CSS Valido!

BASEBALL PAOLO 2 R28
 

 

 

   
 

Pat Scantlebury: il vecchio rookie

Alla fine degli anni '40 e agli inizi degli anni '50, molti giocatori della Negro League firmarono contratti con squadre della Major League ma le vecchie stelle trovarono difficoltà nell'allungare le loro carriere nelle Majors. Alcuni giocatori, come il 38enne Pat Scantlebury, distorsero la verità sulla loro età. Sebbene l'età di Scantlebury fosse stata motivo di sbigottimento sui giornali, la sua carriera di successo sul monte non fu mai messa in dubbio.

In un mondo più giusto, Pat Scantlebury avrebbe dovuto giocare per molto tempo nelle Majors prima di esordire finalmente con i Cincinnati Reds il 19 aprile del 1956, all'età di 38 anni e 160 giorni.

Scantlebury era il 10° rookie più vecchio della MLB a debuttare dal 1900, secondo Baseball-reference.com, e aveva lanciato nelle Negro Leagues e nelle minor sin dal 1944. Prima di allora giocava nella sua nativa Panama, uno dei due giocatori nella storia della MLB insieme a Rod Carew originari della zona del canale.

Nonostante non fosse un imponente lanciatore di potenza, Scantlebury aveva vinto per due volte 20 partite nelle minor e venne eletto MVP in due circuiti delle bush leagues prima di unirsi finalmente ai Cincinnati Reds. È imprescindibile che il mancino, conosciuto per il suo controllo, avrebbe potuto essere un membro a lungo termine di una starting rotation della MLB, solamente se fosse nato 20 anni dopo.

Scantlebury visse la stessa storia di Satchel Paige e dei più giovani giocatori come Quincy Trouppe, Bob Thurman e Buzz Clarkson, che debuttarono tutti nelle Major dopo i 35 anni. Avrebbero potuto essere delle stelle nelle Majors se non fossero stati segregati prima del 1947 e la loro età rese molto più difficile l'integrazione dopo la rottura della barriera del colore da parte di Jackie Robinson (anche se Paige, il più vecchio rookie dal 1900, riuscì a lanciare nelle Majors in tre decenni diversi).

La storia di Scantlebury potrebbe essere la più insolita di questo gruppo. Quando firmò con i Reds, aveva già oltre 38 anni.

Nell'odierno mondo digitale, il sotterfugio di Scantlebury non sarebbe mai passato inosservato per molto tempo. Anche altri giocatori internazionali sono stati colti in flagrante per aver sottratto alcuni anni dalla loro reale età, ad esempio Adrian Beltre o Santiago Casilla nelle prime fasi della loro carriera o Fausto Carmona, che diventò diversi anni dopo Roberto Hernandez.

Gli archivi come newspaper.com raccontano che Scantlebury lanciava nel 1944 per i New York Cuban Stars della Negro National League e illustrano anche i suoi progressivi anni dalla nascita. Nato l'11 novembre 1917, secondo Baseball-reference.com, Scantlebury viene indicato come un 25enne da Pittsburgh Press nel 1948. Nel 1953, Waco News-Tribune lo segnalava come un 28enne.

I media iniziarono a speculare sulla vera età di Scantlebury solo dopo che i Reds lo portarono allo spring training nel 1956. Bill Ford del Cincinnati Inquirer descrisse Scantlebury come "un Panamense che dice che il suo braccio sinistro ha solo 30 estati ma altre persone, che sanno, insistono nel dire che giocava nel baseball organizzato sin dai primi anni '40". Bob Broeg del St. Louis Post-Dispatch chiamò Scantlebury un "ancient rookie southpaw" (anziano rookie mancino).

Altri non si preoccuparono tanto, come Lou Smith del Cincinnati Inquirer, che scrisse verso la fine dello spring training: "Ci è piaciuto quello che abbiamo visto di Pat Scantlebury. È vero, può avere 40 o 45 anni. Ma qual è la differenza finché può eliminare i battitori avversari".

Da parte sua, Scantlebury faceva finta di niente. "Sarò vecchio, come dice qualcuno, ma finché posso vincere le partite ...", aveva detto alla Associated Press in un'intervista del 16 aprile 1956.

Vale la pena di notare che Scantlebury non fu l'unico Negro Leaguer a sottrarre alcuni anni dalla sua età. Paige avrebbe potuto avere 48 anni quando debuttò nelle Majors. E come scrisse Rick Swaine nel suo libro del 2005, The Black Stars Who Made Baseball Whole, Bob Thurman e Sam Jethroe si erano tolti quattro anni mentre Luke Easter ne aveva sottratti cinque o sei.

Attraverso il suo lungo soggiorno prima delle Majors, Scantlebury giocò in modo stellare a New York, nelle minors e nei Caraibi. Era nel radar delle squadre della MLB come fece notare The Sporting News il 7 luglio 1948, quando venne visto dagli scouts dei Cleveland Indians.

Invece, gli Indians firmarono Paige che diventò uno dei primi lanciatori neri delle Majors. Alcune persone lo stroncarono, come J.G. Taylor Spink che scrisse nel The Sporting News, "Se Satchel fosse stato bianco, non avrebbe carpito l'interesse di Bill Veeck". Come racconta nel suo libro Ken Burns che accompagna le sue miniserie di Baseball, Veeck rispose così: "Se Satchel fosse stato bianco, sarebbe stato nelle Major 25 anni prima, e la questione non sarebbe stata mai discussa".

Forse Scantlebury non aveva un talento paragonabile a Paige, che non avrebbe dovuto mentire sulla sua età e avrebbe potuto avere un ruolo con Veeck anche se avesse avuto 10 anni in più. Scantlebury non aveva certamente la facilità che aveva Paige di lanciare alla leggenda della Negro League Josh Gibson. Nel 1971, Scantlebury raccontò a un giornalista una performance particolarmente scarsa contro Gibson.

"Gli ho lanciato alto la prima volta e l'ha colpita fuori dal parco", aveva detto Scantlebury, "Quindi la volta successiva gli ho lanciato basso e lui l'ha colpita fuori. Alla terza volta, ho lanciato interno e si è ripetuto. Quando è venuto a battere per la quarta volta, mi sono arreso e gli ho concesso la base su ball".

Una parte del problema di Scantlebury poteva essere stata la mancanza di potenza. In 16 stagioni pro, Scantlebury superò i 100 strikeouts solo tre volte. Dopo che Scantlebury debuttò con i Reds, Smith scrisse: "Pat si avvale più del controllo millimetrico che dei lanci overpowering. E' quello che alcuni dei ragazzi chiama un “junk pitcher” (lanciatore di palle spazzatura)".

Scantlebury usava anche altri trucchi per cavarsela. Uno dei suoi compagni di squadra ai tempi delle minor, il futuro manager Hall of Famer Sparky Anderson, raccontò una storia a un giornalista di Louisville nel 1977.

"Quando ero con Toronto, avevamo una lanciatore di nome Pat Scantlebury, che aveva incollato all'interno del polsino del guanto un intero pezzo di carta vetrata", disse Anderson, "Afferrava la palla come se fosse pazza. Se pioveva, uno di noi sporcava di fango la palla, usava ogni sorta di trucco".

Ma non era solo un lanciatore di palle spazzatura. Swaine ricordò anche il controllo di Scantlebury. Scrisse che Scantlebury aveva un rilascio ingannevole, un'eccellente movimento in prima, una fastball vivace e una varietà di breaking ball. Bob Feller, aveva scritto Swaine, disse che la spitball di Scantlebury "sembrava un piccione che usciva da un fienile". Scantlebury poteva anche battere, talvolta giocò in prima base nelle Negro Leagues e come un pinch hitter nelle minor.

Con il suo set di abilità, prosperò nello spring training del 1956 e finalmente ebbe la sua possibilità di giocare nelle Majors. Purtroppo, c'era un altro fattore che correva contro Scantlebury. Nei primi giorni dopo che Robinson ruppe la barriera del colore, i giocatori afro-americani che lottavano per emergere non duravano a lungo nelle Major Leagues, almeno non come facevano i loro omologhi bianchi.

Scantlebury concesse otto valide e quattro punti guadagnati in cinque inning nel suo primo start il 19 aprile. Concesse sette valide e tre punti guadagnati in quattro inning nel suo successivo start, il 24 aprile, e venne relegato al bullpen. Dopo due settimane e aver concesso cinque punti in tre inning come rilievo durante una sconfitta per 15-0 con i Milwaukee Braves, Scantlebury venne mandato nelle minor.

Venne chiamato per altre due apparizioni in estate, accusando due punti in cinque inning prima di andare a Seattle della Pacific Coast, per non tornare mai più nelle Majors.

Scantlebury non fu solo un grande lanciatore mancino nelle Negro Leagues ma anche un corridore di successo.

LA NOTTE IN CITTÀ IN CUI GLI UOMINI IN BLU FINIRONO NEI GUAI

Nella notte del 28 agosto 1960, i giocatori d'azzardo ricattarono gli arbitri Ed Runge e Bill McKinley perchè influenzassero una partita.

Ed Runge è stato il patriarca dell'unica famiglia a produrre tre generazioni di umpires nelle Major League. Fu arbitro dell'American League dal 1954 al 1970 e suo figlio Paul arbitrò nella National League dal 1973 al 1997. Il figlio di Paul, Brian, arbitrò nella Major League dal 1999 al 2012.

Ai suoi tempi, Ed era considerato uno dei migliori umpires della League, in particolare dietro casa base, dove era stato classificato il migliore nel chiamare balls e strikes dai managers e coaches dell'AL dal 1959 al 1961. Runge aveva forse la più grande zona di strike nelle Major Leagues, ed era amato dai lanciatori, ma anche dai battitori che apprezzavano la sua coerenza. Secondo Jim Bouton in Ball Four, l'unica volta che la zona di strike di Runge cambiava era se un giocatore faceva qualcosa per irritarlo. Se un idiota faceva irritare Runge, scrisse Bouton, gli strikes non erano più così buoni.

Bill McKinley che, come l'omonimo Presidente degli Stati Uniti, era nativo dell'Ohio fu un arbitro dell'American League dal 1946 al 1965. Era famoso per essere il bersaglio della classica osservazione "hanno sparato al McKinley sbagliato", urlata dai giocatori nel dugout quando faceva una chiamata stretta contro la loro squadra. McKinley avrebbe voluto essere un ballplayer, ma dopo la laurea, lavorò nella macelleria del fratello. Dopo aver fallito un tryout nelle Minor, entrò in una delle prime accademie per arbitri.

Runge e McKinley erano nella stessa crew nel 1960 e venerdì 26 agosto arbitravano nel doubleheader tra gli Orioles e i Kansas City Athletics al Memorial Stadium di Baltimora. Dopo la seconda partita, i due arbitri andarono al Gaiety Supper Club, un locale in una zona malfamata della città conosciuta come "The Block" che offriva molto di più di una cena. Era un locale di intrattenimento con ballerine esotiche e spogliarelli. Oltre alle bevande, Runge e McKinley fecero conoscenza con due ballerine. Una di loro, Helen Ela, 24 anni, conosciuta con il nome di scena di "Sherry" e "Kismet", era una ballerina della danza del ventre. L'altra era la 21enne Mary Jane Spencer, conosciuta anche come Valerie Spencer.

Prima che venisse inserita la regola dell'instant replay nel 2008, la norma era stata discussa per diversi anni. Una delle preoccupazioni nell'introduzione era la paura che le telecamere avrebbero imbarazzato gli arbitri mostrando i loro errori. Mai nella lunga storia dell'arbitraggio, nessuno fu più imbarazzato da una telecamera che Runge e McKinley nella notte del 28 agosto del 1960.

La loro crew si era trasferita a Washington in quel periodo, e Runge aveva arbitrato a casa base mentre McKinley era in seconda base in una partita a senso unico dove i Cleveland Indians sconfissero i Senators 9-1. Quella sera, i due uomini si ritrovarono con Ela e Spencer in un motel di Hyattsville, nel Maryland. Erano in camera da non più di cinque minuti, a malapena il tempo di raccontare alle signore l'eccellente prestazione del lanciatore Barry Latman degli Indians, quando due uomini, il 32enne Donald Anderson, che apparentemente era il fidanzato di Spencer, e il 30enne Robert Waldron fecero irruzione nella stanza, e uno di loro scattò una fotografia dei quattro occupanti. "Ci vediamo in tribunale", dissero i due uomini che se ne andarono così velocemente come erano entrati.

Runge e McKinley, in uno stato di panico assoluto, rientrarono immediatamente nella loro stanza allo Sheraton-Park Hotel di Washington dove trascorsero la tormentata notte cercando di capire cosa fare. Andare alla polizia avrebbe richiesto una spiegazione di quello che stavano facendo in una camera d'albergo con due spogliarelliste, ma cercare di coprire l'incidente avrebbe potuto essere peggiore se fosse diventato pubblico. Decisero di chiamare la polizia.

La sera seguente, quando i due arbitri tornarono nella loro stanza, trovarono una busta sotto la porta. Conteneva una copia della foto incriminante e le istruzioni per chiamare un determinato numero di telefono. Lo fecero e gli venne detto che se non avessero pagato 5000 dollari, Waldron e Anderson avrebbero venduto le foto ad una rivista mettendo fine alla loro carriera di arbitri.

Quando Runge e McKinley affermarono di non avere 5000 dollari, gli venne detto che la cosa sarebbe stata risolta se pagavano 3000 dollari e avessero usato il loro ruolo di umpires per influenzare una partita. Quando risposero che era ancora troppo, i due uomini si offrirono di pagare gli arbitri dai 1000 ai 2000 $ in cambio del loro condizionamento della partita in cui i due ricattatori potevano vincere una forte scommessa. Nel 1953, quando Waldron era stato arrestato per furto con scasso, la sua occupazione era "giocatore d'azzardo", e la sua fissazione sulle partite truccate potrebbe essere stata la sua intenzione sin dall'inizio.

La polizia, ovviamente, era a conoscenza dei negoziati e disse agli arbitri di organizzare un incontro con gli estorsori alle 13.00 presso il Friendship Airport di Baltimora. Uno dei detective disse a Runge: "Quando li incontrerete, voglio che sembriate spaventati e senza un soldo". "Ti dirò una cosa", rispose Runge, "sono spaventato e senza un soldo".

Waldron e Anderson si presentarono come concordato, senza sospettare che i due arbitri erano andati alla polizia. Credevano che gli arbitri avrebbero preferito occuparsi di loro che rischiare l'imbarazzo dell'esposizione pubblica ... ma persero. Quando arrivarono e dissero abbastanza per essere incriminati, i detective della polizia uscirono dall'ombra e presero in custodia i due uomini.

Il 6 settembre Runge testimoniò davanti al magistrato J. Nelson Clark e la testimonianza fu sufficiente perchè i due uomini e Spencer venissero incriminati davanti al Grand Jury. Ela, che apparentemente non aveva partecipato al complotto, non venne incriminata.

Alla luce della pubblicità negativa, Runge e McKinley furono esonerati per il resto della stagione 1960. La moglie di Runge rimase accanto a lui. "Non c'è niente di meglio di Ed", disse, "Non ha mai fatto nulla per cui vergognarsi nella sua vita".

Entrambi gli arbitri tornarono al loro dovere nel 1961, e la loro prestazione fu quanto mai buona. McKinley si ritirò dopo la stagione del 1965 quando raggiunse l'età obbligatoria del pensionamento di 55 anni e Runge si ritirò nel 1970. McKinley arbitrò nella World Series del 1964 e Runge in quella del 1967.

Nel momento in cui si ritirarono, la trasgressione del 1960 era stata praticamente dimenticata. La velocità con cui l'episodio passò nel dimenticatoio è riconducibile alle usanze giornalistiche dell'epoca, quando si riteneva molto importante proteggere l'immagine del gioco. Probabilmente, visto che molti giocatori, umpires e probabilmente giornalisti frequentavano gli strip club, avevano capito che sarebbe potuto accadere a loro e si identificarono con le vittime.

Nessuna partita venne influenzata e l'integrità del gioco, oltre alla pubblica consapevolezza che una coppia di arbitri era stata beccata con due spogliarelliste, fu tutelata. Ma per pochi giorni in agosto e a settembre del 1960, due arbitri dell'American League sudarono più di quanto non avessero mai fatto sotto la maschera e la pettorina durante una giornata estiva caldissima.

Claire Smith: la prima donna giornalista di baseball afroamericana ad entrare a Cooperstown

Claire Smith

Claire Smith ricorda di essersi sentita diversa, solitamente sola, spesso invisibile. Tale era la vita di una giovane ragazza nera che cresceva negli anni '60 nella periferia di Filadelfia a Bucks County, dove la maggioranza della popolazione era bianca.

Non andò molto meglio al liceo o all'università, mentre andava alla deriva senza un senso di appartenenza, identità o scopo. "Una delle anime perse della vita", così si descrisse allora.

Non era l'inizio più probabile per qualcuno che avrebbe poi trovato la sua vita nel baseball, come giornalista ispiratrice e pionieristica. Decenni prima che Sheryl Sandberg implorasse le donne ad alzarsi in piedi e a farsi avanti per l'equità di genere, Claire Smith si aggrappò al suo ambiente maschile dominante con grazia, eloquenza e coraggio senza lamentarsi. Ora, dopo un viaggio di tre decadi come giornalista di baseball - e di persistenti brutali offese dallo sfrontato sessismo – è stata onorata nel 2017 a Cooperstown come la prima donna afro-americana a ricevere il J.G. Taylor Spink Award, il più alto premio accordato a uno scrittore di baseball.

Claire Smith mentre parla, dopo aver ricevuto il J.G. Taylor Spink Award per il giornalismo, alla Baseball Hall of Fame il 29 luglio 2017

Ora ha 63 anni, non è da sola e non è più invisibile. È rispettata - in realtà amata - nei circoli del baseball e dei media per il suo calore, saggezza e gentile contegno. È una parte preziosa della staff giornalistico del baseball di ESPN, dove è stata redattrice coordinatrice dal 2007.

Ma Smith impresse il suo marchio indelebile sui giornali - quando i giornali erano davvero importanti - per 32 anni come giornalista sportivo, editorialista e redattore di due giornali di Filadelfia (il Bulletin e l'Inquirer), l'Hartford Courant e il New York Times. È stata nominata per due Pulitzer ed è stata la prima giornalista donna afroamericana a intervistare gli Yankees nel 1983, una squadra inquieta durante un'era selvaggia e folle.

Se la si chiama pioniere Smith si sdegna. Ti ricorda i suoi coraggiosi fratelli, le poche donne giornaliste sportive degli anni '70 che sono diventate maggiorenni durante gli sconvolgimenti sociali del movimento delle donne come precursori nella lotta per l'accesso e l'equità. Quanto a chi la influenzò di più, Smith accredita senza esitazione i suoi genitori, Bernice e William Smith, che hanno superato le indignazioni razziali prima del movimento per i diritti civili degli anni '50 e '60.

"Come diceva mio padre nel dibattere della razza, 'Devi dimostrare quello che non sei prima di dimostrare quello che sei,'" ha detto Smith.

Da ragazzina, Claire era infusa dall'orgoglio e dalla forza dei suoi genitori - la madre immigrata giamaicana lavorava come chimico alla General Electric nel programma spaziale, e suo padre divenne un artista affermato.

Entrambi i genitori si sono rivelati dei seri appassionati di baseball che hanno nutrito la figlia con la leggenda di Jackie Robinson. Il momento della consapevolezza di Claire, come ricorda spesso, arrivò mentre era in terza della St. James Elementary School.

"Le suore portarono la nostra classe nello scantinato della chiesa e ci fecero vedere The Jackie Robinson Story, il fil autobiografico del 1950 con Ruby Dee nella parte di Rachel Robinson e Jackie che interpretava se stesso. "Oh mio Dio, avevano dato una faccia e una voce all'uomo di cui mia madre mi parlava sempre. Mi sono assolutamente innamorata di lui, vedendo cosa aveva fatto per il baseball, per questo paese, e mostrando che tutto è possibile".

Per molti versi, l'eredità di Jackie Robinson, che aveva rotto la barriera del colore con la sua stoica tolleranza, sopravvive in Claire Smith. La sua eredità è visibile nei nomi degli autori e nei volti femminili in tutto il panorama dei media sportivi di oggi. "Sono molto grata a Claire Smith, che potrebbe anche essere la persona più simpatica del pianeta", ha dichiarato Tara Sullivan, editorialista sportiva di Bergen Record del New Jersey. "È importante ricordare che cosa ci è voluto per portarci qui, come ha assorbito gli attacchi e le frecciate così che alla fine noi non lo subissimo".

Questo non vuol dire che i problemi non esistano ancora. Alla Sullivan stessa è stato negato l'accesso alla clubhouse dell'Augusta National mentre seguiva il Masters alcuni anni fa.

Ma Smith ha aiutato a modificare lo status quo di quello che è stato un club di vecchi ragazzi per oltre un secolo, il corpo dei giornalisti di baseball, probabilmente il più potente degli sport americani. Come una delle poche donne preziose che scrissero di baseball negli anni '80, si era scagliata contro i limiti, ma ha lavorato diligentemente per ottenere il rispetto dei suoi colleghi e degli argomenti che trattava.

"È stato uno sport molto conservatore, e non sempre il più illuminato", ha detto John Quinn, ex redattore sportivo del Philadelphia Inquirer, dove Smith ha lavorato dal 1998 al 2007. "Ma quello che si è evoluto è un enorme rispetto e apprezzamento per Claire per la sua autenticità, il suo lavoro e il modo in cui tratta le persone a tutti i livelli. I giocatori si fidano di lei, i manager si fidano di lei, tutti quelli che conosco hanno una grande fiducia in lei".

C'è anche una grande passione per il suo lavoro, come evidenziato dai suoi colleghi - la Baseball Writers of America Association (BBWAA) - che l'hanno votata per vincere il prestigioso Spink Award. Prende il nome dal compianto editore di Sporting News morto 55 anni fa, che riconosce "i contributi meritori agli scrittori di baseball", e tra i vincitori del passato ci sono giornalisti come Red Smith e Grantland Rice.

Ogni volta che viene invitata a parlare nelle università o nei musei, viene invariabilmente interrogata su quel giorno di ottobre del 1984 durante le National League Championship Series tra Cubs e Padres, che è diventato un momento determinante per stabilire a che livello era il posto di lavoro per le donne nei media sportivi. Dopo Gara 1, una banda di giocatori dei Padres aveva verbalmente aggredito la Smith nella club house, prima che un funzionario del club l'allontanasse con la forza. Era terribilmente scossa e terribilmente spaventata che non sarebbe stata in grado di scrivere la sua storia. Fortunatamente, Steve Garvey aveva sentito parlare di ciò che era successo e uscì dalla club house e rilasciò un'intervista alla Smith.

"È stato umiliante e travolgente", ha detto la Smith.

Ancora oggi, la Smith apprezza la professionalità di Garvey. Preferisce ricordare quella straziante esperienza al Wrigley Field come "una brutta giornata sul lavoro in 40 anni".

Quando la Smith è stata premiata lo scorso gennaio alla cena della BBWAA a New York, Garvey l'ha presentata: "Con il suo modo caloroso e gentile, ci ha completamente conquistati, Non solo ha scritto, ma ci ha insegnato a fare la cosa giusta e a dire la cosa giusta".

I Commissioner Fay Vincent (MLB), David Stern (NBA) e Paul Tagliabue (NFL) parlano con Claire durante l'Association for Women in Sports Media Convention del 1992

L'episodio della clubhouse si verificò sei anni dopo che Melissa Ludtke di Sports Illustrated aveva citato in giudizio (vincendo) la Major League Baseball dopo essere stata bandita dallo spogliatoio degli Yankees durante la World Series del 1978. Tuttavia, ciò non aveva necessariamente influenzato le regole individuali del club o della league.

Solo pochi giorni dal suo incarico come Commissioner nel 1984, Peter Ueberroth, che aveva appena completato l'organizzazione delle Olimpiadi di Los Angeles, reagì in modo furibondo quando venne a sapere cosa era successo alla Smith. Per fortuna c'erano anche altri membri che non la pensavano alla stessa maniera nella comunità del baseball.

"Ueberroth proveniva dalle Olimpiadi del 21° secolo", racconta la Smith, "Disse che questo non sarebbe più stato un problema. Tolse il potere ai clubs e da quel momento cambiò tutto".

Eppure si era ancora alla metà degli anni '80, un periodo in cui la Smith era una delle sole tre giornaliste di sesso femminile nella Major League Baseball. Con l'establishment del gioco lento a mostrare sostegno, e anche rispetto, per le donne reporter, non c'era da meravigliarsi che anche le colleghe della Smith vennissero trattate con disprezzo. Il sempre affascinante Dave Kingman spedì una scatola regalo avvolta con un nastro rosa a Susan Fornoff del Sacramento Bee. La scatola conteneva un topo morto.

Qualunque opposizione e isolamento abbia dovuto sopportare, la Smith è sempre rimasta positiva riguardo al gioco. E lei ha sempre dato ai suoi lettori ben più del solo baseball: "Ho provato a scrivere sulla parte umana del gioco, chi sono i giocatori, quali valori li hanno formati. E ho sempre voluto dare voce ai sotto rappresentati ".

A quel punto, la Smith è diventata una coscienza sociale dello sport come quella prodotta da Jackie Robinson e Larry Doby - eppure era uno sport che non aveva avuto un record stellare nelle assunzioni delle minoranze e che ha visto un allarmante declino nel numero di giocatori neri. Vivendo per anni nella zona di Filadelfia, non ha mai dimenticato come la città natale dei Phillies fosse stata così intollerante della loro prima stella nera, Dick Allen, e che la loro successiva stella nera, Ryan Howard, sia arrivata solo circa 40 anni dopo.

Quando si formò l'espansione con la franchigia dei Colorado Rockies nel 1991, fu offesa dal fatto che il nuovo front office del team fosse esclusivamente sfera d'azione di maschi bianchi. Informò il presidente della League, Bill White, e il Commissioner Fay Vincent, che non furono troppo contenti. Poco dopo, i Rockies annunciarono l'assunzione di Don Baylor, il quarto manager nero del gioco.

In questi giorni, Smith è un mentore per i giovani in un panorama dei media in rapida evoluzione. Le porte sono più aperte alle donne e alle minoranze, ma non nel suo vecchio mondo dei giornali. Lamenta il declino di un'industria che era tradizionalmente così intrecciata con il baseball e che le ha offerto l'opportunità di lavorare nel gioco che ama.

Trova conforto nelle innumerevoli amicizie che ha fatto negli anni nel baseball, e trova una dolce simmetria nell'essere onorata a Cooperstown quest'anno. Si lega con il 70° anniversario del suo eroe che aveva spezzato la barriera del colore nel baseball.

Parlando a una cena della Fondazione Jackie Robinson nei primi mesi del 2017, Smith si è emozionata parlando dell'uomo il cui credo è che una vita non è importante se non nell'impatto che ha sulle altre vite. Riassumendo il significato della sua eminente vita nel baseball, ha detto: "In che modo lo sport invade il mondo reale, e viceversa, e cosa direbbe Jackie se lo fa o no? Queste domande saranno sempre importanti per me e non mi stancherò mai di chiederlo, né mai mi fermerò".

Big Sam Thompson: il primo grande clutch hitter

Samuel Luther "Big Sam" Thompson

Nel 1880, una nuova stella del baseball apparve all'orizzonte. Era alto quasi 1,90 e pesava circa 102 kg, un tipo piuttosto grosso per la sua era e i suoi compagni di squadra, e i fans lo chiamavano "Big Sam". Samuel Luther "Big Sam" Thompson era davvero una forza formidabile con una mazza tra le mani. Ha stabilito il record dei clutch hitter che dura ancora oggi. Thompson poteva sempre battere valide: per la media battuta che per la potenza. Aveva una buon guanto e un grande braccio. Non aveva una grande velocità, ma era un corridore intelligente.

Big Sam Thompson era nato il 5 marzo 1860 a Danville, nell'Indiana. Era uno dei nove figli, il quinto per la precisione, di un veterano della Union Civil War. Il padre di Thompson aveva imparato a giocare a baseball dai suoi compagni soldati nordisti, e riportò il gioco nell'Indiana dopo la guerra. Aiutò ad organizzare i giochi sandlot, e tutti i ragazzi di Thompson, che erano bravi atleti, divennero bravi giocatori. In effetti, i Thompson erano ugualmente noti come buoni giocatori di baseball e temibili "attaccabrighe".

Nel 1884, il giocatore di baseball e manager Dan O'Leary portò la sua squadra indipendente di Indianapolis in trasferta nell'area di Danville per una partita. Aveva sentito parlare di "the Thompson kid" ed era ansioso di vederlo giocare. Ma a Sam erano stai promessi 2,50 $ per costruire il tetto di una casa, ed era al lavoro. O'Leary, imperterrito, offrì di pagare a Thompson i 2 dollari e ½ solo per vederlo giocare. Il ragazzo giocò, e O'Leary lo firmò sul posto - e poi lo vendette immediatamente alla franchigia dei Detroit Wolverines della National League.

Nel 1885, le fortune di Detroit cambiarono improvvisamente in meglio, grazie a Thompson. Nel 1887, "Big Sam" vinse il titolo di battuta della National League con una media di .372. Vinse anche la speciale statistica di arrivi in base + percentuale slugging e i Wolverines vinsero il pennant. Giocarono poi contro i St. Louis Browns, vincitori del pennant della rivale American Association, per la "World Championship Series". I Browns erano una squadra davvero buona, trascinati dai lanciatori stellari Silver King, Dave Foutz e Bob Caruthers (uno dei migliori lanciatori battitori nella storia del gioco). Nel roster c'era anche il prima base Charles Comiskey e il terza base Arlie Latham, e gli outfielders Tip O'Neill (il campione in carica della media battuta dell'AA) e Curt Welch (uno dei più grandi esterno centro di sempre). Caruthers, che aveva giocato bene all'esterno destro quando non lanciava aveva ottenuto il terzo posto nella media battuta di quell'anno.

Detroit, da parte sua, schierava il grande slugger Dan Brouthers (prima base) in appoggio a Thompson, oltre ai superbi infielders Fred Dunlap, Hardy Richardson e al clutch hitter Deacon White. Grazie in gran misura a Thompson Detroit vinse la serie, 10 partite a 5, e la Dauvray Cup. La Coppa fu donata dalla famosa attrice, Helen Dauvray, moglie del futuro Hall of Famer Monte Ward.

Detroit Wolverines 1887

Thompson era ormai un'attrazione da star, attirando un grande numero di spettatori ogni volta che Detroit giocava. In una partita, ha infilato due tripli con basi piene, un'impresa mai ripetuta. Durante la stagione 1887, aveva anche segnato 118 punti, colpito 11 fuoricampo e messo a segno 203 valide. Stabilì anche un record di 166 RBI nella stagione, il miglior totale annuale che durò per un periodo di 34 anni fino al 1921,quando Babe Ruth lo superò.

Dopo 4 anni trascorsi a Detroit, i proprietari di Wolverines caddero in un periodo di difficoltà finanziarie, e Thompson venne ceduto ai Philadelphia Quaker della National League (che cambiarono immediatamente il nome in Phillies). Lì, Thompson visse i suoi più grandi anni, diventando l'unico giocatore del 19° secolo a realizzare per 2 anni oltre 150 RBI. Nel 1894, i Phillies si vantarono di aver l'unico lineup nella storia del baseball con quattro battitori sopra i .400, l'esterno destro Thompson e l'esterno sinistro Ed Delahanty a .407 ciascuno, l'esterno centro "Sliding Billy" Hamilton a .404 e Tuck Turner a .416 . Ahimè, durante i 10 anni di Thompson a Philadelphia, sono sempre stati in corsa ma non hanno vinto un pennant, a causa della loro mancanza di consistenza del bullpen staff.

Philadelphia Phillies 1894: Fila superiore, da sinistra a destra: Brewery Jack Taylor (P), Bill Hallman (2B), Ed Delahanty (OF), Jack Boyle (1B), George Harper (P). Seconda fila, da sinistra a destra: Jimmy Callahan (P), Tuck Turner (OF), Jack Clements (C), Sam Thompson (OF), Mike Grady (C). Terza fila, in senso orario da sinistra a destra: George Haddock (P), Charlie Reilly (3B), Arthur Irwin (Mgr.), Kid Carsey (P). Ultima fila in basso, da sinistra a destra: Gus Weyhing (P), Billy Hamilton (OF), Lave Cross (3B).

Nel 1889, Big Sam aveva realizzato 20 homers e 24 basi rubate, diventando il primo giocatore "20/20" nella storia. Nell'agosto del 1895, colpì 65 RBI, un record mensile che vale ancora. Ha anche guidato la League con 18 home run.

Nella sua carriera di 15 anni, Thompson ha battuto un'importante .331, 1299 RBI, ha segnato 1256 punti e ha colpito 126 homers (il 2° più alto totale per i giocatori del 19° secolo accanto al grande Roger Connor). Tra il 1889 e il 1896, realizzò una media di oltre 100 RBI e 100 punti a stagione. Ha guidato la National League 3 volte per valide, RBI e percentuale di slugging; due volte per i doppi e fuoricampo e una volta per i tripli. Ha anche guidato il campionato due volte in assist dall'esterno destro, e iniziò 18 doppi giochi dall'esterno destro in una sola stagione, un altro record della Major League. Uno dei misteri interessanti che circonda questo battitore mancino riguarda il suo braccio di tiro. Mentre i racconti affermavano che tirava da mancino, c'è un riferimento che lo descrive come un tiratore destro. Sappiamo perfettamente che batteva da mancino, e si crede fermamente che abbia tirato anche con la sinistra.

Il record più sorprendente di Thompson, ininterrotto fino ad oggi, è il suo numero di RBIs in 9 inning. Le sue statistiche mostrano una cifra di .923 RBI per 9 inning game - in carriera - incredibile!

Si crede che Thompson fosse scivolato e cadde mentre riparava il tetto di casa sua, nel 1896. Si ferì alla schiena, e si ritirò dal baseball nel 1898 a causa della ferita che non guariva perfettamente. Nel 1906, dopo 8 anni dal ritiro, cercò di tornare. Firmò con i Detroit Tigers della American League, giocando all'esterno con Ty Cobb e Sam Crawford. Riuscì a battere un triplo, ma si rese conto che all'età di 45 anni era troppo vecchio e si ritirò definitivamente. Thompson è stato eletto nella Hall of Fame nel 1974.

Un'interessante nota a margine: Thompson suonava il violino, e mentre non esistono prove che attestino la sua competenza musicale, il suo grande, grandissimo pronipote, Chris Thile, è un maestro di mandolino riconosciuto a livello internazionale. È un pluripremiato vincitore di un Grammy Award e ha inciso album solisti molto acclamati. Certamente è meglio conosciuto per i suoi testi, musica e voce con il famoso gruppo, Nickel Creek. Nell'album di Thile, "Not All Who Wander Are Lost", ha composto e suonato la canzone "Big Sam Thompson".

Dopo il ritiro di Big Sam dal baseball professionistico, lui e sua moglie, Ida, fecero un sacco di opere di beneficenza nell'area di Detroit. Erano famosi per promuovere il baseball tra i giovani della città. Quando Thompson morì nel 1922, l'intera area di Detroit pianse uno dei suoi cittadini più illustri.

Le stranezze del baseball

Il baseball ha molte più partite di altri sport e pertanto aumentano le possibilità che, nel corso del tempo, accadano cose davvero insolite. Ecco un campionario, pensato sia per intrigare che per divertire. L'Hall of Famer Casey Stengel era solito proclamare, “You could look it up!” .

21 Inning, nessuna base su ball

Babe Adams

Contro i New York Giants il 17 luglio 1914, Babe Adams dei Pittsburgh lanciò un'intera partita di 21 inning senza dare una base su ball. Nonostante ciò perse la partita, 3-1, quando concesse due punti nella parte alta del 21° inning.

Un inning, otto rubate

Steve O'Neill

I Washington Senators, il 19 luglio 1915, rubarono otto basi nel primo inning contro il catcher di Cleveland Steve O'Neill, stabilendo un record per le basi rubate in un inning (il record venne eguagliato poi nel 1919).

La lite batte le forbici

Johnny Allen

In una partita al Fenway Park contro i Boston Red Sox il 7 giugno 1938, il lanciatore dei Cleveland Indians Johnny Allen se ne andò infuriato dal monte e non ritornò più quando gli venne ordinato dall'arbitro Bill McGowan di tagliare la manica della felpa slabbrata che distraeva il battitore.

Allen aveva tagliato le maniche di una delle sue felpe e l'aveva indossata sotto la casacca durante molte delle sue partenze in quella stagione. Sosteneva che lo scopo dell'alterazione era di far entrare più aria, ma il tessuto svolazzante serviva a distrarre i battitori. Quando McGowan gli ordinò di rimuovere la felpa o di togliersi le strisce strappate dalle maniche, Allen si rifiutò e lasciò il campo.

4 Ball, 5 Balk

Bob Shaw

In una sconfitta per 7-5 contro i Chicago Cubs allo County Stadium il 4 maggio 1963, Bob Shaw dei Milwaukee Braves commise cinque balks per stabilire un record. Dopo aver concesso la base a Billy Williams nel terzo inning, Shaw commise balk per tre volte, concedendo il punto a Williams senza sforzo alcuno.

Fuoricampo (ma fuori dal box)

Nella vittoria di Milwaukee su St. Louis del 18 agosto 1965, un fuoricampo di Hank Aaron dei Braves venne annullato quando l'arbitro Chris Pelekoudas stabilì che Aaron aveva battuto il fuoricampo mentre era con il piede fuori dal box. L'arbitro aveva avvertito Aaron nei due lanci precedenti e di conseguenza, il record di Aaron alla fine si fermò a 755, anziché a 756.

La follia di Mauch

Il 2 maggio 1968, l'interbase di Mets, Bud Harrelson, diventò il primo battitore nella storia del baseball a ottenere un vantaggio di 3-0 nell'on-deck circle quando l'arbitro Ed Vargo penalizzò il mitico lanciatore dei Phillies John Boozer per aver portato la mano alla bocca nel cerchio del monte durante il suo riscaldamento.

Vargo stava cercando di far rispettare la nuova regola del baseball progettata per frenare le spitball.

Il manager di Philadelphia Gene Mauch, irritato dalla prima chiamata di ball di Vargo, ordinò a Boozer di tornare a toccarsi la bocca, per il secondo ball, e poi di nuovo, per il terzo ball. Sia Mauch che Boozer vennero poi espulsi dal gioco, che i Mets vinsero 3-0.

Il solitario shortstop

E' successo solo una volta nella storia della MLB che un interbase in un doubleheader non avesse nessuna opportunità difensiva. È successo a Toby Harrah del Texas nelle due partite contro i Chicago White Sox il 25 giugno 1976.

I Rangers vinsero l'apertura, 8-4, e i White Sox si accapparrarono la seconda partita, 14-9, e in mezzo a tutte le valide, punti e out, le uniche volte in cui Harrah toccò la palla, fu solo quando gli venne tirata dal campo esterno e quando veniva fatta girare per il riscaldamento e dopo gli out.

Strike 3, eliminato! Oh, già in panchina!

Doe Boyland

Nel suo primo at bat in Major League, il 4 settembre 1978, il debuttante dei Pirates Doe Boyland andò strike out mentre era seduto in panchina. Boyland viene rimosso come battitore con il conteggio di 1-2 quando i Mets eseguirono un cambio lanciatore e il pinch hitter Rennie Stennett prese il terzo strike. In base alle regole dello score, lo strikeout venne addebitato a Boyland.

Crisi d'identità

Il 4 agosto 1982, Joel Youngblood giocò per due squadre in due città. La sua giornata iniziò a Chicago e finì a Philadelphia, e prima che fosse finita, da Mets divenne un Montreal Expos.

Inizialmente cominciò al Wrigley Field, nel lineup dei Mets in una partita contro i Cubs: Youngblood colpì una valida in due at-bats. Quindi lasciò la partita quando ricevette la notizia che era stato scambiato con gli Expos.

Diverse ore dopo, al Veterans Stadium di Philadelphia, Youngblood entrò all'esterno destro nel sesto inning in difesa e battè un singolo nel suo at-bat nella sconfitta per 5-4 degli Expos.

"Avevo sentito nel terzo inning che ero stato scambiato", disse Youngblood dopo che la sua avventura si era conclusa alla fine della giornata. "Ho effettuato immediatamente le prenotazioni aeree. Ho fatto la doccia e ho preso le valigie e sono arrivato sull'aereo con 20 minuti di anticipo. Ho cenato sull'aereo e ho preso un taxi per arrivare qui a Philadelphia. È divertente - Sono uscito nel terzo e sono arrivato qui nel terzo".

Nota: entrambe le sue valide vennero colpite contro i futuri lanciatori della Hall of Fame - Ferguson Jenkins dei Cubs e Steve Carlton dei Phillies.

Una giornata di lavoro nel primo inning

Von Hayes dei Philadelphia Phillies diventò il primo giocatore a colpire due home run nel primo inning: un fuoricampo solitario e un grand slam. Finì con sei RBI mentre i Phillies schiacciarono i Mets in trasferta, 26-7, l'11 giugno 1985.

Un diverso tipo di D.H.

Il manager Billy Martin degli Yankees usò il lanciatore Rick Rhoden come battitore designato in una partita dell'11 giugno 1988 contro Baltimora. Era la prima volta dall'inizio del battitore designato, 15 anni prima, che un lanciatore iniziasse una partita come battitore designato.

Andò a battere come numero 7 nel lineup. Rhoden battè sulla terza base contro Jeff Ballard nel terzo inning nel suo primo at-bat. Nel suo secondo at-bat, portò a casa un punto con una volata di sacrifcio a destra. Jose Cruz entrò al suo posto nel quinto.

Grande difesa, nessuna valida

Il 17 luglio 1990, i Minnesota Twins diventarono la prima squadra a ottenere due tripli in una partita, ma persero a Boston, 1-0.

In una partita, sei trikeout girati

Il battitore designato dei Baltimora Sam Horn diventò il primo non pitcher ad andare strikeout sei volte consecutive in una singola partita. Dopo aver ricevuto la base su ball nel suo primo at-bat, Horn andò ancora strikeout prima di colpire un doppio nella parte alta del 15° inning mentre gli Orioles vennero sconfitti a Kansas City il 17 luglio 1991.

Una partita, sei valide, sei punti

Il terzo base dei Kansas City Royals, Joe Randa, diventò il primo giocatore dell'American League a collezionare sei hit e segnare sei punti in una partita da nove inning. La produzione offensiva di Randa contribuì alla sconfitta dei Detroit Tigers per 26-5 il 9 settembre 2004.

Uffa, un altro groundout all'esterno sinistro

Sean Casey dei Detroit trovò il modo di battere un groundout a sinistra. L'insolita giocata 5-7-3 del 24 agosto 2006 è il risultato di Casey che si fermò per entrare nel dugout, credendo che la sua battuta sulla terza fosse stata presa al volo dal difensore. Ma la palla uscì dal guanto del terza base dei White Sox Joe Crede e venne raccolta dall'esterno sinistro Pablo Ozuna, il cui tiro in prima eliminò di un soffio Casey che aveva ripreso la corsa verso la base.

Non è uno sport di contatto

L'eliminazione di Michael Young dopo il contatto con il coach di terza Dave Anderson e le relative proteste

L'out finale nella vittoria per 6-5 di Minnesota contro il Texas, del 5 settembre 2010, è una chiamata di interferenza del coach di terza base Dave Anderson con il corridore Michael Young. L'arbitro Alfonso Marquez stabilì che il corridore, che aveva superato la terza base, aveva toccato le mani del suo coach prima di fermarsi e tornare sulla base e pertanto, applicando la regola 7.09 h, il corridore venne eliminato.

Colpire una palla veloce richiede molto più che semplici reazioni!

Nel 2004, Albert Pujols era considerato uno dei migliori battitori del baseball al mondo, guidando le Major Leagues l'anno precedente con una media battuta di .359. Jennie Finch è stata considerata la migliore lanciatrice di softball del mondo, portando gli Stati Uniti a una medaglia d'oro alle Olimpiadi mettendo strikeout più di un battitore per inning e non concedendo punti. Quindi, quando Finch sfidò Pujols in un match, venne annunciato come una classica resa dei conti tra uomini e donne. Ma era solo in apparenza. In fondo, questo matchup ha anche fornito l'esperimento perfetto per testare i limiti di tempo di reazione umani - e come il nostro cervello consenta di superarli.

Colpire una palla da baseball che viaggia a 100 mph è spesso considerato uno delle imprese sportive più difficili in tutti gli sport. Dopotutto, se colpisci la palla solo il 30% delle volte, le squadre di baseball ti pagheranno milioni di dollari per giocare per loro. Lanci che viaggiano a 100 mph impiegano solo 400 ms (millisecondi) per viaggiare dal lanciatore al battitore. Poiché il tempo di reazione tipico è 200 ms, e occorrono 100 ms per sventolare la mazza, questo lascia solo 100 ms di tempo di osservazione in cui il battitore può decidere se effettuare lo swing o meno.

Ci vogliono almeno 300 ms per un battitore di baseball per vedere la palla e reagire per sventolare la mazza. Durante questo tempo, il cervello deve elaborare l'immagine, decidere di girare e quindi contrarre i muscoli per spostare effettivamente la mazza attraverso il piatto

Se reagire così velocemente può sembrare sovrumano in effetti lo è; se il tempo di reazione fosse tutto lì, i battitori non avrebbero mai colpito una valida. Per aggirare le loro lente reazioni, gli umani hanno sviluppato una strategia mentale a tre livelli, e tutti e tre i livelli sono perfettamente evidenziati nel match tra Pujols e Finch.

Livello uno: estrapolazione della traiettoria

Prima di immergerci nei dettagli di come reagire a una palla da baseball lanciata alla velocità di 100 mph da 60 piedi di distanza (18,44 m), è utile considerare un esempio più semplice. Invece che lanciata del monte del lanciatore, immaginate una palla lanciata a 100 mph da 10 volte più lontano. E invece di colpire la palla, immaginate che la persona stia cercando di scansarsi.

La distanza extra dà alla persona più di 4 secondi per guardare la palla prima che arrivi al piatto. Durante quei 4 secondi, il livello uno della sua strategia mentale si mette al lavoro: mentre la palla vola nell'aria, la persona segue la sua traiettoria. Il cervello della persona usa questo tempo per osservare la velocità e la direzione della palla ed estrapolare la sua traiettoria. Molto prima che la palla arrivi alla persona, si fa semplicemente da parte per evitare di essere colpito.

La chiave qui è che la persona non deve aspettare fino a quando la palla è proprio di fronte a lui per reagire. Può tenere traccia del recente volo della palla, prevedere quando e dove finirà, e muoversi efficacemente in tempo per iniziare la sua reazione in anticipo.

Lo stesso vale per sventolare un lancio dal monte del lanciatore. Ma invece di 4 secondi, il battitore ha solo 100 ms per tracciare la traiettoria, calcolare la velocità e la direzione e prevedere quando e dove il lancio attraverserà il piatto. Pujols era un maestro in questo, mandando regolarmente palle veloci da 100 mph per centinaia di metri sulle tribune.

Contro Finch, però, i suoi swing sono andati a vuoto.

La differenza critica? Nel baseball la palla viene lanciata da sopra, mentre nel softball viene lanciata da sotto. Questo potrebbe sembrare un dettaglio minore, ma ha fatto saltare il secondo livello della strategia mentale di Pujol, e si scopre che il secondo livello è il più potente.

Livello due: giudizio istantaneo

Il livello uno funziona allo stesso modo se la palla è una palla da baseball o da softball: Pujols segue la palla, calcola la sua velocità e direzione e predice dove e quando attraverserà il piatto. Tutto ciò si basa su solo 100 ms di tempo di osservazione.

La potenza del livello due è che si può accedere a una durata molto più lunga. Pujols ha visto migliaia di lanci nella sua carriera, e ognuno di questi lanci lo aiuta a prevedere la velocità e la direzione del prossimo lancio simile. Se 90 degli ultimi 100 lanci che sembravano simili viaggiavano con una particolare velocità e direzione, allora può attingere a quel lontano passato per dare un vantaggio al primo livello.

In effetti, Pujols non deve perdere tempo prezioso a seguire la traiettoria della palla da baseball per estrapolarne la velocità e la direzione. Il livello due gli dà la risposta anticipata per alimentare direttamente il livello uno. Questa doppietta permetteva a Pujols di anticipare il tempo e di iniziare prima la sua reazione.

Ma contro Finch, il livello due non ha funzionato. Pujols non aveva mai affrontato migliaia di lanci da softball prima. Incapace di entrare nel secondo livello, Pujols non è riuscito a colpire i lanci di Finch. E lui non è stato l'unico. Finch ha girato per affrontare alcuni dei migliori battitori del mondo, mettendo a dura prova le loro superbe reazioni. Nonostante i benefici del livello uno, nessuno è arrivato vicino a colpire il lancio di Finch, perché il loro livello due era inutile. Cioè, fino a quando qualcuno non ha inserito il livello tre.

Livello tre: riconoscimento del modello

Ciò che alla fine ha sconfitto Finch è che ha avuto un modello, e questo è tutto ciò di cui il livello tre ha bisogno. Nel baseball, un battitore prende tre strikes. Finch avrebbe lanciato le prime due palle veloci. Ogni volta era uno swing a vuoto. Ma al terzo lancio, Finch ha sempre lanciato una palla lenta.

Una palla lenta, o un cambio, è progettato per usare il livello due contro il battitore. Il cambio inizia con lo stesso aspetto delle altre palle, quindi il livello due salta perché si pensa che arriverà anche alla stessa velocità.

Ma il cambio non sta andando alla stessa velocità delle altre palle. Sta andando molto più lentamente. E anche se questa velocità più lenta offre al livello un tempo di osservazione in più per prendere una decisione migliore, il livello due rovina tutto. Il battitore pensa che la palla stia andando più veloce di quanto non sia, reagisce il più velocemente possibile, e non colpisce nient'altro che l'aria, molto prima che il lancio arrivi al piatto.

Usare il livello due contro il battitore si basa sul fatto che il battitore non sa che il lanciatore sta lanciando un cambio. Ma se il livello tre può essere usato per riconoscere il modello, allora aumenta il livello due. Un perfetto esempio di questo è Scott Spiezio, un altro giocatore di baseball che ha affrontato Finch durante il suo tour delle Major Leagues. A differenza di Pujols, non era una superstar, batteva solo .265 nella stagione precedente. Tuttavia, aveva studiato Finch e usato il livello tre per riconoscere il suo schema. Con l'aggiunta dell'osservazione del tempo di una palla più lenta al terzo livello è aumentato il livello due, Spiezio ha fatto ciò che il potente Pujols non ha potuto fare: ha colpito il lancio di Finch a destra per una valida.

Il terzo livello, il livello finale della strategia mentale di un battitore, riconosce un modello o segnale diverso prima che siano disponibili informazioni esplicite sul lancio. Di per sé non è sempre utile, ma può indicare se il livello due funziona a favore o contro il battitore.

Se un battitore di baseball dovesse fare affidamento solo sul suo tempo di reazione, allora non avrebbe mai colpito una palla veloce a 100 mph. Le sue reazioni sono semplicemente troppo lente. Tuttavia, sfruttando l'estrapolazione della traiettoria, il giudizio istantaneo e il riconoscimento del modello, il battitore guadagna preziosi millisecondi extra che gli consentono di spedire fuoricampo a centinaia di metri negli spalti

Anche se le reazioni dei giocatori di baseball non sono sovrumane, come a volte vengono ritratte, la realtà suona altrettanto immaginaria. I loro cervelli stanno semplicemente impiegando una strategia mentale a tre livelli per avvantaggiarsi, determinando quando e dove la palla attraverserà il piatto e fornire preziosi millisecondi extra per compensare le reazioni lente. La cosa veramente sorprendente è che il cervello di ogni persona è naturalmente dotato di questa capacità.

Naturalmente, molti di noi non possono colpire una palla veloce da 100 mph. I migliori battitori passano ore a guardare migliaia di lanci. Con ogni lancio, i diversi livelli nel loro cervello diventano solo un po' meglio. Forse i tempi di reazione di questi battitori non sono sovrumani, ma l'attenzione e la dedizione necessaria per addestrare il loro cervello potrebbe essere sufficiente per colpire la palla veloce.