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World's Series

La storia delle Series del baseball afferma che venne giocata la prima World Series nel 1903, quando Boston dell'American League si scontrò con Pittsburgh della National League. Tuttavia, la prima World's Series (notare l' apostrofo) ebbe luogo nel mese di ottobre del 1884.

• I Providence Grays, campioni della National League (fondata nel 1876), incontrarono i New York Metropolitans, vincitori della nuova American Association (1882).

• La serie di tre partite fu il risultato della sfida che il manager dei Mets, Jim Mutrie, aveva lanciato al suo omologo della NL, Frank Bancroft.

Jim Mutrie
Frank Bancroft

• L'accordo era che tutti i giochi dovevano essere giocati al Polo Grounds di New York.

In quei giorni, le squadre avevano un lanciatore ace, che lanciava quasi ogni partita. Così Charles "Old Hoss" Radbourne, che aveva vinto 60 (alcuni dicono 59) partite quell'anno per i Grays, fronteggiò un altro futuro Hall of Famer, Tim Keefe dei Mets.

Tim Keefe
Charles "Old Hoss" Radbourne

• I Grays vinsero le prime due partite con il punteggio di 6-0 e 3-1. La prima partita fu giocata in nove inning, ma la seconda terminò dopo sette inning a causa del buio.

• Non ci fu bisogno di giocare la terza partita in quanto il vincitore era stato determinato. Ma i Mets speravano di guadagnare dagli incassi. I Grays non erano interessati, soprattutto quando si presentarono solo poco più di 500 spettatori nel gelido clima che aveva colpito l'area il 25 ottobre.

• Le regole prevedevano un arbitro solo che doveva essere approvato da entrambe le squadre. I Grays avevano deciso di opporsi ad ogni arbitro proposto dai Mets, nella speranza che la partita venisse annullata. Infine, Mutrie disse ai Grays di scegliere loro l'arbitro. Così Bancroft astutamente scelse Keefe, asso del Mets.

• Providence colpì New York prima del previsto. Con il punteggio di 11-4 nel sesto inning, Keefe dichiarò finita la partita a causa del buio.

Il record della MLB per le vittorie consecutive da un team in una stagione fu stabilito dai New York Giants della National League nel 1916. Vinsero 26 partite di fila.

Gli Oakland Atheltics detengono il record dell'American League, stabilito nel 2002 con 20 vittorie consecutive. Ciò che rende il record di Oakland tanto più sorprendente è che vinsero 10 partite in casa e 10 in trasferta.

Il record dei Giants venne realizzato con tutte le partite giocate in casa. Nella stessa stagione i Giants realizzarono anche un'altra striscia di 17 vittorie consecutive tutte in trasferta!

Dal 1893, il record delle sconfitte consecutive da parte di un team della MLB è detenuto dalla franchigia dei Cleveland Spiders della National League con 24 nel 1899.

Il club finì ultimo nella media battuta, slugging, punti, doppi, tripli, RBI, basi rubate e ERA.

Cleveland Spiders 1982

Il record dell'American League per il maggior numero di sconfitte consecutive di una squadra (dal 1893) è detenuto dai Baltimore Orioles con 21 nella stagione 1988.

Nel 1961, i Phillies persero 23 gare di fila. E, nel 1953, i St. Louis Browns ne persero 20 consecutive in casa.

Più di 100 K, meno di 10 BB

Miguel Olivo

Al Blumkin, della Society for American Baseball Research, ha scoperto che il catcher Miguel Olivo dei Florida Marlins nel 2006 è diventato il primo e unico giocatore a collezionare più di 100 strikeouts in una stagione, pur avendo meno di 10 basi su ball. La cosa che è ancora più sorprende, dice Al, è che quattro delle nove basi su ball di Miguel erano intenzionali.

• Olivo, nativo della Repubblica Dominicana, aveva iniziato la sua carriera in MLB giocando sei partite con i White Sox nel 2002. Giocò 114 partite per Chicago nella stagione successiva, battendo .237 con 80 K e 19 BB.

• Fu ceduto a Seattle a metà della stagione 2004 e quindi inviato a San Diego durante la stagione '05 .

• Miguel faticò per i Marlins nel '06 e '07. Poi andò ai Royals per le stagioni '08 e '09. Nel 2010 era Colorado, a Seattle nel '11 e '12 per poi tornare a Miami nel '13 e finire ai Dodgers nel 2014.

• Alla fine della carriera in MLB nel 2014, aveva accumulato 1060 K e 158 BB.

Ballpark con cascata

Quando il Royals Stadium fu inaugurato nel 1973, divenne il primo campo da baseball della ML con una cascata.

• La costruzione dello stadio fu il risultato dell'acquisto di obbligazioni nel 1967 da parte degli elettori di Jackson County come parte di un definitivo pacchetto di 70 milioni dollari che comprendeva anche la costruzione dello Arrowhead Stadium dei Chiefs, lì accanto.

Il Royals Stadium e lo Arrowhead Stadium

• Allora lo stadio, che includeva pure le cascate, fu applaudito come un trionfo architettonico in un'epoca che aveva prodotto gli stadi "cookie cutter" (così detti perchè privi di originalità o distinzione) di baseball / football a St. Louis, Atlanta, Cincinnati e Pittsburgh.

Le fontane del Royals Stadium in funzione

• Il proprietario dei Kansas City, Charles Finley, dopo i continui rifiuti per ottenere un nuovo ballpark in sostituzione del Municipal Stadium, decise di trasferire la squadra a Oakland dopo la stagione 1967.

• Il senatore del Missouri, Stuart Symington, chiese una nuova franchigia per Kansas City, o lui avrebbe introdotto una legge per abrogare l'esenzione antitrust del baseball. Come risultato, l'AL assegnò alla città una franchigia di espansione per la stagione 1969.

• Il GM dei Royals, Cedric Tallis, lavorò con HOK Sport per incorporare nel nuovo ballpark le cose migliori del Dodger Stadium e dello Angels Stadium. Avrebbe avuto una capienza di 40793 posti a sedere e sarebbe stato il primo stadio dell'AL con una superficie in erba sintetica.

• Le caratteristiche peculiari dello stadio sono la fontana d'acqua (nota come Spectacular Water) oltre la recinzione degli esterni a fianco del grande tabellone elettronico, perchè Kansas City è conosciuta come la città delle fontane. La fontana interessa una lunghezza di 322 feet (98 m) e la cascata è alta 10 feet (3 m) e scende dalla piscina superiore dove si trovano i getti d'acqua.

• Nel 1993, il Royals Stadium venne rinominato Kauffmann Stadium in onore del proprietario del team.

• Nel 1995 la superficie in sintetico venne sostituita con l'erba.

Nel 2007/2009 fu definitivamente rinnovato.

Realizzare 19 K e perdere ….

Mettere strikeouts 19 ​​battitori e perdere la partita può sembrare un evento raro. Eppure è successo tre volte in MLB.

• Steve Carlton dei St. Louis Cardinals fu il primo a farlo. Eliminò al piatto 19 battitori dei New York Mets il 15 settembre 1969 ma perse la partita, grazie soprattutto a due HR di Ron Swoboda, 4-3. L'impresa di Carlton ha stabilito il record di strikeout in una partita di nove inning nel 20° secolo.

• Nolan Ryan dei California Angels eliminò 19 battitori dei Detroit Tigers il 20 agosto 1974 ma perse 1-0 in 11 inning contro Mickey Lolich. 16 dei K di Ryan furono realizzati nei primi nove inning. Solo otto giorni prima, Nolan aveva messo strikeouts 19 avversari in una vittoria in 9 inning contro i Red Sox eguagliando il record di Carlton.

• Randy Johnson dei Seattle Mariners perse contro gli Oakland A's 1-0 il 24 giugno del 1997, nonostante l'eliminazione al piatto di 19 battitori. Il 18 agosto di quella stagione, ripetè l'impresa nella vittoria contro i White Sox.

Tra il 1974 e il 1997, Roger Clemens stabilì il nuovo record con 20 strikeout in una partita di nove inning (29 aprile 1986 contro i Mariners) e poi eguagliò il suo record personale (18 settembre 1996 a Detroit). Lui al contrario vinse entrambe le partite.

Così Carlton, Ryan e Johnson ancora oggi condividono il record della major league per il maggior numero di strikeout in uno sforzo perdente.

Il Top dei pitchers

Un modo di classificare i lanciatori è quello di confrontare i loro sei migliori anni consecutivi. Qui sotto ci sono le performance dei sei migliori anni (percentuale di vittorie maggiori di .700) dal 1920, quando terminò la "Dead Ball Era" ai giorni nostri.

Pitcher
Years
W-L
Pct.
IP
ERA
SHO
SO
 
Lefty Grove
1928-1933
152-41
.788
1,683.2
2.67
18
1,039
Sandy Koufax
1961-1966
129-47
.733
1,632.2
2.19
35
1,713
Juan Marichal
1963-1968
133-54
.711
1,721.1
2.38
30
1,300
Dwight Gooden
1984-1989
100-39
.719
1,291.0
2.64
19
1,168
Greg Maddux
1992-1997
109-44
.712
1,424.1
2.14
14
1,082
Pedro Martinez
1997-2002
104-32
.765
1,221.1
2.20
11
1,555
Randy Johnson
1997-2002
120-42
.741
1,487.1
2.58
19
2,037

Tre di questi sette lanciatori dominanti sono mancini: Grove, Koufax e Johnson.

Riferimento da Baseball Digest, settembre/ottobre 2009

Yankees Californiani

C'erano cinque californiani tra i titolari dei New York Yankees quando affrontarono i New York Giants in Gara 1 delle World Series del 1937.

• Il nativo più importante di Golden State era l'esterno centro Joe DiMaggio, nato a Martinez, un sobborgo di San Francisco.

• L'interbase Frank Crosetti era nato a San Francisco.

• Il seconda base Tony Lazzeri vide la luce nella città del Golden Gate.

• Il pitcher Lefty Gomez era nato a Rodeo.

• L'esterno sinistro Myril Hoag era nativo di Davis.

Altri due membri del team provenivano dalla California.

• Il pitcher Monte Pearson era nato a Oakland.

• Babe Dahlgren, che aveva giocato in una sola partita nel '37 (e che avrebbe preso il posto di Lou Gehrig in prima base due anni dopo) era il quarto Yankees nato a San Francisco.

La prima partita dell'AL in Canada

Nel 1977, l'American League ampliò il numero di squadre a 14 con l'aggiunta dei Seattle Mariners e dei Toronto Blue Jays. Dal momento che Montreal si era unita alla NL nel 1969, i Blue Jays diedero al Canada la seconda franchigia della ML.

• Il 7 aprile del 1977, la prima partita casalinga dei Blue Jays pose molti interrogativi se fosse stata più o meno una buona idea mettere una squadra a Toronto. Il tempo era gelido, e l'intero campo dell'Exhibition Stadium era coperto di neve. Giocatori e tifosi si chiedevano se il gioco sarebbe stato annullato per la neve.

Come si presentava l'Exhibition Stadium poco prima della prima partita tra i Toronto Blue Jays e i Chicago White Sox il 7 aprile del 1977

• I giardinieri aspirarono la neve, e, dopo un ritardo di 18 minuti, la prima partita dell'American League in Canada ebbe inizio davanti a 44.469 spettatori.

L'infielder dei Sox, Jack Brohamer, nel pre-partita con dei "sci da fondo" (un paio di schinieri da ricevitore) che scia sull'erba sintetica congelata dell'Exhibition Stadium, rimane l'immagine più indelebile di quel 7 aprile del 1977

Quel giorno, i Blue Jays sconfissero i Chicago White Sox 9-5.

• Il lancio di apertura fu effettuato dal pitcher destro Bill Singer.

• Il primo battitore, Ralph Garr, ricevette la base su ball. Rubò la seconda, avanzò in terza su un tiro pazzo, e segnò il primo punto su una volata di sacrificio.

• La prima valida fu un homer da parte del battitore successivo, Richie Zisk.

• Anche la prima valida di Toronto fu un four-bagger, di Doug Ault nella parte bassa del primo, realizzando la prima valida della franchigia.

• La vittoria andò al rilievo Jerry Johnson, con la prima salvezza di Pete Vuckovich.

I Blue Jays diventarono rapidamente una delle franchigie di maggior successo dell'AL.

• Nonostante fossero finiti al settimo (ultimo) posto nell'AL East, attirarono 1.701.052 fans in quella prima stagione.

• I Jays attirarono oltre 6 milioni di fans nelle loro prime quattro stagioni, un grande record della League.

• Nel 1987, Toronto stabilì diversi record di affluenze della League: 2.778.459 fans nelle partite in casa, 1.959.280 fans per le partite in trasferta, e il record complessivo per il rapporto dell'affluenza delle partite in casa su quelle in trasferta.

Nel 1989 i Blue Jays si spostarono dall'Exhibition Stadium allo SkyDome nel centro di Toronto.

• Il loro primo anno completo allo SkyDome, la squadra ebbe oltre 4 milioni di fans nelle partite in casa, record di tutti i tempi di presenze della Major League.

• I Blue Jays sono stati campioni della Division per 5 volte, e nel 1992 e 1993 è diventata la prima squadra con sede in Canada a vincere le World Series.

L'Ex-Cubs Factor (o ex-Cub Factor) è una correlazione apparentemente casuale che è essenzialmente una conseguenza della maledizione di Billy Goat. Ampiamente pubblicizzata negli anni '90, l'ipotesi afferma che dopo l'ultima apparizione dei Chicago Cubs alle World Series del 1945, una squadra di baseball in testa nelle World Series, con tre o più ex Cubs nel suo roster, ha una "critical mass of Cubness" (una massa critica di Cubs) e una forte probabilità di fallimento.

La teoria è stata sviluppata il 15 ottobre del 1981 da Ron Berler, un giornalista freelance e fan dei Cubs. Berler postulò in un articolo che "è assolutamente impossibile che una squadra con tre o più ex Cubs possa vincere le Series". Berler basò questo su un modello che aveva verificato dopo il 1945 (l'ultimo anno dei Chicago Cubs alle World Series).

Berler citò molti esempi di squadre con tre o più ex Cubs nel loro roster che avevano raggiunto le World Series e che avevano perso: compresi i Milwaukee Braves del 1958, i Los Angeles Dodgers del 1966 e del 1978. I Dodgers del 1978, secondo Berler, avevano perso le World Series nel 1977 con tre ex Cubs nel proprio roster, e sembrarono migliorare nella stagione successiva, quando scambiarono uno di quei ex Cubs (Mike Garman), iniziando a giocare in modo eccellente. Tuttavia, quattro settimane più tardi, i Dodgers presero l'ex Cubs Bill North e, nelle parole di Berler, la "squadra subì un immediato tilt appena sconfissero Cincinnati per il pennant". Nel 1978 i Dodgers persero le World Series con gli Yankees rafforzando l'ipotesi di Berler dei tre ex Cubs che rendevano impossibile vincere le championschip. Inoltre, i Kansas City Royals nel 1980 persero le World Series con 3 ex-Cubs.

Nell'articolo originale, Berler prevedeva che sulla base di questo modello i New York Yankees del 1981 non avrebbero vinto le World Series, perché avevano cinque ex Cubs nel proprio roster (Oscar Gamble, Bobby Murcer, Dave LaRoche, Rick Reuschel, e Barry Foote), questa previsione andò contro i pronostici che allora favorivano pesantemente gli Yankees. La sua previsione per le World Series del 1981, sulla base di questa ipotesi, si dimostrò corretta con gli Yankees che persero contro i Dodgers, quattro partite a due.

Spiegazione della relazione

Berler mette in relazione il rapporto con il connaturato "Cubness" che gli ex Cubs portano alla loro futura squadra. Nell'articolo originale, aveva scritto che "il ballclub possiede misteriosi, incantevoli poteri sui suoi giocatori" e che 'Cubness' ... è sinonimo di totale fallimento, ed è una condizione cronica tra tutti i Cubs, passati e presenti".

Mike Royko, che ha reso popolare il termine nelle sue colonne di Chicago, ha scritto che 'Cubness' è un "virus", dove "Tre o più ex Cubs potrebbero infettare un'intera squadra con la voglia di perdere, non importa quanto abile quella squadra possa apparire". Berler adottava una simile spiegazione nelle successive articolazioni, scrivendo che il virus "attacca tutti quelli che hanno giocato per i Cubs, anche se solo per un solo giorno. Non c'è vaccinazione, nessuna cura. Quando scambiato con un'altra squadra, l'ex Cubs diventa portatore di questa malattia debilitante, le zecche del baseball. Qualsiasi squadra alle World Series infestata da tre o più di essi si muove confusa e stordita, perdendo ogni capacità di vincere".

Ex-Cubs Factor modificato

Mike Royko sviluppò un'ipotesi aggiuntiva sostenendo che "Una squadra senza ex Cubs ha probabilmente la meglio su una squadra che ne ha anche uno solo". Le prove fondamentali di questa ipotesi sono state le World Series del 1986 che vide i New York Mets (senza ex Cubs) sconfiggere i Boston Red Sox (con l'errore drammatico dell'ex Cubs Bill Buckner). Questa ipotesi è stata in gran parte screditata alle World Series del 2003 con i Florida Marlins (con un ex Cubs) che sconfissero i New York Yankees (nessun ex Cubs).

Casi per l'ipotesi di Ex-Cubs Factor

Dal 1945, delle 23 squadre che hanno raggiunto le World Series con tre giocatori o più ex Cubs, solo 3 hanno vinto le World Series (i Pirates del 1960, i Diamondbacks del 2001, e i Phillies del 2008). Dalla sua articolazione nel 1981, il fattore Ex Cubs è stato usato per predire e spiegare le sconfitte nelle post-seasons e World Series di molte squadre.

Durante gli anni '80, il fattore Ex Cubs era stato usato per spiegare una serie di sconfitte delle squadre. Era stato utilizzato, in una lettera al direttore, come motivo per la sconfitta dei San Diego Padres (che ironicamente sconfissero i Cubs per arrivare alla serie) nelle World Series del 1984 (con tre ex Cubs) e del crollo dei Toronto Blue Jays nel 1985 che avevano preso l'ex Cubs Cliff Johnson il 28 agosto e avanti 3-1 sui Royals nelle American League Championship Series persero alla settima partita.

La teoria diventò più importante nel 1990, quando fu resa popolare dall'editorialista del Chicago Tribune Mike Royko che continuò le previsioni di Ron Berler. Il 16 ottobre del 1990, Berler affermò ancora che il fattore ex Cubs era la ragione per cui i favoriti Oakland Athletics (con gli ex Cubs Scott Sanderson, Dennis Eckersley e Ron Hassey) avrebbero perso nelle World Series del 1990 (effettivamente spazzati dai Cincinnati Reds). La teoria fu nuovamente citata da Berler per la sconfitta dei Pittsburgh Pirates nel 1991, primi nella loro Division, ad opera degli Atlanta Braves nelle National League Championship Series. Mike Royko utilizzò l'Ex-Cubs Factor nel prevedere il crollo ai playoff degli Atlanta Braves, vincitori di 104 partite, nel 1993 (che vennero spazzati nelle National League Championship Series dai Phillies).

Il fattore di ipotesi Ex-Cubs Factor è stato utilizzato per predire la sconfitta dei San Francisco Giants (con tre ex Cubs Shawon Dunston, Benito Santiago e Tim Worrell) con gli Anaheim Angels nelle World Series del 2002.

Il fattore ipotesi Ex-Cubs Factor è stato utilizzato anche per spiegare i risultati delle American League Championship Series (ALCS) del 2004 e le World Series del 2004, vinte dai Boston Red Sox. Nel 2004 ALCS, gli Yankees (con sei ex Cubs) persero il vantaggio di 3 partite a 0 sui Boston Red Sox, la prima volta nella storia della Major League Baseball. I Red Sox (con solo due ex-Cubs), poi continuarono a sconfiggere i St. Louis Cardinals (con tre ex Cubs) nella World Series. Le World Series del 2009 hanno portato alla vittoria i New York Yankees (con due ex-Cubs) sui Philadelphia Phillies (con tre ex Cubs).

Casi contro l'ipotesi Ex-Cubs Factor

Lo studio di Berler del fattore ex Cubs a partire dal 1945 ha rivelato una sola eccezione: i Pittsburgh Pirates del 1960, che avevano vinto le World Series, con tre ex Cubs nel proprio roster. Berler sosteneva che uno di quei ex Cubs, Don Hoak, aveva trascorso così poco tempo a Chicago, che non aveva sviluppato pienamente ciò che Berler chiama "Cubness". Berler citava il lanciatore Jim Brosnan che sosteneva che "Hoak è probabilmente l'unico uomo che ha domato il suo Cubness".

Gli Arizona Diamondbacks del 2001 similmente avevano quattro ex Cubs nel loro roster (Miguel Batista, Mark Grace, Mike Morgan, e Luis Gonzalez), ma sconfissero i New York Yankees nelle World Series. Mark Grace aveva dichiarato in una intervista post-partita che "Abbiamo vinto l'Ex-Cub Factor!". La simpatia che molti fans provarono per New York City dopo gli attacchi dell'11 settembre sembrò giocare contro i Diamondbacks, pieni di quattro ex Cubs nel loro roster. Ma Arizona vinse Gara 6 con un largo punteggio, e poi vinse Gara 7 rincorrendo e segnando un paio di punti nel nono inning per vincere le Series. Infatti, due dei quattro ex Cubs (gli altri erano Mike Morgan e Miguel Batista) giocarono un ruolo di primo piano in quel nono inning, Mark Grace da leadoff colpì un singolo e Luis Gonzalez lo spinse a casa per il punto vincente con un singolo.

I Pittsburgh Pirates del 1960 e gli Arizona Diamondbacks del 2001 (entrambi vittoriosi contro i New York Yankees) sono le due uniche volte in cui una squadra ha vinto le World Series in Gara 7 con un walk-off.

La squadra dei Philadelphia Phillies del 2008 fu considerata da Berler prima della post-season come "condannata dall'Ex-Cub Factor" (con tre ex Cubs Scott Eyre, Jamie Moyer e Matt Stairs nel proprio roster). Tuttavia, i Phillies sconfissero i Los Angeles Dodgers (altra squadra con tre ex Cubs) nelle National League Championship Series e i Tampa Bay Rays alle World Series del 2008.

I St. Louis Cardinals del 2011 sono un altro caso in conflitto con la teoria Ex-Cub Factor. Nelle World Series del 2011, i Texas Rangers avevano solo un ex Cubs (Andrés Blanco, che non era attivo per le World Series), mentre i Cardinals avevano tre ex-Cubs (Ryan Theriot, Corey Patterson e Kyle Lohse, anche se Lohse non aveva mai ha giocato per i Cubs in Major League).

Applicato ad altre squadre

L'ipotesi Ex Cubs Factor è stata anche applicata ad altre squadre di baseball pro sia in riferimento positivo che negativo. Ad esempio, il giornalista sportivo Jeff Blair ha sostenuto che esiste un "fattore di ex-Expos", in cui il numero di ex giocatori dei Montreal Expos è correlato con il successo nella post-season. Jim Caple per ESPN.com ha proposto allo stesso modo un fattore ex Mariner (o XMF) che analizza l'eccellente gioco di ex-Mariners per le altre squadre nella postseason.

World Series dove si fa riferimento all'Ex-Cubs Factor
(Nota: I casi negativi in blue)
Year Winning Team
(# degli ex-Cubs)
Losing Team
(# degli ex-Cubs)
1981 Los Angeles Dodgers
(1)
New York Yankees
(5)
1984 Detroit Tigers
(1)
San Diego Padres
(3)
1990 Cincinnati Reds
(1)
Oakland Athletics
(3)
2001 Arizona Diamondbacks
(4)
New York Yankees
(2)
2002 Los Angeles Angels
(1)
San Francisco Giants
(3)
2004 Boston Red Sox
(2)
St. Louis Cardinals
(3)
2008 Philadelphia Phillies
(3)
Tampa Bay Rays
(1)
2009 New York Yankees
(2)
Philadelphia Phillies
(3)

Il baseball è stato giocato più o meno allo stesso modo per così tanto tempo che le sue regole sono diventate norme sacre. Dei numeri si parla a bassa voce, e il solo pensiero di toccarli è simile all'eresia: Naturalmente ci sono 90 piedi tra le basi, perché è sempre andato bene così, e lo è stato per generazioni.

Ma il percorso che il gioco ha intrapreso per arrivare fino ai giorni nostri ha visto più tentativi ed errori che interventi divini; i padri fondatori del gioco provarono idee diverse, al fine di vedere quelle che avevano l'impatto maggiore. E' stata una strada lunga e tortuosa, piena di deviazioni e vicoli ciechi. Per apprezzare fino a che punto siamo arrivati, ecco, 10 incredibili e strane regole che sono realmente esistite:

1. Il battitore aveva il diritto di chiedere un lancio basso o alto, 1867-1887

Immaginate Mike Trout che si avvicina al piatto e dice a David Price esattamente dove vuole la palla. Nello stadio iniziale del gioco, che è realtà: prima di ogni at-bat, i battitori chiedevano la zona alta o bassa di strike - cioè dal ginocchio alla cintura o dalla cinghia alla spalla - e il lanciatore doveva lanciare la palla in quella zona. Terribilmente esigenti i battitori del tardo 19° secolo!

2. Le palle fly potevano essere raccolte dopo un rimbalzo fino al 1864, e i foul ball fino al 1883

Questo può sembrare bizzarro per gli appassionati di baseball di oggi, ma la logica dietro la regola di un rimbalzo era in realtà abbastanza semplice: Era un retaggio di altri giochi d'infanzia preferiti, come il Jacks (conosciuto anche come Knucklebones o Fivestones), e nei giorni precedenti all'introduzione del guanto aveva permesso ai giocatori di evitare la presa di un palla molto dura con le mani nude.

Come si avvicinò la fine del 19°, tuttavia, scemò il sostegno della regola. Dopo anni di esilaranti aspri dibattiti - in un convegno a New York, un delegato addirittura la soprannominò "boy's rule" (regola del ragazzo) - la regola fu ufficialmente eliminata per le palle al volo nel 1864. Le palle in foul, però, furono ancora prese dopo un rimbalzo per altri 20 anni.

3. I lanciatori erano obbligati a lanciare da sotto fino al 1883

Il baseball doveva molto della sua origine al cricket, e uno dei primi set di regole codificate del gioco - regolamento Knickerbocker, redatto nel 1845 per il Knickerbocker club di baseball di New York - parlava di quelle radici: "La palla deve essere lanciata, non tirata, alla mazza". "Pitched" (lanciata), nel senso tradizionale del termine: un rigido, movimento da sotto, quasi come quello del bowling.

Il primo uomo a lanciare teso, secondo lo storico ufficiale della MLB John Thorn, fu Tommy Bond: Alzò il rilascio appena sopra la vita a metà degli anni 1870, e da lì, fu solo una questione di tempo prima della nascita del lancio da sopra.

Chad Bradford

Ma almeno i Chad Bradford del mondo possono riposare un po' più facilmente questa sera, sapendo che, una volta, erano loro quelli normali.

4. Un lato della mazza poteva essere piatta, 1885-1893

Preoccupato per la carenza di punti nella National League (campionato a livello di ERA: 2.37), il manager dei Cincinnati Red Stockings Harry Wright propose un cambiamento delle regole per aiutare il vigore dell'attacco: Ammettere una faccia piatta sulla mazza, molto simile a quella del cricket. Dopo molte preoccupazioni, la NL adottò la modifica nel 1885, e, in combinazione con le modifiche della distanza del lanciatore, i punti cominciarono ad aumentare - fino a quando tutti presto si resero conto che le mazze piatte avevano la tendenza a scheggiarsi, e la regola venne revocata nel 1893.

5. Le basi su ball furono registrate come valide per un anno, nel 1887

Se ci pensate questa regola era destinata a causare ogni tipo di difficoltà nelle registrazione delle statistiche, e così è stato!

Incredibilmente 11 giocatori avevano colpito .400 quella stagione, nove dei quali non avrebbero avuto nessuna base su ball considerata come un at-bat. Le statistiche furono riscritte, dal Special Baseball Records Committee nel 1968, con conseguenze drastiche: A Cap Anson, che aveva colpito .421 e fu leader della League nel 1887, gli furono tolte 60 valide, che lo spogliarono non solo del titolo di battuta, ma dell'onore di essere il primo membro del club 3000-hit. Nel 2001, la MLB invertì la decisione del Comitato, e Cap ora siede con orgoglio nella Hall of Fame, con oltre 3400 valide e un baffo stellare:

Per quanto riguarda la norma in sé, era profondamente impopolare anche al tempo e in un articolo del New York Times si paragonavano le basi su ball a "phantom hits" (valide fantasma), Ma fu prontamente risolta dopo un anno.

6. Gli arbitri nel 19° secolo avevano raggiunto il successo

La situazione dell'arbitro è difficile: Si tenta di localizzare una piccola sfera bianca che viaggia ad assurde alte velocità, con uno stadio pieno di gente e l'intera Internet pronta a castigarti se sbagli.

Anche se si era un arbitro a cavallo del 20° secolo? La realtà era un po' diversa: venivano scelti dalla folla prima del primo lancio - spesso erano esponenti di spicco della comunità locale - e piuttosto che spendere tutta quell'energia per accovacciarsi dietro il catcher, gli venivano date generalmente delle poltrone in prossimità del piatto di casa. E questo era solo l'inizio dei vantaggi. Dal giornale Marion Star dell' Ohio nel 1916:

"I vecchi arbitri vengono trattati con il massimo rispetto da parte dei giocatori. Gli vengono date poltrone, poste accanto al piatto di casa base, dotate di ventilatori nei giorni caldi e il loro comfort sta molto a cuore ai giocatori. L'arbitro riceve sempre pezzi prelibati di cibo e il più grande bicchiere di birra".

7. Piuttosto che accovacciato, il ricevitore stava alcuni piedi dietro casa base fino agli inizi del 1900

Il baseball giocato agli Elysian Fields nel 1859

Al giorno d'oggi, i ricevitori hanno uno scopo difensivo vitale - dal chiamare le giocate, all'arte di inquadrare i lanci (framing), all'eliminazione dei corridori. A metà del 1800, però, le loro responsabilità erano molto più semplici: bastava fermassero la palla dopo il primo rimbalzo. I ricevitori sono stati originariamente concepiti come un glorificato dispositivo anti ritorno, in piedi a 25 feet (7,5 m) dietro casa base assicurandosi che le palle non rotolassero davanti a loro. Un paio di anime innovatrici cominciarono a invertire questa tendenza nel 1870, ma la posizione accovacciata, alla quale siamo abituati, non si sarebbe veramente diffusa fino agli inizi del 20° secolo.

8. La spitball fu messa fuori legge nel 1920 - ma lanciatori che l'avevano lanciata per anni ebbero una clausola di salvaguardia

I lanciatori che modificavano la palla (doctoring) sono sempre rientrati in una zona eticamente grigia, ma era una pratica abbastanza comune nei primi giorni, e sputare non era quasi la cosa peggiore: i lanciatori usavano fango, grasso, sapone, qualsiasi cosa che pensavano potesse far danzare la palla in modi imprevedibili.

Volendo portare più attacco nel gioco, la MLB rispose nel 1920, mettendo al bando una buona volta la pratica. Ma parecchi famosi spitballers erano nel bel mezzo della loro carriera, e così la League stabilì un compromesso: una clausola di salvaguardia, che permetteva a chi aveva lanciato prima della regola di continuare a farlo. Righty Burleigh Grimes fu "l'ultimo spitballer ufficiale" per 14 anni ancora, disgustando tutti i suoi compagni di squadra fino al suo pensionamento nel 1934.

Righty Burleigh Grimes

9. Fu abbastanza difficile colpire un homer walk-off fino al 1920

Il battitore va verso il piatto nella parte bassa del nono, basi cariche, punteggio pari. Sventola, e fa saltare la palla oltre il segnale dei 400 feet sul lato sinistro! La folla ruggisce quando il nostro eroe realizza lo walkoff ... singolo, almeno per i primi decenni del gioco. Fino al 1920, ai battitori veniva accreditato solo il numero di basi del punto vincente - così, per esempio, un home run walkoff che faceva segnare un corridore dalla seconda sarebbe stato considerato solo un doppio, perché questo corridore avanzava di sole due basi. L'unico modo in cui un home run poteva considerarsi un walk-off era se il battitore stesso segnava il punto vincente.

Mettendo da parte l'impatto che ha avuto questa regola sul libro dei record, basti pensare alle celebrazioni a casa base di cui sono stati privati i primi fans del baseball.

10. Il doppio per regola fu in realtà un fuoricampo fino al 1930

Sì, davvero: Qualsiasi palla che rimbalzava da terra oltre la recinzione era considerato un home run. Si dice che almeno uno dei fuoricampo di Lou Gehrig durante la sua gara di home run nel 1927 con Babe Ruth fu in realtà un doppio per regola.

Infatti, ad un certo punto il concetto stesso di home run era una cosa aliena. Secondo Thorn, il 21 maggio del 1880 - in un periodo in cui alcuni ballpark avevano regole di base che prevedano che una palla che usciva dalla recinzione era un home run - un giocatore che aveva colpito una palla oltre la recinzione cadendo in un fiume, provocò la confusione all'esterno destro, che non sapendo cosa fare, saltò su una barca per andare recuperare la palla (Alla fine rinunciò, senza successo nel suo inseguimento. Resta sempre strano il baseball!).

Records di lunga data

I St. Louis Cardinals detengono alcuni dei records di più lunga durata delle ML.

• Rogers Hornsby, dei St. Louis Cardinals, realizzò il record della NL per le basi totali in una sola stagione con 450 nel 1922.

Rogers Hornsby

• Nel 1927, Frankie Frisch dei Cardinals realizzò il record per il maggior numero di assist della ML in una singola stagione come seconda base con 641.

Frankie Frisch

• I 178 singoli di Curt Flood nel 1964 rimangono il record della ML per un battitore destro.

Curt Flood

• L'immortale Dizzy Dean mantiene la distinzione di essere l'ultimo pitcher della NL a vincere 30 partite in una stagione. Lo fece nel 1934.

Dizzy Dean

• I Cardinals del 1908 detengono il record, di dubbia fama della ML, per il maggior numero di volte che subirono una shutout in una sola stagione: 33.

Un rookie notevole

I Cardinals del 1914 realizzarono la migliore stagione nella storia della franchigia fino a quel momento.

La squadra dei Redbirds, allenata dal manager/seconda base Miller Huggins, terminò con un record di 81-72.

Era abbastanza buono per il terzo posto, 13 partite dietro ai Boston Braves, vincitori del pennant, e solo a 2 partite e mezza del secondo posto dei New York Giants.

Dopo altre tre stagioni con i St. Louis, Huggins avrebbe continuato a centrare obiettivi migliori con i New York Yankees, conquistando sei pennants e tre World Series. Lo sforzo di relazionarsi con i media di New York e un giocatore di nome Babe Ruth prese il suo pedaggio sulla sua salute e morì a 51 anni - ancora giovane per il 1929.

Una delle principali ragioni della stagione da record del '14 dei Redbirds fu il lanciatore destro rookie Bill Doak.

Doak lanciò in 15 partite per i Cards nel 1913, 12 come partente, e realizzò una ERA di 3.10 che era meglio del suo record di 2-8 per l'ultimo posto del club.

Ma superò se stesso nella stagione successiva, diventando leader della League con una ERA di 1.72. Bill vinse 19 partite e ne perse 6, completando 16 dei 33 giochi che iniziò con sette shutout.

Tra i suoi cappotti ci fu una vittoria contro i Pirates davanti alla famiglia e agli amici al Forbes Field nella natia Pittsburgh.

Doak era un tranquillo lanciatore che durante le partite si prendeva i suoi tempi per asciugarsi il sudore con un grande fazzoletto rosso.

Confidava in un buon controllo e su un efficace "slow drop" (curveball) per compensare il migliore lancio del suo repertorio, la spitball. Aveva sviluppato questo lancio quando Huggins, preoccupato del fatto che il fragile lanciatore spendeva tanta energia nei suoi lanci, gli suggerì di imparare a lanciare "il bagnato" perché richiedeva meno sforzo.

The Sporting News etichettò Doak "L'unico uomo totalmente morale dei Cards". Insegnava catechismo al sabato prima di andare al campo da baseball.

Bill non godette mai più di un'altra stagione come quella del 1914.

Ci andò andò vicino nel 1920 e nel 1921.

Le sue vittorie totali salirono magicamente a 20 nella prima di queste due stagioni con una ERA di 2.53 per il quinto posto dei Redbirds di Branch Rickey.

La stagione successiva, la seconda con la nuova palla reattiva, lo vide vincere ancora la corona della ERA con una percentuale di 2.59. Finì 15-6.

Mentre passava i 30 anni, la sua carriera comincià a scemare. Non vinse mai più di 13 partite prima di ritirarsi nel 1929, quando era di nuovo a St. Louis, dopo aver passato tre stagioni con i Brooklyn.

Il permanente contributo di Doak al National Pastime fu il suo guanto speciale, che venne commercializzato dalla Rawlings con il suo nome.

Si avvicinò alla società con la sua idea nel 1920.

Il guanto Doak includeva una trappola allacciata tra l'indice e il pollice. Il risultato fu una "tasca" naturale per intrappolare le palle.

Il design era così rivoluzionario che la Rawlings produsse il guanto Doak per 31 anni a partire dal 1922. E' stato sicuramente l'antenato di tutti i guanti moderni.

Doak detiene ancora il secondo posto in carriera per le shutouts dei Cardinals con 30, dietro solo al grande Bob Gibson.

Riferimento da Bill Doak di Steve Steinberg, SABR Biography Project

"Art The Great" ... cosa sarebbe potuto diventare?

Il 20 agosto del 1928, Art Shires fece il suo debutto in Major League contro Red Ruffing. Il 22enne prima base dei Chicago White Sox si presentò in modo impressionate con un triplo, tre singoli e un RBI. "Quindi questo è il grande American Leaguer di cui abbiamo sentito tanto parlare nella Texas League", disse il compagno di squadra di Shires, Ted Lyon, aggiungendo: "Probabilmente colpirà .400".

Art Shires

Se questo suona presuntuoso per un debuttante, era in linea con il personaggio che Shires ben presto delineò di se stesso. Aveva firmato un mese prima, ma il debutto di Shires fu ritardato dalla sua domanda di ottenere una parte del prezzo di vendita. A meno di un anno dal suo esordio in Major, Shires dichiarava che "ci sono solo due buoni giocatori nell'American League ... Babe Ruth è l'altro" Il suo soprannome, auto conferito, fu "Art The Great"; il suo guardaroba era composto da bauli di abiti costosi, cappelli e bastoni.

Oggi Shires è ricordato come uno dei "Might-have-beens" (coloro che avrebbero potuto fare grandi cose) del gioco, e tutta la sua carriera durò meno di 300 partite. Seguì il suo debutto battendo .341 per il resto del 1928. Il manager dei White Sox, Lena Blackburne, nominò Shires co-capitano ancor prima dell'inizio dello spring training del 1929. La reggenza di Shires, tuttavia, non durò molto dopo quello che successe all'hotel di Dallas, dove soggiornava la squadra. Arrivò in uno dei suoi vestiti migliori e molto ubriaco, barcollando attraversò il salone centrale e oltrepassò Blackburne senza nemmeno notare il manager in attesa. Invece, Shires ispezionò la sua camera, aprì la finestra, e cominciò ad urlare ad alta voce.

Lena Blackburne

Al di là dal togliere la fascia di capitano a Shires, Blackburne annunciò la sospensione del giocatore e lo rimandò a casa, anche se ciò che successe sarebbe più giusto descriverlo come un periodo di prova. Shires tornò in divisa e nel roster attivo della squadra quando la stagione 1929 era iniziata, e apparve come pinch hitter otto volte nelle prime 18 partite. E' facile immaginare quanto infastidisse Blackburne il volubile Shires con quelle comparsate. Il rapporto allenatore-giocatore tornò ad essere di nuovo teso a metà mese, quando Shires e Blackburne si scontrarono una seconda volta nella clubhouse della squadra. Art The Great diede tutta la colpa al suo retaggio: "Sono irlandese e sono nato per essere aggressivo", disse ai giornalisti, "Se mi fanno del male, non posso tirarmi indietro".

Shires descrisse il manager Lena Blackburne, settimo manager della squadra dopo lo scandalo dei Black Sox nel 1919, come "incompetente e tirannico".

Il secondo divorzio tra Blackburne-Shires durò una settimana, il tempo necessario perchè Shires si scusasse in privato con il suo manager. Giocò come pinch-hitter il 25 maggio, e il 4 giugno, con i White Sox a un record di 16-30, fece la sua prima apparizione della stagione in prima base a New York. Andò 2 su 4 e colpì sette valide in 22 at-bats nei successivi quattro giorni.

Shires riuscì a stare lontano dai guai per tre mesi interi, forse perché Blackburne per un breve periodo si assegnò come nuovo compagno di stanza del giocatore. Durante questo intervallo, le vistose prestazioni di Shires, il guardaroba, e la personalità trasparirono tutte. Tra metà giugno e metà settembre, Art The Great raccolse 109 valide in 88 partite per una media di .320. Oltre ad essere una minaccia al piatto, si guadagnò la notorietà per la sua facilità di masticare tabacco; gli arbitri dissero che poteva masticare il più grosso rotolo di tabacco di qualsiasi altro giocatore di baseball. Calzava a pennello l'immagine che coltivava di un duro, esperto giocatore di baseball. "Il problema del baseball in questi giorni è che sta diventando un gioco da femminucce", disse Shires.

Non ci fu niente di effeminato negli eventi della mezzanotte del 13 settembre del 1929. I White Sox avevano perso 5-2 con gli Athletics quel pomeriggio allo Shibe Park, Blackburne e il segretario Lou Barbour sentirono un fracasso dentro la camera assegnata a Shires e all'outfielder di riserva, Doug Taitt. Entrarono e trovarono Shires che gridava ad alta voce, mentre lanciava bottiglie vuote di alcol nella stanza, svegliando tutti gli ospiti dell'hotel. Offendendosi per questa intrusione su ciò che considerava il suo comportamento privato, Shires prese a pugni il suo manager sul viso, e Blackburne restituì il favore. Qualcuno, presumibilmente Shires, anche se questo non è mai stato provato, morse anche un dito a Barbour. Shires fu sospeso per la terza volta, e ancora una volta Blackburne annunciò che il focoso prima base aveva chiuso con i Sox. Shires rispose accusando Blackburne e Barbour di essere gli "spioni" del proprietario della squadra, Charles Comiskey.

Il suo club finì al settimo posto, Comiskey aspettò fino alla fine del mese per intraprendere qualsiasi azione ... e quando lo fece, esonerò Blackburne. Egli, tuttavia, non tolse la sospensione a Shires, e il prima base finì la stagione con una media battuta di .312 in 100 partite. Comiskey annunciò anche l'assunzione dell'ex manager dei Pirates, Donie Bush, noto per credere nella disciplina, che successe a Blackburne nel 1930.

Ormai, però, le ambizioni di Shires superavano l'ambito del baseball. Annunciò la sua intenzione di boxare contro Max Baer per il campionato dei pesi massimi. Come lavoro di preparazione, Shires salì sul ring a dicembre e mise al tappeto qualcuno identificato come "Dan Daly" in 21 secondi. Si rivelò essere il momento clou della carriera pugilistica di Shires. Un paio di settimane più tardi, perse per decisione contro la stella dei Chicago Bears George Trafton, ed entro la fine dell'anno la Michigan State Boxing Commission aprì un'inchiesta sulle voci che l'incontro con Daly fosse stato truccato. Gli investigatori scoprirono la prova che i membri del sindacato di Capone avevano offerto al perdente, più tardi identificato come un conoscente di Shires, un grande onorario per andare al tappeto.

George Trafton mette al tappeto Art Shires il 16 dicembre del 1929

Articolo dell'incontro George Trafton - Art Shires

A metà dicembre del 1929, venne annunciato che Art "The Great" Shires avrebbe combattuto contro l'esterno dei Chicago Cubs Hack Wilson per il Championship of the Dugouts all'inizio del nuovo anno. Gli articoli dei giornali riportarono che i 10000 $ in premi di denaro attirarono Wilson in quella che fu soprannominata come "The Battle of the Century" (La battaglia del secolo)

Art Shires e Hack Wilson nel 1929

Shires fu prosciolto per la complicità nella truffa, ma il suo annuncio di mettere in scena altri incontri di box indusse il Commissioner Kenesaw Mountain Landis a dichiarare sommariamente che qualsiasi ballplayers che fosse coinvolto in incontri di pugilato poteva considerarsi fuori dal baseball. Shires cancellò il suo programma di combattimenti del 1930, ma si rifiutò di cooperare con gli sforzi di Comiskey per indagare ulteriormente sulle accuse contro di lui. "Io non sono un ufficio di informazioni per Comiskey o di chiunque altro. Se Comiskey vuole sapere qualcosa sul racket della lotta, si rivolga alla commissione della boxe", e aggiunse, "Non sono colpevole di nulla".

Art Shires nel 1930

Art The Great durò due mesi con la disciplina di Bush, prima di essere ceduto ai Senators. Battendo .258 hitter al momento della trade, colpì .369 in servizio occasionale per i Senators, che già avevano in prima base sia il veterano Joe Judge che il prospetto Joey Kuhel. Rilasciato a fine stagione, Shires giocò nelle minor fino al pensionamento nel 1935, non ancora 30enne. Morì di cancro ai polmoni nel 1967.

In meno di cinque anni, la carriera di The Great Shires era finita. La sua vita in pensione incluse incontri di wrestling e di box e fallì la corsa per il seggio alla Camera dei Rappresentanti del Texas.

Riferimento da ART THE GREAT MIGHT-HAVE-BEEN, di Bill Felber

Rube Blesser: un raro talento

L'elenco dei Major Leaguers di successo che battevano destri e tiravano di sinistro è breve. Presi insieme, non hanno mai vinto un titolo di battuta o sono stati leader negli home runs. Solo Rickey Henderson è nella Hall of Fame. Solamente due con un significativo tempo di gioco realizzarono una media carriera sopra i .300. Il leader a tal riguardo è Jimmy Ryan, stella del 1890 dei Chicago Colts (Cubs), le cui forti credenziali per la Hall of Fame includevano una media di .308, 2513 valide, e 1643 punti segnati.

La maggior parte dei giocatori che hanno invertito il modello comune tirando con la destra e battendo da mancini sono stati naturalmente dei lanciatori, tra cui il mancino dei Mets Steven Matz, che stabilì nel 2015 un record colpendo quattro RBI nel suo debutto in Major League. L'altro battitore da .300 - Rube Bressler - era anche lui un lanciatore, almeno all'inizio della sua carriera, fino a quando il suo braccio sinistro si infortunò e lui mise in atto senza paura un "Piano B".

Rube Bressler

A 17 anni lanciando per una squadra di Renovo, in Pennsylvania, Raymond Bressler sconfisse una squadra itinerante diretta da Earle Mack. Due anni più tardi, lanciò per il padre di Earle, Connie, con i vincitori delle World Series dei Philadelphia Athletics. Il 24 aprile 1914, il 19enne, vinse il suo debutto in Major League con 6 innings e 2/3 come rilievo e due hit contro gli Yankees. Con il tempo fece la sua prima partenza il 21 luglio, realizzando un record di 2-1 e 1.48 di ERA in 14 apparizioni.

In 11 partenze, andò 6-2, con una straziante sconfitta per 2-1 di Walter Johnson. Il suo record finale fu di 10-4 con una ERA di 1.77, che fu la più bassa di uno staff che comprendeva tre futuri Hall of Famers. Anche se i suoi 147 innings e 2/3 lanciati non riuscirono a qualificarlo per la leadership della League, inseguì solo tre delle qualificazioni. Tuttavia, mentre i grandi nomi di Mack caddero nel mese di ottobre, Bressler rimase inattivo quando gli A's vennero spazzati nelle World Series dai "Miracle" Braves.

Quell'inverno, Mack smantellò la sua squadra, scaricò rapidamente i veterani che avrebbero guadagnato salari più alti e lasciò Bressler e altri giovani a difendersi da soli. Come ogni altro lanciatore degli Atletics di Mack del 1915, Bressler soffrì per la mancanza del supporto della squadra che realizzò un record di 43-109, segnando solo 3.5 punti a partita. Inoltre, la sua ERA quasi triplicò portandosi a 5.20, con un conseguente record di 4-17.

Tuttavia, la sua vittoria solitaria nelle ultime 11 decisioni fece segnare il punto più alto della sua carriera di lanciatore. Il 16 agosto, subì una sola valida dagli Yankees al Polo Grounds, realizzando il primo dei suoi 32 fuoricampo in carriera, contro lo spitballer Ray Caldwell. Il New York Times gli fece un grande elogio:

Un fortunato singolo di Daniel Boone nel sesto inning è stata l'unica cosa rubata a Bressler in una partita no-hit. I battitori Yankees erano indifesi come bambini contro i suoi lanci. C'era velocità ad ogni livello, e per quanto riguarda gli Yankees erano turbati, le palle lente come quelle veloci erano parte di un grande puzzle. Solo cinque volte la palla e stata battuta oltre gli infielders, mettendo in luce le difficoltà che hanno affrontato gli Yankees. Il diritto alla fama di Bressler non risiede solo nella suo pitching di ieri. Il lanciatore degli A's ha segnato due punti, e uno di questi è stato prodotto senza nessun aiuto dallo stesso Rube. Nel quinto inning lui ... selezionando una delle curve [di Caldwell] l'ha spedita nella tribuna del campo a destra.

Mezzo secolo più tardi, Lawrence Ritter, autore di The Glory of Their Times, disse che Bressler aveva lanciato troppi inning in un'età troppo giovane, quasi 600 inning da professionista prima del suo 21° compleanno, rovinandosi il braccio, e nel 1916 giocò solo quattro partite e si ritrovò nelle minor league. Nel 1917, ritornò a vincere 25 partite nella Southern Association, spingendo i Cincinnati Reds a sceglierlo a settembre nel Rule 5 Draft. Andò 8-5 per i Reds nel 1918 ma vinse solo due volte per la squadra che si aggiudicò il titolo nel 1919, mentre spese più tempo nel campo esterno, battendo .206 in 61 partite. Ancora una volta, non entrò in azione nelle World Series. Nel 1920, ritornò troppo presto dopo la frattura di una caviglia e iniziò a cambiare il suo movimento, rovinandosi definitivamente il braccio di lancio, e non tornò mai più sul monte.

Con i Reds nel 1926, Rube Bressler (nella prima fila in piedi, terzo da sinistra) colpì un impressionante .357, aiutando la squadra a conquistare il secondo posto finale

Subito dopo la fine della stagione 1920, il 26enne Rube si trovò ad un bivio nella sua carriera di baseball. Come Major Leaguer, alto 1,82 per 82 kg, aveva registrato 56 partite nel campo con una mediocre media di .215, 80 valide in 373 at-bats. Come disse Ritter, "Sono stato in una posizione scomoda senza una facile via d'uscita. Questa volta avevo deciso che la cosa da fare era rinunciare a lanciare e intraprendere l'attività di battitore. Perchè no? Altri ragazzi potevano battere. Perchè non io?"

Perché no davvero? Bastava un sacco di volontà e un sacco di lavoro. Spiegò a Ritter:

Ho cambiato tutto il mio stile di battuta. Mi sono abbassato abbastanza. Le palle alte veloci interne erano il mio debole, così ho adottato questo rannicchiamento, sporgendomi verso il piatto, e quando vedevo arrivare quella palla potevo colpirla ... Ho tenuto la mazza come Cobb, con le mie mani staccate, e ho colpito la palla dove veniva lanciata. Ho cercato di controllare la mazza, con un breve swing, senza farmi ingannare. E' stata una questione di manipolazione, non di potenza.

Rube Bressler alla battuta

Il risultato immediato nel 1921 fu una media di .307 in 109 partite con 54 RBI, quando iniziò a giocare all'esterno destro al posto di Greasy Neale. L'esterno centro Edd Roush gli insegnò come giocare all'esterno, e poi Jake Daubert gli mostrò i fondamentali del prima base. Gli infortuni lo rallentarono per due stagioni, ma lui tornò forte nel 1924. Nelle successive tre stagioni, dividendo il suo tempo tra il campo a sinistra e la prima base, battè .347, .348, .357, un trio di medie consecutive senza eguali nella storia della franchigia se non per l'Hall of Famer Edd Roush.

Dopo essere stato tagliato da Cincinnati, prima dell'inizio della stagione 1928, Bressler si unì ai Brooklyn Robins.

Nel 1927, realizzò una striscia di 25 partite con almeno una valida durante la quale colpì .406 per alzare la media di 50 punti. La striscia fu caratterizzata da 22 RBI, contribuendo al suo massimo record in carriera di 77, un totale che realizzò anche due anni più tardi. A quel punto era un Brooklyn Robins, e giocò dal 1928 al 1931 prima di un finale di stagione trascorso con i Phillies e i Cardinals. L'uomo che aveva bruciato il braccio di lancio a 20 anni andò in pensione a 37 anni, un veterano con una media battuta in carriera di .301, 1.170 valide, e - lungo la strada - 26 vittorie e una ERA di 3.40.

Rube Bressler in riscaldamento

Bressler toccò i vertici durante la sua carriera, come rookie nella vittoria del pennant degli Athletics nel 1914 e poi contribuendo al titolo della National League dei Reds nel 1919. I suoi managers includevano gli Hall of Famers Mack, Christy Mathewson, e Wilbert Robinson, e lui era coinquilino con un trio di pitchers Hall of Famers - Chief Bender, Eppa Rixey e Dazzy Vance. In 241 at-bats contro Grover Cleveland Alexander, Carl Hubbell, Burleigh Grimes e Jesse Haines, accumulò 82 valide per una media di .340. Non c'è da stupirsi se un giornalista come Ritter voleva parlare con lui!

La carriera di Bressler nel baseball organizzato si concluse con una breve esperienza di manager nelle minors nel 1934. Si stabilì a Cincinnati e, non a caso, ebbe successo negli affari. Mentre si dedicava alle imprese con la stessa attenzione e intraprendenza che aveva messo nella battuta, Bressler rimase legato al baseball nel corso degli anni 1930 e 1940. Diventò un personaggio radiofonico sulla WCKY a Cincinnati, raccontando gags storiche, facendo commenti e interviste, e nel 1940, poteva essere sentito cinque sere alla settimana. Inventò anche una partita di baseball ai dadi che utilizzava una replica di un campo da baseball. La sua idea era quella di vendere pubblicità sulle assi delle recinzioni e consegnare i profitti ad una organizzazione caritatevole che aveva contribuito a fondare.

Questa beneficenza era per il Ball Players of Yesterday, un precursore del Baseball Assistance Team di oggi. Sperando di aiutare gli ex giocatori meno fortunati, aveva immaginato una casa per loro a Cincinnati simile a quella che era stata fatta per i vecchi attori di Hollywood. La buona valutazione della sua popolarità culminò nel 1940, quando organizzò un evento per la raccolta di fondi prima che i Reds iniziassero le World Series. Mise in scena una partita dimostrativa che coinvolse i suoi vecchi compagni di squadra dei Reds del 1919, e l'evento vide la partecipazione di decine di ex giocatori.

Quindici dei partecipanti sono entrati nella Hall of Fame, tra cui Alexander, Mack, Vance, Clark Griffith, Cy Young, Honus Wagner, Rogers Hornsby e George Sisler. Altri due - Sam Crawford e Harry Hooper - si aggiunsero poi a Bressler nel roster dei giocatori intervistati da Ritter. Nel 1963, fu eletto nella Reds Hall of Fame, il 15° giocatore ad entrarci. Morì tre anni dopo, poco dopo il suo 72° compleanno.

Rube disse qualcosa a Ritter che riassume perfettamente la saggezza di un uomo che aveva studiato il gioco e dominato la sua essenza: "Il baseball è una questione di straordinaria precisione. Non è un gioco di pollici, come si sente dire. E 'un gioco di centesimi di pollice. Ogni volta che impugni una mazza così grande da girare, e una palla così piccola, che viaggia a enormi velocità, un pollice è troppo grande per un margine di errore.

Riferimento da Rube Bressler: A rare Talent, di Gabriel Schechter

Cardinals nella storia: l'ascesa del razzismo nel baseball

Un fan di baseball che visita il Busch Stadium vede il nome di Jackie Robinson e il # 42 a fianco dei grandi Cardinals che adornano la parete sinistra del campo. Il suo numero è appeso lì (come in ogni altro stadio) a rendere omaggio a un uomo che ha coraggiosamente sfidato la barriera del colore in uno sport inteso a rappresentare tutta l'America.

Tuttavia, pochi tifosi, e non solo a St. Louis, conoscono il peso che ebbero i Cardinals nella costruzione della divisione razziale che divise lo sport per più di cinquanta anni precedenti all'eroica impresa di Robinson.

I St. Louis Browns del 1887

Prima del 1900, i Cardinals erano conosciuti come i St. Louis Browns (precedentemente come St. Louis Brown Stockings). Anche in quei primi anni, la franchigia ebbe un grande successo; come membri dell'American Association, i Browns vinsero quattro pennants consecutivi dal 1885 al 1888. In dieci stagioni, i Browns realizzarono una delle migliori percentuali di vittorie nel baseball a quel tempo (782-433, pari a una percentuale di vittorie di .644).

A differenza della rigida programmazione del baseball moderno, le leagues come l'American Association erano strutturate con partite dimostrative in tutto il paese scandite da un calendario approssimativo. I Browns erano una popolare attrazione in molte città affamate di questo emozionante nuovo sport grazie alle prime stelle come Bob Caruthers (che è ancora considerato come uno dei lanciatori dalle migliori percentuali di vittorie di tutti i tempi), Dave Foutz e Tip O' Neill. Il team faceva dei tour nel paese davanti a grandi folle acclamanti.

I New York Cubans del 1887

I Browns, nel bel mezzo della loro più grande stagione di sempre (95 vittorie), dovevano giocare una partita dimostrativa l'11 settembre del 1887 contro i New York Cubans. La squadra dei Cubans, composta da giocatori di colore, fu uno dei primi tentativi di eliminare la segregazione nello sport a soli venti anni dalla fine della guerra civile.

Purtroppo quel pomeriggio, i Browns si rifiutarono di giocare contro i Cubans.

Sotto la guida di O'Neill, il proprietario dei Browns Chris von der Ahe presentò una lettera firmata il 10 settembre dove affermava che la squadra "non è d'accordo di giocare domani contro i negri (sic)", e continuava dicendo che "la squadra sarà lieta di giocare contro qualsiasi squadra di bianchi, in qualsiasi momento, e pensiamo, che rifiutandoci di giocare, stiamo facendo solo ciò che è giusto".

Il New York Times denunciò il rifiuto dei Browns di giocare contro la squadra dei Cubans nel 1887

I media nazionali rimasero sbalorditi dalla mossa. Il titolo del New York Times la definì "una linea del colore nel baseball" e si riferirono in modo sprezzante ai Browns come "campioni del mondo" (tra virgolette), indicandoli come "gli uomini che hanno stabilito un precedente dove uomini bianchi non devono giocare con uomini di colore".

A livello locale, il St. Louis Globe-Democrat fu meno rabbioso. Sebbene avesse utilizzato lo stesso concetto del Times della "linea del colore" per descrivere la situazione, il Globe-Democrat dipinse il quadro di una squadra nel bel mezzo di un dilemma morale. Quando chiesero ai componenti della squadra i motivi della loro decisione, diversi giocatori rimasero in silenzio o non vollero commentare. Alcuni rimasero letteralmente muti.

Dal racconto del Globe-Democrat, sembra che la rivolta di matrice razzista fu istigata dal terza base Arlie Latham. Fu l'unico giocatore che affrontò apertamente le domande circa l'incidente, dicendo questo:

"Abbiamo giocato ogni giorno la settimana scorsa, in un giorno abbiamo giocato due partite e ho dovuto alzarmi alle 3:00 del mattino per prendere un treno. E poi guarda la squadra con cui dovevamo giocare. E' come un club dilettantistico di terza classe. Non volevamo andare laggiù (a New York) di domenica, in particolare, e giocare con un nigger club, e così non siamo andati".

Il gioco dimostrativo che sarebbe stato giocato davanti a 15000 fans a New York tra una squadra di giocatori bianchi e una di neri avrebbe potuto contribuire a guarire le ferite razziali ancora aperte dopo la guerra. Invece, il rifiuto dei St. Louis Browns di giocare quella partita contribuì a sigillare la barriera razziale nel baseball per altri cinquanta anni.

Così la prossima volta che visitate il Busch Stadium e vedete Robinson sulla parete di sinistra del campo, ricordate la parte triste che St. Louis ha giocato nella creazione della brutta divisione razziale colmata solo dal talento e dal coraggio di Robinson.

Cubs e Phils, e la loro opera buffa del 1922

Il 25 agosto del 1922, prima di iniziare la partita contro i Philadelphia Phillies, i Chicago Cubs erano a breve distanza dal primo posto, dietro solo sei partite dalla squadra capolista dei New York Giants e a una partita e mezza dal secondo posto dei St. Louis Cardinals. Alla fine della partita del 24 agosto, i Cubs erano al terzo posto nella National League con 595 punti e una media di 4,9 punti a partita.

Con il record di 66-53, i Cubs erano o incredibilmente fortunati o giocavano al disopra delle loro possibilità. I Phillies non erano nessuna delle due opzioni, avendo segnato solo 512 punti, e concesso il peggior record di punti con 652, accusando una media di 5,8 run a partita. Inutile dire che il loro settimo posto e le 28 partite di distacco, con un record di 40-71, non sorprendeva nessuno.

I manager Kaiser Wilhelm e Bill Killefer al Weeghman Park di Chicago, il 25 agosto del 1922

Lo skipper dei Phillies, Kaiser Wilhelm, iniziò con Jimmy Ring sul monte per la prima partita di una serie di tre al Cubs Park. Ring era l'ace dei Philly in virtù di fatto che era leader della squadra nelle vittorie (12), innings (249 1/3) e partenze (33); purtroppo era leader del senior circuit nelle basi su ball (103), lanci pazzi (11), e aveva concesso 19 fuoricampo. Ed era uscito il 18 agosto da una partita in cui aveva lanciato 13 innings e 1/3 per la sconfitta 3-2 con i Cardinals.

Jimmy Ring

Il manager dei Cubs, Bill Killefer, oppose il 21enne rookie Tony Kaufmann, una destro che aveva precedentemente iniziato dal bullpen prima di diventare un partente a tempo pieno. Prima dell'ultima partenza di Kaufmann, avvenuta l'8 luglio e vinta 8-2 contro i Braves, fece la sua terza partenza il 10 giugno che finì con un umiliante disastro in cui affrontò solo quattro battitori dei Brooklyn concedendo quattro valide e tre punti, prima di essere misericordiosamente rimosso dal gioco. Ma nelle sue 15 partite da quel disastro, otto delle quali come partente, realizzò un ottimo 2.96 di ERA in 91 innings e 1/3.

Tony Kaufmann

La partita , che in seguito sarebbe stata descritta come "comic opera arranged to the tune of base hits" (opera buffa ordita per totalizzare valide) era cominciata abbastanza innocentemente quando i Phillies aprirono il primo inning, dopo una valida di Frank Parkinson con un out, un out forzato e un infruttuoso tentativo di rubata. I Cubs segnarono nella parte bassa del primo quando Cliff Heathcote mise a segno un singolo e andò in seconda e poi in terza su due grounders consecutivi, segnando sulla valida di Ray Grimes. I Phillies presero un corto vantaggio, 3-1, nella parte alta del secondo grazie alle valide di Johnny Mokan, Butch Henline, Ring e Russ Wrightstone, e gli errori cruciali dell'interbase Charlie Hollocher e del terza base Marty Krug.

Cliff Heathcote

Poi si scatenò l'inferno. Hack Miller colpì un groundout per iniziare la parte bassa del secondo, ma Marty Krug e Bob O'Farrell con due valide consecutive misero corridori in prima e seconda. Tony Kaufmann sventolò a vuoto il terzo strike e sembrò che i Phillies potessero salvarsi, ma Wrightstone fece cadere il pop-up in foul di Heathcote e diede ai Cubs nuova vita, da cui avrebbero potuto trarre pieno vantaggio. Heathcote ricevette la base su ball per caricare le basi, e Charlie Hollocher pareggiò con un singolo da due punti. Hollocher rubò la seconda, e lui e Heathcote andarono a casa su un doppio di Zeb Terry.

Hack Miller

Grimes andò in base su ball e Terry segnò su un errore dell'esterno destro Curt Walker, che giocò male una palla battuta da Marty Callaghan. Miller colpì un fuoricampo da tre al centro, il suo 10° round-tripper dell'anno. Poi Krug colpì un doppio e O'Farrell lo seguì con un fuoricampo per coronare le marcature prima che Ring mettesse strikeout Kaufmann per la seconda volta nell'inning. Quando le acque si calmarono, sul tabellone furono inseriti 10 punti per i Cubs, che tornavano in testa, 11-3, dopo soli due inning.

Con le valide di Bob O'Farrell, Charlie Hollocher e Zeb Terry, insieme a un home run di Hack Miller, i Cubs chiudevano il secondo inning con un vantaggio di otto punti sui Phillies. Alla fine, Miller realizzò un'eccellente performance in attacco, con un record di 4 su 5 con due homer e sei RBI.

I Phillies mostrarono un po' di reazione segnando altri due punti nel terzo e nel quarto, e Ring reagì bene e chiuse i Cubs nella parte bassa del terzo prima che un altro tuono colpisse il suo team nella parte bassa del quarto. Con il punteggio di 11-6 in favore di Chicago, i Cubs iniziarono il quarto inning con tre singoli consecutivi di Callaghan, Miller e Krug, il terzo di questi realizzò un RBI. O'Farrell con un bunt si sacrificio portò Miller e Krug in terza e seconda, rispettivamente, e Turner Barber, entrato come pinch-hitter per Kaufmann, ricevette la base gratis per caricare le basi.

Lefty Weinert

Heathcote con un singolo portò a casa due punti e costrinse Ring a uscire dal gioco a favore di Lefty Weinert, un mancino di 20 anni, con meno di 150 inning in Major League. Hollocher salutò il ragazzo con un doppio che portò a punto Barber e Heathcote, Terry ricevette la base su ball, e Grimes fu colpito da un lancio per caricare di nuovo le basi. Callaghan strappò il suo secondo singolo dell'inning che fece segnare Hollocher, e Terry lo seguì a casa quando l'esterno centro Cy Williams non riuscì a giocare la palla in modo pulito.

Hack Miller colpì il suo secondo fuoricampo della partita, una palla che sfiorò la recinzione a destra e mandò altri tre Cubs ad attraversare il piatto. Krug raddoppiò a destra, O'Farrell in base su ball e Barber raggiunse la base su un errore del prima base Cliff Lee, che era appena entrato in campo come sostituto nella parte alta dell'inning. Heathcote seguì con un doppio che mandò a punto Krug e O'Farrell, Hollocher colpì una volata di sacrificio che fece segnare Barber. Terry mise in campo un singolo e Grimes col suo doppio spinse a casa Heathcote. Callaghan andò a battere per la terza volta nell'inning, per eguagliare il record della Major League.

Ray Grimes

Ma ahimè, andò strikeout, e l'assalto finalmente si placò dopo che 14 Cubs avevano attraversato il piatto di casa base. I 14 punti eguagliarono anche il record moderno detenuto dai New York Yankees, realizzati nel quinto inning nella partita del 6 luglio 1920 contro i Washington Senators. Il parziale di 14 punti metteva i Cubs avanti 25-6 dopo solo quattro innings, ma i Phillies non erano in procinto di alzare bandiera bianca e soccombere. Non si sa se per merito di Weinert, che da quel momento lanciò benissimo, o per i battitori di Chicago che avevano esaurito le batterie, i Cubs segnarono un solo altro punto nel resto della partita grazie alle valide di Hollocher e Heathcote nel sesto inning.

Nonostante un deficit di 19 punti dopo quattro innings, i Phillies non si arresero. Le valide di Cliff Lee, Butch Henline, Russ Wrightstone, Frank Parkinson, Bevo LeBourveau, Lefty Weinert, e Frank Withrow ridussero il vantaggio dei Cubs a nove punti nell'ottavo inning.

Russ Wrightstone

Philadelphia iniziò la sua rimonta nel quinto con tre punti contro il nuovo lanciatore George Stueland, che concesse un singolo a Lee e a Henline, un triplo a Wrightstone e un doppio a Parkinson. Ma tenne a zero i Phils nel sesto e settimo inning prima di essere rimosso inspiegabilmente a favore di Uel Eubanks, un 19enne che aveva fatto il suo debutto in MLB solo un mese prima contro i Brooklyn Dodgers. Eubanks aveva concesso un solo punto nel suo inning di lavoro, e forse il manager Killefer pensò che il vantaggio in quel momento, 26-9, avrebbe dato al suo rookie un cuscino abbastanza comodo per permettergli di prendere dei rischi.

Questo fu pressoché sbagliato. Il leadoff Lee andò in base su ball nell'ottavo, Frank Withrow raggiunse la base su un errore di Callaghan, Weinert colpì un singolo per il primo punto, e a Wrightstone fu data la base su ball per caricare le basi. Parkinson fece segnare Withrow con una volata di sacrificio, Bevo LeBourveau colpì un singolo per portare a punto Weinert, Mokan lo seguì con un bunt di sacrificio, e con un'altra base su ball si riempirono di nuovo le basi. L'esterno centro Heathcote concesse due punti su un errore, e Lee con un singolo andò ancora una volta in base. E così Eubanks concluse il giorno, la stagione, e la carriera in Major League. Apparve in solo due partite e finì la sua carriera con una ERA di 27,00 in un inning e due terzi.

Bevo LeBourveau

Killefer mandò sul monte un altro esordiente di 22 anni, Ed Morris, che aveva appena debuttato il 5 agosto, e lui non fu molto meglio. Concesse a Withrow un doppio che pulì le basi prima di eliminare Weinert per l'out finale dell'inning. Improvvisamente il parziale divenne 26-17, e venivano eguagliati e superati vari record. Con un inning ancora da giocare, i due club eguagliarono il record per il maggior numero di punti segnati in una partita con 43, precedentemente detenuto da Chicago e Louisville quando gli allora Colts sconfissero i Colonels 36-7 il 29 giugno del 1897.

I Cubs quasi ruppero il record nella parte bassa dell'ottavo quando riempirono le basi con un out, ma Weinert fece battere a Callaghan un grounder in doppio gioco per sfuggire alla minaccia e lasciò il record per i suoi compagni di squadra. Con Morris ancora sul monte, Wrightstone colpì un singolo, Parkinson andò in base su ball, e la base hit di LeBourveau mandò a punto Wrightstone per stabilire il nuovo record per il maggior numero di punti segnati in una partita. Curt Walker colpì un doppio, e fu la fine di Morris, che aveva concesso quattro punti in un terzo di inning.

Curt Walker

Nel nono, i Cubs misero sul monte "Tiny" Osborne - il loro quinto lanciatore della partita.

Il 29enne rookie sarebbe apparso in 41 partite per i Cubs nel 1922, il secondo del pitching staff. Ebbe un immediato impatto mettendo strikeout Mokan ma venne toccato dal singolo di Jimmy Smith per altri due punti e da una valida di Cliff Lee, prima di eliminare Withrow per il secondo out. Goldie Rapp entrò come pinch-hitter per Weinert e andò in base su ball per caricare le basi, poi Wrightstone colpì un altro singolo per portare i Phillies a quattro punti dai Cubs, 26-22.

Earnest Preston "Tiny" Osborne

Il gioco avrebbe potuto concludersi con la giocata successiva, un pickoff in terza che doveva eliminare Lee, ma l'errore del catcher Gabby Hartnett al piatto permise al corridore di segnare per portare il risultato sul 26-23. Parkinson ricevette la base su ball, ma LeBourveau andò strikeout per terminare, dopo 3 ore e un minuto, l'inning e la partita.

Circa 7000 spettatori assistettero a ciò che il Chicago Daily Tribune, per la penna di Frank Schreiber, titolò: COMEDY OF RUNS, HITS AND ERRORS TO CUBS 26-23:

Nobody will ever know without many hours and a record book just how many records of ancient and modern baseball were smashed at the north side park yesterday. Cubs and Phillies hooked up in what was advertised as a baseball game, but early proved to be a comic opera set to the tune of base hits.More than 7,000 fans sat through the nightmare wracking their brains as to who was winning, and it was only after moments of figuring at the end of nine innings that the game was adjudged to be property of the Cubs by a 26 to 23 score. In fact, many of the fans who saw the finish of the battle had visions of the opening of the football or basketball seasons, for cries from various parts of the park were imploring for a "touchdown," while others besought the players to "shoot another basket." (leggi l'articolo originale del 26 agosto 1922)

Oltre al record di punti segnati in un inning, nella partita, e tre punti di Callaghan nel quarto inning, le squadre stabilirono un nuovo record per le valide totali (51) ed eguagliarono il primato per il maggior numero di valide in un inning quando i Cubs ne colpirono 11 nel quarto. Cliff Heathcote andò 5 su 5 con due basi su ball raggiungendo la base tutte le sette volte che andò a battere; Charlie Hollocher e Hack Miller colpirono sei RBI a testa.

Charlie Hollocher

I Phillies in realtà superarono in valide i Cubs, 26 a 25, con Russ Wrightstone e Curt Walker che ne colpirono quattro ciascuno; e ottennero 11 basi su ball, sei delle quali le ottennero Frank Parkinson e Johnny Mokan, tre ciascuno. I Cubs commisero 5 errori mentre i Phillies 4. Nove furono gli uomini rimasti in base per i Cubs mentre i Phillies ne lasciarono 16.

Frank Parkinson
Johnny Mokan

 

Box Scores (da Baseball Almanac)

Philadelphia Phillies 23, Chicago Cubs 26

Game played on Friday, August 25, 1922 at Cubs Park
Philadelphia Phillies
ab
  r
  h
rbi
Wrightstone 3b
7
3
4
4
Parkinson 2b
4
1
2
2
Williams cf
3
1
0
0
  LeBourveau cf
4
2
3
2
Walker rf
6
2
4
1
Mokan lf
4
2
3
2
Fletcher ss
3
1
0
0
  Smith ss
4
2
1
2
Leslie 1b
1
1
0
1
  Lee 1b
4
4
3
0
Henline c
2
1
2
0
  Withrow c
4
1
2
3
Ring p
2
0
1
1
  Weinert p
4
2
1
1
  Rapp ph
0
0
0
0
Totals
52
23
26
19
Chicago Cubs ab   r   h rbi
Heathcote cf
5
5
5
4
Hollocher ss
5
2
3
6
  Kelleher ss
1
0
0
0
Terry 2b
5
2
2
2
  Friberg 2b
1
0
1
0
Grimes 1b
4
2
2
2
Callaghan rf
7
3
2
1
Miller lf
5
3
4
6
Krug 3b
5
4
4
1
O'Farrell c
3
3
2
2
  Hartnett c
0
0
0
0
Kaufmann p
2
0
0
0
  Barber ph
1
2
0
0
  Stueland p
1
0
0
0
  Maisel ph
1
0
0
0
  Eubanks p
0
0
0
0
  Morris p
0
0
0
0
  Osborne p
0
0
0
0
Totals
46
26
25
24
Philadelphia
0
3
2
1
3
0
0
8
6
23
26
4
Chicago
1
10
0
14
0
1
0
0
x
26
25
5
  Philadelphia Phillies IP H R ER BB SO
Ring  L(11-12)
3.1
12
16
6
5
2
  Weinert  
4.2
13
10
8
5
2
Totals
8.0
25
26
14
10
4
  Chicago Cubs IP H R ER BB SO
Kaufmann  W(7-8)
4.0
9
6
3
3
0
  Stueland  
3.0
7
3
3
2
1
  Eubanks  
0.2
3
8
4
3
0
  Morris  
0.1
4
4
4
1
1
  Osborne  SV(2)
1.0
3
2
2
2
3
Totals
9.0
26
23
16
11
5

E–Wrightstone (5), Williams (8), Walker (7), Lee (7), Heathcote (6), Hollocher (23), Callaghan (4), Krug (25), Hartnett (1).  DP–Philadelphia 3. J. Smith-Parkinson-Lee, J. Smith-Parkinson-Lee, Wrightstone-Parkinson-Lee.  2B–Philadelphia Parkinson (13); Walker (27); Mokan (10); Withrow (2), Chicago Heathcote 2 (12); Hollocher (32); Terry (16); Friberg (6); Grimes (35); Krug 2 (21).  3B–Philadelphia Wrightstone (4); Walker (10).  HR–Chicago Miller 2 (11,2nd inning off Ring 2 on 2 out,4th inning off Weinert 2 on 1 out); O'Farrell (3,2nd inning off Ring 1 on 2 out).  SH–Parkinson (10); Walker (7); Leslie (6); Hollocher (27); O'Farrell (5).  Team LOB–16.  HBP–Grimes (6).  Team–9.  SB–Weinert (1); Hollocher (17).  CS–Williams (12).  U–Bob Hart, Cy Rigler.  T–3:01.  A–7,000.

Lo strano suicidio di Win Mercer

George Barclay "Win" Mercer

La mattina del 12 gennaio 1903, un guardiano notturno fu mandato a verificare il forte odore di gas che proveniva dalla stanza n° 215 dello squallido Occidental Hotel a San Francisco. Quando nessuno rispose al suo bussare, il guardiano aprì la porta a calci, entrò nella stanza, e trovò il corpo senza vita di un uomo che si era registrato come George Murray di Filadelfia. Penzolava dalla bocca dell'uomo un tubo di gomma collegato alla presa di gas della stanza, e al suo fianco c'era un biglietto che dava le istruizioni a chi lo avesse trovato di avvisare il signor Van Horn al Langham Hotel che Winnie Mercer si era tolto la vita.

Win Mercer nel 1901 con la casacca dei Senators

Winnie era George Barclay Mercer, un lanciatore di 29 anni dei Detroit Tigers che era destinato a diventare il loro manager per la stagione 1903. Era conosciuto come Win per tutta la sua carriera di baseball, presumibilmente a causa della sua capacità di vincere. Durante il suo mandato nelle major league, tuttavia, Win perse più di quanto vinse, realizzando un record di 132-164 in nove stagioni, per lo più con lo sfortunato club di Washington della National League. Mercer era un forte battitore, e nei giorni che non lanciava giocava in ogni posizione tranne che nel ruolo di catcher, e stabilì una rispettabile media battuta in carriera di .285. Mercer era a San Francisco perché lanciava e fungeva da tesoriere per una squadra barnstorming nella postseason.

Oltre alle istruzioni fornite a Van Horn, Mercer aveva lasciato tre messaggi, uno a sua madre, uno alla sua fidanzata 23enne, Martha Porter, e un terzo a Tip O'Neill, uno degli organizzatori del tour. Si scusava con sua madre per il dolore che le avrebbe causato, ma insisteva che stava facendo la cosa giusta. Simile era anche la lettera scritta alla fidanzata, e con le lacrime che gli scendevano sulle guance, chiedeva il suo perdono. La lettera finale a O'Neill diceva dov'era il denaro che aveva trattenuto come tesoriere.

La morte di Mercer fu uno shock per i suoi compagni di gioco e soprattutto per la sua famiglia a East Liverpool, Ohio, che si rifiutò di credere alle indagini iniziali di suicidio. La madre di Mercer insistette nel dire che suo figlio era stato ucciso e sostenne che pochi giorni prima qualcuno aveva cercato di rubargli 8,000 $. Le sue lettere citavano una sorella, che Mercer non aveva, ed erano firmate "Winnie", un nome che non usava. La famiglia inviò una lettera al capo della polizia di San Francisco in cui gli chiedevano di indagare su un possibile omicidio.

Fonte: The New York Times, mercoledì 14 gennaio 1903

Il medico legale di San Francisco stabilì che la morte era dovuta al suicidio, sulla base delle lettere e la testimonianza di un farmacista che aveva venduto il tubo a Mercer. Il verdetto lasciò la famiglia e gli amici basiti a chiedersi perché un 29enne recentemente nominato manager in major league, con una fidanzata che lo aspettava a casa, si sarebbe tolto la vita?

La congettura del suicidio era centrata sui soliti motivi dei debiti di gioco e coinvolgimenti romantici. Presumibilmente una delle lettere conteneva la frase: "Una parola agli amici: diffidate dalle donne e dal gioco d'azzardo", anche se tale formulazione non sembra sia apparsa in nessuna delle citazioni delle lettere riportate dai giornali. Qualcuno disse che Mercer aveva perso gli 8000 $ alle corse (lo stesso importo del tentativo di rapina). Anche se l'esile Mercer (1,70 per e 64 kg) era presumibilmente uno degli uomini più belli delle Major League, non vi era alcuna prova che fosse coinvolto in una relazione illecita. Come tesoriere del tour, poteva aver sottratto il denaro per pagare i debiti di gioco? Non ne aveva, perchè erano stati pagati i giocatori lungo il tour, e la lettera di Mercer a O'Neill sulla posizione del denaro in cassa, era stato contabilizzato. L'amico di Mercer, Dick Hartley, un outfielder dei Tigers, aveva dichiarato che il giorno prima della sua morte Mercer aveva distribuito 30 $ a ciascun giocatore come parte dei loro profitti.

Mercer era forse preoccupato per il deterioramento delle sue abilità nel baseball e che la fine della sua carriera fosse imminente? Aveva solo 29 anni, e nonostante un record di 15-18 nel 1902, Mercer aveva registrato la migliore ERA in carriera di 3.04. Era stato nominato manager dei Tigers con un consistente stipendio di 3800 $.

C'era una ragione più plausibile per lo sconforto di Mercer. Durante il tour, si fermò nel New Mexico a visitare suo fratello, che soffriva di malattia polmonare ereditaria (probabilmente la tubercolosi), e rimase scosso quando potè constatare le sue cattive condizioni. Il compagno di squadra Willie Keeler vide la reazione di Mercer, e la sua paura che un uguale destino fosse in serbo per lui. Keeler e altri cercarono di consolare Mercer, sottolineando che era un atleta professionista in condizioni ottimali e in buona salute generale.

William Lange
Joe Corbett

Dopo aver appreso la notizia della morte del giocatore, i membri delle squadre dell'American League e della National League decisero all'unanimità di giocare una partita a beneficio della famiglia Mercer. Le popolari stelle Bill Lange e Joe Corbett parteciparono alla raccolta fondi.

I debiti di gioco, le complicazioni romantiche, e la paura di una morte precoce furono le possibili cause del suicidio di Mercer che vennero postulate poco dopo la sua morte e, senza alternative verificate, hanno persistito fino ai giorni nostri. Con il senno di poi e le moderne conoscenze mediche, tuttavia, ci sono un paio di altre teorie che dovrebbero essere considerate.

La prima è quella che oggi chiameremmo depressione clinica. Le informazioni del baseball nel 1903 erano generalmente stereotipate e non eccessivamente incisive quando si trattava della personalità. I giocatori rientravano in categorie; alcuni erano sempre sorridenti e scherzavano, altri erano competitivi e violenti, ma nessuno aveva delle sfumature differenti.

Le personalità non erano delle descrizioni lineari che entravano nelle informazioni a cavallo del ventesimo secolo, e la percezione superficiale non era sempre precisa. Era possibile che l'apparente geniale Mercer fosse affetto da una depressione indotta chimicamente, non facilmente riconducibile alla situazione, e che viene trattata oggi con dei farmaci? E' anche possibile che nel corso della sua carriera Mercer avesse subito una o più commozioni non diagnosticate che possono aver causato danni al cervello e portato alla depressione? Non c'erano caschi di battuta. Se un giocatore veniva colpito in testa durante una partita, veniva generalmente rianimato con acqua o whisky e mandato a casa a riposare. Una volta che riprendeva conoscenza, si ipotizzava che l'individuo colpito fosse guarito. Inoltre, il consumo di alcool tra i giocatori di baseball di quel periodo era pesante, e forse questo giocò un ruolo nella predisposizione di Mercer.

Speculazioni a parte, il suicidio di Win Mercer rimane un mistero irrisolto. Aveva lasciato tre appunti, in ognuno di questi era più dispiaciuto che rivelatore. Nessuna delle eventualità portate avanti all'indomani della sua morte fu dimostrata e, senza conoscere lo stato di salute mentale di Mercer, non possiamo sapere se egli soffrisse di depressione clinica. Probabilmente non sapremo mai che cosa abbia indotto un 29enne giocatore di baseball e manager a collegare un'estremità del tubo di gomma a una presa di gas e mettersi l'altra estremità in bocca. Quando fu sepolto a East Liverpool, la risposta fu sepolta con i suoi resti.

Nella didascalia sotto l'immagine si legge:

 Winfred B. Mercer, che ora è il lanciatore stellare del Club di Washington, è nato il 20 giugno 1874, a Wheeling, West Virginia, ma ha imparato a giocare a baseball a East Liverpool, Ohio. Ben presto ha imparato l'arte della curva della palla e ha guadagnato una notevole fama locale come lanciatore. Il suo primo impegno professionale è stato con il Dover (NH) Club, con cui ha iniziato la stagione del 1893. Non è passato molto tempo, però, prima che il suo buon lavoro come lanciatore cominciasse ad attrarre l'attenzione dei dirigenti dei club della New England League, e poco dopo ha ricevuto una lusinghiera offerta dal Fall River Club di quella League e ha finito la stagione con il suo team. Verso la fine della stagione del 1893 il Club di Washington lo ha firmato per il 1894. Da allora è stato un membro del team di Washington e ha fatto tali passi rapidi nella sua professione che ora si classifica come uno dei migliori lanciatori della National League. Mercer è un gran lavoratore e coscienzioso, e come giovane socievole è un ottimo lanciatore, ed è molto popolare sia dentro che fuori dal campo.

Un arbitro che prende in mano la situazione

Il 24 luglio del 1873, uno dei più testardi e polemici uomini nel baseball ebbe un alterco con uno dei più duri. Il primo era Robert Ferguson e, dal momento che aveva una mazza in mano, emerse come vincitore di quel pomeriggio. Ferguson, capitano dei Brooklyn Atlantic, era stato uno dei protagonisti del baseball durante gli anni '70, svolgendo contemporaneamente il ruolo di giocatore, capitano (un ruolo equivalente al field manager del ventunesimo secolo), arbitro e presidente della National Association (NA) of Professional Base Ball Players (l'unica major league esistente in tale data).

Robert Ferguson

Servire come presidente della NA era per lo più una carica onoraria, ma giocare e fare il manager era difficile come lo è oggi, e arbitrare le partite nel 1870, se fatto coscienziosamente, era un compito arduo. Nel corso del 1850 e fino agli anni 1860, l'arbitro era un personaggio stimato a cui si doveva rispetto e deferenza, ma dal 1880, veniva maltrattato da giocatori e tifosi e spesso doveva ricorrere alla protezione della polizia. Nel 1870, la transizione era già in atto.

Molti degli arbitri degli anni '70 erano giocatori le cui squadre non erano coinvolte nella partita, e Bob Ferguson fu uno dei migliori giocatori-arbitri. Conosceva le regole, era incorruttibile, e non si tirava indietro con nessuno.

A volte la combattività di Ferguson era per una buona causa, come quando fronteggiava con rabbia i giocatori d'azzardo che pensava stessero corrompendo i suoi uomini. In altre occasioni, la sua natura irascibile era un danno, in particolare quando insultava i suoi giocatori se avevano commesso degli errori. Il maltrattamento dei suoi nove fu la più grande colpa di Ferguson, e quasi ogni squadra che diresse soffrì dell'acceso dissidio provocato dal suo bullismo. "[Ferguson] è l'uomo migliore", aveva scritto il Chicago Tribune, "per gestire il club in campo, che io abbia mai visto". Al Spalding scrisse più tardi che Ferguson "non sapeva nulla della scienza sottile di gestire gli uomini con la strategia piuttosto che con la forza".

Essere un giocatore-manager ha i suoi vantaggi e svantaggi. Ferguson era un giocatore di talento che avrebbe potuto dare il buon esempio e avere un impatto tangibile sul risultato, ma quando rimproverava i suoi giocatori per i loro errori, e ne commetteva anche lui, creava una situazione imbarazzante che i suoi giocatori non erano in grado di ignorare.

Nat Hicks

L'avversario di Ferguson nella giornata del 24 luglio del 1873, era il catcher Nat Hicks dei New York Mutuals. Il ricevitore degli anni '70 dell'ottocento era impiegato principalmente per la sua difesa, e un buon lanciatore era inutile senza un catcher affidabile. Se un buon ricevitore in difesa poteva anche battere, era una bella sorpresa; il suo valore primario era dietro casa base.

Il ricevitore era anche un gladiatore, una virile figura eroica che affrontava lanci che stavano diventando progressivamente più veloci e le sprizzate foul che erano anch'esse veloci e imprevedibili. L'unica attrezzatura utilizzata dalla maggior parte dei ricevitori era un boccaglio di gomma.

Hicks era un buon giocatore e un decente battitore, ma la sua maggior fama derivava dalla sua capacità di assorbire le batoste e continuare a giocare. Durante la sua carriera di 11 anni, Hicks si era rotto ogni dito almeno una volta. Si ruppe anche un polso, un sopracciglio, il naso e, infine, terminò la carriera quando il suo ginocchio si strappò mentre stava cercando di bloccare a casa base il grande Cap Anson.

Nel suo libro Catcher, una meravigliosa disamina degli uomini che avevano giocato in quella posizione nei primi anni del baseball, Peter Morris descrive una sequenza di eventi che esemplifica il machismo del XIX secolo, e di Hicks in particolare. Il 3 luglio del 1873, tre settimane prima del suo incontro con Ferguson, Hicks era stato colpito in faccia e aveva subito una brutta contusione attorno ad un occhio. Questo non lo tenne fuori dal gioco il giorno dopo, anche se aveva un dito molto dolorante. "Ha giocato", scrisse Morris, "con l'occhio destro quasi fuori dalla testa, e il naso e tutto il lato destro del volto gonfio tre volte la loro dimensione normale".

Con il suo volto sfigurato e appena riconoscibile, Hicks giocò una grande partita. Venne colpito quattro volte, una volta sulla bocca, una volta al petto, e due volte con la mazza, ma "non fu possibile allontanarlo dal suo incarico".

Ci sono molti altri esempi del bullismo di Ferguson e del masochismo di Hicks, ma basti dire che nessuno dei due si sarebbe tirato indietro in un confronto. Il 24 luglio, Ferguson era l'arbitro nella partita tra Baltimore e i Mutuals, in cui Hicks stava ricevendo. I Mutuals, che avevano la reputazione di loschi traffici e che vennero spesso sospettati di vendere le partite, andarono in vantaggio 8-5 nel nono inning. Baltimore segnò un punto (aiutato da una palla mancata di Hicks) e avevano due corridori in base, con due out. Cal McVey andò strikeout, e avrebbe chiuso la partita, ma Hicks fece cadere la palla. Invece di toccare McVey, che si trovava vicino a casa base, Hicks inspiegabilmente tirò in terza per tentare il gioco forzato. Il terza base John Hatfield rimase completamente sorpreso e non andò sulla base.

Il battitore successivo colpì una sprizzata foul, e ancora una volta sarebbe finita la partita se Hicks non avesse fatto cadere la palla. Il battitore poi colpì una palla a terra in terza, dove Hatfield, sempre per motivi sconosciuti, provò a giocare a casa base per l'out forzato. Tirò la palla oltre Hicks, furono segnati tre punti e, dopo un altro errore, Baltimore passò in vantaggio 10-8.

Mentre i Mutuals lasciavano il campo, discutendo febbrilmente sulle disattenzioni difensive, Hicks e Hatfield, conosciuto per il suo carattere ombroso, si accusarono a vicenda di aver sbagliato intenzionalmente. Ferguson, che come arbitro avrebbe dovuto essere lontano dal battibecco, intervenne ed insinuò a Hicks che lui e i Mutuals avevano venduto la partita. Hicks rispose che Ferguson era un maledetto bugiardo.

C'era una mazza nelle vicinanze e Ferguson la raccolse e con uno swing violento colpì Hicks al braccio. Come Hicks si afferrò il braccio per il dolore, la folla cominciò a muoversi verso Ferguson, accusandolo di avere un interesse pecuniario nella partita. Qualcuno gli porse una mazza per proteggersi, e la polizia lo scortò nella club house, dove scambiò le reciproche scuse con Hicks. Hicks era arrabbiato con il braccio al collo, mentre Ferguson, per qualsiasi forma di giustizia, avrebbe dovuto essere punito.

Non fu intrapresa alcuna azione contro Ferguson, e continuò a giocare, essere capitano, arbitro, e servire come presidente della National Association per il resto della stagione. Lo stoico Hicks, che poteva giocare con la faccia malconcia, non potè farlo con il braccio rotto e perse il resto dell'anno.

Oltre a illustrare la natura testarda e la scarsa capacità di giudizio di Ferguson, l'episodio mostra la differenza del baseball come era giocato nel 1870 e come viene giocato oggi. Forse la differenza più scioccante sono i molti ruoli gestiti da Ferguson. Potete immaginare il nuovo Commissione Rob Manfred che arbitra, gioca in terza base, e dirige come manager?

Una seconda differenza è il modo in cui il coraggio è stato sostituito dalla prudenza nel trattamento degli infortuni nel baseball. Nel 1870, non vi era alcuna sostituzione se non per un infortunio invalidante, e la maggior parte delle squadre risparmiavano soldi viaggiando senza giocatori in più. Se un giocatore si feriva ed era incapace di essere utilizzato in una posizione impegnativa, come il ricevitore, veniva solitamente spostati all'esterno e come pinch runner, se necessario. Oggi, nemmeno per idea Hicks avrebbe giocato con il naso rivolto verso la prima base.

Una stampa del 1870 raffigurante Nat Hicks "dietro il battitore" con i New York Mutuals

I vecchi ricevitori pagarono un prezzo per il loro coraggio. E' molto probabile che Hicks e i suoi colleghi abbiano sofferto molti colpi durante la loro carriera, e Morris teorizzò che le problematiche delle vite vissute dopo il ritiro da alcuni vecchi catchers siano state il risultato dei traumi subiti mentre erano dietro il piatto.

Nat Hicks era un uomo prezioso per la sua durezza, e Bob Ferguson è stato un giocatore di talento, un uomo onesto e in un giorno di luglio del 1873, i due uomini si sono affrontati in uno degli scontri più singolari del baseball ottocentesco.

Opening Day del 15/04/1958:"We Murder The Bums"

Poco dopo l'1:30 del pomeriggio di martedì 15 aprile 1958, allo Seals Stadium in Mission District a San Francisco (nell'area delimitata da Bryant Street, 16th Street, Potrero Avenue e Alameda Street) andò in scena una storica partita.

Nel bel mezzo di quel mese, due delle leggendarie squadre della Major League Baseball, i Giants e i Dodgers, iniziavano un nuovo capitolo della loro rivalità di lunga data sulla West Coast.

Fu in quel momento che il baseball diventò veramente il national pastime.

Che i Giants e Dodgers avessero lasciato New York contemporaneamente fu stupefacente, anche per i fans che li accolsero nel Golden State. Walter O'Malley, proprietario dei Dodgers, era frustrato per la mancanza di progressi nei suoi piani per sostituire l'Ebbets Field, il vecchio stadio del suo club a Flatbush, e ascoltò il corteggiamento della città di Los Angeles. Lui e i leader civici di San Francisco persuasero Horace Stoneham, proprietario dei Giants, a spostarsi da Coogan's Bluff a San Francisco. I nemici perenni erano diventati alleati.

I Newyorkesi erano sbalorditi. Queste due franchise tra le più leggendarie del baseball, avevano dominato la National League, vincendo insieme otto pennants e due World Series dal 1947 al 1956.

"Qui i fans piangono la perdita di due club", titolava il New York Times il 16 aprile.

Il 15 aprile si giocava la prima partita della Major League di baseball sulla West Coast. Naturalmente, fu un pomeriggio soleggiato di primavera allo Seals Stadium. Lo stadio non era nuovo. Era stato costruito durante la Grande Depressione per le due squadre della Pacific Coast League, i San Francisco Seals e i Mission Reds.

Ma era nuovo per i Giants, e fu utilizzato per due stagioni - Le squadre di minor league avevano trovato altre sedi - mentre il Candlestick Park era in costruzione. Furono costruite delle nuove gradinate a sinistra per aumentare la capacità dei 18600 posti esistenti. Quel giorno entrarono oltre 23000 tifosi.

15 aprile 1958: Due foto del pubblico presente allo Seals Stadium

Il giorno prima dell'opening day, 125000 persone, secondo il capo della polizia Frank Ahern, ma due volte quel numero secondo altre fonti, presenziarono lungo il percorso alla parata che iniziò al Seals Stadium, attraversando Mission, e continuando lungo Financial District sotto una pioggia di coriandoli, per concludersi allo Sheraton-Palace Hotel a Market e New Montgomery streets.

14 aprile 1958: La folla alla parata dei Giants a San Francisco

"They're your Giants now" (Sono i tuoi Giants ora), disse il manager Bill Rigney, davanti ad una folla di circa 1000 persone, al sindaco di San Francisco, George Christopher.

15 aprile 1958: Il pubblico all'entrata dello Seals Stadium

Il giorno della partita, Bob Stevens del Cronicle cominciò la sua storia dicendo: "Oggi, la National League diventa nazionale all'1:30 p.m. quando i San Francisco Giants incontrano i Los Angeles Dodgers in una battaglia epocale di baseball allo Seals Stadium".

15 aprile 1958: Il manager dei San Francisco Giants, Bill Rigney (a sinistra), e il manager dei Los Angeles Dodgers, Walter Alston, si stringono la mano prima dell'inizio della gara inaugurale della West Coast

Nell'opening day, Rigney e il manager dei Dodgers Walt Alston ebbero approcci diversi per i loro lineups. Rigney partì con tre debuttanti - il prima base Orlando Cepeda, il terzo base Jim Davenport e l'esterno sinistro Willie Kirkland - e tutti facevano il loro debutto in major league.

Il giocatore dei Giants con più lunga esperienza nel lineup era Willie Mays, un eroe trapiantato e un Giants dal 1951. Otto dei nove Dodgers che entrarono come titolari aveva giocato per Brooklyn l'anno precedente.

I lineups dei partenti includevano cinque futuri Hall of Famers: Mays e Cepeda per i Giants, e Pee Wee Reese, Duke Snider e Don Drysdale per i Dodgers. Pure l'arbitro di casa base Jocko Conlan era sulla via della Hall.

Il sindaco Christopher lanciò la cerimoniale prima palla con il sindaco di Los Angeles Norris Poulson che riceveva.

Un brusio eccitato riempì lo stadio. I due lanciatori partenti erano abituati al sole. Per i Dodgers, si trattava del 21enne destro e futuro Hall-of-Famer, Don Drysdale, da Van Nuys, California. Era la terza stagione di Drysdale nelle majors. La sua grandezza doveva ancora esplodere. Per i Giants, lanciava il destro Rubén Gómez da Arroyo, Porto Rico, che era di nove anni più vecchio e cinque pollici più basso di Drysdale.

Questo particolare "Moment In Time" è in realtà uno dei momenti fondamentali della storia del gioco. Martedì, 15 aprile 1958, allo Seals Stadium di San Francisco, alle 01:34, Ruben Gomez dei Giants lancia uno strike a Gino Cimoli dei Dodgers con Valmy Thomas che riceve. Nasce la Major League Baseball in California

Gómez fu il primo giocatore portoricano a giocare in una squadra che vinse le World Series, quando i New York Giants spazzarono i Cleveland Indians nel 1954. In questa partita dell'opening day, sarebbe diventato il primo lanciatore a vincere una partita sulla West Coast, quando i Giants sconfissero i Dodgers, 8 - 0.

Il gioco ebbe un avvio lento, e nessuna delle due squadra segnò punti nei primi due innings e mezzo. Poi, nella parte bassa del terzo, Drysdale diede la base a Danny O'Connell e a Valmy Thomas. Gómez colpì un singolo per caricare le basi. Jim Davenport colpì una volata di sacrificio profonda sul lato destro del campo, e O'Connell segnò e Thomas avanzò in terza. Jim King colpì un singolo a destra, e fece segnare Thomas e spostò Gómez in seconda. Ma i Giants ottennero solo due punti nel terzo, perchè Willie Mays andò al volo a destra e Willie Kirkland fu eliminato su una volata al centro. I Giants conducevano 2 - 0.

Un strikeout, una base su ball, e un doppio gioco spensero le velleità dei Dodgers nella parte alta del quarto. Il rookie dei Giants, Orlando Cepeda, colpì un volata a sinistra nella parte bassa del quarto. Daryl Spencer colpì un home run solitario oltre la recinzione tra sinistra e centro, per allungare 3 - 0. O'Connell fu eliminato su un groundout. Thomas ricevette la base su ball. Con una palla mancata, mentre Gómez era in battuta, Thomas andò in seconda. Gómez poi con la sua base-hit fece segnare Thomas. Davenport mise a segno un singolo a destra e Gómez avanzò in seconda. Questo fu tutto per Drysdale. Venne sostituito dopo tre innings e 1/3 dal rilievo Don Bessent. Il rilievo caricò le basi. Willie Mays andò a battere e colpì un infield singolo al centro, facendo segnare Gómez e Davenport. Ma, come Mays cercò di allungare il suo singolo in un doppio, venne eliminato in seconda. I Giants avevano allungato il vantaggio, 6-0.

I Dodgers non segnarono nel quinto. Nella parte bassa del quinto dei Giants, Kirkland fu eliminato al volo dall'esterno centro. Poi Cepeda colpì un home run solitario al centro per portare sul 7 - 0 i Giants. L'inning terminò con Spencer al volo e O'Connell in groundout.

Dopo un sesto inning senza punti per entrambe le squadre, i Dodgers misero un pinch hitter per Bessent nel settimo. Dopo che i Dodgers non riuscirono a segnare ancora una volta, Ron Negray sostituì Bessent sul monte nella parte bassa del settimo. Negray mise strikeout Davenport e diede la base a King. Mays colpì il suo secondo singolo infield, facendo avanzare King in seconda. Kirkland mise a segno un singolo a destra, facendo segnare King e avanzare Mays in terza. Ma, come Kirkland cercò di allungare il suo singolo in un doppio - i Giants avevano alcuni corridori aggressivi nel 1958 - fu eliminato dall'esterno destro Furillo. Cepeda chiuse l'inning con una volata a sinistra. Sul tabellone Giants 8 - Dodgers 0.

Nella parte alta del nono, i Dodgers, per l'ultima volta, non riuscirono a mettere un punto sul tabellone. Pee Wee Reese chiuse la partita con uno strikeout guardato, il punto esclamativo su una partita decisamente incolore per i Dodgers.

I Giants avevano vinto 8-0 nella loro prima partita a San Francisco e la prima partita della Major League di baseball sulla West Coast. Gómez lanciò una shutout complete game, concedendo sei valide e realizzando sei strikeout. Drysdale lanciò tre innings e 1/3, concedendo cinque valide e sei punti guadagnati, tra cui un home run e tre basi su ball. Mise trikeout solo un battitore. Bessent lanciò poco più di due inning concedendo quattro valide, un punto guadagnato, e una base su ball. Nessun strikeouts. Negray lanciò due inning concedendo due valide, un punto guadagnato, e tre basi su ball. Uno strikeout.

Il titolo del San Francisco Chronicle il giorno dopo era: "We Murder The Bums" (Noi uccidiamo i Bums). È interessante notare che la prima partita dimostrativa tra i Giants e i Dodgers a New York nel 1884, finì 8-0 per i Giants.

Box Scores (da Baseball Almanac)

Los Angeles Dodgers 0, San Francisco Giants 8

Game played on Tuesday, April 15, 1958 at Seals Stadium
Los Angeles Dodgers
ab
r
h
rbi
Cimoli cf
5
0
1
0
Reese ss
3
0
0
0
Snider lf
2
0
0
0
Hodges 1b
4
0
0
0
Neal 2b
4
0
2
0
Gray 3b
4
0
2
0
Furillo rf
3
0
0
0
Walker c
3
0
1
0
  Roseboro pr,c
1
0
0
0
Drysdale p
1
0
0
0
  Bessent p
1
0
0
0
  Larker ph
1
0
0
0
  Negray p
0
0
0
0
  Giliam ph
0
0
0
0
Totals
32
0
6
0
San Francisco Giants
ab
r
h
rbi
Davenport 3b
4
1
2
1
King lf
3
1
2
1
Mays cf
5
0
2
2
Kirkland rf
5
0
1
1
Cepeda 1b
5
1
1
1
Spencer ss
4
1
1
1
O'Connell 2b
2
1
0
0
Thomas c
1
2
0
0
Gomez p
4
1
2
1
Totals
33
8
11
8
Los Angeles
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
6
1
San Francisco
0
0
2
4
1
0
0
1
x
8
11
0
  Los Angeles Dodgers IP H R ER BB SO
Drysdale  L (0-1)
3.2
5
6
6
3
1
  Bessent  
2.1
4
1
1
1
0
  Negray  
2.0
2
1
1
3
1
Totals
8.0
11
8
8
7
2
  San Francisco Giants
IP
H
R
ER
BB
SO
Gomez  W (1-0)
9.0
6
0
0
6
6
Totals
9.0
6
0
0
6
6

E–Hodges (1).  DP–San Francisco 1. Gomez-Spencer-Cepeda.  PB–Walker (1).  HR–San Francisco Spencer (1,4th inning off Drysdale 0 on 1 out); Cepeda (1,5th inning off Bessent 0 on 1 out).  Team LOB–11.  SF–Davenport (1,off Drysdale).  Team–9.  U-HP–Jocko Conlan, 1B–Frank Secory, 2B–Hal Dixon, 3B–Tony Venzon.  T–2:29.  A–23,448.