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Pat Scantlebury: il vecchio rookie

Alla fine degli anni '40 e agli inizi degli anni '50, molti giocatori della Negro League firmarono contratti con squadre della Major League ma le vecchie stelle trovarono difficoltà nell'allungare le loro carriere nelle Majors. Alcuni giocatori, come il 38enne Pat Scantlebury, distorsero la verità sulla loro età. Sebbene l'età di Scantlebury fosse stata motivo di sbigottimento sui giornali, la sua carriera di successo sul monte non fu mai messa in dubbio.

In un mondo più giusto, Pat Scantlebury avrebbe dovuto giocare per molto tempo nelle Majors prima di esordire finalmente con i Cincinnati Reds il 19 aprile del 1956, all'età di 38 anni e 160 giorni.

Scantlebury era il 10° rookie più vecchio della MLB a debuttare dal 1900, secondo Baseball-reference.com, e aveva lanciato nelle Negro Leagues e nelle minor sin dal 1944. Prima di allora giocava nella sua nativa Panama, uno dei due giocatori nella storia della MLB insieme a Rod Carew originari della zona del canale.

Nonostante non fosse un imponente lanciatore di potenza, Scantlebury aveva vinto per due volte 20 partite nelle minor e venne eletto MVP in due circuiti delle bush leagues prima di unirsi finalmente ai Cincinnati Reds. È imprescindibile che il mancino, conosciuto per il suo controllo, avrebbe potuto essere un membro a lungo termine di una starting rotation della MLB, solamente se fosse nato 20 anni dopo.

Scantlebury visse la stessa storia di Satchel Paige e dei più giovani giocatori come Quincy Trouppe, Bob Thurman e Buzz Clarkson, che debuttarono tutti nelle Major dopo i 35 anni. Avrebbero potuto essere delle stelle nelle Majors se non fossero stati segregati prima del 1947 e la loro età rese molto più difficile l'integrazione dopo la rottura della barriera del colore da parte di Jackie Robinson (anche se Paige, il più vecchio rookie dal 1900, riuscì a lanciare nelle Majors in tre decenni diversi).

La storia di Scantlebury potrebbe essere la più insolita di questo gruppo. Quando firmò con i Reds, aveva già oltre 38 anni.

Nell'odierno mondo digitale, il sotterfugio di Scantlebury non sarebbe mai passato inosservato per molto tempo. Anche altri giocatori internazionali sono stati colti in flagrante per aver sottratto alcuni anni dalla loro reale età, ad esempio Adrian Beltre o Santiago Casilla nelle prime fasi della loro carriera o Fausto Carmona, che diventò diversi anni dopo Roberto Hernandez.

Gli archivi come newspaper.com raccontano che Scantlebury lanciava nel 1944 per i New York Cuban Stars della Negro National League e illustrano anche i suoi progressivi anni dalla nascita. Nato l'11 novembre 1917, secondo Baseball-reference.com, Scantlebury viene indicato come un 25enne da Pittsburgh Press nel 1948. Nel 1953, Waco News-Tribune lo segnalava come un 28enne.

I media iniziarono a speculare sulla vera età di Scantlebury solo dopo che i Reds lo portarono allo spring training nel 1956. Bill Ford del Cincinnati Inquirer descrisse Scantlebury come "un Panamense che dice che il suo braccio sinistro ha solo 30 estati ma altre persone, che sanno, insistono nel dire che giocava nel baseball organizzato sin dai primi anni '40". Bob Broeg del St. Louis Post-Dispatch chiamò Scantlebury un "ancient rookie southpaw" (anziano rookie mancino).

Altri non si preoccuparono tanto, come Lou Smith del Cincinnati Inquirer, che scrisse verso la fine dello spring training: "Ci è piaciuto quello che abbiamo visto di Pat Scantlebury. È vero, può avere 40 o 45 anni. Ma qual è la differenza finché può eliminare i battitori avversari".

Da parte sua, Scantlebury faceva finta di niente. "Sarò vecchio, come dice qualcuno, ma finché posso vincere le partite ...", aveva detto alla Associated Press in un'intervista del 16 aprile 1956.

Vale la pena di notare che Scantlebury non fu l'unico Negro Leaguer a sottrarre alcuni anni dalla sua età. Paige avrebbe potuto avere 48 anni quando debuttò nelle Majors. E come scrisse Rick Swaine nel suo libro del 2005, The Black Stars Who Made Baseball Whole, Bob Thurman e Sam Jethroe si erano tolti quattro anni mentre Luke Easter ne aveva sottratti cinque o sei.

Attraverso il suo lungo soggiorno prima delle Majors, Scantlebury giocò in modo stellare a New York, nelle minors e nei Caraibi. Era nel radar delle squadre della MLB come fece notare The Sporting News il 7 luglio 1948, quando venne visto dagli scouts dei Cleveland Indians.

Invece, gli Indians firmarono Paige che diventò uno dei primi lanciatori neri delle Majors. Alcune persone lo stroncarono, come J.G. Taylor Spink che scrisse nel The Sporting News, "Se Satchel fosse stato bianco, non avrebbe carpito l'interesse di Bill Veeck". Come racconta nel suo libro Ken Burns che accompagna le sue miniserie di Baseball, Veeck rispose così: "Se Satchel fosse stato bianco, sarebbe stato nelle Major 25 anni prima, e la questione non sarebbe stata mai discussa".

Forse Scantlebury non aveva un talento paragonabile a Paige, che non avrebbe dovuto mentire sulla sua età e avrebbe potuto avere un ruolo con Veeck anche se avesse avuto 10 anni in più. Scantlebury non aveva certamente la facilità che aveva Paige di lanciare alla leggenda della Negro League Josh Gibson. Nel 1971, Scantlebury raccontò a un giornalista una performance particolarmente scarsa contro Gibson.

"Gli ho lanciato alto la prima volta e l'ha colpita fuori dal parco", aveva detto Scantlebury, "Quindi la volta successiva gli ho lanciato basso e lui l'ha colpita fuori. Alla terza volta, ho lanciato interno e si è ripetuto. Quando è venuto a battere per la quarta volta, mi sono arreso e gli ho concesso la base su ball".

Una parte del problema di Scantlebury poteva essere stata la mancanza di potenza. In 16 stagioni pro, Scantlebury superò i 100 strikeouts solo tre volte. Dopo che Scantlebury debuttò con i Reds, Smith scrisse: "Pat si avvale più del controllo millimetrico che dei lanci overpowering. E' quello che alcuni dei ragazzi chiama un “junk pitcher” (lanciatore di palle spazzatura)".

Scantlebury usava anche altri trucchi per cavarsela. Uno dei suoi compagni di squadra ai tempi delle minor, il futuro manager Hall of Famer Sparky Anderson, raccontò una storia a un giornalista di Louisville nel 1977.

"Quando ero con Toronto, avevamo una lanciatore di nome Pat Scantlebury, che aveva incollato all'interno del polsino del guanto un intero pezzo di carta vetrata", disse Anderson, "Afferrava la palla come se fosse pazza. Se pioveva, uno di noi sporcava di fango la palla, usava ogni sorta di trucco".

Ma non era solo un lanciatore di palle spazzatura. Swaine ricordò anche il controllo di Scantlebury. Scrisse che Scantlebury aveva un rilascio ingannevole, un'eccellente movimento in prima, una fastball vivace e una varietà di breaking ball. Bob Feller, aveva scritto Swaine, disse che la spitball di Scantlebury "sembrava un piccione che usciva da un fienile". Scantlebury poteva anche battere, talvolta giocò in prima base nelle Negro Leagues e come un pinch hitter nelle minor.

Con il suo set di abilità, prosperò nello spring training del 1956 e finalmente ebbe la sua possibilità di giocare nelle Majors. Purtroppo, c'era un altro fattore che correva contro Scantlebury. Nei primi giorni dopo che Robinson ruppe la barriera del colore, i giocatori afro-americani che lottavano per emergere non duravano a lungo nelle Major Leagues, almeno non come facevano i loro omologhi bianchi.

Scantlebury concesse otto valide e quattro punti guadagnati in cinque inning nel suo primo start il 19 aprile. Concesse sette valide e tre punti guadagnati in quattro inning nel suo successivo start, il 24 aprile, e venne relegato al bullpen. Dopo due settimane e aver concesso cinque punti in tre inning come rilievo durante una sconfitta per 15-0 con i Milwaukee Braves, Scantlebury venne mandato nelle minor.

Venne chiamato per altre due apparizioni in estate, accusando due punti in cinque inning prima di andare a Seattle della Pacific Coast, per non tornare mai più nelle Majors.

Scantlebury non fu solo un grande lanciatore mancino nelle Negro Leagues ma anche un corridore di successo.

LA NOTTE IN CITTÀ IN CUI GLI UOMINI IN BLU FINIRONO NEI GUAI

Nella notte del 28 agosto 1960, i giocatori d'azzardo ricattarono gli arbitri Ed Runge e Bill McKinley perchè influenzassero una partita.

Ed Runge è stato il patriarca dell'unica famiglia a produrre tre generazioni di umpires nelle Major League. Fu arbitro dell'American League dal 1954 al 1970 e suo figlio Paul arbitrò nella National League dal 1973 al 1997. Il figlio di Paul, Brian, arbitrò nella Major League dal 1999 al 2012.

Ai suoi tempi, Ed era considerato uno dei migliori umpires della League, in particolare dietro casa base, dove era stato classificato il migliore nel chiamare balls e strikes dai managers e coaches dell'AL dal 1959 al 1961. Runge aveva forse la più grande zona di strike nelle Major Leagues, ed era amato dai lanciatori, ma anche dai battitori che apprezzavano la sua coerenza. Secondo Jim Bouton in Ball Four, l'unica volta che la zona di strike di Runge cambiava era se un giocatore faceva qualcosa per irritarlo. Se un idiota faceva irritare Runge, scrisse Bouton, gli strikes non erano più così buoni.

Bill McKinley che, come l'omonimo Presidente degli Stati Uniti, era nativo dell'Ohio fu un arbitro dell'American League dal 1946 al 1965. Era famoso per essere il bersaglio della classica osservazione "hanno sparato al McKinley sbagliato", urlata dai giocatori nel dugout quando faceva una chiamata stretta contro la loro squadra. McKinley avrebbe voluto essere un ballplayer, ma dopo la laurea, lavorò nella macelleria del fratello. Dopo aver fallito un tryout nelle Minor, entrò in una delle prime accademie per arbitri.

Runge e McKinley erano nella stessa crew nel 1960 e venerdì 26 agosto arbitravano nel doubleheader tra gli Orioles e i Kansas City Athletics al Memorial Stadium di Baltimora. Dopo la seconda partita, i due arbitri andarono al Gaiety Supper Club, un locale in una zona malfamata della città conosciuta come "The Block" che offriva molto di più di una cena. Era un locale di intrattenimento con ballerine esotiche e spogliarelli. Oltre alle bevande, Runge e McKinley fecero conoscenza con due ballerine. Una di loro, Helen Ela, 24 anni, conosciuta con il nome di scena di "Sherry" e "Kismet", era una ballerina della danza del ventre. L'altra era la 21enne Mary Jane Spencer, conosciuta anche come Valerie Spencer.

Prima che venisse inserita la regola dell'instant replay nel 2008, la norma era stata discussa per diversi anni. Una delle preoccupazioni nell'introduzione era la paura che le telecamere avrebbero imbarazzato gli arbitri mostrando i loro errori. Mai nella lunga storia dell'arbitraggio, nessuno fu più imbarazzato da una telecamera che Runge e McKinley nella notte del 28 agosto del 1960.

La loro crew si era trasferita a Washington in quel periodo, e Runge aveva arbitrato a casa base mentre McKinley era in seconda base in una partita a senso unico dove i Cleveland Indians sconfissero i Senators 9-1. Quella sera, i due uomini si ritrovarono con Ela e Spencer in un motel di Hyattsville, nel Maryland. Erano in camera da non più di cinque minuti, a malapena il tempo di raccontare alle signore l'eccellente prestazione del lanciatore Barry Latman degli Indians, quando due uomini, il 32enne Donald Anderson, che apparentemente era il fidanzato di Spencer, e il 30enne Robert Waldron fecero irruzione nella stanza, e uno di loro scattò una fotografia dei quattro occupanti. "Ci vediamo in tribunale", dissero i due uomini che se ne andarono così velocemente come erano entrati.

Runge e McKinley, in uno stato di panico assoluto, rientrarono immediatamente nella loro stanza allo Sheraton-Park Hotel di Washington dove trascorsero la tormentata notte cercando di capire cosa fare. Andare alla polizia avrebbe richiesto una spiegazione di quello che stavano facendo in una camera d'albergo con due spogliarelliste, ma cercare di coprire l'incidente avrebbe potuto essere peggiore se fosse diventato pubblico. Decisero di chiamare la polizia.

La sera seguente, quando i due arbitri tornarono nella loro stanza, trovarono una busta sotto la porta. Conteneva una copia della foto incriminante e le istruzioni per chiamare un determinato numero di telefono. Lo fecero e gli venne detto che se non avessero pagato 5000 dollari, Waldron e Anderson avrebbero venduto le foto ad una rivista mettendo fine alla loro carriera di arbitri.

Quando Runge e McKinley affermarono di non avere 5000 dollari, gli venne detto che la cosa sarebbe stata risolta se pagavano 3000 dollari e avessero usato il loro ruolo di umpires per influenzare una partita. Quando risposero che era ancora troppo, i due uomini si offrirono di pagare gli arbitri dai 1000 ai 2000 $ in cambio del loro condizionamento della partita in cui i due ricattatori potevano vincere una forte scommessa. Nel 1953, quando Waldron era stato arrestato per furto con scasso, la sua occupazione era "giocatore d'azzardo", e la sua fissazione sulle partite truccate potrebbe essere stata la sua intenzione sin dall'inizio.

La polizia, ovviamente, era a conoscenza dei negoziati e disse agli arbitri di organizzare un incontro con gli estorsori alle 13.00 presso il Friendship Airport di Baltimora. Uno dei detective disse a Runge: "Quando li incontrerete, voglio che sembriate spaventati e senza un soldo". "Ti dirò una cosa", rispose Runge, "sono spaventato e senza un soldo".

Waldron e Anderson si presentarono come concordato, senza sospettare che i due arbitri erano andati alla polizia. Credevano che gli arbitri avrebbero preferito occuparsi di loro che rischiare l'imbarazzo dell'esposizione pubblica ... ma persero. Quando arrivarono e dissero abbastanza per essere incriminati, i detective della polizia uscirono dall'ombra e presero in custodia i due uomini.

Il 6 settembre Runge testimoniò davanti al magistrato J. Nelson Clark e la testimonianza fu sufficiente perchè i due uomini e Spencer venissero incriminati davanti al Grand Jury. Ela, che apparentemente non aveva partecipato al complotto, non venne incriminata.

Alla luce della pubblicità negativa, Runge e McKinley furono esonerati per il resto della stagione 1960. La moglie di Runge rimase accanto a lui. "Non c'è niente di meglio di Ed", disse, "Non ha mai fatto nulla per cui vergognarsi nella sua vita".

Entrambi gli arbitri tornarono al loro dovere nel 1961, e la loro prestazione fu quanto mai buona. McKinley si ritirò dopo la stagione del 1965 quando raggiunse l'età obbligatoria del pensionamento di 55 anni e Runge si ritirò nel 1970. McKinley arbitrò nella World Series del 1964 e Runge in quella del 1967.

Nel momento in cui si ritirarono, la trasgressione del 1960 era stata praticamente dimenticata. La velocità con cui l'episodio passò nel dimenticatoio è riconducibile alle usanze giornalistiche dell'epoca, quando si riteneva molto importante proteggere l'immagine del gioco. Probabilmente, visto che molti giocatori, umpires e probabilmente giornalisti frequentavano gli strip club, avevano capito che sarebbe potuto accadere a loro e si identificarono con le vittime.

Nessuna partita venne influenzata e l'integrità del gioco, oltre alla pubblica consapevolezza che una coppia di arbitri era stata beccata con due spogliarelliste, fu tutelata. Ma per pochi giorni in agosto e a settembre del 1960, due arbitri dell'American League sudarono più di quanto non avessero mai fatto sotto la maschera e la pettorina durante una giornata estiva caldissima.

Claire Smith: la prima donna giornalista di baseball afroamericana ad entrare a Cooperstown

Claire Smith

Claire Smith ricorda di essersi sentita diversa, solitamente sola, spesso invisibile. Tale era la vita di una giovane ragazza nera che cresceva negli anni '60 nella periferia di Filadelfia a Bucks County, dove la maggioranza della popolazione era bianca.

Non andò molto meglio al liceo o all'università, mentre andava alla deriva senza un senso di appartenenza, identità o scopo. "Una delle anime perse della vita", così si descrisse allora.

Non era l'inizio più probabile per qualcuno che avrebbe poi trovato la sua vita nel baseball, come giornalista ispiratrice e pionieristica. Decenni prima che Sheryl Sandberg implorasse le donne ad alzarsi in piedi e a farsi avanti per l'equità di genere, Claire Smith si aggrappò al suo ambiente maschile dominante con grazia, eloquenza e coraggio senza lamentarsi. Ora, dopo un viaggio di tre decadi come giornalista di baseball - e di persistenti brutali offese dallo sfrontato sessismo – è stata onorata nel 2017 a Cooperstown come la prima donna afro-americana a ricevere il J.G. Taylor Spink Award, il più alto premio accordato a uno scrittore di baseball.

Claire Smith mentre parla, dopo aver ricevuto il J.G. Taylor Spink Award per il giornalismo, alla Baseball Hall of Fame il 29 luglio 2017

Ora ha 63 anni, non è da sola e non è più invisibile. È rispettata - in realtà amata - nei circoli del baseball e dei media per il suo calore, saggezza e gentile contegno. È una parte preziosa della staff giornalistico del baseball di ESPN, dove è stata redattrice coordinatrice dal 2007.

Ma Smith impresse il suo marchio indelebile sui giornali - quando i giornali erano davvero importanti - per 32 anni come giornalista sportivo, editorialista e redattore di due giornali di Filadelfia (il Bulletin e l'Inquirer), l'Hartford Courant e il New York Times. È stata nominata per due Pulitzer ed è stata la prima giornalista donna afroamericana a intervistare gli Yankees nel 1983, una squadra inquieta durante un'era selvaggia e folle.

Se la si chiama pioniere Smith si sdegna. Ti ricorda i suoi coraggiosi fratelli, le poche donne giornaliste sportive degli anni '70 che sono diventate maggiorenni durante gli sconvolgimenti sociali del movimento delle donne come precursori nella lotta per l'accesso e l'equità. Quanto a chi la influenzò di più, Smith accredita senza esitazione i suoi genitori, Bernice e William Smith, che hanno superato le indignazioni razziali prima del movimento per i diritti civili degli anni '50 e '60.

"Come diceva mio padre nel dibattere della razza, 'Devi dimostrare quello che non sei prima di dimostrare quello che sei,'" ha detto Smith.

Da ragazzina, Claire era infusa dall'orgoglio e dalla forza dei suoi genitori - la madre immigrata giamaicana lavorava come chimico alla General Electric nel programma spaziale, e suo padre divenne un artista affermato.

Entrambi i genitori si sono rivelati dei seri appassionati di baseball che hanno nutrito la figlia con la leggenda di Jackie Robinson. Il momento della consapevolezza di Claire, come ricorda spesso, arrivò mentre era in terza della St. James Elementary School.

"Le suore portarono la nostra classe nello scantinato della chiesa e ci fecero vedere The Jackie Robinson Story, il fil autobiografico del 1950 con Ruby Dee nella parte di Rachel Robinson e Jackie che interpretava se stesso. "Oh mio Dio, avevano dato una faccia e una voce all'uomo di cui mia madre mi parlava sempre. Mi sono assolutamente innamorata di lui, vedendo cosa aveva fatto per il baseball, per questo paese, e mostrando che tutto è possibile".

Per molti versi, l'eredità di Jackie Robinson, che aveva rotto la barriera del colore con la sua stoica tolleranza, sopravvive in Claire Smith. La sua eredità è visibile nei nomi degli autori e nei volti femminili in tutto il panorama dei media sportivi di oggi. "Sono molto grata a Claire Smith, che potrebbe anche essere la persona più simpatica del pianeta", ha dichiarato Tara Sullivan, editorialista sportiva di Bergen Record del New Jersey. "È importante ricordare che cosa ci è voluto per portarci qui, come ha assorbito gli attacchi e le frecciate così che alla fine noi non lo subissimo".

Questo non vuol dire che i problemi non esistano ancora. Alla Sullivan stessa è stato negato l'accesso alla clubhouse dell'Augusta National mentre seguiva il Masters alcuni anni fa.

Ma Smith ha aiutato a modificare lo status quo di quello che è stato un club di vecchi ragazzi per oltre un secolo, il corpo dei giornalisti di baseball, probabilmente il più potente degli sport americani. Come una delle poche donne preziose che scrissero di baseball negli anni '80, si era scagliata contro i limiti, ma ha lavorato diligentemente per ottenere il rispetto dei suoi colleghi e degli argomenti che trattava.

"È stato uno sport molto conservatore, e non sempre il più illuminato", ha detto John Quinn, ex redattore sportivo del Philadelphia Inquirer, dove Smith ha lavorato dal 1998 al 2007. "Ma quello che si è evoluto è un enorme rispetto e apprezzamento per Claire per la sua autenticità, il suo lavoro e il modo in cui tratta le persone a tutti i livelli. I giocatori si fidano di lei, i manager si fidano di lei, tutti quelli che conosco hanno una grande fiducia in lei".

C'è anche una grande passione per il suo lavoro, come evidenziato dai suoi colleghi - la Baseball Writers of America Association (BBWAA) - che l'hanno votata per vincere il prestigioso Spink Award. Prende il nome dal compianto editore di Sporting News morto 55 anni fa, che riconosce "i contributi meritori agli scrittori di baseball", e tra i vincitori del passato ci sono giornalisti come Red Smith e Grantland Rice.

Ogni volta che viene invitata a parlare nelle università o nei musei, viene invariabilmente interrogata su quel giorno di ottobre del 1984 durante le National League Championship Series tra Cubs e Padres, che è diventato un momento determinante per stabilire a che livello era il posto di lavoro per le donne nei media sportivi. Dopo Gara 1, una banda di giocatori dei Padres aveva verbalmente aggredito la Smith nella club house, prima che un funzionario del club l'allontanasse con la forza. Era terribilmente scossa e terribilmente spaventata che non sarebbe stata in grado di scrivere la sua storia. Fortunatamente, Steve Garvey aveva sentito parlare di ciò che era successo e uscì dalla club house e rilasciò un'intervista alla Smith.

"È stato umiliante e travolgente", ha detto la Smith.

Ancora oggi, la Smith apprezza la professionalità di Garvey. Preferisce ricordare quella straziante esperienza al Wrigley Field come "una brutta giornata sul lavoro in 40 anni".

Quando la Smith è stata premiata lo scorso gennaio alla cena della BBWAA a New York, Garvey l'ha presentata: "Con il suo modo caloroso e gentile, ci ha completamente conquistati, Non solo ha scritto, ma ci ha insegnato a fare la cosa giusta e a dire la cosa giusta".

I Commissioner Fay Vincent (MLB), David Stern (NBA) e Paul Tagliabue (NFL) parlano con Claire durante l'Association for Women in Sports Media Convention del 1992

L'episodio della clubhouse si verificò sei anni dopo che Melissa Ludtke di Sports Illustrated aveva citato in giudizio (vincendo) la Major League Baseball dopo essere stata bandita dallo spogliatoio degli Yankees durante la World Series del 1978. Tuttavia, ciò non aveva necessariamente influenzato le regole individuali del club o della league.

Solo pochi giorni dal suo incarico come Commissioner nel 1984, Peter Ueberroth, che aveva appena completato l'organizzazione delle Olimpiadi di Los Angeles, reagì in modo furibondo quando venne a sapere cosa era successo alla Smith. Per fortuna c'erano anche altri membri che non la pensavano alla stessa maniera nella comunità del baseball.

"Ueberroth proveniva dalle Olimpiadi del 21° secolo", racconta la Smith, "Disse che questo non sarebbe più stato un problema. Tolse il potere ai clubs e da quel momento cambiò tutto".

Eppure si era ancora alla metà degli anni '80, un periodo in cui la Smith era una delle sole tre giornaliste di sesso femminile nella Major League Baseball. Con l'establishment del gioco lento a mostrare sostegno, e anche rispetto, per le donne reporter, non c'era da meravigliarsi che anche le colleghe della Smith vennissero trattate con disprezzo. Il sempre affascinante Dave Kingman spedì una scatola regalo avvolta con un nastro rosa a Susan Fornoff del Sacramento Bee. La scatola conteneva un topo morto.

Qualunque opposizione e isolamento abbia dovuto sopportare, la Smith è sempre rimasta positiva riguardo al gioco. E lei ha sempre dato ai suoi lettori ben più del solo baseball: "Ho provato a scrivere sulla parte umana del gioco, chi sono i giocatori, quali valori li hanno formati. E ho sempre voluto dare voce ai sotto rappresentati ".

A quel punto, la Smith è diventata una coscienza sociale dello sport come quella prodotta da Jackie Robinson e Larry Doby - eppure era uno sport che non aveva avuto un record stellare nelle assunzioni delle minoranze e che ha visto un allarmante declino nel numero di giocatori neri. Vivendo per anni nella zona di Filadelfia, non ha mai dimenticato come la città natale dei Phillies fosse stata così intollerante della loro prima stella nera, Dick Allen, e che la loro successiva stella nera, Ryan Howard, sia arrivata solo circa 40 anni dopo.

Quando si formò l'espansione con la franchigia dei Colorado Rockies nel 1991, fu offesa dal fatto che il nuovo front office del team fosse esclusivamente sfera d'azione di maschi bianchi. Informò il presidente della League, Bill White, e il Commissioner Fay Vincent, che non furono troppo contenti. Poco dopo, i Rockies annunciarono l'assunzione di Don Baylor, il quarto manager nero del gioco.

In questi giorni, Smith è un mentore per i giovani in un panorama dei media in rapida evoluzione. Le porte sono più aperte alle donne e alle minoranze, ma non nel suo vecchio mondo dei giornali. Lamenta il declino di un'industria che era tradizionalmente così intrecciata con il baseball e che le ha offerto l'opportunità di lavorare nel gioco che ama.

Trova conforto nelle innumerevoli amicizie che ha fatto negli anni nel baseball, e trova una dolce simmetria nell'essere onorata a Cooperstown quest'anno. Si lega con il 70° anniversario del suo eroe che aveva spezzato la barriera del colore nel baseball.

Parlando a una cena della Fondazione Jackie Robinson nei primi mesi del 2017, Smith si è emozionata parlando dell'uomo il cui credo è che una vita non è importante se non nell'impatto che ha sulle altre vite. Riassumendo il significato della sua eminente vita nel baseball, ha detto: "In che modo lo sport invade il mondo reale, e viceversa, e cosa direbbe Jackie se lo fa o no? Queste domande saranno sempre importanti per me e non mi stancherò mai di chiederlo, né mai mi fermerò".

Big Sam Thompson: il primo grande clutch hitter

Samuel Luther "Big Sam" Thompson

Nel 1880, una nuova stella del baseball apparve all'orizzonte. Era alto quasi 1,90 e pesava circa 102 kg, un tipo piuttosto grosso per la sua era e i suoi compagni di squadra, e i fans lo chiamavano "Big Sam". Samuel Luther "Big Sam" Thompson era davvero una forza formidabile con una mazza tra le mani. Ha stabilito il record dei clutch hitter che dura ancora oggi. Thompson poteva sempre battere valide: per la media battuta che per la potenza. Aveva una buon guanto e un grande braccio. Non aveva una grande velocità, ma era un corridore intelligente.

Big Sam Thompson era nato il 5 marzo 1860 a Danville, nell'Indiana. Era uno dei nove figli, il quinto per la precisione, di un veterano della Union Civil War. Il padre di Thompson aveva imparato a giocare a baseball dai suoi compagni soldati nordisti, e riportò il gioco nell'Indiana dopo la guerra. Aiutò ad organizzare i giochi sandlot, e tutti i ragazzi di Thompson, che erano bravi atleti, divennero bravi giocatori. In effetti, i Thompson erano ugualmente noti come buoni giocatori di baseball e temibili "attaccabrighe".

Nel 1884, il giocatore di baseball e manager Dan O'Leary portò la sua squadra indipendente di Indianapolis in trasferta nell'area di Danville per una partita. Aveva sentito parlare di "the Thompson kid" ed era ansioso di vederlo giocare. Ma a Sam erano stai promessi 2,50 $ per costruire il tetto di una casa, ed era al lavoro. O'Leary, imperterrito, offrì di pagare a Thompson i 2 dollari e ½ solo per vederlo giocare. Il ragazzo giocò, e O'Leary lo firmò sul posto - e poi lo vendette immediatamente alla franchigia dei Detroit Wolverines della National League.

Nel 1885, le fortune di Detroit cambiarono improvvisamente in meglio, grazie a Thompson. Nel 1887, "Big Sam" vinse il titolo di battuta della National League con una media di .372. Vinse anche la speciale statistica di arrivi in base + percentuale slugging e i Wolverines vinsero il pennant. Giocarono poi contro i St. Louis Browns, vincitori del pennant della rivale American Association, per la "World Championship Series". I Browns erano una squadra davvero buona, trascinati dai lanciatori stellari Silver King, Dave Foutz e Bob Caruthers (uno dei migliori lanciatori battitori nella storia del gioco). Nel roster c'era anche il prima base Charles Comiskey e il terza base Arlie Latham, e gli outfielders Tip O'Neill (il campione in carica della media battuta dell'AA) e Curt Welch (uno dei più grandi esterno centro di sempre). Caruthers, che aveva giocato bene all'esterno destro quando non lanciava aveva ottenuto il terzo posto nella media battuta di quell'anno.

Detroit, da parte sua, schierava il grande slugger Dan Brouthers (prima base) in appoggio a Thompson, oltre ai superbi infielders Fred Dunlap, Hardy Richardson e al clutch hitter Deacon White. Grazie in gran misura a Thompson Detroit vinse la serie, 10 partite a 5, e la Dauvray Cup. La Coppa fu donata dalla famosa attrice, Helen Dauvray, moglie del futuro Hall of Famer Monte Ward.

Detroit Wolverines 1887

Thompson era ormai un'attrazione da star, attirando un grande numero di spettatori ogni volta che Detroit giocava. In una partita, ha infilato due tripli con basi piene, un'impresa mai ripetuta. Durante la stagione 1887, aveva anche segnato 118 punti, colpito 11 fuoricampo e messo a segno 203 valide. Stabilì anche un record di 166 RBI nella stagione, il miglior totale annuale che durò per un periodo di 34 anni fino al 1921,quando Babe Ruth lo superò.

Dopo 4 anni trascorsi a Detroit, i proprietari di Wolverines caddero in un periodo di difficoltà finanziarie, e Thompson venne ceduto ai Philadelphia Quaker della National League (che cambiarono immediatamente il nome in Phillies). Lì, Thompson visse i suoi più grandi anni, diventando l'unico giocatore del 19° secolo a realizzare per 2 anni oltre 150 RBI. Nel 1894, i Phillies si vantarono di aver l'unico lineup nella storia del baseball con quattro battitori sopra i .400, l'esterno destro Thompson e l'esterno sinistro Ed Delahanty a .407 ciascuno, l'esterno centro "Sliding Billy" Hamilton a .404 e Tuck Turner a .416 . Ahimè, durante i 10 anni di Thompson a Philadelphia, sono sempre stati in corsa ma non hanno vinto un pennant, a causa della loro mancanza di consistenza del bullpen staff.

Philadelphia Phillies 1894: Fila superiore, da sinistra a destra: Brewery Jack Taylor (P), Bill Hallman (2B), Ed Delahanty (OF), Jack Boyle (1B), George Harper (P). Seconda fila, da sinistra a destra: Jimmy Callahan (P), Tuck Turner (OF), Jack Clements (C), Sam Thompson (OF), Mike Grady (C). Terza fila, in senso orario da sinistra a destra: George Haddock (P), Charlie Reilly (3B), Arthur Irwin (Mgr.), Kid Carsey (P). Ultima fila in basso, da sinistra a destra: Gus Weyhing (P), Billy Hamilton (OF), Lave Cross (3B).

Nel 1889, Big Sam aveva realizzato 20 homers e 24 basi rubate, diventando il primo giocatore "20/20" nella storia. Nell'agosto del 1895, colpì 65 RBI, un record mensile che vale ancora. Ha anche guidato la League con 18 home run.

Nella sua carriera di 15 anni, Thompson ha battuto un'importante .331, 1299 RBI, ha segnato 1256 punti e ha colpito 126 homers (il 2° più alto totale per i giocatori del 19° secolo accanto al grande Roger Connor). Tra il 1889 e il 1896, realizzò una media di oltre 100 RBI e 100 punti a stagione. Ha guidato la National League 3 volte per valide, RBI e percentuale di slugging; due volte per i doppi e fuoricampo e una volta per i tripli. Ha anche guidato il campionato due volte in assist dall'esterno destro, e iniziò 18 doppi giochi dall'esterno destro in una sola stagione, un altro record della Major League. Uno dei misteri interessanti che circonda questo battitore mancino riguarda il suo braccio di tiro. Mentre i racconti affermavano che tirava da mancino, c'è un riferimento che lo descrive come un tiratore destro. Sappiamo perfettamente che batteva da mancino, e si crede fermamente che abbia tirato anche con la sinistra.

Il record più sorprendente di Thompson, ininterrotto fino ad oggi, è il suo numero di RBIs in 9 inning. Le sue statistiche mostrano una cifra di .923 RBI per 9 inning game - in carriera - incredibile!

Si crede che Thompson fosse scivolato e cadde mentre riparava il tetto di casa sua, nel 1896. Si ferì alla schiena, e si ritirò dal baseball nel 1898 a causa della ferita che non guariva perfettamente. Nel 1906, dopo 8 anni dal ritiro, cercò di tornare. Firmò con i Detroit Tigers della American League, giocando all'esterno con Ty Cobb e Sam Crawford. Riuscì a battere un triplo, ma si rese conto che all'età di 45 anni era troppo vecchio e si ritirò definitivamente. Thompson è stato eletto nella Hall of Fame nel 1974.

Un'interessante nota a margine: Thompson suonava il violino, e mentre non esistono prove che attestino la sua competenza musicale, il suo grande, grandissimo pronipote, Chris Thile, è un maestro di mandolino riconosciuto a livello internazionale. È un pluripremiato vincitore di un Grammy Award e ha inciso album solisti molto acclamati. Certamente è meglio conosciuto per i suoi testi, musica e voce con il famoso gruppo, Nickel Creek. Nell'album di Thile, "Not All Who Wander Are Lost", ha composto e suonato la canzone "Big Sam Thompson".

Dopo il ritiro di Big Sam dal baseball professionistico, lui e sua moglie, Ida, fecero un sacco di opere di beneficenza nell'area di Detroit. Erano famosi per promuovere il baseball tra i giovani della città. Quando Thompson morì nel 1922, l'intera area di Detroit pianse uno dei suoi cittadini più illustri.

Le stranezze del baseball

Il baseball ha molte più partite di altri sport e pertanto aumentano le possibilità che, nel corso del tempo, accadano cose davvero insolite. Ecco un campionario, pensato sia per intrigare che per divertire. L'Hall of Famer Casey Stengel era solito proclamare, “You could look it up!” .

21 Inning, nessuna base su ball

Babe Adams

Contro i New York Giants il 17 luglio 1914, Babe Adams dei Pittsburgh lanciò un'intera partita di 21 inning senza dare una base su ball. Nonostante ciò perse la partita, 3-1, quando concesse due punti nella parte alta del 21° inning.

Un inning, otto rubate

Steve O'Neill

I Washington Senators, il 19 luglio 1915, rubarono otto basi nel primo inning contro il catcher di Cleveland Steve O'Neill, stabilendo un record per le basi rubate in un inning (il record venne eguagliato poi nel 1919).

La lite batte le forbici

Johnny Allen

In una partita al Fenway Park contro i Boston Red Sox il 7 giugno 1938, il lanciatore dei Cleveland Indians Johnny Allen se ne andò infuriato dal monte e non ritornò più quando gli venne ordinato dall'arbitro Bill McGowan di tagliare la manica della felpa slabbrata che distraeva il battitore.

Allen aveva tagliato le maniche di una delle sue felpe e l'aveva indossata sotto la casacca durante molte delle sue partenze in quella stagione. Sosteneva che lo scopo dell'alterazione era di far entrare più aria, ma il tessuto svolazzante serviva a distrarre i battitori. Quando McGowan gli ordinò di rimuovere la felpa o di togliersi le strisce strappate dalle maniche, Allen si rifiutò e lasciò il campo.

4 Ball, 5 Balk

Bob Shaw

In una sconfitta per 7-5 contro i Chicago Cubs allo County Stadium il 4 maggio 1963, Bob Shaw dei Milwaukee Braves commise cinque balks per stabilire un record. Dopo aver concesso la base a Billy Williams nel terzo inning, Shaw commise balk per tre volte, concedendo il punto a Williams senza sforzo alcuno.

Fuoricampo (ma fuori dal box)

Nella vittoria di Milwaukee su St. Louis del 18 agosto 1965, un fuoricampo di Hank Aaron dei Braves venne annullato quando l'arbitro Chris Pelekoudas stabilì che Aaron aveva battuto il fuoricampo mentre era con il piede fuori dal box. L'arbitro aveva avvertito Aaron nei due lanci precedenti e di conseguenza, il record di Aaron alla fine si fermò a 755, anziché a 756.

La follia di Mauch

Il 2 maggio 1968, l'interbase di Mets, Bud Harrelson, diventò il primo battitore nella storia del baseball a ottenere un vantaggio di 3-0 nell'on-deck circle quando l'arbitro Ed Vargo penalizzò il mitico lanciatore dei Phillies John Boozer per aver portato la mano alla bocca nel cerchio del monte durante il suo riscaldamento.

Vargo stava cercando di far rispettare la nuova regola del baseball progettata per frenare le spitball.

Il manager di Philadelphia Gene Mauch, irritato dalla prima chiamata di ball di Vargo, ordinò a Boozer di tornare a toccarsi la bocca, per il secondo ball, e poi di nuovo, per il terzo ball. Sia Mauch che Boozer vennero poi espulsi dal gioco, che i Mets vinsero 3-0.

Il solitario shortstop

E' successo solo una volta nella storia della MLB che un interbase in un doubleheader non avesse nessuna opportunità difensiva. È successo a Toby Harrah del Texas nelle due partite contro i Chicago White Sox il 25 giugno 1976.

I Rangers vinsero l'apertura, 8-4, e i White Sox si accapparrarono la seconda partita, 14-9, e in mezzo a tutte le valide, punti e out, le uniche volte in cui Harrah toccò la palla, fu solo quando gli venne tirata dal campo esterno e quando veniva fatta girare per il riscaldamento e dopo gli out.

Strike 3, eliminato! Oh, già in panchina!

Doe Boyland

Nel suo primo at bat in Major League, il 4 settembre 1978, il debuttante dei Pirates Doe Boyland andò strike out mentre era seduto in panchina. Boyland viene rimosso come battitore con il conteggio di 1-2 quando i Mets eseguirono un cambio lanciatore e il pinch hitter Rennie Stennett prese il terzo strike. In base alle regole dello score, lo strikeout venne addebitato a Boyland.

Crisi d'identità

Il 4 agosto 1982, Joel Youngblood giocò per due squadre in due città. La sua giornata iniziò a Chicago e finì a Philadelphia, e prima che fosse finita, da Mets divenne un Montreal Expos.

Inizialmente cominciò al Wrigley Field, nel lineup dei Mets in una partita contro i Cubs: Youngblood colpì una valida in due at-bats. Quindi lasciò la partita quando ricevette la notizia che era stato scambiato con gli Expos.

Diverse ore dopo, al Veterans Stadium di Philadelphia, Youngblood entrò all'esterno destro nel sesto inning in difesa e battè un singolo nel suo at-bat nella sconfitta per 5-4 degli Expos.

"Avevo sentito nel terzo inning che ero stato scambiato", disse Youngblood dopo che la sua avventura si era conclusa alla fine della giornata. "Ho effettuato immediatamente le prenotazioni aeree. Ho fatto la doccia e ho preso le valigie e sono arrivato sull'aereo con 20 minuti di anticipo. Ho cenato sull'aereo e ho preso un taxi per arrivare qui a Philadelphia. È divertente - Sono uscito nel terzo e sono arrivato qui nel terzo".

Nota: entrambe le sue valide vennero colpite contro i futuri lanciatori della Hall of Fame - Ferguson Jenkins dei Cubs e Steve Carlton dei Phillies.

Una giornata di lavoro nel primo inning

Von Hayes dei Philadelphia Phillies diventò il primo giocatore a colpire due home run nel primo inning: un fuoricampo solitario e un grand slam. Finì con sei RBI mentre i Phillies schiacciarono i Mets in trasferta, 26-7, l'11 giugno 1985.

Un diverso tipo di D.H.

Il manager Billy Martin degli Yankees usò il lanciatore Rick Rhoden come battitore designato in una partita dell'11 giugno 1988 contro Baltimora. Era la prima volta dall'inizio del battitore designato, 15 anni prima, che un lanciatore iniziasse una partita come battitore designato.

Andò a battere come numero 7 nel lineup. Rhoden battè sulla terza base contro Jeff Ballard nel terzo inning nel suo primo at-bat. Nel suo secondo at-bat, portò a casa un punto con una volata di sacrifcio a destra. Jose Cruz entrò al suo posto nel quinto.

Grande difesa, nessuna valida

Il 17 luglio 1990, i Minnesota Twins diventarono la prima squadra a ottenere due tripli in una partita, ma persero a Boston, 1-0.

In una partita, sei trikeout girati

Il battitore designato dei Baltimora Sam Horn diventò il primo non pitcher ad andare strikeout sei volte consecutive in una singola partita. Dopo aver ricevuto la base su ball nel suo primo at-bat, Horn andò ancora strikeout prima di colpire un doppio nella parte alta del 15° inning mentre gli Orioles vennero sconfitti a Kansas City il 17 luglio 1991.

Una partita, sei valide, sei punti

Il terzo base dei Kansas City Royals, Joe Randa, diventò il primo giocatore dell'American League a collezionare sei hit e segnare sei punti in una partita da nove inning. La produzione offensiva di Randa contribuì alla sconfitta dei Detroit Tigers per 26-5 il 9 settembre 2004.

Uffa, un altro groundout all'esterno sinistro

Sean Casey dei Detroit trovò il modo di battere un groundout a sinistra. L'insolita giocata 5-7-3 del 24 agosto 2006 è il risultato di Casey che si fermò per entrare nel dugout, credendo che la sua battuta sulla terza fosse stata presa al volo dal difensore. Ma la palla uscì dal guanto del terza base dei White Sox Joe Crede e venne raccolta dall'esterno sinistro Pablo Ozuna, il cui tiro in prima eliminò di un soffio Casey che aveva ripreso la corsa verso la base.

Non è uno sport di contatto

L'eliminazione di Michael Young dopo il contatto con il coach di terza Dave Anderson e le relative proteste

L'out finale nella vittoria per 6-5 di Minnesota contro il Texas, del 5 settembre 2010, è una chiamata di interferenza del coach di terza base Dave Anderson con il corridore Michael Young. L'arbitro Alfonso Marquez stabilì che il corridore, che aveva superato la terza base, aveva toccato le mani del suo coach prima di fermarsi e tornare sulla base e pertanto, applicando la regola 7.09 h, il corridore venne eliminato.

Colpire una palla veloce richiede molto più che semplici reazioni!

Nel 2004, Albert Pujols era considerato uno dei migliori battitori del baseball al mondo, guidando le Major Leagues l'anno precedente con una media battuta di .359. Jennie Finch è stata considerata la migliore lanciatrice di softball del mondo, portando gli Stati Uniti a una medaglia d'oro alle Olimpiadi mettendo strikeout più di un battitore per inning e non concedendo punti. Quindi, quando Finch sfidò Pujols in un match, venne annunciato come una classica resa dei conti tra uomini e donne. Ma era solo in apparenza. In fondo, questo matchup ha anche fornito l'esperimento perfetto per testare i limiti di tempo di reazione umani - e come il nostro cervello consenta di superarli.

Colpire una palla da baseball che viaggia a 100 mph è spesso considerato uno delle imprese sportive più difficili in tutti gli sport. Dopotutto, se colpisci la palla solo il 30% delle volte, le squadre di baseball ti pagheranno milioni di dollari per giocare per loro. Lanci che viaggiano a 100 mph impiegano solo 400 ms (millisecondi) per viaggiare dal lanciatore al battitore. Poiché il tempo di reazione tipico è 200 ms, e occorrono 100 ms per sventolare la mazza, questo lascia solo 100 ms di tempo di osservazione in cui il battitore può decidere se effettuare lo swing o meno.

Ci vogliono almeno 300 ms per un battitore di baseball per vedere la palla e reagire per sventolare la mazza. Durante questo tempo, il cervello deve elaborare l'immagine, decidere di girare e quindi contrarre i muscoli per spostare effettivamente la mazza attraverso il piatto

Se reagire così velocemente può sembrare sovrumano in effetti lo è; se il tempo di reazione fosse tutto lì, i battitori non avrebbero mai colpito una valida. Per aggirare le loro lente reazioni, gli umani hanno sviluppato una strategia mentale a tre livelli, e tutti e tre i livelli sono perfettamente evidenziati nel match tra Pujols e Finch.

Livello uno: estrapolazione della traiettoria

Prima di immergerci nei dettagli di come reagire a una palla da baseball lanciata alla velocità di 100 mph da 60 piedi di distanza (18,44 m), è utile considerare un esempio più semplice. Invece che lanciata del monte del lanciatore, immaginate una palla lanciata a 100 mph da 10 volte più lontano. E invece di colpire la palla, immaginate che la persona stia cercando di scansarsi.

La distanza extra dà alla persona più di 4 secondi per guardare la palla prima che arrivi al piatto. Durante quei 4 secondi, il livello uno della sua strategia mentale si mette al lavoro: mentre la palla vola nell'aria, la persona segue la sua traiettoria. Il cervello della persona usa questo tempo per osservare la velocità e la direzione della palla ed estrapolare la sua traiettoria. Molto prima che la palla arrivi alla persona, si fa semplicemente da parte per evitare di essere colpito.

La chiave qui è che la persona non deve aspettare fino a quando la palla è proprio di fronte a lui per reagire. Può tenere traccia del recente volo della palla, prevedere quando e dove finirà, e muoversi efficacemente in tempo per iniziare la sua reazione in anticipo.

Lo stesso vale per sventolare un lancio dal monte del lanciatore. Ma invece di 4 secondi, il battitore ha solo 100 ms per tracciare la traiettoria, calcolare la velocità e la direzione e prevedere quando e dove il lancio attraverserà il piatto. Pujols era un maestro in questo, mandando regolarmente palle veloci da 100 mph per centinaia di metri sulle tribune.

Contro Finch, però, i suoi swing sono andati a vuoto.

La differenza critica? Nel baseball la palla viene lanciata da sopra, mentre nel softball viene lanciata da sotto. Questo potrebbe sembrare un dettaglio minore, ma ha fatto saltare il secondo livello della strategia mentale di Pujol, e si scopre che il secondo livello è il più potente.

Livello due: giudizio istantaneo

Il livello uno funziona allo stesso modo se la palla è una palla da baseball o da softball: Pujols segue la palla, calcola la sua velocità e direzione e predice dove e quando attraverserà il piatto. Tutto ciò si basa su solo 100 ms di tempo di osservazione.

La potenza del livello due è che si può accedere a una durata molto più lunga. Pujols ha visto migliaia di lanci nella sua carriera, e ognuno di questi lanci lo aiuta a prevedere la velocità e la direzione del prossimo lancio simile. Se 90 degli ultimi 100 lanci che sembravano simili viaggiavano con una particolare velocità e direzione, allora può attingere a quel lontano passato per dare un vantaggio al primo livello.

In effetti, Pujols non deve perdere tempo prezioso a seguire la traiettoria della palla da baseball per estrapolarne la velocità e la direzione. Il livello due gli dà la risposta anticipata per alimentare direttamente il livello uno. Questa doppietta permetteva a Pujols di anticipare il tempo e di iniziare prima la sua reazione.

Ma contro Finch, il livello due non ha funzionato. Pujols non aveva mai affrontato migliaia di lanci da softball prima. Incapace di entrare nel secondo livello, Pujols non è riuscito a colpire i lanci di Finch. E lui non è stato l'unico. Finch ha girato per affrontare alcuni dei migliori battitori del mondo, mettendo a dura prova le loro superbe reazioni. Nonostante i benefici del livello uno, nessuno è arrivato vicino a colpire il lancio di Finch, perché il loro livello due era inutile. Cioè, fino a quando qualcuno non ha inserito il livello tre.

Livello tre: riconoscimento del modello

Ciò che alla fine ha sconfitto Finch è che ha avuto un modello, e questo è tutto ciò di cui il livello tre ha bisogno. Nel baseball, un battitore prende tre strikes. Finch avrebbe lanciato le prime due palle veloci. Ogni volta era uno swing a vuoto. Ma al terzo lancio, Finch ha sempre lanciato una palla lenta.

Una palla lenta, o un cambio, è progettato per usare il livello due contro il battitore. Il cambio inizia con lo stesso aspetto delle altre palle, quindi il livello due salta perché si pensa che arriverà anche alla stessa velocità.

Ma il cambio non sta andando alla stessa velocità delle altre palle. Sta andando molto più lentamente. E anche se questa velocità più lenta offre al livello un tempo di osservazione in più per prendere una decisione migliore, il livello due rovina tutto. Il battitore pensa che la palla stia andando più veloce di quanto non sia, reagisce il più velocemente possibile, e non colpisce nient'altro che l'aria, molto prima che il lancio arrivi al piatto.

Usare il livello due contro il battitore si basa sul fatto che il battitore non sa che il lanciatore sta lanciando un cambio. Ma se il livello tre può essere usato per riconoscere il modello, allora aumenta il livello due. Un perfetto esempio di questo è Scott Spiezio, un altro giocatore di baseball che ha affrontato Finch durante il suo tour delle Major Leagues. A differenza di Pujols, non era una superstar, batteva solo .265 nella stagione precedente. Tuttavia, aveva studiato Finch e usato il livello tre per riconoscere il suo schema. Con l'aggiunta dell'osservazione del tempo di una palla più lenta al terzo livello è aumentato il livello due, Spiezio ha fatto ciò che il potente Pujols non ha potuto fare: ha colpito il lancio di Finch a destra per una valida.

Il terzo livello, il livello finale della strategia mentale di un battitore, riconosce un modello o segnale diverso prima che siano disponibili informazioni esplicite sul lancio. Di per sé non è sempre utile, ma può indicare se il livello due funziona a favore o contro il battitore.

Se un battitore di baseball dovesse fare affidamento solo sul suo tempo di reazione, allora non avrebbe mai colpito una palla veloce a 100 mph. Le sue reazioni sono semplicemente troppo lente. Tuttavia, sfruttando l'estrapolazione della traiettoria, il giudizio istantaneo e il riconoscimento del modello, il battitore guadagna preziosi millisecondi extra che gli consentono di spedire fuoricampo a centinaia di metri negli spalti

Anche se le reazioni dei giocatori di baseball non sono sovrumane, come a volte vengono ritratte, la realtà suona altrettanto immaginaria. I loro cervelli stanno semplicemente impiegando una strategia mentale a tre livelli per avvantaggiarsi, determinando quando e dove la palla attraverserà il piatto e fornire preziosi millisecondi extra per compensare le reazioni lente. La cosa veramente sorprendente è che il cervello di ogni persona è naturalmente dotato di questa capacità.

Naturalmente, molti di noi non possono colpire una palla veloce da 100 mph. I migliori battitori passano ore a guardare migliaia di lanci. Con ogni lancio, i diversi livelli nel loro cervello diventano solo un po' meglio. Forse i tempi di reazione di questi battitori non sono sovrumani, ma l'attenzione e la dedizione necessaria per addestrare il loro cervello potrebbe essere sufficiente per colpire la palla veloce.

Come ho già ricordato in diversi articoli pubblicati su fieldofdreams i giocatori e i manager di baseball sono tra gli atleti più superstiziosi di tutti gli sport. Se un giocatore o una squadra inizia una serie calda, si è disposti a fare tutto il possibile per assicurarsi che continui.

Alcuni giocatori avevano delle routine che dovevano seguire prima di ogni singola partita o ad ogni start, altrimenti non si sarebbero sentiti a loro agio.

Le superstizioni seguite da alcuni giocatori della MLB sono certamente cose che molte persone considererebbero strane. Tuttavia, nessuno dirà nulla se ciò aiuta un battitore a mantenere viva la sua striscia di valide o a un lanciatore le sue vittorie.

1 di 50 - Lo scaccia crisi di Jason Giambi

Ogni volta che Jason Giambi era impantanato in uno slump, aveva una superstizione interessante che credeva lo aiutasse a fuggire da esso. Giambi quando era in difficoltà indossava un perizoma dorato. Questo è certamente uno dei modi più interessanti per provare a uscire da una crisi. Non vi ricorda il lanciatore Ebby Calvin "Nuke" LaLoosh di Bull Durham?

2 di 50 - Moises Alou diventa più forte

Se un giocatore di baseball non indossa i guanti da battuta, allora c'è la possibilità che sviluppi dei calli sulle mani. Moises Alou era noto per fare la pipì sulle mani nel tentativo di renderle più dure. La strategia ha certamente funzionato per Alou, che ha messo a segno una media di battuta in carriera di .303 e ha totalizzato 332 home run.

3 di 50 - Mark Teixeira indossa due calze diverse

Mark Teixeira, prima del suo ritiro, aveva sviluppato una nuova superstizione. È successo quando uno dei calzini di CC Sabathia è finito accidentalmente nel suo armadietto. Teixeira ha messo inconsapevolmente su un calzino con il numero 25, il suo numero, e un altro calzino con il numero 52, il numero di Sabathia. Non se ne accorse fino a quando la partita non era già iniziata, e Teixeira giocò una delle migliori partite della sua carriera. Dopo la performance di due HR e 6 RBI, Teixeira decise che avrebbe indossato i due calzini diversi nelle future partite.

4 di 50 - R.A. Dickey nomina le sue mazze

Spesso ai battitori piace stare a contatto con le loro mazze, ma occasionalmente anche i lanciatori si divertono. L'ex lanciatore dei New York Mets, R.A. Dickey, prendeva molto sul serio la sua scelta delle mazze. Dickey dava un nome a ognuna delle sue mazze e tutti erano molto creativi. Una delle sue mazze la chiamò “Orchist the Goblin Cleaver” e un'altra “Hrunting”.

5 di 50 - I boxer preferiti di Jim Leyland

Non sono solo i giocatori che hanno strane superstizioni, ma anche i managers. L'ex manager dei Detroit Tigers, Jim Leyland, voleva assicurarsi che la sua squadra continuasse a vincere nel 2011. Quando la squadra iniziò una serie vincente, Leyland indossò lo stesso paio di boxer il giorno successivo. Non li avrebbe più lavati, continuando ad indossarli finché la striscia vincente delle Tigers non finì.

6 di 50 - Kevin Towers non poteva sopportare di guardare Trevor Hoffman

Kevin Towers, a sinistra, con Trevor Hoffman

Trevor Hoffman ha salvato 552 partite durante i suoi 16 anni con i San Diego Padres, e il general manager della squadra, Kevin Towers, non ne ha vista neppure una. Ogni volta che Hoffman arrivava sul monte in una situazione di salvezza, Towers si allontanava dalla sua suite e aspettava che la partita finisse. La strategia ha ovviamente funzionato bene, dato che Hoffman è al secondo posto nella storia della MLB con 601 salvezze in carriera.

7 di 50 - Matt Garza ama il pollo di Popeyes

Prima di ogni start, il pitcher Matt Garza aveva bisogno di fare un pasto specifico. Andava a mangiare il pollo della catena Popeyes Chicken ogni giorno che era in programma come partente. La superstizione di Garza ha funzionato bene nella sua carriera dato che è stato uno dei migliori lanciatori nel baseball.

8 di 50 - Il ristorante preferito di Ryan Dempster

Da quando Ryan Dempster entrò a far parte dei Chicago Cubs nel 2002, iniziò una superstizione legata al posto dove mangiare prima di ogni partita in casa. Dempster andava allo stesso ristorante italiano la sera prima di ogni start che faceva al Wrigley Field. Questa superstizione aiutò Dempster a realizzare una ERA di 3,75 al Wrigley Field, che è molto più bassa della sua media in carriera che è di 4,3.

9 di 50 - Il cap di Tim Lincecum

Tim Lincecum è riuscito a emergere come uno dei migliori lanciatori del baseball nelle sue prime cinque stagioni nella MLB. Una delle ragioni del successo di Lincecum potrebbe essere che indossava lo stesso berrettino ogni volta che si trovava sul monte.

10 di 50 - Wade Boggs faceva lo stesso pasto pre partita

Wade Boggs è un giocatore Hall of Famer, e ha avuto un certo numero di stranezze che sono state utili per il suo successo nelle major. Boggs mangiava lo stesso pasto prima di ogni singola partita. Si sedeva davanti a un piatto di pollo fritto e poi usciva a giocare.

11 di 50 - Wade Boggs è giusto in tempo

La maggior parte delle persone si alza alla stessa ora ogni mattina. Altri faranno altre cose nello stesso preciso momento e le inseriscono nella loro routine. Wade Boggs era una di questi tipi di persone quando si trattava di fare il batting practice. Ogni volta che giocava in una partita in notturna, Boggs faceva l'allenamento di battuta esattamente alle 5:17.

12 di 50 - Wade Boggs e il Fielding Practice

Il batting practice non è l'unica volta in cui Wade Boggs è stato preciso con quello che avrebbe fatto. Fece delle routine in un modo specifico quando era in difesa. Boggs prendeva 150 grounders, né più né meno, durante i warmups. È difficile discutere con la routine di un giocatore che è stato due volte Gold Glover.

13 di 50 - Wade Boggs vive la vita

Ogni volta che Wade Boggs entrava nel box del battitore, con la mazza scriveva sulla terra rossa la parola ebraica “chai”, che significa vita. Questa superstizione è stata ovviamente d'aiuto a Boggs visto che ha battuto .328 durante la sua carriera nelle major.

14 di 50 - Kevin Rhomberg deve toccare

Kevin Rhomberg aveva in assoluto una delle più divertenti superstizioni. Era nelle Major League da tre stagioni con gli Indians di Cleveland negli anni '80 quando la sua superstizione si manifestò in modo eclatante. Ogni volta che Rhomberg veniva eliminato per toccata mentre si trovava sulle basi, si girava immediatamente e toccava l'avversario che lo aveva eliminato. Si racconta che Rhomberg fosse il campione di toccata già nella scuola elementare.

15 di 50 - Ken Griffey Jr. vende la sua auto

Alla maggior parte della gente piacerebbe guidare una Mercedes-Benz 300 CE - Koenig 2 del 1991. Ken Griffey Jr. se ne comprò una, ma qualcosa non gli tornava. Alla fine vendette l'auto per il solo motivo che dal momento che l'aveva presa non credeva più di riuscire a battere valido.

16 di 50 - Il saltello di Turk Wendell

Preparatevi a conoscere un sacco di stranezze di Turk Wendell in questa presentazione poiché è stato uno dei giocatori più superstiziosi di tutto il baseball. La maggior parte dei lanciatori evita di calpestare la linea di foul quando entrano o escono dal campo. Wendell si assicurava di non toccarla mai saltando enfaticamente su di essa. Pulendo anche l'eventuale polvere che avrebbe potuto alzare per un qualsiasi motivo.

17 di 50 - Turk Wendell è molto goloso

Ogni volta che Turk Wendell andava sul monte, aveva in bocca una liquirizia nera. Era anche molto specifico su quanti pezzi ne avrebbe mangiato. Wendell masticava quattro pezzi di liquirizia nera durante ogni inning che lanciava.

18 di 50 - Turk Wendell mantiene i suoi denti puliti

Era chiaro che Turk Wendell avrebbe prestato attenzione al suo dentista. Anche se Wendell mangiava dolci mentre era sul monte, si lavava sempre i denti. Tra un inning e l'altro Wendell sputava la liquirizia che stava masticando, si lavava i denti e prendeva quattro nuovi pezzi di liquirizia prima di ritornare sul monte.

19 di 50 - Turk Wendell ama il numero nove

Alcuni giocatori hanno dei numeri preferiti e si assicureranno di poterli indossare sulla loro casacca. Altri giocatori la prendono un po' meno ossessivamente. Wendell indossava il numero 99 sulla sua maglia quando era con i New York Mets, Philadelphia Phillies e Colorado Rockies. Ha anche firmato un contratto nel 2000 per $ 9,999,999,99.

20 di 50 - L'approccio di Turk Wendell con ogni battitore

Dovrebbe essere chiaro da queste ultime rivelazioni che Turk Wendell avrebbe fatto nella sua carriera cose leggermente fuori dall'ordinario. Ogni volta che affrontava un battitore, Wendell avrebbe fatto la stessa cosa indipendentemente dal risultato. Raccoglieva sempre il saccchetto della resina e la buttava a terra quando il prossimo battitore stava entrando sul box.

21 di 50 - Collana di Turk Wendell

Tra tutte le altre cose che ha fatto Turk Wendell, fece anche una scelta di moda interessante quando era con i New York Mets. Wendell iniziò ad indossare una collana fatta con denti di animali come portafortuna ogni volta che si trovava sul monte.

22 di 50 - Don Robinson inizia da terra

Il pitcher Don Robinson non voleva che nessuno gli lanciasse la palla ogni volta che iniziava un inning e bisognava che la raccogliesse da terra. Se un arbitro gli lanciava una palla Robinson non la prendeva, la lasciava cadere, e che smettesse di muoversi per poi prenderla in mano.

23 di 50 - L'approccio di Nomar Garciaparra al piatto

Ogni volta che Nomar Garciaparra si avvicinava al piatto, il pitcher avversario sapeva che ci sarebbe voluto un po' prima che potesse lanciare il suo primo lancio e i successivi. Garciaparra passava attraverso una routine molto dettagliata e sistematica ogni volta che entrava nel box del battitore allacciando e slacciando i guantini e sistemando il polsino.

24 di 50 - Mark Fidrych prepara il monte

Mark Fidrych era noto per essere un personaggio piuttosto stravagante durante la sua carriera nelle Major League. Una cosa che nessuno dimenticherà di lui è che era solito andare sul monte e giocare come un bambino in un sandbox, livellando con le mani la terra rossa.

25 di 50 - Al Hrabosky nel ruolo del “Mad Hungarian”

Le buffonate di Al Hrabosky sul monte lo hanno reso uno dei favoriti dei fans e contribuirono anche al suo personaggio apparentemente esagerato. Si allontanava dal battitore che doveva affrontare e poi camminava verso la seconda base. Dopo aver fatto un respiro profondo e aver infilato la palla nel guanto, Hrabosky tornava sul monte e fissava negli occhi il battitore prima di iniziare a lanciare.

26 di 50 - Casco di battuta di Craig Biggio

Ogni volta che Craig Biggio arrivava al piatto, il suo caschetto da battitore era coperto di pece. Era una delle cose che aiutava a distinguere Biggio e questa superstizione rimase nel corso della sua impressionante carriera nella Major League.

27 di 50 - Casco di battuta di Vladimir Guerrero

Craig Biggio non è l'unico giocatore che andava a battere con una quantità eccessiva di pece sul suo caschetto. Vladimir Guerrero è famoso anche lui per avere ricoperto il suo caschetto e averlo sempre mantenuto tale.

28 di 50 - Nyjer Morgan Rocks the Socks

Non è una sorpresa che Nyjer Morgan, alias Tony Plush, abbia avuto alcune stravaganti superstizioni che sono continuate nel tempo. È stato uno dei giocatori più interessanti del gioco. Nyjer Morgan aveva deciso che i calzettoni scozzesi a rombi blue potevano aiutare i Milwaukee Brewer a uscire da un brutto periodo, e una volta scoperto che funzionava, li indossò sotto i calzini normali durante le partite.

29 di 50 - Max Scherzer mantiene alcuni segreti

Un sacco di superstizioni dei giocatori di baseball sono ben noti. Tuttavia, ci sono dei players con routine uniche che non conosciamo: uno di questi giocatori è Max Scherzer. Parte della sua superstizione è non far sapere a nessuno quali sono le sue superstizioni. Max confidò a ESPN che indossava un paio di pantaloncini girati all'indietro sotto i pantaloni quando lanciava e, quando qualcuno l'ha notato, la sua striscia senza punti concessi si interruppe. Potrebbe essere stato questo il motivo per cui decise di non parlare mai più dei suoi rituali.

30 di 50 - Il grande pasto di Derek Holland

Ci sono un certo numero di lanciatori che mangiano un particolare pasto prima di salire sul monte, ma nessuno è all'altezza di quello che mangia Derek Holland. La notte prima che sia programmata la sua partenza, Holland va da Wendy's, fast food statunitense, e ordina cibo per 30 dollari.

31 di 50 - Percorso di Joe DiMaggio per l'esterno centro

Joltin' Joe DiMaggio era in grado di dare spettacolo ogni volta che era in battuta e in difesa. La sua superstizione più memorabile è quella relativa al percorso per andare all'esterno centro. Ogni volta che DiMaggio correva dal dugout al suo posto all'esterno centro, si assicurava di toccare sempre la seconda base.

32 di 50 - La conchiglia preferita di Mark McGwire

Mark McGwire ha fatto una serie di cose discutibili durante la sua carriera, e una delle sue superstizioni deve essere inclusa in quella lista: ha indossato sempre la stessa conchiglia protettiva che aveva alla high school. Tenete presente che McGwire ha giocato nelle Major per 16 anni.

33 di 50 - Lo spettacolo di sputi di David Ortiz

Se un giocatore di baseball vuole sputare, ha un sacco di erba intorno a lui dove può farlo. Però David Ortiz aveva una soluzione diversa. Ortiz sputava sui suoi guanti di battuta prima di ogni at-bat. Bisogna chiedersi se qualcuno dei suoi compagni di squadra gli stringeva le mani quando aveva i guanti.

34 di 50 - Il prodigioso miracolo di Steve Finley

Alcuni dei successi di Steve Finley possono essere attribuiti a un sacchetto di minerali regalatogli dal compagno di squadra Craig Counsell. I minerali dovevano proteggere la persona che li indossa da una cattiva energia esterna. Durante la sua carriera i minerali hanno trattenuto abbastanza energia negativa da permettere a Finley di entrare nel club dei 300 home-run e 300 basi rubate.

35 di 50 - Il rito di Rico Carty in trasferta

Durante i suoi 15 anni di carriera nelle Major League, Rico Carty realizzò una media battuta di .299. Era un giocatore solido e aveva alcune superstizioni. Una volta, quando Carty era in trasferta, sperimentò qualcosa per aiutarlo a battere 5 su 5. Accese cinque candele nella vasca da bagno, nel lavandino e nella toilette della sua camera d'albergo.

36 di 50 - Roger Clemens fa una gita al Monument Park

Roger Clemens ha avuto un po' di aiuto extra grazie ad un rituale durante la sua carriera. Quando fu preso dagli Yankees, prima di ogni partita casalinga in cui era il partente andava a toccare la placca di Babe Ruth al Monument Park.

37 di 50 - Richie Ashburn e il buon riposo notturno

La mazza è uno degli strumenti più importanti che hanno i giocatori di baseball, e a loro piace entrare in sintonia con essa.
Richie Ashburn prese questa particolarità ad un livello completamente diverso durante la sua carriera: dormiva spesso con la sua mazza nella speranza che potesse aiutarlo ad avere una buona giornata al piatto.

38 di 50 - La colazione dei campioni di Jim Palmer

Jim Palmer ebbe una carriera da meritarsi la Hall of Fame durante i suoi 19 anni nelle Major League, collezionando 268 vittorie. La mattina prima di lanciare, Palmer avrebbe fatto lo stesso pasto: una pila di pancake.

39 di 50 - Dick Stuart sputa la gomma

Dick Stuart deve aver comprato molti pacchetti di gomme da masticare durante la sua carriera in Major League a causa della sua superstizione.
Stuart camminava fino al piatto con un pezzo di gomma in bocca per poi estrarlo e lanciarlo sul piatto prima di affrontare il primo lancio.

40 di 50 - Sherm Lollar cerca di diventare fortunato

Sherm Lollar è stato selezionato per giocare in sette All-Star Games durante la sua carriera nelle Major League, e la fortuna potrebbe aver avuto qualcosa a che fare con tutto questo. Lollar era famoso per tenere dei quadrifogli nel suo armadietto con la speranza che gli avrebbero dato delle buone vibrazioni.

41 di 50 - Lenny Dykstra cambia guantini di battuta

I battitori di certo non amano essere eliminati, anche se succede più del 70% delle volte nel baseball. Quando succede, vogliono trovare qualcosa a cui dare la colpa. Lenny Dykstra aveva scelto di dare la colpa ai suoi guanti da battuta. Metteva un nuovo paio di guanti da battitore ogni volta che veniva eliminato.

42 di 50 - Charlie Kerfeld ama i Jetsons

Il fatto che Charlie Kerfeld abbia insistito per ricevere 37 scatole di gelatina all'arancia Jell-O, quando firmò il suo contratto, dovrebbe dire tutto ciò che deve essere detto su di lui. Kerfeld era un fan dei Jetson (il famoso cartoons dei Pronipoti) e aveva una maglietta preferita che indossava sotto la casacca quando era sul monte.

43 di 50 - Connie assume Louis Van Zelst come portafortuna

Connie Mack è stato un manager leggendario e nessuno può mettere in discussione il successo che ha avuto nelle Major League. Apparentemente sentiva che le sue squadre a un certo punto avevano bisogno di un portafortuna. Tutti i membri dei Philadelphia Athletics dovevano strofinare la gobba di Louis Van Zelst, che era stato ingaggiato come bat boy della squadra, nella speranza di ottenere fortuna.

44 di 50 - Oliver Perez salta sulla linea di foul

Dopo che i New York Mets misero sotto contratto stratosferico Oliver Perez, la capacità più atletica che mise maggiormente in luce non fu quando era sul monte, ma quando rientrava nel dugout. Perez aveva l'abitudine di saltare molto in alto sulla linea di foul mentre si dirigeva verso la panchina.

45 di 50 - La routine di battuta di Mike Hargrove

Non è raro che i battitori abbiano una lunga routine prima di entrare nella box di battuta. Quel che è raro è che la loro routine duri quanto quella di Mike Hargrove. Si guadagnò il soprannome di "The Human Rain Delay" perché impiegava così tanto tempo prima di essere pronto una volta entrato nel box.

46 di 50 - Stan Musial assapora la colazione

Una ricca colazione è un buon modo per iniziare qualsiasi giornata con il piede giusto. Stan Musial certamente ci credeva. Ogni volta che era in programma la partita, Musial faceva la stessa colazione: mangiava un uovo e poi due pancake, e poi di seguito un ultimo uovo.

47 di 50 - John Wetteland indossa un berretto all'anno

John Wetteland indossava un solo cappellino durante tutta la stagione. Non importava quanto si sarebbe macchiato di sudore e sbiadito, non si sarebbe arreso. Quando i New York Yankees giocarono le World Series nel 1996, Wetteland non volle indossare uno dei nuovi cappellini per l'occasione e si fece cucire il logo della World Series sul berretto che aveva indossato per tutta la stagione.

48 di 50 - Pedro Martinez ha il suo fascino di buona fortuna

Pedro Martinez è stato uno dei migliori lanciatori della sua generazione, ma anche lui pensò di utilizzare un portafortuna per lui stesso e per i Boston Red Sox. Martinez portò Nelson De La Rosa, un attore alto 71 cm, nella club house dei Red Sox quando erano in corsa verso le World Series nel 2004.

49 di 50 - "Pebbly" Jack Glasscock guadagna il suo soprannome

Nei primi giorni del baseball, le squadre non giocavano su campi ben curati e tenuti in perfetta forma. I giocatori dovevano fare i conti con molte cose tra cui i sassi sul campo da gioco. Jack Glasscock, uno dei top shorts del diciannovesimo secolo, non sopportava i brutti rimbalzi che la palla avrebbe fatto colpendo i sassi. Raccoglieva i sassi e li infilava nella tasca della divisa. Questo è qualcosa che nessuno degli altri giocatori ha mai fatto.

50 di 50 - Hiroshi Yamauchi non ha mai visto la squadra che possedeva

Hiroshi Yamauchi, scomparso nel 2002, possedeva una partecipazione di maggioranza nei Seattle Mariners da quando la Nintendo Corp. acquistò la squadra nel 1992. Tuttavia, Yamauchi non vide mai di persona i Mariners giocare, e guardava la sua squadra in televisione. La scusa potrebbe essere stata che Yamauchi viveva in Giappone e non voleva sorvolare l'Oceano Pacifico per vedere una partita. Questo avrebbe senso, ma i Mariners sono andati in Giappone mentre ne era già proprietario, e lo stesso non vide mai dal vivo neppure quelle partite.

Un grande anno da archiviare - Parte 1a

Inzia con questa serie di articoli il racconto di storie speciali in cui una squadra è finita in un solo anno molto più in alto di quanto non abbia fatto nell'immediato passato o nel futuro o di un giocatore che ha superato di gran lunga qualsiasi altro anno della sua carriera.

Lou Fette e Jim Turner

Louis Henry William (Lou) Fette

Il lanciatore destro Lou Fette entrò a far parte dei Boston Bees nella stagione 1937, all'età di 30 anni.

Lou aveva lavorato duramente nelle serie minori per dieci anni, iniziando con un anno in singolo A, poi altri nove nel AA - la massima classificazione in quel momento.

Il suo record di 25-8 a St. Paul nel 1936 gli valse una promozione con i Boston Bees di Bill McKechnie.

Un lanciatore tranquillo, laborioso, controllato, nativo di Alma, Missouri, ha sbalordito il mondo del baseball vincendo 20 partite per aiutare i Boston della NL a conquistare il quinto posto con un record di 79-73 dopo l'ottavo (ultimo) e il sesto posto nei precedenti due anni.

Lou non riuscì più a replicare la sua stagione da rookie.

- Andò 11-13 nel '38 e poi 10-10 nel '39.

- Dopo che Fette iniziò con 0-5 nel '40 con una ERA di 5.09, Boston lo mise sulla lista waivers il 21 giugno.

- Brooklyn lo prese ma lo lasciò andare dopo solo due partite e tre inning.

- Fette lanciò altri cinque partite di MLB con un inizio nel 1945 per Boston, perdendone due senza vittorie e una Era di 5.73.

- Grazie alla sua meravigliosa stagione del '37, concluse con un record di 41-40 la sua carriera di cinque anni nella Big League.

Lou Fette sarebbe stato la principale storia umana del 1937 in solitario se non avesse avuto un compagno di squadra che rispecchiava la sua situazione.

James Riley Turner

Jim Turner aveva tre anni più di Fette quando si unì ai Bees nel 1937 per la sua prima stagione in ML.

Pitcher destro pure lui, Jim aveva iniziato la sua carriera professionale nel 1923 a Paris, Texas, e anche lui aveva passato molto tempo nel AA, sette anni per la precisione.

Con un record di 18-13 a Indianapolis nel '36 e una ERA di 3.89 si guadagnò un invito allo spring training dei Bees.

Sorprendentemente, Turner vinse anche lui 20 partite, perdendone 11.

- La stampa soprannominò il duo come "old man pitchers" dei Braves.

- Ma, come Lou, Jim non si avvicinò mai più alle 20 vittorie, anche se per il resto della sua carriera ebbe più successi e collezionò 14 vittorie nel '38 contro 18 sconfitte.

- Quando finì 4-11 nel '39, Boston lo scambiò con Cincinnati dove contribuì al pennant dei Reds nel 1940 con un record di 14-7 e una ERA di 2.89.

- Iniziò la terza partita della World Series contro i Detroit Tigers, ma concesse 5 punti in sei inning nella sconfitta per 7-4.

- Non vinse mai più di sei partite in una stagione per il resto della sua carriera, che continuò durante la seconda guerra fino al 1945, gli ultimi tre anni con gli Yankees.

- Fece un'apparizione one-inning per New York nelle Series del '42 contro i Cardinals.

Jim divenne uno dei primi pitching coach a tempo pieno nelle MajorLeague e stabilì un alto standard in questo ruolo.

- Lavorò per 10 anni, dal 1949 al 1959, con gli Yankees, durante i quali vinse nove pennant dell'AL e sette World Series.

- Fu manager nelle minor per una stagione prima di diventare il pitching coach per un'altra delle sue vecchie squadre, i Reds, aiutandoli a vincere il pennant della NL nel '61.

- Rimase con i Cincy per altre quattro stagioni, poi tornò agli Yankees come pitching coach dal 1966 al 1973 sotto Ralph Houk.

Un grande anno da archiviare - Parte 2a

All-Stars penalizzati nel 1945

L'All-Star Game del 1945 fu cancellato a causa delle restrizioni negli USA agli spostamenti in tempo di guerra. Questo privò alcuni giocatori, che avevano giocato per anni nella MLB, della loro unica possibilità di partecipare al Mid-Summer Classic.

** PLEASE DESCRIBE THIS IMAGE ** Il pitcher Roger Wolff dei Washington Senators terminò la stagione con un record di 20-10.

** PLEASE DESCRIBE THIS IMAGE ** A metà stagione l'esterno centro Goodwin "Goody" Rosen stava colpendo .363 per i Brooklyn Dodgers.

Terminò la stagione con queste statistiche: .325, 75 RBI, 12 HR - tutti di gran lunga i migliori record personali in carriera nella Big League, che durò sei stagioni.

Con la guerra finita in tempo per la stagione del '46, Pete Reiser ritornò, dopo aver servito nell'esercito, per reclamare il suo posto all'esterno centro all'Ebbets Field. Rosen fu ceduto ai New York Giants e non giocò mai più un'altra partita in ML dopo quella stagione.

** PLEASE DESCRIBE THIS IMAGE ** Il pitcher Charles "Red" Barrett fu ceduto dai Boston Braves ai St. Louis Cardinals il 23 maggio 1945, per il catcher Walker Cooper.

Barrett vinse 21 partite per i Redbirds, campioni in carica della NL, e altre due le aveva vinte con i Braves. Quell'anno realizzò 11 vittorie in più rispetto a qualsiasi altra delle sue 12 stagioni in NL.

Rimase con i Cardinals nel '46 ma vinse solo tre partite.

Nel '47 tornò a Boston per altri tre anni.

** PLEASE DESCRIBE THIS IMAGE ** I Cardinals presero Elvin "Buster" Adams dai Phillies il 1° giugno 1945.

Giocò esterno centro per St. Louis, è arrivò terzo nella NL con 22 HR, quinto per RBI con 109 e secondo in basi totali con 279. Terminò al 18esimo posto per il MVP.

Adams contribuì come pinch hitter per i Cardinals a vincere il pennant del '46, anche se non entrò mai in partita nel loro trionfo nelle sette partite delle World Series contro i Red Sox.

Tornò ai Phils nel 1947, colpendo .247 nel suo canto del cigno nella ML.

** PLEASE DESCRIBE THIS IMAGE ** Nick Etten giocò abilmente con gli Yankees nelle stagioni del 1943 e del 1944 impoverite dai talenti che si erano arruolati.

La prima base colpì 107 RBI e conseguì la media battuta di .271 per finire al settimo posto nel voto del MVP del 1943.

Nel '44, fu leader dell'AL negli HR con 22 e nelle basi su ball con 97. La sua media di .293 fu la più alta realizzata in carriera. Eppure non aveva ancora fatto parte della squadra All-Star.

La stagione successiva, a 31 anni, Nick si avvicinò alla Triple Crown.

Condusse l'AL con 111 RBI, è arrivò secondo negli HR con 18, realizzando una media di .285 per finire dietro solo al .309 di Snuffy Stirnweiss.

Rimase con gli Yanks nel '46 ma i suoi numeri diminuirono considerevolmente. Giocò 14 partite con i Phillies nel '47 per chiudere la carriera.

** PLEASE DESCRIBE THIS IMAGE ** Eddie Basinski, interbase dei Dodgers, stava colpendo .299 alla pausa dell'All-Star Game e avrebbe potuto rientrare nel team All-Star come sostituto di Marty Marion.

Il background di Eddie è interessante per capire come, durante la guerra, i disperati club fossero alla ricerca di vecchi e nuovi giocatori per sostituire i loro titolari chiamati alle armi.

Fu firmato dopo un tryout dai Dodgers all'Università di Buffalo, anche se non aveva mai giocato a baseball nella high school o al college.

Eddie trascorse l'off-season come violinista con la Buffalo Philharmonic Orchestra.

Basinski, che aveva giocato in 39 partite per i Dodgers nel '44, calò progressivamente nella seconda metà della stagione '45 per finire con .262 in 108 partite.

Quando PeeWee Reese tornò dal servizio militare per reclamare il suo posto all'interbase nel '46, Eddie fu mandato nelle minor e poi scambiato nel dicembre con i Pirates. Giocò nelle sue ultime 56 partite in ML per Pittsburgh nel '47.

Un grande anno da archiviare - Parte 3a

Gene Bearden 1948

Il percorso di Gene Bearden verso la Big League è una storia di coraggio e perseveranza.

Nativo di Lexa, Arkansas, visse in Tennessee con Lou Gehrig come idolo.
Iniziò a lanciare nelle minor nel 1940 all'età di 19 anni.

Come quasi tutti i prospetti in quel momento, la sua carriera fu interrotta dal servizio militare durante la seconda guerra mondiale. Bearden subì un grave infortunio mentre era su un incrociatore nel Pacifico del Sud nel 1943.

Tre siluri colpirono la USS Helena, affondandola. L'aiuto macchinista Bearden sopravvisse, ma con la testa rotta e un ginocchio seriamente compromesso.

Alla deriva in una scialuppa di salvataggio, fu raccolto da un cacciatorpediniere e trascorse i due anni successivi in ospedale.

I chirurghi rimossero alcune ossa craniche e gli inserirono una placca d'argento e nel ginocchio danneggiato inserirono una protesi.
Soffrì per il resto della vita a causa dei mal di testa cronici e intermittenti problemi visivi. Si aiutò bevendo alcolici e diventando un alcolizzato con tutti i problemi che questa dipendenza provoca.

Gene tornò al baseball nel 1945.

Non c'erano dubbi sul fatto che avesse recuperato sufficientemente vincendo 15 partite a Binghamton della Eastern League nel 1945 e altre 15 per Casey Stengel a Oakland nella AAA Pacific Coast League nel 1946. Casey raccomandò Bearden al suo amico Bill Veeck, proprietario dei Cleveland Indians.

Quindi il pitcher fu incluso in una trade tra gli Yankees e Cleveland nel dicembre del 1946. Lanciò ancora una volta per Oakland nel '47, vincendo altre 16 partite per ottenere un invito allo spring training con gli Indians nella stagione successiva.

Il lancio che diede a Bearden la sua occasione fu la knuckleball, che aveva utilizzato sin da quando era un bambino.

Ma sapeva anche lanciare sliders, sinkers e changeups. I battitori avversari videro nella stagione la knuckler per il 70-80% delle volte. Dato che è lanciata senza spin, la knuckleball può essere molto efficace perché il suo movimento è imprevedibile. Ma lo stesso fenomeno la rende inaffidabile.
La knuckler che Gene utilizzò nel 1948 fu micidiale perchè traeva profitto dal fatto che era nuovo nella League e uno dei pochi knuckleballers mancini.

Il debuttante 27enne iniziò la stagione nel bullpen in un pitching staff stellare guidato da Bob Feller e Bob Lemon.

Ma il giocatore-manager Lou Boudreau iniziò ad utilizzarlo alla dodicesima partita a Washington.

Il veterano terza base Ken Keltner consigliò a Bearden di "Lasciarli battere" a causa delle enormi distanze del Griffith Stadium. Gene seguì le istruzioni e vinse 6-1.

Realizzò altre tre vittorie prima di perderne quattro di fila. Ma Boudreau gli diede fiducia e Bearden vinse otto partite delle sue dodici successive.

Dal 16 settembre, con gli Indians al terzo posto dietro ai Red Sox di 2 partite e mezza e 1 dietro agli Yankees, Lou utilizzò Gene come start in cinque delle restanti 15 partite.

Il mancino vinse tutte e cinque le partite, ma gli Indians avevano bisogno di ogni singola vittoria:

- 16 settembre: vittoria su Washington 6-3;

- 20 settembre: vittoria su Philadelphia 6-3;

- 25 settembre: vittoria su Detroit, 9-3, per piazzarsi al primo posto con i Red Sox;

- 28 settembre: vittoria su Chicago 11-0 con due giorni di riposo;

- 2 ottobre: vittoria su Detroit, 8-0, ancora con due giorni di riposo.

Cleveland chiuse in parità con Boston, rendendo necessario il primo playoff nella storia dell'American League.

Boudreau non esitò a scegliere Bearden per iniziare la partita a Boston con un solo giorno di riposo. Come spiegò Lou anni dopo: "Bearden era il mio miglior lanciatore, meglio di Bob Feller, meglio di Bob Lemon, meglio di Steve Gromek. Ce l'aveva fatta uscendo vittorioso nelle dure partite per tutta la stagione, e io avevo assoluta fiducia in lui".

Bearden era calmo e controllato prima della grande partita.

In seguito disse che si era sentito in assoluto più nervoso prima della sua prima partita con gli Indians.

"Frustrò i Red Sox con il suo movimento imprevedibile e la sua knuckleball simile a un pesce morto che affonda", per vincere 8-3.

Arthur Daley riassunse così la performance di Bearden nel New York Times:
"I geniali prestigiosi concetti strategici e le manovre manageriali machiavelliche sono incredibilmente impressionanti quando funzionano. 'Mars' Joe McCarthy oggi ha studiato attentamente il vento che ha soffiato verso il recinto del campo corto a sinistra e ha abbandonato tutte le nozioni di usare il suo elegante mancino, Mel Parnell. Invece ha scommesso sull'anziano Denny Galehouse, un bel ragazzo sulla collina che usa l'astuzia al posto della velocità. Tuttavia, Lou Boudreau, che probabilmente non sa nulla, ha rischiato tutto sul suo elegante giovane mancino, Gene Bearden. Fenway Park dovrebbe essere veleno per i lanciatori mancini, in particolare quando il vento soffia nel modo sbagliato. Ma Bearden ha nutrito il veleno in grandi dosi per i Red Sox e ucciso le loro speranze di pennant".

Quella vittoria da sola, la sua ventesima in stagione contro sette sconfitte, sarebbe stata sufficiente per dare a Gene un posto permanente nel Pantheon di Cleveland. Ma a dar forza alla sua leggenda ci furono le World Series.

Con la serie in parità, un gioco a testa, Bearden lanciò un complete game shutout per chiudere i Boston Braves a Cleveland, 2-0, in una scattante partita durata solo 1 ora e 36 minuti.

Nella sesta partita al Braves Field, Bearden rilevò Lemon con le basi piene e un out nella parte bassa dell'ottavo con Cleveland in vantaggio 4-1.

Dopo la volata di sacrificio di Clinton Conatser, Phil Masi colpì un doppio facendo segnare un altro punto.

Con il punto del pareggio in terza base, Gene costrinse Mike McCormick a battere un groundout.

Nel nono, Gene concesse la base al primo battitore, ma fece battere in doppio gioco Sibby Sisti. La volata di Tommy Holmes regalò agli Indians il loro prime World Series dal 1920.

Gene guidò l'AL per la ERA con un punteggio di 2.43. Finì secondo nel Rookie of the Year dietro a Alvin Dark dei Braves.

Veeck e Boudreau si aspettavano molti anni ancora più produttivi dal loro mancino, ma avrebbe vinto solo 25 partite in più sparse in cinque stagioni.

Il prima base dei Cleveland, Eddie Robinson, ha ricordato nella sua autobiografia Lucky Me: My Sixty-Five Years in Baseball che i segnali della morte di Bearden come pitcher erano stati seminati ancora prima che la sua favolosa stagione da rookie si concludesse: "Verso la fine della stagione del 1948 stavamo giocando con gli A's a Philadelphia, e Gene Bearden lanciava per noi. Eddie Joost, un battitore intelligente che riceveva molte basi su ball, arrivò in prima base. Durante una breve interruzione, Eddie mi disse: "Sai, siamo stupidi a sventolare su quella knuckle curve che Bearden lancia perché è sempre un ball". Joost aveva ragione; il lancio arrivava al piatto all'altezza del ginocchio e rapidamente rompeva fuori dalla zona di strike. Si era sparsa la voce, e i battitori avevano smesso di sventolare quel lancio dopo la stagione del '48. Bearden non è mai più stato efficace".

Tuttavia, Gene iniziò bene nel '49, vincendo le sue prime tre partenze. Poi si stirò il tendine del ginocchio e cercò di tornare troppo velocemente. Di conseguenza, andò 5-8 per il resto della stagione che si è concluse con un enorme 5.10 di ERA.

Quando iniziò la stagione del 1950 andò 1-3 con 6.15 di ERA e Cleveland lo mise nella lista dei waivers. Fu preso da Washington, dove realizzò un record di 3-5.

Fece il giro di altri tre club nelle successive tre stagioni, nella speranza di riconquistare la magia del '48 con ogni franchigia, ma non si ripetè mai più: Detroit 3-4 / 4.33, St. Louis Browns (dove si era riunito con Veeck) 7- 8 / 4.30 e Chicago White Sox 3-3 / 2.93.

Nel 1964, Mel Harder, che era un pitching coach degli Indians nel '48, disse: "Ci volle un anno nella League per imparare a non girare quel lancio, in modo che Gene rimanesse indietro nel conteggio e dovesse lanciare la sua palla veloce. Gene non aveva abbastanza per vincere senza quella knucklerball".

Per la sua brillante stagione, i fans elessero Bearden nella Cleveland Hall of Fame come uno dei primi 100 giocatori nella storia della franchigia.

Ma i suoi più grandi riconoscimenti sono state le cicatrici che ha dovuto subire nel servire il suo paese come parte della "Greatest Generation".