardo per perdere entrambe le gare a Cincinnati. I loro pitchers # 1 e # 2, l'ace Eddie Cicotte, 29-7 quell'anno, e Lefty Williams, 23-11, erano stati sorprendentemente sotto tono.

Eddie Cicotte
Lefty Williams

Il piano originale dei cospiratori prevedeva di perdere anche Gara 3. Ma scoppiò il dissenso tra i giocatori e saltò il complotto. Così giocarono questa partita onestamente. Uno dei leader della banda, il prima base Chick Gandil, battè due dei tre RBI dei Sox.

Kerr, il piccolo mancino, alto 1,70 per 70 kg, che non faceva parte della truffa, realizzò quattro strikeout e concesse una sola base su ball. Aveva contribuito a 13 vittorie e alla conquista del pennant dei Chicago White Sox con 3 partite e ½ sugli Indians.

Dopo due shutout dei Reds nelle successive due partite per prendere un vantaggio di 4-1 nelle Series al meglio delle nove, Kerr tornò di nuovo sul monte per Gara 6 al Redland Field nella Queen City.

Dopo aver concesso 2 punti nel terzo e altri 2 nel quarto, Kerr zittì i Redlegs consentendo ai White Sox di recuperare e vincere 5-4 in dieci inning.

Cicotte diede il 100% il giorno dopo per vincere 4-1.

Ma Lefty Williams, presumibilmente perché i giocatori d'azzardo avevano minacciato la moglie, concesse quattro punti nel primo inning a Chicago per lanciare i Red Stockings alla vittoria per 10-5 e alla conquista delle World Series.

Ci sarebbe voluto quasi un anno, ma il complotto fu svelato davanti al Grand Jury a Chicago, diretto dal nuovo commissioner Kennesaw Mountain Landis, che espulse definitivamente gli otto "Black Sox" dal baseball, compreso l'esterno Shoeless Joe Jackson, che altrimenti, senza dubbio, sarebbe entrato nella Hall of Fame.

Ultimi due vestiti nei dugouts

Gli ultimi due manager delle Major Leagues che dirigevano le loro squadre in abiti civili terminarono entrambi la loro ultima partita nello stesso giorno: il 1 ottobre 1950.

Connie Mack

Connie (vero nome Cornelius McGillicudy Sr.) fu il manager con la più lunga carriera nella storia delle majors, portando il suo team al record di 3731 vittorie e 3948 sconfitte. Le sue totali vittorie sono quasi 1000 in più rispetto a qualsiasi altro manager (John McGraw con 2.763).

Fu manager-giocatore dei Pittsburgh Pirates dal 1891 al 1896 e giocava ricevitore.

Il giovane Connie Mack con la casacca dei Pirates

Divenne proprietario e manager dei Philadelphia Athletics nel 1901 all'età di 39 anni e li guidò per 50 anni fino a quando i suoi figli finalmente lo convinsero a dimettersi da manager. Durante la sua carriera con gli A's, indossò sempre un vestito elegante, mentre dirigeva.

Connie Mack nel dugout degli A's nel 1931

Quando Mack si ritirò, il baseball organizzato approvò due norme che assicurarono che sarebbe stato l'ultimo della sua razza.

Ai manager era proibito avere qualsiasi tipo di partecipazione finanziaria nei team che dirigevano.

◦ I manager erano tenuti ad indossare le uniformi da baseball durante le partite.

Burt Shotton

Burt giocò esterno per i St. Louis Browns (1909, 1911-1917), Washington Senators (1918) e i St. Louis Cardinals (1919-1923).

Burt Shotton nel 1914

Diventò "Sunday manager" (manager della domenica) dei Cardinals quando Branch Rickey osservava il sabato cristiano.

Dopo il ritiro dal gioco, Burt allenò i St. Louis dal 1923 al 1925 prima di diventare un manager di minor league.

Shotton diresse i Phillies, dal 1928 al 1933, ed i Reds nel 1934.

Burt appese la divisa nel 1946 e diventò uno scout per Rickey con i Brooklyn Dodgers.

Quando il commissioner Happy Chandler sospese Leo Durocher per l'intera stagione 1947 a causa delle sue amicizie con i giocatori d'azzardo, Rickey inviò al suo vecchio amico Shotton un telegramma: "Essere a Brooklyn in mattinata. Chiamare nessuno, vedere nessuno". Rickey usò tutti i suoi poteri di persuasione per convincere il 62enne Shotton a prendere in consegna il club, che comprendeva il rookie Jackie Robinson.

Burt Shotton e Roy Campanella nel dugout dei Dodgers nel 1948

Shotton prese il lavoro, ma non indossò l'uniforme da baseball, anche se di solito indossava il cappello della sua squadra e il giubbotto.

Burt Shotton manager dei Dodgers dal 1947 al 1950

I Dodgers vinsero il pennant nel 1947 prima di perdere con gli Yankees in sette partite.

Shotton portò i Bums ad un altro pennat, due anni più tardi, ma ancora una volta persero con i Bronx Bombers, questa volta in cinque partite.

I Phillies sconfissero i Dodgers, l'ultimo giorno della stagione del 1950 per prendere la corona. Quando la nuova maggioranza del proprietario Walter O'Malley costrinse Rickey a diventare GM, Shotton tornò in pensione.

Una storica foto degli ultimi due managers che indossarono abiti civili durante le partite. A sinistra, Connie Mack, manager degli Athletics, stringe la mano a Burt Shotton, nuovo manager dei Phillies, durante lo spring training nel 1928

Grand slam back-to-back consecutivi

Jimmy Sheckard

Jimmy Sheckard fu il primo giocatore della ML del 20° secolo a battere due grand slam in una stagione.

• Inoltre, li colpì in partite consecutive e in giorni consecutivi.

• Entrambi furono inside-the-park!

• Per quanto si sa, Sheckard è l'unico giocatore che abbia mai colpito grand slam inside-the-park in partite consecutive nella storia della MLB.

Gara 1: 23 settembre del 1901
Sheckard contribuì con un singolo e un grand slam alla vittoria dei Superbas per 25-6 sui Cincinnati Reds, all'ultimo posto, al League Park nella Queen City.

Gara 2: 24 settembre del 1901
I battitori dei Brooklyn si erano nuovamente divertiti, battendo i Redlegs con 22 valide (4 di Jimmy) in un dirompente risultato di 16-2.

Così i Superbas colpirono 48 valide e segnarono 41 punti in due partite. E tutta questa carneficina avvenne contro solo tre lanciatori, due il 23 e solo il povero Bill Phillips il pomeriggio successivo.

In vari momenti durante la sua carriera, Jimmy fu leader della NL nei tripli, HR, slugging, arrivi in base, basi su ball e basi rubate.

Inoltre si costruì la reputazione di esterno eccezionale, "un meraviglioso operaio nel suo pascolo e uno dei più sicuri, tra i più letali outfielders sulle volate che mai catturarono un quasi triplo con agilità di piedi e regolarità di occhi e presa", per citare la tronfia prosa di un giornalista sportivo dell'epoca.

A volte, Sheckard manifestò anche un caratteraccio. Considerate questo articolo relativo al 4 giugno del 1901, la partita tra Brooklyn e Cincinnati:

"Sheckard ha contestato una decisione dell'arbitro Cunningham ed è stato espulso dal gioco. Questo lo ha fatto infuriare e ha minacciato l'arbitro. E' stata chiamata la polizia che lo ha portato fuori dal campo".

Scambiato per i Cubs nel 1906, Sheckard colpì .262, ma si mise in ridicolo per la sua performance nelle World Series.

• Jimmy si vantò che avrebbe colpito .400 contro i lanciatori degli White Sox.

• Invece, andò 0 su 21, non riuscendo a colpire una palla fuori dal campo interno.

• La sua performance fu uno dei molti fattori e forse la più grande sorpresa nella storia delle World Series, quando gli "Hitless Wonders" sconvolsero i Cubs in sei partite.

Ciò nonostante, nel 1952, il giornalista sportivo Joe Reichler nominò Sheckard come l'esterno sinistro della squadra dei Cubs All-Time.

Pitching staff di perdenti

I Boston Beaneaters del 1904 avevano tre lanciatori nel loro pitching staff con 20 sconfitte. Nel 1905 furono quattro i pitchers con le stesse sconfitte.

• Il mancino rookie Irv Young ne aveva vinte 20 ma ne perse 21, realizzando una ERA di 2.90.

Irv Young

• Vic Willis aveva vinto solo 12 partite mentre ne perse 29 con una ERA di 3.21. Le sue 29 sconfitte furono il record massimo della League.

Vic Willis

• Charles "Chick" Fraser andò 14-21 con una ERA di 3.28. Fu leader della League per le basi su ball con 149.

Charles "Chick" Fraser

• Irvin "Kaiser" Wilhelm ne perse 23 contro le sole 3 vittorie con una ERA di 4.53.

Irvin "Kaiser" Wilhelm

Il player-manager Fred Tenney aveva fatto lavorare duramente i suoi partenti.

• Irv Young: 42 partenze, 41 complete game, 378,0 innings

• Vic Willis: 41 partenze, 36 complete game, 342,0 innings

• Charles "Chick" Fraser: 37 partenze, 35 complete game, 334,1 innings

• Irvin "Kaiser" Wilhelm: 28 partenze, 23 complete game, 242,1 innings

Il resto dei lanciatori avevano solo 8 partenze. I 135 complete game da parte dei quattro pitchers erano sette in più di quelli della National e American League realizzati insieme nel 2012.

Sorprendentemente, i Beaneaters non finirono ultimi delle otto squadre della NL. Andarono 51-103 davanti ai Brooklyn al 7° posto di due partite, un abisso di 54.5 partite dietro i vincitori del pennant, i New York Giants.

Solo Young rimase con il club nella stagione successiva quando di nuovo guadagnò la "distinzione" di essere uno dei quattro lanciatori con 20 sconfitte del pitching staff.

• Irv Young: 16-25, 2.91 ERA, 41 GS, 37 CG, 358.1 IP

• Vivan Lindaman: 12-23, 2.42, 36, 32, 307.1

Vivan Lindaman

• Big Jeff Pfeffer: 13-22, 2.95, 36, 33, 302.1

Big Jeff Pfeffer

• Gus Dorner: 8-25, 3.65, 32, 29, 273.1

Gus Dorner

Per mostrare un'altra differenza nel baseball di più di un secolo fa, "Big Jeff" Pfeffer era alto 186 cm e pesava 84 kg, quasi un colosso per gli standard odierni.

I Beaneaters del '06 riuscirono ad occupare la cantina, incredibilmente dietro ai Cubs, vincitori del pennant, di 66,5 partite.

Forse per rompere la loro striscia sfortunata, la franchigia di Boston adottò il soprannome di "Doves" per il 1907.

• I Doves ritornarono al 7° posto.

• Conclusero anche la loro striscia di quadrupli perdenti di 20 partite, con il solo Young che ne perse 23.

• Vic concluse definitivamente la sua serie di stagioni con 20 sconfitte nel 1908 quando andò 8-12.

Quattro HR in una stagione - da parte di un team

I Chicago White Sox del 1909 colpirono precisamente quattro HR nell'intera stagione di 155 partite.

• Quattro outfielders finirono alla pari, leader del club, con un HR ciascuno.

◦ Ed Hahn

Ed Hahn

◦ Patsy Dougherty

Patsy Dougherty

◦ Dave Altizer

Dave Altizer

◦ Gavvy Cravath

Gavvy Cravath

I Philadelphia Athletics furono leader della League con 21 fuoricampo.

• I Boston Red Sox ne realizzarono 20.

• Gli ultimi in classifica, gli Washington Senators, si unirono agli White Sox nei fuoricampo a singole cifre con 9.

Per illustrare cos'era la Dead Ball Era del baseball, i White Sox vinsero tre partite consecutive 1-0 sui St. Louis Browns il 25, 26 e 27 aprile al South Side Park. Le due squadre combinarono solo 18 valide nella serie.

Veramente poveri di potenza in battuta come i ChiSox del '09, furono solo i loro fratelli nel 1908 con un fuoricampo di meno.

• Tre giocatori che non avevano battuto un homer nel '09 avevano realizzato i tre della stagione precedente:

◦ L'esterno Fielder Jones, che era anche il manager;

Fielder Jones

◦ L'interno Frank Isbell;

Frank Isbell

◦ Il pitcher Ed Walsh.

Ed Walsh

Anche in quel periodo della dead ball era, si poteva pensare che un team che aveva colpito meno di cinque HR sarebbe finito più vicino al fondo che alla testa della classifica.

• Nel 1908 i White Sox arrivarono terzi, a sole 2 partite e ½ dietro ai Detroit Tigers.

• Nel 1909 i Southsiders crollarono al quarto posto, 20 partite dietro sempre ai Tigers.

I White Sox del '06, che furono chiamati "Hitless Wonders" per la media battuta più bassa della League (.230), non solo vinsero il pennant dell'AL ma anche le World Series sui loro rivali crosstown, i Cubs.

• Questi White Sox impazzirono per i sette HR battuti in quella stagione.

La partita non è finita finché l'ultimo uomo non è out

Il 20 maggio del 1922, i St. Louis Browns vinsero una partita contro gli Yankees dopo che l'arbitro aveva segnalato che il 27° out era stato fatto con i New York in testa.

• 38000 tifosi si riversarono al Polo Grounds (che gli Yankees condividevano con i Giants prima che fosse inaugurato lo Yankee Stadium nel 1923) per vedere Babe Ruth e Bob Meusel nella loro prima partita del 1922 a seguito di una sospensione di cinque settimane imposta dal giudice Kennesaw Mountain Landis. Il Commissioner aveva punito severamente i due outfielders yankees per aver sfidato il suo divieto nell’effettuare un tour barnstorming dopo la stagione del '21.

Landis, al centro, tiene saldamente Babe Ruth (sinistra) e Bob Meusel dopo aver rifiutato le loro richieste di una veloce reintegrazione, allo spring training degli Yankees a New Orleans nel marzo del 1922

• Prima della partita, gli amici ammiratori consegnarono a Ruth un bella coppa d'argento, una mazza da baseball d'argento e una corona di fiori.

• La folla applaudì a squarciagola quando Babe prese posizione all'esterno sinistro e scatenò una tempesta di applausi, pochi minuti dopo, quando l'uomo che aveva battuto un numero sconvolgente di fuoricampo (113 HR) nelle due precedenti stagioni si diresse nel box di battuta. Lui avrebbe dovuto colpire un fourbagger al suo primo at-bat della stagione, vero? No, lui ignominiosamente andò strikeout.

• I lanciatori avversari, Sam Jones per gli Yankees e Urban Shocker per i Browns, controllarono il giorno.

Sam Jones
Urban Shocker

Con due out e nessuno in base nel nono con la squadra di casa che conduceva 2-1, molti cominciarono ad uscire.

• Ma Chick Shorten, battendo per Marty McManus, piazzò un singolo all'esterno centro.

Chick Shorten

• Poi Pat Collins, pinch-hitter per Shocker, colpì un malvagio singolo fuori dal guanto dell'interbase Everett Scott, e Shorten corse in terza.

Pat Collins

• Molti si fermarono nell'atto di uscire per guardare l'azione.

Jack Tobin

Quando Jack Tobin colpì un grounder sul prima base Wally Pipp, ci fu un gran sospiro di sollievo. Ma Wally prese la palla in acrobazia verso la seconda, e poi la passò al pitcher Jones, che aveva coperto la prima. Sam prese la palla, e l’arbitro Ollie Chill alzò il pugno chiamando l’out. Ma Sam lasciò cadere la palla, e la chiamata fu cambiata in safe. Nel frattempo, Shorten attraversò il piatto per il punto del pareggio.

Wally Pipp

Poi le porte si aprirono.

• Wally Gerber colpì un singolo a sinistra, facendo segnare Collins dalla seconda con il via libera correre.

Wally Gerber

• A George Sisler, che era "crollato" a .371 nel '21 dopo che aveva battuto .407 nel '20, venne data la base intenzionale per caricare le basi.

George Sisler

• Ma la strategia fallì quando Jones diede la base anche a Ken Williams, principale rivale di Ruth per la corona degli HR negli ultimi anni, forzando Tobin a punto. Eppure, il manager degli Yankee Miller Huggins non accennò a togliere il suo partente.

Ken Williams

• Così, Big Bill Jacobson si prese il suo vantaggio, sventolando violentemente, e colpì un lungo HR nelle tribune a sinistra. "Uomini duri piansero e una fiera sostenitrice dei St. Louis svenne nelle panchine sul campo", scrisse il corrispondente del Times di New York.

Big Bill Jacobson

Così finì la carneficina.

• Ruth, senza valide nei suoi primi tre at-bats, era il leadoff nella parte bassa del nono con un'ultima possibilità di dare ai fans quello per cui erano venuti a vederlo. Ma colpì una debole rimbalzante su Sisler.

• Home Run Baker colpì una volata sull'interbase.

• Meusel, l'altro "orfano", alzò un alto foul che Sisler catturò vicino alla tribuna.

• Punteggio finale: St. Louis 8, New York 2.

4 su 4

Carl Erskine
Gil Hodges

Dal racconto di Carl Erskine estratto dal suo libro Dodger Dugout (2000).

"Il lineup dei Brooklyn Dodgers era esplosivo e poteva segnare un sacco di punti, e lo fece il 31 agosto del 1950 contro i Boston Braves. Il punteggio finale fu di 19-3.

Gil Hodges ebbe una giornata straordinaria, colpendo quattro HR. Ho sempre sentito un legame speciale con Hodges perché eravamo entrambi dell'Indiana ed eravamo stati scelti dallo stesso scout dei Dodgers, Stanley Feezle. Forse è per questo che anch'io ebbi il mio giorno più importante alla battuta, ottenendo addirittura quattro valide - non male per un battitore da .150.

Ognuna delle esplosioni di Gil fu devastante. Ecco come andarono le mie: Il primo fu un bunt di sacrificio che i Braves lasciarono rotolare, sperando che andasse in foul. Non uscì, e arrivai salvo. La seconda valida fu un singolo con rottura della mazza sopra la prima base. La terza fu un texas al centro, quanto bastava per raggiungere l'erba. La quarta fu una palla a terra di routine per il terza base Bob Elliott. Come Bob si abbassò per raccogliere la palla, questa colpì un sasso e si alzò sopra la sua testa.

Sommando tutte e quattro queste valide alla fine non fecero uno degli homer di Gil. Tuttavia, il giorno successivo nel box score, quelle quattro valide sembrarono quattro line drives.

Tre HR di Labine nel '55

Clem Labine

Clem Labine realizzò un record di 77-56 in 13 stagioni nella MLB con 96 salvezze, ma fu decisamente patetico al piatto, colpendo solo .075 in 227 AB.

• Clem aveva solo tre valide in 34 AB nel 1955 per una media di .097.

• Ma tutte e tre le valide in quella stagione furono dei fuoricampo, gli unici tre che colpì durante la sua carriera.

Thomson aveva un'altra possibilità per essere ancora un eroe

Dopo essersi arreso allo "Shot Heard 'Round the World", il pitcher dei Dodgers Ralph Branca decise di uscire dalla semi reclusione e andò a vedere Gara 6 delle World Series del 1951 allo Yankee Stadium.

• Si sedette in un box riservato dietro al dugout dei Giants con la fidanzata, Ann Mulvey, e i suoi genitori.

• Un fotografo vide Ralph e, cogliendo l'occasione, chiamò Bobby Thomson e scattò così la simpatica foto con Branca che stringe il collo al "The Flying Scotsman".

La foto scherzosa di Ralph Branca (a destra) che stringe il collo a Bobby Thomson dei Giants prima dell'inizio di Gara 6 delle World Series del 1951, giocata il 10 ottobre allo Yankee Stadium. Thomson aveva battuto il walk off homerun denominato "Shot Heard 'Round the World" contro Branca nella terza gara decisiva dei playoff della NL del '51 tra Dodgers e Giants

Il gioco vide quel giorno Branca rivivere inquietanti similarità con Gara 3 dei playoff della NL di una settimana prima.

• Proprio come avevano fatto il 3 ottobre, i Giants avevano affrontato l'eliminazione, dietro tre giochi a due. Inoltre, andarono a battere nel nono sotto 4-1, lo stesso punteggio dell'ultima partita contro i Dodgers.

Johnny Sain

• I Giants caricarono le basi contro il rilievo destro Johnny Sain con i singoli di Eddie Stanky, Alvin Dark e Whitey Lockman.

Eddie Stanky
Alvin Dark
Whitey Lockman

• Il manager degli Yankees, Casey Stengel, forse ricordando l'indugio di Charlie Dressen nel rimuovere Don Newcombe, mise il mancino Bob Kuzava.

Bob Kuzava

• Monte Irvin colpì una volata a sinistra. Mancò il colpo decisivo questa volta, anche se realizzò una volata di sacrificio riducendo lo svantaggio, 4-2.

Monte Irvin

• Quindi Thomson andò a battere con i punti del pareggio sulle basi. Come il suo omologo di Brooklyn, Old Case, seguendo la teoria del baseball, si rifiutò di concedere la base intenzionale e il potenziale punto vincente.

• Bobby aveva avuto una serie mediocre - 5 su 20 (.250) con un doppio e un solo RBI.

• Ci si chiede se Branca si rese conto che il suo incubo di una settimana prima stava giocando di nuovo. O quanti tifosi dei Giants, presenti allo stadio o che guardavano la TV o ascoltavano alla radio, avessero colto la coincidenza.

• Thomson ancora una volta colpì forte la palla in aria verso l'esterno sinistro, ma venne presa a poca distanza dalla recinzione – un'altra volata di sacrificio che portò i Giants a meno uno.

Sal Yvars

• Poi molta ironia. Il manager dei Giants, Leo Durocher, mise il pinch hitter destro Sal Yvars, al posto del mancino Hank Thompson, a battere contro Kuzava. Yvars era famoso per rubare i segnali degli avversari e dal bullpen di casa informava i propri compagni in battuta con una serie di gesti quale lancio sarebbe stato effettuato, ed era così importante in quel ruolo, che non aveva battuto in una partita da 40 giorni. Eppure eccolo lì sul palcoscenico più importante con la possibilità di unirsi a Thomson sul podio degli eroi (I Giants non avevano utilizzato il loro telescopio posizionato all'esterno centro nella loro clubhouse durante le World Series, perché gli spettatori al Polo Ground erano così numerosi da non consentire ai coach di vedere i segnali da quella posizione).

• Kuzava lanciò una palla veloce alta sull'angolo esterno. Yvars realizzò un buon contatto, colpendo un line basso all'esterno destro. Lockman corse dalla seconda sul contatto, e i fans dei Giants esultarono quando Sal pareggiò la partita. Ma l'esterno destro Hank Bauer caricò la palla e con un tuffo la prese chiudendo la partita e le World Series. Un miracolo era tutto quello che i Giants del '51 avrebbero sperato.

Hank Bauer

Mentre Stengel seguì la teoria del baseball di non concedere la base intenzionale a Thomson, di sicuro andò contro ogni logica portando sul monte il mancino Kuzava. Ecco un brano della biografia di Robert Creamer su Casey Stengel, His Life and Times (1984) :

Al Lopez, uno dei manager più intelligenti e di successo della major league, che aveva giocato sotto Casey a Brooklyn e a Boston nel 1930, e contro di lui nell'AL negli anni '50 (l'unico manager ad interrompere il flusso di pennnats di Casey) e che era suo buon amico disse una volta: "Giuro, non capivo alcune delle cose che fece da manager. Ho cercato di decifrarle, ma solo che non avevano senso. Una delle più famose di queste discutibili mosse avvennero durante le World Series del 1951... Nel gioco finale ... gli Yankees stavano conducendo 4-1 nel nono inning ... I Giants avevano i punti del pareggio sulle basi, il punto vincente in battuta, e i loro due battitori più potenti, Monte Irvin e Bobby Thomson, entrambi battitori destri, in battuta. John Sain, pitcher destro, stava lanciando per gli Yankees, ma Stengel lo sostituì dopo che i Giants caricarono le basi. Invece di seguire la teoria standard del baseball di portare un altro destro a lanciare contro i destri Irvin e Thomson ... Stengel stordì gli addetti ai lavori del baseball chiamando un mediocre mancino di nome Bob Kuzava, che non era precedentemente apparso nelle Series".

La tattica di Stengel aveva funzionato - in qualche modo. Tre forti battute, ma i Giants non furono in grado di pareggiare ... Nessuno è mai stato in grado di decifrare completamente il ragionamento tortuoso di Stengel nella scelta di Kuzava. Forse aveva previsto che i battitori destri dei Giants erano suscettibili a colpire delle volate che sarebbero state catturate senza troppi problemi nello spazioso campo esterno dello Yankee Stadium. Ma come poteva essere così sicuro che nessuna di quelle volate sarebbe potuta diventare un doppio o un triplo o raggiungere le tribune per un HR?

Inoltre, le palle a terra sono quelle che vuoi in una situazione come quella, grounders che consentono ai vostri infielders di realizzare un doppio gioco mentre il punto viene segnato, grounders che, anche se ne passa uno in campo esterno per una valida, sarebbe probabilmente solo un punto, non i devastanti tre dei quattro che un lungo hit potrebbe portare se accadesse. Stengel poteva sottolineare che Kuzava aveva la migliore ERA del pitching staff quell'anno e che aveva un eccellente controllo, un talento desiderabile quando le basi sono piene. Ma anche così, un mancino? E, dopo tutto, egli concesse tre forti battute ...

Casey Stengel

L'unica fiera conclusione è che qualche percezione di Stengel dal profondo della banca dati del computer galoppante che era il suo cervello, avesse reperito alcuni dati su ciò che i battitori destri dei Giants avevano fatto o avrebbero potuto fare combinati con ciò che il suo mancino aveva fatto o poteva fare e collegati con la bella spaziosità del campo esterno dello Yankee Stadium e l'aiuto del vantaggio di tre punti. Ronzio ... Bzzzz ... click-click-click ... e Kuzava fu la risposta.

38 partenze, 27 palle mancate

Nel 1967, il catcher Bob Uecker degli Atlanta Braves iniziò solo 38 partite, ma fu leader della League in palle mancate con 27. Come credete che questo sia potuto succedere?

Bob Uecker

Se avete indovinato che fu coinvolto un knuckleballer, avete ragione.

Uecker era il catcher personale di Phil Niekro perché, disse Bob, Joe Torre non lo faceva.

Phil Niekro

A Bob non importava. Almeno così avrebbe avuto modo di giocare.

Ueck modificò il guanto per gestire le palle traballanti di Phil.

Quando giocavo, avevamo veramente dei grandi guanti da ricevitore che mi hanno sempre ostacolato. Come un guanto da prima base oversize, era pesante. Mi ostacolava quando cercavo di prendere le knuckler, così utilizzai un guanto più piccolo.

Aveva rimosso l'imbottitura dal guanto fino a lasciare solo la pelle. Eppure, non lo aiutò.

Ho sempre pensato che fosse il mio più grande record perché non avevo giocato ogni partita. Se avessi giocato ogni partita, avrei stabilito un record che sarebbe stato inavvicinabile.

Nella sua seconda carriera in qualità di broadcaster e attore, Bob offrì questo consiglio su come prendere le knuckler:

Il modo migliore per prendere una knuckleball è quello di attendere che la palla si fermi dopo aver rotolato e quindi raccoglierla.

Strane decision dei lanciatori vincenti

Nel 1903, gli scorer ufficiali avevano cominciato a mettere una "W" o una "L" a fianco di nomi dei lanciatori sui fogli di scorers per indicare i pitcher accreditati con la vittoria o la sconfitta per le loro squadre.

• Tuttavia, né la NL né l'AL avevano chiare linee guida per decidere la vittoria e la sconfitta dei lanciatori. Per la maggior parte, questo non era un grosso problema in un'epoca in cui i lanciatori completavano la maggior parte dei giochi che avevano iniziato.

• Il giovane John Heydler, assistente del presidente della NL Harry Pulliam, aveva tentato di porre rimedio alla carenza mediante l'emissione di bollettini periodici per i suoi scorer con istruzioni per la gestione di determinate situazioni di punteggio.

John Heydler

• L'AL, però, non aveva alcuna copia di Heydler, con conseguente approccio da selvaggio West nel determinare i pitcher vincenti / perdenti. Punto dall'indignazione pubblica a seguito degli score decision che stabilirono 16 vittorie consecutive di Walter Johnson nel 1912, il presidente dell'AL, Ban Johnson, rimosse le statistiche di vittorie/sconfitte dei lanciatori nella League per sei anni.

• In particolare, non vi era alcuna norma che obbligava il pitcher partente a completare i cinque inning, al fine di poter beneficiare della vittoria. Tale requisito non ebbe effetto fino al 1950, quando le League concordarono un rule book che comprendeva le regole tassative degli scorer.

Così gli scorers durante la prima metà del 20° secolo avevano prodotto una serie di strane decision dei lanciatori vincenti.

• La scorer decision più strana si verificò in una partita della Federal League il 7 settembre 1914, quando un pitcher che non fece un solo lancio al piatto divenne il lanciatore vincente. Tuttavia, tale circostanza sarebbe stata gestita allo stesso modo oggi. James Bluejacket, che lanciava per i Brooklyn Tip Tops, entrò come rilievo con due out nella parte superiore dell'ottavo inning contro i Pittsburgh Rebels, e il suo team sotto 11-7. Jim immediatamente eliminò Steve Yerkes con un pickoff in prima dopo 2 minuti per chiudere l'inning. Poi i "Brookfeds" (come venivano chiamati) segnarono 5 punti e andarono in vantaggio 12-11. Un altro pitcher lanciò il nono senza concedere punti per ottenere quella che oggi si chiamerebbe una salvezza.

James Bluejacket

• Fino al 1969, quando entrambe le League erano strutturate in division, le squadre che avevano conquistato il pennant prima dell'ultimo fine settimana davano una o più partenze ai loro top lanciatori come riscaldamento per le World Series. Il pitcher lanciava alcuni inning, e quindi veniva sostituito. Bastava che lo starter lasciasse il gioco in vantaggio e che poi la sua squadra non cedesse, e lo scorer gli assegnava la vittoria.

Da sinistra: I pitchers Thomas Bridges, Eldon Auker, Victor Sorrell, Alvin Chowder, Carl Fischer e Luke Hamlin posano allo Tiger Stadium per una foto nel 1934. I Tigers vinsero il pennant dell'AL nel 1934 e avrebbero vinto la loro prima World Series l'anno successivo

L'ultimo giorno della stagione del 1934, i compagni Alvin Crowder e Tommy Bridges dei Tigers approfittarono di questa generosità per vincere entrambe le partite di un doppio incontro contro i St. Louis Browns. Crowder lanciò 4 inning, concedendo 8 valide e 4 punti, ma gli accreditarono la vittoria per 10-6 nel primo incontro che durò solo 1 ora e 45 minuti. Nella nigthcup, Bridges lanciò quattro inning hitless prima di un altro partente, Elden Auker, che rimase sul monte per tre inning con Detroit che vinse 6-2 e la partita durò sette minuti in meno di quella del pomeriggio.

Van Lingle Mungo

• Due anni più tardi, il manager dei Brooklyn Casey Stengel annunciò che il suo asso Van Lingle Mungo avrebbe lanciato solo i primi due inning nel gioco finale della stagione contro i New York Giants. I Dodgers sconfissero uno dei partenti di New York, Freddie Fitzsimmons, con 6 punti in quei due inning vincendo la partita per 8-3 portando le vittorie totali di Mungo in stagione a 18. L'aspetto strano di questa partita? Erano i Giants che stavano andando alla World Series contro gli Yankees, non i Dodgers al 7° posto!

Casey Stengel

• Ewell Blackwell vinse 82 partite nella sua carriera di 10 anni in ML. Una di queste accadde il 18 Luglio 1949, in una partita che iniziò ma che durò solo quattro inning. I suoi Reds segnarono 5 punti nella parte alta del terzo contro i Boston Braves. Dopo aver lanciato quattro innings hitless, Ewell concesse un HR al leadoff Tommy Holmes nel 5° seguito da un singolo di Alvin Dark. A quel punto, "The Whip" lasciò la partita lamentandosi per il mal di stomaco. Il rilievo Eddie Erautt lo sostituì, concedendo una valida ma nessun punto per il resto della partita e i Reds vinsero 6-1. Lo scorer ufficiale, a sua discrezione, accreditò la vittoria a Erautt ma l'ufficio della NL lo annullò, cambiando con Blackwell. Se tale situazione si fosse verificata l'anno successivo, le linee guida dello scorer avrebbero senza dubbio consegnato la vittoria a Erautt. Il dono a Blackwell fu l'ultimo caso di un partente vincente in una partita che non era stata accorciata dalla pioggia e in cui il pitcher aveva lanciato meno di cinque inning completi.

Ewell Blackwell
Eddie Erautt

"Origin of the Modern Pitching Win", di Frank Vaccaro,
The Baseball Research Journal (Spring 2013)

Tenere le redini strette su Babe

Babe Ruth era nel bel mezzo della stagione 1915, la sua prima stagione completa con i Boston Red Sox.

Ruth stava vivendo un periodo meraviglioso. All'inizio della stagione, quando il club si trasferiva da Richmond a Philadelphia, si fermava a Baltimora per sua moglie Helen, mentre a Boston avevano messo su casa in un residence, dove vivevano da soli da coppia sposata. Quando andava in trasferta e Helen tornava di nuovo a Boston, trovava degli amici. Washington era una città che favoriva particolarmente questo. A Washington, al tempo, non c'era il baseball di domenica e un sabato dopo la partita egli chiese al manager Bill Carrigan il permesso di andare a Baltimora per trascorrere la domenica con il padre. Carrigan disse che poteva, ma che doveva rientrare lunedì con la squadra, e Ruth partì. Lunedì rientrò per tempo, e tutto sarebbe andato bene, se il padre di Babe non avesse preso posto proprio dietro la panchina di Boston e quando vide il figlio urlò: "Sei proprio un figlio carino, George. Arrivi in questo quartiere e non sei nemmeno venuto a vedere tuo padre". Carrigan, lì in piedi, sentì tutto, e continuò a guardare il suo giocatore colto in fallo. Ruth non disse niente. "Non c'era molto da dire", ammise in seguito.

Bill Carrigan
Babe Ruth

Il comportamento fuori dal campo di Ruth fu un problema per Carrigan. In parte si trattava del risultato della naturale esuberanza di Babe, aggravata dalla sua recente ricchezza. Quando Babe firmò il suo primo contratto con i Red Sox nel luglio 1914, il suo stipendio, che era già stato triplicato durante il suo semestre a Baltimora, fu raddoppiato ancora dal proprietario Joseph Lannin a 3500 $, non male per un esordiente in quei tempi ...

Carrigan alla fine dovette intervenire e portare Ruth con i piedi a terra. "Non aveva la minima idea dei soldi", disse il manager, "Ebbi modo di ricordargli il suo passato - cioè a dire l'orfanatrofio e tutto il resto - e che questo era il suo primo grande lavoro. Che stava prendendo 3500 $ e che questo era tutto il denaro del mondo. Non sembrava pensare che poteva finire. Poteva comprare tutto e di più. Quindi trattenni lo stipendio di Babe e gli diedi un po' di denaro da spendere ogni giorno. Che generalmente durava circa cinque minuti. Alla fine della stagione dovetti dargli il resto. Calcolai che non sarebbe durato troppo a lungo, ma che era la cosa migliore che avessi potuto fare".

Carrigan dovette frenare Ruth nelle sue eccessive attività ricreative. Quando Babe entrò a far parte dei Boston, Carrigan lo prese da parte e disse: "Ho sentito che ti piace uscire, Babe". Ruth scrollò le spalle imbarazzato. "Va bene", disse Carrigan, "Voglio solo dirti questo. Si gioca leale con me, e io gioco leale con te". Ruth promise, ma continuò a divagare. Infine, per tenerlo d'occhio, Carrigan scelse delle camere d'albergo comunicanti quando erano in trasferta. Ruth e Heinie Wagner, un infielder veterano che operava principalmente come coach, dividevano una delle camere. Carrigan e Dutch Leonard, che era pure lui una specie di nottambulo, prendevano l'altra.

Dutch Leonard
Heinie Wagner

"Non ci fu nessun problema, se è questo che si intende" Carrigan affermò solennemente anni dopo, "Si comportò correttamente". Più o meno, in ogni caso. Certo, aveva rispetto per Carrigan, quello che non ebbe per i futuri boss, ma fu ancora costantemente in movimento, cercando di vedere e sperimentare tutto, mangiare, bere, spendere tutti i suoi soldi, esplorare il demi-monde che esisteva ai margini della Major League Baseball.

"Babe: The Legend Comes to Life" di Robert Creamer (1974)

Il vecchio Pete deve andarsene

Joseph Vincent McCarthy era un uomo molto meticoloso ma mai come lo fu nella primavera del 1926, quando stava gestendo il suo primo incarico in major league come manager dei Chicago Cubs. I Chicago Cubs, che dovevano iniziare una serie di partite nella zona est degli Stati Uniti, erano acquartierati all'Hotel Commodore di New York e Joe stava tenendo una riunione in una delle piccole sale per banchetti dell'hotel.

Joseph Vincent McCarthy

McCarthy sapeva che, nonostante il suo grande successo con Louisville nell'American Association, era ancora un indimostrato manager di "serie B" per la maggior parte dei suoi giocatori, ad eccezione di quelli che lo conoscevano perchè avevano giocato nell'Association. I Cubs avevano chiuso una stagione disastrosa l'anno prima e lui prese servizio con molto tatto.

Grover Alexander

Le fasi preliminari della riunione furono interrotte, quando la porta si aprì e Grover Alexander, veterano pitcher destro della squadra, entrò. Alex camminò lentamente un po' barcollando verso la parte posteriore, si sedette e subito cominciò a sonnecchiare. Ci fu un risolino da parte di alcuni dei giocatori che McCarthy ignorò.

McCarthy cercava di parlare del tema dei "segni", come vengono chiamati i segnali di baseball. "Maranville è con i Brooklyn ora", disse Joe, riferendosi all'allegro folletto che la stagione prima aveva riso del suo licenziamento come manager dei Cubs, "Non importa che cosa pensiate di lui, Rabbit è un intelligente operatore di baseball. Lui conosce tutti i segni dei Chicago dalla scorsa stagione e dovremo cambiare questi segni oggi. In caso contrario, la prima volta che Maranville arriva in seconda base, sarà lui ad avere ogni uno dei nostri segni".

Rabbit Maranville

Fu a questo punto che il sonnolento Alexander si scosse. "Io non mi preoccuperei di Rabbit, Joe", consigliò Alex dagli occhi rossi, "Non vuole nemmeno raggiungere la seconda base".

Quando sciolse la riunione erano anche finite le probabilità che Alexander rimanesse sotto McCarthy. Circa un mese dopo, venne ceduto ai St. Louis Cardinals, per raggiungere il suo più grande splendore mettendo strikeout Tony Lazzeri nel settimo inning della settima partita delle World Series con le basi piene.

"Baseball's Greatest Players" di Tom Meany (1953)

Un fenomeno quasi fallito

Tratto dal libro "Now Pitching: Bob Feller", di Bob Feller con Bill Gilbert (1990).

Quell'ultimo anno al liceo potei diplomarmi nel più breve periodo mai registrato - meno di cinque mesi. Arrivato ai primi di ottobre alla Van Meter High, lasciai gli studi a febbraio per lo spring training. Stavo iniziando la mia prima stagione completa in Major League ...

C'era stato un gran parlare nel giro del baseball che ero un fuoco di paglia, un ragazzino dal forte lancio che non avrebbe mai più realizzato la mezza stagione che feci nel '36. I battitori avrebbero dovuto colpirmi, e una parte delle dicerie si avverò, soprattutto nella mia seconda o terza volta nella league ...

E poi c'era sempre il problema di finire la mia scuola superiore. Gli Indians assunsero un insegnante di New Orleans che mi fece da tutor per poter completare gli studi necessari per diplomarmi in tempo. Quando non lavoravo sulla mia palla veloce, curva e cambio, stavo lavorando sul mio inglese, storia e matematica - l'unico lanciatore nel baseball che ha dovuto fare i compiti a casa, la sera in hotel.

Gli Indians viaggiavano a nord con i New York Giants a bordo del loro treno privato ... Le squadre di baseball partivano dal nord per andare allo spring training con un'altra squadra e giocavano tra loro in varie città lungo il tragitto per contribuire a pagare le spese dello spring training ... I Giants decisero di mettere il loro asso, Carl Hubbell, contro di me in diverse partite durante il viaggio, non dovendo dimostrare nulla verso Hubbell, il grande Hall of Famer, o uno qualsiasi dei loro altri giocatori, ma serviva per richiamare quante più persone possibile nei ballparks lungo il viaggio ...

Carl Hubbell e Bob Feller

Nel nostro primo duello, lanciai tre inning a New Orleans, non concessi nessuna valida e misi strikeout sei battitori, quattro di loro consecutivamente. Entro la fine del viaggio, attirammo 37000 fans al Polo Grounds di New York, la più grande folla di sempre fino ad allora a vedere una partita dimostrativa, e lanciammo sette innings ciascuno. Quando lasciai, gli Indians conducevano 2-0. Le mie statistiche del tour mostravano che avevo lanciato 27 inning contro i Giants, realizzando 37 strikeout, concedendo sette punti e non perdendo nessuna partita. Quei numeri erano buoni ma quello che contava ancora di più per me era la certezza che il 1936 non era stato un anno insolito ...

Tutti i preparativi ... erano ora dietro di me mentre mi trovavo sul monte a Cleveland, pronto ad affrontare i St. Louis Browns nella nostra prima serie casalinga della stagione 1937 ... Il mio terzo lancio della partita, sul conteggio di 1-1, fu una palla curva. Pioveva e il monte era fradicio e scivoloso. Scivolai e persi l'equilibrio proprio mentre stavo lasciando la palla. Il mio braccio esplose. Lo sentirono tutti nell'infield. Sentii un forte dolore al braccio prima che la palla raggiungesse il piatto. Il mio gomito destro mi stava uccidendo.

Ora lanciavo con dolore, non è la cosa più brillante che un lanciatore possa fare, ma quando sei giovane cerchi di farlo, non vuoi perdere nessuna occasione che hai, e questa era una grande occasione per me. Continuai a lanciare, ma il risultato era prevedibile: quattro punti dei Browns nel primo inning, con l'aiuto di quattro basi su ball. Questo era un modo per affermarmi, perciò non potevo mollare in quel modo la mia performance. Decisi di non dire a nessuno del mio braccio. Dovevo continuare a lanciare, dolorante o meno. Avrei potuto urlare dal dolore dopo la partita.

Le cose non migliorano immediatamente. Con un out nel secondo inning, concessi la base a tre battitori consecutivamente. A quel punto la partita era solo quattro outs e avevo concesso la base già a sette uomini. Tenni le dita incrociate perchè il manager Steve O'Neill non mi togliesse ... Le cose divennero sempre più complicate, quando chi doveva andare a battere, era il mio eroe d'infanzia, Rogers Hornsby. Come se io non avessi già abbastanza timore di lui, dato che aveva colpito un HR da 137 m. il giorno prima contro Johnny Allen, il nostro miglior pitcher. Ma fui in grado di allontanare il dolore dalla mia mente giusto il tempo di metterlo strikeout e poi fare lo stesso con Harlond Clift. Ero fuori dall'inning senza più punti da parte dei Browns.

Avevo ancora male, ma non dissi nulla in panchina. L'unica cosa che i lanciatori temono tanto quanto il dolore al braccio è la loro reputazione, e non volevo nessuno dei due. ... Dopo sei inning, però, il dolore era insopportabile. Finalmente confidai a Steve le mie notizie deprimenti. O'Neill, ovviamente, mi fece uscire dalla partita immediatamente per il mio bene.

Ci fu una consolazione per me: nonostante avessi lanciato con il dolore contro ogni battitore che avevo affrontato in tutta la partita, concessi solo quattro valide e ottenni 11 dei 18 eliminati per strikeout. Se un adolescente lancia, pur con intenso dolore, sicuramente ci sarà un futuro in questo sport per lui.

Non ero davvero preoccupato in un primo momento, anche se gli Indians lo erano certamente, soprattutto il management. Ma quando le giornate si allungarono in settimane e le settimane in due mesi cominciai davvero a preoccuparmi, e tutti gli altri erano nel panico più assoluto. Era il destino crudele che mi portava via tutto solo dopo avermi fatto raggiungere l'obiettivo? Due mesi di raggi X, massaggi, uscite di nascosto ai medici, bollettini quotidiani sui giornali di Cleveland, vari esperimenti - ciascuno un fallimento - tutto aiutò a preoccupare di più, me compreso ...

Nel mezzo di tutto questo, dovetti lasciare la squadra per andare a casa per diplomarmi. La NBC ... coprì la cerimonia dal vivo, coast to coast, sulla sua rete radio "Blue". Mi dissero che era il primo, il solo diploma di scuola superiore trasmesso in diretta alla radio a livello nazionale. Stavo cominciando ad abituarmi alla stampa, e le mie interviste furono due sulla Stazione OMS a Des Moines con il giornalista sportivo locale Ronald Reagan ...

Il trainer degli Indians Lefty Weisman e il manager Steve O'Neill esaminano il braccio destro di Bob Feller dopo l'infortunio al gomito nella sua prima partenza nel 1937 (Fonte: Pittsburgh Post-Gazette, 29 aprile 1937)

Quando ritornai a Cleveland, provammo altre cure per il mio gomito malandato, tutte con gli stessi scoraggianti risultati ... Cy Slapnicka era stato promosso da scout a GM, nell'autunno del 1935. Dopo avermi scoperto, si sentiva coinvolto personalmente. Era deciso che avrebbe trovato qualcuno, da qualche parte, che poteva risolvere questo problema. Lo trovò quasi sotto il naso ... a pochi isolati dal campo da baseball. Era A.L. Austin, un uomo piccolo e forzuto ... che praticava una cosa chiamata meccano - terapia - ossa e manipolazione muscolare. Lui era un apprendista del trainer di fama mondiale "Bonesetter" Reese ...

Austin passò le dita forti su e giù per il mio braccio destro mentre sedevo sul suo lettino. Poi lo specialista in questo strano nuovo campo si rivolse a Slap e disse: "Questo ragazzo ha aderenze nel gomito. Aspetta, figliolo". Poi afferrò il polso destro con la mano sinistra e il gomito con la destra. Effettuò una torsione improvvisa - e maledettamente prossimo a mandarmi il braccio in pezzi. Il dolore fu accecante, ma solo per un momento. Poi, magicamente, il dolore sparì.

Austin mi disse: "Ecco, questo dovrebbe essere sufficiente. Ora ti prendi un periodo di riposo di 24 ore e poi potrai andare a lanciare. Non preoccuparti".
 "Non succederà niente se lancerò le curve?", dissi io.
 "Lancia tutto quello che vuoi".

Sarebbe impossibile dire chi fu più euforico - io o Slap. Ci siamo quasi messi a ballare uscendo dallo studio. E il giorno dopo, quando sentivo che il gomito stava ancora bene, eravamo pronti a saltare di nuovo per la gioia.

La fattura di Austin per gli Indians fu di 10,00 $.

La prova del nove venne qualche giorno dopo ... il 4 Aprile nella prima partita di un doubleheader a Cleveland. Non avevo lanciato dal mese di aprile - solo sei inning tutto l'anno - ma 30000 tifosi si presentarono allo stadio ... Non era la storia di Cenerentola. No, non lanciai una no-hitter. Non lanciai nemmeno un complete game. Ma lanciai quattro inning forti e misi strikeout tre battitori di fila concedendo un punto. Poi O'Neill mi tolse per precauzione e mi ordinò di andare alla clubhouse per fare ancora un altro esame con il medico della squadra ... Il dottor Castle guardò il braccio più a fondo ... Poi mi diede una pacca sulla spalla e disse: "E' buono come il giorno in cui sei nato" ...

Ero sopravvisuto alla mia prima tempesta nel baseball. ... Gli Indians avevano trovato non solo l'uomo che mi poteva curare, ma avevano anche salvato la mia carriera, resistendo alla tentazione di ordinarmi di lanciare con il dolore, nella speranza che potesse guarire da sé. Che suona folle, ma sono sicuro che alcune squadre e alcuni managers avrebbero fatto proprio questo.

I primi guanti da baseball

Nel 1870, Doug Allison, catcher dei Cincinnati Red Stockings, indossò dei guanti di pelle di daino per proteggersi le mani dalle fastballs. Lui era il primo giocatore conosciuto ad usare un guanto di qualche tipo.

Doug Allison

Le mani di Doug Allison evidentemente rotte in più punti. Non c'era da stupirsi che volesse indossare dei guanti per proteggersi dagli infortuni

Uno dei primissimi guanti da baseball utilizzati attorno al 1880

Frank Flint

All'incirca nello stesso periodo, un altro ricevitore Frank Flint, usò un guanto di pelle sottile imbottito con una bistecca. Però, i giocatori che usavano un qualsiasi tipo di guanto furono derisi dai fans e dagli altri giocatori. Il prima base Charlie Waitt, prendeva i tiri indossando un guanto non imbottito senza dita con un foro nella parte posteriore per la ventilazione. L'aggeggio era color carne nel fallito tentativo di mimetizzarlo.

Charlie Waitt

Albert Spalding

Nel 1877, Albert Spalding usò un guanto nero per giocare in prima base. Essendo un giocatore stellare, Spalding potreva cavarsela con l'appellativo di "femminuccia". Nel giro di pochi anni, quasi tutti (tranne i lanciatori) indossavano guanti di un tipo o dell'altro. Nei primi anni del 1880, apparve il primo guanto imbottito, rapidamente seguito dal prototipo del guantone moderno del ricevitore. Spalding fondò una società di articoli sportivi di grande successo che produsse i guanti per ben oltre un secolo (Ora è una divisione della Russell Corporation).

Pubblicità dei guanti Spalding del 1889

I Mets iniziano la loro prima stagione

Tratto da "Can’t Anybody Here Play This Game?" di Jimmy Breslin (1963).

I Mets iniziarono la loro stagione inaugurale come una squadra di espansione nel 1962 con il manager Casey Stengel. Finirono con uno dei peggiori record di sempre, 40-120.

Da sinistra, il coah di prima dei Mets Cookie Lavagetto e il manager Casey Stengel

I Mets scesero in campo contro i St. Louis Cardinals. La squadra era vestita proprio come gli Yankees. I Mets indossavano l'uniforme grigia di flanella per le trasferte ... I loro spikes brillavano, e i loro giubbotti erano puliti di lavanderia ...

Roger Craig era il lanciatore partente. Nel primo inning, con un out, concesse tre valide consecutive e Julian Javier segnò il primo punto dei Cardinals. Con Bill White in seconda e Stan Musial in prima, Craig guardò attentamente il corridore in seconda. Poi iniziò il caricamento per lanciare a casa. La palla cadde dalla mano di Craig. L'arbitro chiamò il balk e White avanzò in terza. Poi Ken Boyer colpì un groundout in terza e White segnò il 2-0. In quel momento la stagione dei Mets era ufficialmente iniziata.

Prima che la notte terminasse, i Cardinals realizzarono undici punti. I Mets commisero tre errori, e i Cards rubarono tre basi. Stan Musial ... battè tre valide ... A quarantun anni, Musial aveva trascorso l'inverno pensando di ritirarsi. Ma ogni volta che era sul punto di chiudere la carriera, pensava ai Mets. Musial capì cge un giocatore poteva avere un buon anno nelle big leagues giocando solo contro i Mets. Così rimase. Aveva ragione. Fu dannatamente vicino a vincere il titolo di battuta della National League grazie ai lanciatori dei Mets.

Due giorni dopo i Mets aprivano la loro stagione in casa al Polo Grounds. I Pittsburgh Pirates erano i loro avversari. La giornata era coperta e umida, ma chiunque significasse qualcosa a New York era al Polo Grounds. Nella tribuna delle autorità c'erano il sindaco di NY Robert F.Wagner e Jim Farley, Bill Shea e la vedova di John J. McGraw, la signora Payton (la proprietaria). C'era anche Edna Stengel … e 12447 spettatori al Polo Grounds. Come abbiamo detto, tutti coloro che significavano qualcosa si presentarono.

Purtroppo, così giocavano i Mets.

Al centro, Don Newcombe, ace dei Dodgers, che si intrattiene con i suoi ex compagni di squadra, da sinistra a destra, Gil Hodges, Clem Labine, Charlie Neal e Roger Craig nell'opening day dei Mets al Polo Grounds il 13 aprile 1962

La foto ricordo della squadra dei Mets nell'opening day dei al Polo Grounds il 13 aprile 1962. Al centro il GM George Weiss e il manager Casey Stengel

Il Sindaco Robert F. Wagner, al centro, lancia la prima palla nell'opening day dei Mets al Polo Grounds il 13 aprile 1962. A sinistra il manager dei Mets Casey Stengel, la vedova di John J. McGraw, la signora Wagner e Bill Shea

Da sinistra: Il sindaco Robert F. Wagner, Bill Shea, Casey Stengel e il GM George Weiss nell'opening day dei Mets al Polo Grounds il 13 aprile 1962

Da sinistra: La stretta di mano tra i managers Casey Stengel e Danny Murtaugh prima della prima partita Mets-Pirates nell'opening day al Polo Grounds il 13 aprile 1962

Nel secondo inning, Don Hoak dei Pirates era in terza e Bill Mazeroski in battuta con due out. Mazeroski colpì un'alta volata tra il centro e l'esterno destro. Questo era il terzo out. Nel momento che Hoak vide la palla in aria, corse trotterellando dalla terza a casa. Aspettava che gli gettassero il suo guanto fuori dal dugout. Mazeroski trotterellò in prima. Sperava che qualcuno gli portasse il guanto dal dugout in modo da poter andare dritto nella sua posizione in seconda base. In mezzo al campo esterno, Richie Ashburn e Gus Bell dei Mets corsero ... Ashburn chiamò. Disse che era sua. Bell non rispose. Continuò a correre verso Ashburn. Richie, più esperto, non discusse. Si fece da parte. Bell poi si fece anche lui da parte all'ultimo momento. La palla cadde a terra, rimbalzando davanti a loro, e nel momento in cui la palla ritornava nel campo interno Mazeroski era in terza e Hoak nel dugout. Aveva fatto segnare un punto, ma davvero stentava a crederci.

I Mets lottarono e all'ottavo inning erano in parità, 3-3. Avevano anche Ray Daviault che lanciava. Daviault iniziò l'inning concedendo la base a Dick Groat. Questa è una cosa molto brutta da fare in una partita stretta ... Ma almeno Groat non era in posizione punto. Daviault si prese cura di questo. Effettuò un lancio pazzo che finì nelle tribune, e Groat andò in seconda. Un groundout interno permise a Groat di raggiungere la terza. Daviault poi effettuò il suo secondo lancio pazzo. Groat segnò, e i Mets persero 4-3 ...

I Mets persero nove partite prima di vincere finalmente la loro prima vittoria della stagione. Durante la serie di sconfitte, Stengel diventò un po' nervoso ... "Il problema è che ci troviamo in una serie di sconfitte al momento sbagliato", disse, "Se si stava perdendo così nel bel mezzo della stagione, nessuno l'avrebbe notato. Ma stiamo perdendo all'inizio della stagione e questo configura la possibilità di perdere 162 giochi, che sarebbe probabilmente un nuovo record, almeno, nella National League".

... I Mets poi uscirono da questo tunnel e scioccarono tutti vincendo nove delle loro successive dodici partite. Il clou della striscia fu la dimostrazione della "potenza bruta" del team messa in evidenza nella vittoria del doubleheader contro i Milwaukee Braves al Polo Grounds il 12 maggio.

Nella prima partita, Warren Spahn lanciava per i Braves. Aveva la partita vinta per 2-1, con due out nel nono inning e un corridore in prima. Alla battuta c'era Hobie Landrith, il catcher dei Mets ... Spahn andò con la stessa palla curva che lo aveva reso famoso come uno dei sette lanciatori dei tempi moderni a vincere trecento partite. Landrith non si tirò indietro. Eroicamente, andò per una battuta lunga. Ma il lancio lo ingannò, e il meglio che potè produrre fu una soffice fly ball che è andò a 78 m sul lato destro.

Parte del fascino del Polo Grounds, tuttavia, era che un lanciatore dalla sua posizione, senza girare la testa, poteva interloquire con i fans delle tribune di destra. Distavano esattamente 77 m. Questo drive di Landrith andò oltre un metro più del necessario. Mentre la palla cadeva in tribuna per dare ai Mets la vittoria per 3-2, la folla di 19748 emise un boato. Se una cosa del genere poteva accadere, dicevano, allora c'è una possibilità per tutti.

Landrith si diresse verso la prima base. Guardò Cookie Lavagetto, coach di prima, e i due scoppiarono in una risata.

Spahn prese la sconfitta con la tipica scrollata di spalle per minimizzare l'accaduto. Quando arrivò nello spogliatoio disse che voleva uccidersi.

Quattro ore e qualche minuto più tardi, nella seconda partita, Gil Hodges andò a battere nel nono inning con la partita in parità, 7-7. C'era un out e nessuno in base. Lanciava Bob Fisher per i Braves. Hodges, sventolò in ritardo, colpì parte della palla e la mandò verso l'esterno destro. Questa palla, asseriscono degli intelligenti osservatori, andò più lontana di quella di Landrith. Più di un metro e mezzo. Questa volta la folla era sotto grande stress emotivo. I Mets vinsero la partita per 8-7, per la loro prima sweep in un doppio incontro. Lo fecero con due HR che anche un giocatore della Little League avrebbe potuto fare. E ci sono persone intelligenti che insistono ancora oggi a dire che non è mai successo.

La storia di Philadelphia di Ted

Tratto da "Tales from the Red Sox Dugout", di Jim Prime e Bill Nowlin (2001).

Il 27 Settembre 1941, era una sera piovosa di fine estate a Philadelphia. Aveva piovuto forte nella prima parte della giornata, la partita era stata annullata e i passanti si precipitavano a testa bassa lungo le strade alberate, notando appena l'uomo alto e atletico e uno più basso e tarchiato che camminavano assorti in una animata conversazione. Pochi degli spettatori erano consapevoli che l'uomo più alto era sul punto di diventare un talento così raro che non si è più visto da allora in tutte le stagioni di baseball.

Ted Williams e Johnny Orlando

Camminavano attraverso le aree commerciali e i quartieri con prati perfettamente curati. Di tanto in tanto, l'uomo più basso entrava in un bar per un rapido rifornimento, mentre l'atleta prendeva un gelato. L'uomo più alto, il fenomeno dei Red Sox Ted Williams, e il suo amico meno imponente, magazziniere della clubhouse Johnny Orlando, parlavano della battuta - in particolare in merito al giorno successivo per il doubleheader di fine stagione tra i Red Sox e gli Athletics. Ted calcolò che quella notte camminarono per circa dieci miglia. Esattamente quello che fu detto era stato dimenticato da tempo, ma Williams ricordava che stavano analizzando i lanciatori che avrebbe visto il giorno dopo ...

L' ultima volta che qualcuno aveva battuto .400 fu nel 1930, più di dieci anni prima, quando Bill Terry aveva realizzato una media di .401 per i New York Giants della NL. Terry era stato un idolo d'infanzia di Ted. L'ultimo American Leaguer ad ottenere la media uguale o maggiore di .400 era stato Harry Heilmann (.403), nel lontano 1923. Mentre camminava, Ted si ricordò le parole di incoraggiamento che gli aveva detto Heilmann solo poche settimane prima: "Colpisci esattamente nel modo in cui si può colpire, e sarai a posto".

Harry Heilmann

Entrando nel doubleheader, Williams stava battendo per la precisione .39955, che corrisponde dovunque, e certamente negli standard della major league, ad un arrotondamento di .400. Ma gli standard personali di Ted erano ancora più alti. Non voleva lasciare il suo destino alla discrezione di uno statistico in qualche ufficio della league. Nel corso della stessa serata, il manager dei Sox, Joe Cronin, suggerì a Ted che forse avrebbe dovuto stare fuori le ultime due partite per preservare l'ambito record. La risposta di Ted fu così schietta così come lui era potente: "Se non posso battere .400 fino in fondo, io non lo merito". Non ci fu discussione.

Al "Bucketfoot" Simmons

Poco prima di questa fondamentale finale di due partite, Al "Bucketfoot" Simmons, poi coach degli Athletics, spavaldamente andò verso il dugout dei Red Sox, con l'intenzione di insinuare dei dubbi nella mente del giovane battitore. Simmons, che terminò con una media vita di .334, per quattro volte nella sua carriera aveva avuto una BA superiore a .380, leader dell'AL nel 1930 e '31. Lui e Cobb avevano sempre criticato Williams per essere troppo selettivo al piatto. Avvicinandosi a Ted, Al provocò: "Quanto vuoi scommettere che non batterai .400?". In buona fede gli uomini di poco valore avrebbero trovato la sfida dell'Hall of Famer sconcertante, se non devastante. Non fu così per Williams. Se non altro, ebbe l'effetto opposto, galvanizzò Ted.

Domenica 28 settembre fredda, umida e triste allo Shibe Park ... La folla dei 10000 fans che aveva sfidato le sgradevoli condizioni faceva il tifo per il ragazzo di Boston. In realtà, essi lo sostennero fino in fondo. Quando entrò nel box di battuta, sentì l'arbitro di casa base Bill McGowan mormorare: "Per battere .400 un giocatore deve essere rilassato". Ted aveva sempre goduto di un ottimo rapporto con gli arbitri, li rispettava e non li metteva in imbarazzo, e loro, in compenso, erano meravigliati della sua straordinaria conoscenza della zona di strike.

Ted era innegabilmente rilassato. Scelse nettamente nel suo primo at-bat, quindi colpì subito un fuoricampo all'esterno centro, e finì la partita con altri due singoli e una base su ball. Dopo la partita, non c'era modo che potesse riuscire a battere .400, e molti pensarono che stesse fuori nella seconda partita con la coscienza a posto. Per la sorpresa e la gioia dei tifosi di Philadelphia, tuttavia, Ted trotterellò nella sua posizione all'esterno sinistro. In gara due, confermò la sua leggenda, colpì un doppio contro l'altoparlante all'esterno destro e aggiunse un altro singolo. Alla fine della giornata, aveva accumulato sei valide in otto at-bats, alzando la media a .406.

Ted Williams bacia la sua mazza dopo il doubleheader del 28 settembre 1941. Andò 6 su 8, e concluse la stagione con la straordinaria media di .406

Heilmann aveva ragione; Simmons sbagliò completamente! Ironia della sorte, forse giustamente, nel 1927, anche Heilmann aveva combattuto fino all'ultimo momento prima di catturare il titolo di battuta dell'AL. Come Ted, si era rifiutato di stare fuori nella seconda partita di un doppio incontro per conservare il suo titolo. Aveva realizzato tre valide per alzare la media a .398 e vincere indisturbato sul secondo classificato Al "Bucketfoot" Simmons.

Il più addolorato perdente

Da Sports Illustrated del 28 Gennaio 2013

Il fotografo di SI, Walter Iooss Jr., ricorda il vecchio manager degli Orioles Earl Weaver:

Ho amato Earl. Ero a Minnesota nel 1975, per scattare alcuni ritratti prima di una partita con i Twins. Earl mi disse: "Ma che ca --- stai scattando?". "Sto fotografando la tua 'craggy face' (viso dai lineamenti marcati)", gli risposi. "Ma che ca --- vuol dire 'craggy'?". Poi gli dissi che avrei dovuto fotografarlo mentre protestava. "Probabilmente lo farò", mi disse. Mi sono posizionato dietro il piatto, e nel secondo o terzo inning lui è uscito e ha cominciato a protestare con l'arbitro di casa base.

Il giorno dopo mi disse: "Come è stato?". "Abbastanza buono ma non così buono", gli risposi. Subito mi confidò "Non mi piace questo ragazzo che è in terza stasera". Come previsto, nel primo inning esce e fa una delle sue urlate - col cappello girato lateralmente. Andò bene, e Earl venne espulso. Mentre tornava nel dugout, mi guardò e sorrise.

Tom Verducci nello stesso numero:

I giocatori erano solo pezzi di scacchi per Weaver, schierati in base a un dato valore e di concerto con gli altri. Tutte le adulazioni e gli incoraggiamenti impiegati dai manager di oggi non servivano per lui. Una volta Earl arrabbiato sbottò e cominciò a insultare Pat Kelly, un devoto outfielder, dopo che era andato strikeout con le basi piene e lui gli rispose: "Earl, spero che camminerai con il Signore, un giorno".

"Pat", sbottò Earl, "Spero che tu camminerai con le basi piene, un giorno".

Un'altra volta Earl punzecchiò l'outfielder Al Bumbry in slump, e a capo dei dissenzienti della squadra, e gli consigliò: "Al, prenditi la racchetta".

Fu nel 1986, il suo ultimo anno da manager, che Weaver comprese come lasciare la sua eredità.

"Sulla mia lapide", disse, "Basta scrivere: ' Il più addolorato perdente che sia mai vissuto' ".

Il primo annunciatore ufficiale

Il primo annunciatore ufficiale professionista si esibì al Polo Grounds per i New York Giants, il 5 luglio 1929. Nel 1993, sempre i Giants, ora a San Francisco, stabilirono un altro primato quando si avvalsero di Sherry Davis, la prima donna "public address announcer" della MLB (e la prima in una qualsiasi delle major American professional sports leagues).

Sherry Davis

Poi, nel 2002, Renel Brooks-Moon, che aveva sostituito la Davis dietro il microfono quando il club si trasferì al Pac Bell Park (ora AT & T Park), diventò la prima donna annunciatrice di una partita delle World Series (e, di fatto, la prima ad annunciare una partita delle championship series o delle series di qualsiasi sport professionistico).

Renel Brooks-Moon

Rosin Bag

Al lanciatore fu permesso di usare il sacchetto di resina per la prima volta nella MLB nel 1925. Con l'introduzione di una palla più vivace e la messa al bando della spitball, la shine ball e altri lanci "manipolati" nel 1920, il sacchetto di resina fu considerato un tentativo di raggiungere un maggiore equilibrio nella competizione tra lanciatore e battitore. L'uso della resina avrebbe dato ai lanciatori una migliore presa sulla palla. Tuttavia, il suo uso non fu affatto universalmente approvato e aggiunse della tensione tra il Commissioner della MLB, Kenesaw Mountain Landis, che aveva approvato il provvedimento, e il Presidente dell'AL, Ban Johnson.

Kenesaw Mountain Landis
Ban Johnson

La NL prontamente approvò il provvedimento, ma l'AL non lo fece per paura che il sacchetto di resina riaprisse le porte ai lanci "freak". La questione fu assegnata ad una congiunta Rules Committee (commissione per il regolamento), che approvò l'uso del sacchetto a maggioranza. L'arbitro era quello che portava il piccolo sacchetto di resina e il lanciatore poteva chiedergli di usarlo. Ma, convinto delle sue supposizioni, Johnson vietò il sacchetto di resina, promettendo di sospendere tutti coloro che lo usavano. Cercando di creare un compromesso che non mettesse in imbarazzo nessuno dei loro capi (Landis e Johnson), i proprietari dell'AL votarono per consentire agli arbitri di portare un sacchetto di resina, ma chiesero anche a tutti i manager di istruire i loro lanciatori a non richiederlo!