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La carriera di un catcher schiacciato dal 'Potato Caper'
Bresnahan fu rilasciato dai Tribe dopo aver ingannato il corridore tirando una patata all'esterno
sinistro

Il venticinquenne Dave Bresnahan con il suo guanto da ricevitore e una patata sugli spalti durante una partita degli Williamsport Bills il 2 settembre del 1987

Sono passati oltre tre decenni da quando Dave Bresnahan tirò "The Great Potato Caper". E mentre il trucco potrebbe aver contribuito alla fine prematura della sua carriera nel baseball, la sua performance nel tirare una patata rimane uno degli eventi più discussi nella storia delle Minor League.

Bresnahan era un battitore mediocre e un catcher di riserva nel 1987 mentre giocava per la modesta squadra di Williamsport nel doppio A della Eastern League. Quando lui e i suoi compagni di squadra decisero di divertirsi un po' a spese dei Reading Phillies durante l'ultimo fine settimana della stagione, reinventarono uno degli scherzi più fantasiosi nella storia del baseball suscitando le prevedibili risate (Fu un catcher della Classe D della Evangeline League che inventò e mise in atto nel 1934 per primo questo colpo di scena unico nel suo genere).

L'ultima risata, tuttavia, fu su Bresnahan che nonostante avesse consolidato con questa gag il suo posto nella tradizione delle Minor League, perse il lavoro e non giocò mai più a baseball. Ora che è diventato un magnate immobiliare in Arizona, Bresnahan ride ancora quando parla di quella fatidica notte di 33 anni fa. Ma non ha rimpianti e certamente non cambierebbe la svolta che la sua vita prese da quando trovò un uso improbabile per la verdura amidacea.

"Non ci penso mai davvero", ha detto Bresnahan, "Mi fa ridere perché la gente continua a chiamarmi. Le persone cercano il mio nome su Google e mi chiamano e vogliono una risposta".

È comprensibile che le persone abbiano avuto difficoltà a dimenticare quello che fece Bresnahan in una notte di fine agosto del 1987. Le sue azioni al Bowman Field sembravano provenire direttamente dalle pagine della sceneggiata comica e ancora oggi, parlare di ciò che ha fatto suscita ancora le risate. Ma non ci fu niente di divertente alle conseguenze negative dopo che Bresnahan portò di nascosto una patata sul campo e la tirò nel campo sinistro nel tentativo di ingannare gli arbitri, i fans e i Reading Phillies.

"Ero il ricevitore di riserva e quando sei seduto nel bullpen, devi fare qualcosa per rompere la noia", racconta, "Abbiamo discusso molto dal baseball alla politica. Abbiamo parlato di tutti i tipi di trucchi che i giocatori avevano utilizzato, che fossero al college o al liceo. Abbiamo parlato di portare una patata o un rotolo di nastro sul campo".

"E i miei compagni di squadra mi hanno sfidato. Mi hanno detto perché non lo fai. Mi ci sono volute circa due settimane per prendere coraggio, ma alla fine ho deciso di farlo. Non sono proprio il tipo del buffone della classe, ma ho un grande senso dell'umorismo, e stavo solo cercando di rompere la monotonia di una brutta stagione per me e per la squadra".

Bresnahan stabilì di mettere in atto il suo piano, ma le circostanze dovevano essere quelle giuste. Decise che l'ultimo fine settimana della stagione era quello perfetto perché Williamsport doveva giocare un doubleheader, e gli era stato assicurato che avrebbe ricevuto almeno una delle partite. E doveva esserci un corridore in terza base perché la gag fosse realizzabile.

Quindi, dopo aver trascorso un po' di tempo al negozio di alimentari locale, Bresnahan decise di vedere se il piano avesse funzionato. E quando si presentò al campo da baseball quella fatidica mattina con una manciata di patate, i suoi compagni di squadra erano entusiasti e più che disposti a prendere parte allo scherzo.

"Tutti erano entusiasti e non vedevano l'ora", ha detto Bresnahan, "È stato più uno sforzo di squadra perché erano tutti coinvolti. Il terza base [Rob Swain] era il mio compagno di stanza. E volevo assicurarmi che la squadra fosse d'accordo. Non solo erano d'accordo, dicevano come sarebbe stato divertente e che avremmo dovuto farlo".

"Ero molto nervoso perché non pensavo che avrebbe funzionato. Ma era il crepuscolo, quindi questo avrebbe aiutato. Ho solo sbucciato le patate la sera prima e ho pregato che funzionasse".

Quando Rick Lundblade dei Reading raggiunse la terza base con due out nella parte alta del quinto inning, Bresnahan mise in atto il suo piano. Informò l'arbitro di casa base Scott Potter che qualcosa non andava con il suo guanto e che avrebbe dovuto prenderne uno nuovo dalla panchina. La mossa sarebbe servita come segnale ai suoi compagni di squadra che il piano stava per essere attuato.

Nascosto nel suo guanto di riserva c'era la patata che gli avrebbe cambiato la vita. Quando Bresnahan ritornò al trotto in campo, con la patata al seguito, chiamò un lancio basso esterno, quello che il battitore non avrebbe girato. Durante il lancio, spostò la patata dalla mano del guanto alla mano di tiro e dopo aver preso la palla, balzò in piedi e scagliò la patata sopra la testa del terza base Swain nel campo sinistro.

Lundblade corse verso il piatto, ma quando arrivò Bresnahan con un grande sorriso tirò fuori la palla e lo toccò per il terzo out dell’inning. Rapidamente fece rotolare la palla sul monte e si diresse verso la panchina mentre lui e i suoi compagni di squadra se la ridevano a crepapelle.

"Ho iniziato a correre verso il dugout e ho sentito l'arbitro di terza base gridare che si trattava di una maledetta patata", racconta Bresnahan, "Il mio compagno di stanza aveva un amico intimo che conosceva bene un arbitro e lo avevamo chiamato circa una settimana prima per vedere come gli umpires avrebbero gestito l’accaduto. Aveva detto che avrebbero rimandato il corridore in terza e mi avrebbero espulso".

"Mi stava bene. Ma a mia insaputa, l'arbitro di casa base aveva il suo supervisore in tribuna, e immagino che fosse già angosciato per essere sotto valutazione. Era piuttosto sconvolto dal fatto che doveva prendere una decisione che non era prevista nel regolamento di gioco".

Lundblade che era anche lui un catcher e conosceva molto bene tutti gli arbitri del campionato, immaginò che Potter fosse coinvolto nello scherzo finché non vide bene la sua espressione.

"In quello stadio, il dugout era molto lontano da casa base e mentre stavo tornando lentamente cercando di capire cosa stesse succedendo, Todd Frohwirth, uno dei nostri lanciatori di rilievo, mi venne incontro", racconta Lundblade, "Ricordo alla lettera quello che disse: Era una maledetta patata! Ho risposto assolutamente no e ci ho riso sopra. È stato scioccante e divertente allo stesso tempo".

Il manager di Williamsport Orlando Gomez immediatamente strattonò Bresnahan e alla fine lo multò di 50 $. Potter chiamò il corridore salvo e l'inning continuò. I Bills continuarono vincendo la partita, ma non fu la fine della storia. Gomez era così infuriato per quello che era successo che aiutò a orchestrare il rilascio di Bresnahan dai Cleveland Indians il giorno successivo.

"Gomez pensava che l'avessi fatto per farlo sembrare scorretto", ha detto Bresnahan, "Ma non era così. Mi guardava in cagnesco e ce l’aveva con me. Jeff Scott, direttore della Minor League di Cleveland all'epoca, ci vedeva un grande umorismo in tutto quello che era successo ma dovevano dare un esegnale perchè non potevano avere dei giocatori che facevano queste bravate e io ero solo il ricevitore di riserva".

"Penso che la reazione eccessiva che ebbero fu ciò che attirò tutta l'attenzione. Si sbarazzarono di me quando altri ragazzi avevano avuto la seconda, la terza e la quarta possibilità. Penso che fosse ingiusto essere rilasciato. Immagino che se stavo battendo .340 invece di .140 sarebbe stato diverso".

Le agenzie di stampa riportarono la storia il giorno seguente e nel giro di poche settimane Bresnahan si stava godendo i suoi 15 minuti di fama. Andò allo Yankee Stadium per partecipare alla trasmissione del Game of the Week della NBC. Apparve in diverse pubblicazioni nazionali nonostante il fatto che la sua carriera di quattro anni fosse giunta al termine senza cerimonie.

Bresnahan, il cui lontano zio era il ricevitore Hall of Famer Rogers Bresnahan (il primo catcher ad usare i parastinchi), dice di aver fatto quello che ha fatto per amore della leggerezza. Non voleva mancare di rispetto ai suoi compagni di squadra, agli avversari, al suo manager o al gioco.

"E 'stata una di quelle esperienze extracorporee", ha detto Bresnahan, "Sai quando lo fai che probabilmente non è giusto. Quando ho portato le patate al campo ho visto la reazione dei miei compagni di squadra che erano ultra eccitati. Se ci fossero stati dei compagni che non volevano che lo facessi, non l'avrei fatto".

"Ma quando ho visto la loro reazione, ho trovato la forza per farlo. Erano tutti coinvolti. Sono solo il ragazzo che ha avuto l'idea e l'ha lanciata. Quando parlo con i miei compagni di squadra ora, sono orgogliosi del fatto che erano lì presenti".

Anche Bresnahan rimane orgoglioso di quella notte. Ammette di non aver mai pensato che sarebbe stata la sua ultima partita, ma dopo che i Tribe lo rilasciarono aveva finito con il baseball. Diverse squadre volevano ingaggiarlo la primavera successiva, ma tutte avevano in programma di farlo partire dal Singolo A. Si rese conto allora che gran parte dell'interesse nel firmarlo era orientato al trucco, quindi rifiutò le offerte.

"Ho incontrato mia moglie Julie un anno dopo e questo è ciò che mi ha avviato sul mio nuovo percorso", ha detto Bresnahan.

Lundblade, nel frattempo, gode della stessa notorietà di Bresnahan. Ora è un avvocato in Oregon, laureato a Stanford, e dice che l'incidente è un argomento caldo per delle conversazioni durante l'anno dopo che le persone trovano il suo nome su Internet.

"Sembra che non passi un anno senza che qualcuno mi parli dell'incidente della patata", ha detto Lundblade, "È una storia che non è mai morta, e sospetto che non lo sarà mai. È stato un momento divertente visto in retrospettiva". Richie Ashburn era il ragazzo di colore dei Phillies che dopo anni ne parlò così: "La cosa divertente è che Lundblade è andato a Stanford. Il ragazzo di Stanford non riusciva a distinguere tra la patata e la palla da baseball".

Baseball Reliquary - Dave Bresnahan Potato

Bresnahan non ha ricordi della sua ultima partita. La patata fu recuperata quel giorno e ora risiede al Baseball Reliquary a Pasadena, California, mentre la sua uniforme è appesa in un ristorante di Scottsdale.

Tra poco compirà 51 anni e ha tre figli, con i quali gioca ed è anche allenatore. Ha parlato loro di The Great Potato Caper, ma sottolinea che non sono autorizzati a fare tali trucchi.

"Sto cercando di insegnare loro lezioni di vita e la cosa della patata era solo per divertimento", ha detto. E 33 anni dopo, è ancora divertente!!!!

Tim Kurkjian racconta Dave Bresnahan Potato Caper

The Potato Caper (The notorious hidden potato trick)

Walt Disney amava tutto ciò che era americano, specialmente il National Pastime: il gioco del baseball.

Walt, uno sportivo da sempre, era un fan del gioco. Aveva posti riservati per il club della minor league degli Hollywood Stars e poi per i L.A. Dodgers, dopo che si erano trasferiti da Brooklyn. Costruì anche un campo da baseball nei suoi studios in modo che i suoi animatori e dipendenti potessero rilassarsi e divertirsi. Walt giocò persino con loro in alcune occasioni (Siamo abbastanza sicuri che nessuno volesse mettere strikeout il capo).

Il baseball divenne protagonista in molti film, cortometraggi, programmi televisivi e persino parchi di Walt.

Ecco la Top Ten della Disney Baseball Connections.

Alice In the Big League - 1928

Quando Walt Disney arrivò a Hollywood da Kansas City nel 1923 era al verde. Tuttavia sognava ancora di far breccia nel mercato dell'animazione e farlo diventare un grande momento. Aveva collaborato con suo fratello Roy e chiese un prestito a suo zio Robert per fondare il Disney Brothers Studio.

I loro primi progetti furono in realtà la continuazione da una serie che Walt sviluppò nel Missouri, una versione di Alice nel paese delle meraviglie in cui un'Alice, impersonata da una giovanissima attrice, veniva proiettata in un mondo di cartoni animati interagendo con figure animate.

Walt convinse la famiglia della giovane attrice che interpretava Alice a Kansas City, Virginia Davis, a trasferirsi in California per riprendere il ruolo.

Margaret Winkler (la prima donna a produrre e distribuire film d'animazione) distribuì le Alice Comedies, in associazione con il finanziere Joseph P. Kennedy (sì, quel Joseph P. Kennedy, padre del futuro presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy). In tutto, furono realizzati 57 cortometraggi di Alice dal 1923 al 1927, con tre altre attrici che interpretarono il ruolo del titolo dopo che la Davis se ne andò.

L'ultimo dei cortometraggi di Alice, uscito il 22 agosto 1927, si chiamava Alice In the Big League. Aveva come tema il baseball, con Alice che arbitrava e si univa al gioco con animali dei cartoni animati, molti dei quali erano parodie di giocatori famosi dell'epoca, come Babe Ruth. Fu diretto dallo stesso Walt Disney e si dice che fosse uno dei suoi preferiti.

Nel 1928, Walt lasciò perdere Alice per concentrarsi sulla produzione di un'altra serie di cartoni animati con Oswald Lucky Rabbit. Nello stesso anno, Mickey Mouse fece il suo debutto e le commedie di Alice finirono nel dimenticatoio. Tuttavia, è evidente come l'amore di Walt per il gioco abbia influenzato anche i suoi primi lavori.

The Goofy, Donald and Mickey shorts - 1942, 1949, 2001

Quando l'amico intimo di Walt, il produttore Samuel Goldwyn stava per pubblicare "Pride of the Yankees", la biografia cinematografica della tragica storia della vita di Lou Gehrig dei New York Yankees, nel settembre del 1942, chiese alla Disney di inventare un corto a cartoni animati che potesse essere proiettato prima del lungometraggio.

Per farlo, Walt si rivolse a Goofy (Pippo), che stava rapidamente diventando uno dei suoi personaggi più popolari. Jack Kinney diresse un corto dal titolo How To Play Baseball, con Pippo che interpreta tutte le parti (e le posizioni in campo). Il narratore, l'attore John McLeish, era la voce che contestualizzava tutte le rapidissime azioni.

Questo doveva essere un corto unico - fu messo in produzione e finito in tre mesi - ma si rivelò così popolare che portò ad un'intera serie di film "How To" con Pippo.

Donald Duck entrò in azione nel baseball nel 1949, con il suo cortometraggio, Slide Donald Slide, anche questo diretto da Jack Kinney.

In questo cortometraggio di sette minuti, Donald stava solo cercando di rilassarsi e ascoltare il match delle World Series del 1949 tra gli Yankees e i Dodgers dalla sua radio nel cortile. Le cose si complicano quando un'ape cambia la frequenza della radio per ascoltare musica classica.

Donald inizia a giocare una finta partita di baseball nel suo cortile e si aggroviglia con l'ape, diventando sempre più esasperato (come è noto nel modo di fare di Donald). Finisce con Donald che sente che la sua squadra ha perso, si ritira in casa per allontanarsi dall'ape, per poi rinchiudersi nel bagno mentre l'ape risintonizza la stazione di musica.

Sorprendentemente, Mickey non ottenne il suo cortometraggio sul tema del baseball fino al 2001. Faceva parte della serie TV House of Mouse.

Intitolato "Mickey’s Big House", la trama è incentrata su Topolino e Pluto che cercano di giocare insieme una partita di baseball quando il nefasto vicino di Topolino, Mortimer Mouse, dice a Topolino che la pallina con cui stavano giocando ha rotto una finestra ed è finita in casa di Mortimer. Quando Mickey va a recuperarla, Mortimer lo accusa di furto con scasso e fa mandare Mickey in prigione. Alla fine, il complotto di Mortimer viene scoperto e Topolino torna a casa per riprendere la sua partita di baseball con i suoi amici.

The Casey Shorts - 1946, 1954

Uno dei cortometraggi presenti nella compilation Disney del 1946 Make Mine Music era un adattamento dell'iconica poesia sul baseball di Ernest Thayer del 1888 "Casey At the Bat".

Narrato dal comico Jerry Colonna, questa storia del potente slugger Casey (non è mai del tutto chiaro se sia il suo nome o cognome) e la sua squadra, The Mudville Nine, è un esempio di arroganza al suo culmine. Casey pensa così tanto a se stesso che crede di poter vincere questa partita cruciale senza alcun aiuto.

Occhio allo spoiler: non funziona. Non c'è gioia a Mudville.

La storia di Casey fu così popolare tra il pubblico che la Disney creò un sequel che andava oltre la poesia originale.

In "Casey Bats Again" del 1954, lo slugger viene riscattato quando le sue nove figlie iniziano a giocare a baseball e creano una squadra per portare il titolo a Mudville cosa che il loro padre non era riuscito a fare.

L'ormai umiliato Casey stesso funge da manager, allenatore e papà orgoglioso mentre le sue figlie hanno battuto gli avversari con facilità.

Sebbene alcune delle figlie siano senza nome, la leggenda vuole che una di loro faccia riferimento a Katie Casey, la ragazza menzionata nella canzone del 1908 "Take Me Out to the Ball Game".

Le “Caseyettes”, come erano chiamate collettivamente, furono animate da Fred Moore. Fecero molte apparizioni in film e programmi TV Disney oltre al loro corto originale.

Moochie of the Little League - 1959

Kevin Corcoran era una delle star infantili più famose della Disney negli anni '50. Era un quasi-Mouseketeer, non faceva parte del cast principale, ma una star dei film serializzati nello show. Il più delle volte, interpretava un personaggio chiamato Moochie.

Nel 1959, Walt volle fare uno show per il suo programma Disneyland TV evidenziando il baseball e, in particolare, la crescente popolarità della Little League.

Assegnò il compito a Moochie.

Nell'ottobre del 1959, una serie in due parti, intitolata Moochie of the Little League, debuttò nello Walt’s weekly Disneyland show.

Corcoran interpreta Moochie Morgan, un ragazzo che viene preso di mira e vittima di bullismo dai suoi compagni di classe per essere troppo piccolo. Per dimostrare che si sbagliano, si unisce alla squadra locale della Little League. Presto viene fatto giocare come ricevitore titolare.

Contro ogni previsione, Moochie diventa la star della squadra e li aiuta persino reclutando diversi genitori per diventare allenatori e trovando un nuovo campo da gioco per i bambini.

Lo stesso Walt Disney fa un cameo sugli spalti della Moochie’s Little League All Star game.

The California Angels - 1961

Walt Disney e il manager Bill Rigney posano prima dell'inizio della prima partita giocata il 19 aprile 1966 nel nuovo Anaheim Stadium

Quando un intimo amico di Walt, il cowboy cantante Gene Autry, fondò un nuovo club della Major League Baseball nel 1961, chiese a Walt di entrare a far parte del consiglio di amministrazione.

Furono chiamati Los Angeles Angels e giocarono sia al vecchio Wrigley Field di L.A. che al Dodger Stadium. Nel 1965 il nome della squadra fu cambiato in California Angels e Walt convinse Autry a trasferirsi ad Anaheim, a pochi minuti da Disneyland. L'idea era di rendere Anaheim più di un punto di destinazione sfruttando insieme le due attrazioni.

Walt era lì all’opening day nel 1966 al nuovo stadio degli Angels. Aveva portato molti personaggi Disney e una band Disneyland per i festeggiamenti. Trascorse la giornata a posare con i giocatori degli Angels con un grande sorriso mentre guarda il suo gioco preferito che viene giocato nella sua città preferita.

Purtroppo, Walt morì pochi mesi dopo, ma gli Angels rimasero ad Anaheim, sinonimo di Disneyland.

Angels in the Outfield - 1994

Nel 1994, la Disney produsse un remake di una commedia fantasy sul baseball del 1951, Angels in the Outfield, con protagonisti gli Angels, sebbene il primo film riguardasse i Pittsburgh Pirates. Fu girato al Wrigley Field di Los Angeles, un bel riferimento alla storia della squadra.

Angels in the Outfield fu così popolare che generò due sequel. Questo spinse la Disney a perseguire seriamente l’acquisizione della piena proprietà della franchigia degli Angels, un accordo che fu completato nel 1996.

Una volta completato l'acquisto, la Disney ribattezzò la squadra Anaheim Angels. Nel 2002, gli Angels vinsero il loro primo e unico campionato delle World Series.

Durante la celebrazione post partita sul campo, il cappello da cowboy di Gene Autry venne alzato dai giocatori per onorare il loro "26esimo uomo", morto nel 1998 (il numero 26 fu ritirato in suo onore dalla squadra). Ci fu la parata a Disneyland e gli anelli commemorativi della World Series avevano un motivo Disney mescolato ai diamanti e al logo.

La Disney cedette gli Angels nel 2005, ma sono ancora attivi nelle promozioni della squadra e nei collegamenti con la vicina Disneyland.

Nel 2010, Anaheim ospitò l'All Star Game della Major League Baseball. Una parata di giocatori di All Star si tenne in Main Street.

In concomitanza con la partita, una serie di statue di Topolino alte 213 cm con tutti i loghi della MLB vennero esposte nella Southern California.

La maggior parte di queste statue di Topolino sono ora di proprietà delle squadre stesse e sono collocate nei loro ballpark per consentire ai fans di scattare foto, come quella nello Yankee Stadium.

Tiger Town - 1983

Quando iniziarono le trasmissioni di Disney Channel nell'aprile del 1983, era un servizio di abbonamento a pagamento che aveva meno di un milione di spettatori.

Il CEO della Disney, Ron Miller, sapeva che oltre a mostrare film e cortometraggi dei classici della Disney, avevano bisogno di una programmazione originale per attirare nuovi clienti.

Per il loro primo film Disney Channel originale, Miller, un ex giocatore di football professionista degli L.A. Rams, scelse di raccontare una storia di baseball.

Tiger Town segue le vicende della star di JAWS (Lo squalo) Roy Scheider nei panni di Billy Young, un futuro Hall of Famer che gioca per i Detroit Tigers. I Tigers stanno lottando, così come Billy, che è nel crepuscolo della sua carriera e potrebbe non avere un'altra possibilità alle World Series.

Justin Henry, che aveva recitato nel film vincitore dell'Oscar Kramer vs Kramer, interpreta Alex, un fan undicenne dei Tigers che crede che se va a una partita per vedere Billy giocare di persona, se la caverà bene e i Tigers vinceranno. Incredibilmente, ha ragione, e i Tigers iniziano a salire in classifica.

Alex - il cui padre è appena morto - e Billy finiscono per insegnarsi l’un l’altro lezioni di fede e credenza, culminando con i Tigers che vincono il pennant per la prima volta da anni.

Roy Scheider e Alan Shapiro durante le riprese di Tiger Town

Il film fu girato a Detroit al Tigers Stadium. Il regista/scrittore Alan Shapiro, un fan sfegatato dei Tigers, era riuscito a convincere molti giocatori di Tigers, così come il manager Sparky Anderson e l'emittente televisiva Ernie Harwell ad apparire nel film.

Il film, andò in onda a ottobre, durante i playoff di baseball, e vinse un CableACE Award per il miglior film. In un caso in cui la vita imita l'arte, gli stessi Tigers - guidati da Sparky Anderson - ebbero una stagione mostruosa nel 1984 con 104 vittorie, guidando la classifica dalla prima partita alla fine della regular season vincendo il Pennant e le World Series. Nessun'altra squadra gli andò vicina.

L'intero paese divenne Tiger Town quell'anno.

Casey’s Corner - 1992

Main Street U.S.A. è una rappresentazione dell'America di Walt Disney, o almeno quello che ricorda la sua infanzia nei primi anni del 1900 nella piccola città di Marceline, nel Missouri e in grandi metropoli come Chicago e Kansas City.

In quanto tale, Main Street è piena di negozi che rappresentano l'architettura e la varietà di offerte su una tipica piazza cittadina americana di quell'epoca, da un emporio a un barbiere, una caserma dei pompieri, un fioraio e oltre. Una delle cose che Walt non aveva incluso nei suoi piani per Disneyland era il diamante da baseball.

Disneyland Paris rimediò a ciò e nel 1992, quando il giorno dell'inaugurazione non includeva ancora un campo da baseball, venne costruito un ristorante con servizio rapido a tema baseball nella versione di Main Street.

Soprannominato "Casey’s Corner", rese anche omaggio ai cortometraggi di Casey di decenni prima. Il cibo sul menu era quello di un ballpark, dallo hot dog, patatine fritte e arachidi alle scatole importate di Cracker Jack. Di guardia all’entrata del Casey's Corner ci sono due statue di giocatori di baseball vestiti con uniformi tipiche di quelle indossate dalle star delle squadre di fine Ottocento e inizio Novecento.

Casey’s Corner a Parigi si è dimostrato un tale successo che una versione quasi identica è stata aggiunta a Main Street nel Magic Kingdom in Florida. Un punto culminante è il famoso foot long hot dogs, completo di condimenti tra cui peperoncino e cipolle fritte.

Vedere persone che si godono il cibo da Casey's dimostra che adesso c'è gioia a Mudville, almeno quando si tratta di hot dog.

Gli Atlanta Braves - 1997

La proprietà di Walt Disney World in Florida comprende oltre 27000 acri. Solo una frazione di quella terra è stata utilizzata. Mentre gran parte di esso sarà mantenuto nel suo stato naturale per preservare le zone umide e le specie che vivono lì, Disney ha anche ampliato le sue offerte dall'apertura nell'ottobre 1971.

Uno dei sogni di Walt Disney per la sua Experimental Prototype Community of Tomorrow (EPCOT) in Florida era di avere squadre sportive professionistiche che giocassero lì su campi nuovi di zecca (questo era alcuni anni prima che i Miami Dolphins diventassero la prima squadra di professionistica a giocare nello Stato del sole) Purtroppo, non vide mai realizzarsi quel sogno.

Nel 1997, la Disney spese 100 milioni di dollari per costruire un complesso sportivo all'avanguardia di 220 acri all'estremità meridionale della loro proprietà, avvicinandosi alla visione del suo fondatore. Sarebbe stato utilizzato principalmente per sport ed eventi dilettantistici, ma una squadra della Major League Baseball avrebbe anche aperto lì un negozio per oltre vent'anni.

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Chiamato il Wide World of Sports Complex, in riferimento al popolare programma televisivo della ABC degli anni '60 e '70, nel 2010, la struttura è stata ribattezzato con il nome ESPN, poiché la Disney voleva promuovere la loro rete via cavo.

Il primo vero evento tenutosi è stata una partita di baseball dimostrativa tra gli Atlanta Braves e i Cincinnati Reds il 28 marzo 1997. Gli Atlanta Braves firmarono un contratto, conclusosi nel 2019, con la Disney per giocare le loro partite dello spring training al Walt Disney World nel futuro. Anche la loro affiliata alla minor league ha giocato lì.

Lo stadio di baseball del complesso può ospitare 7500 persone, con ulteriori 2000 posti a sedere sul prato. E’ stato chiamato per un po' Cracker Jack Stadium. Nel 2007 e nel 2008 i Tampa Bay Rays hanno giocato alcune partite della regular season al Walt Disney World.

I Braves per ora se ne sono andati da Walt Disney World, ma è quasi certo che un'altra squadra della Major League Baseball prenderà il loro posto nel prossimo futuro, assicurando che il National Pastime abbia un posto di rilievo nella proprietà Disney.

I film sul baseball - 2002-2014

The Rookie - 2002

Nel 2002, la Disney ha portato sul grande schermo la straordinaria storia della vita vera del lanciatore Jim Morris in The Rookie.

Diretto da John Lee Hancock e girato interamente in Texas, incluso il Ballpark di Arlington, dove giocano i Rangers, Dennis Quaid interpreta Jim Morris, un insegnante di liceo del Texas occidentale e allenatore di baseball che viene sfidato dai giocatori della sua squadra a provare per la Big League. Lui lo fa.

Incredibilmente, viene ingaggiato dai Tampa Rays e finisce per lanciare in una partita della Major League quell'anno in Texas. Mette strikeout il primo battitore che affronta e l’edificante film sul giocatore underdog finisce con sorrisi a tutto tondo.

The Rookie è stato un successo di critica e pubblico, anche se i film di baseball generalmente non vanno bene al botteghino. Ciò ha portato Disney / Touchstone a dare il via libera a un altro film di baseball.

Eddie’s Million Dollar Cookoff - 2003

Eddie’s Million Dollar Cookoff - 2003Vent'anni dopo che il primo film originale della Disney Channel presentava una ambientazione sul baseball, il canale tornò sullo stesso tema. Questa volta, invece delle Major League, il film sul baseball fu incentrato nella high school baseball.

In Eddie's Million Dollar Cookoff, Taylor Ball interpreta il quattordicenne Eddie Ogden, un ragazzo che eccelle nella squadra di baseball della sua scuola ma che ha anche una passione per la cucina, con il sogno di diventare un grande chef invece che un giocatore di baseball all star.

Suo padre, l'allenatore della squadra, vuole che Eddie guadagni una borsa di studio con le sue abilità nel baseball ed è contrario che perda tempo a guardare programmi di cucina televisivi come quello condotto da Bobby Flay, lo chef preferito di Eddie.

Per uno scherzo del destino, nel giorno della più grande partita di baseball della stagione, Bobby Flay ospita un evento di cucina in città, a cui Eddie ha segretamente aderito.

Eddie è combattuto tra i due eventi.

Dal momento che è un film Disney, alla fine tutto funziona (e lo stesso Bobby Flay fa la sua comparsa) con Eddie e suo padre che arrivano a un compromesso, permettendogli di perseguire entrambe le passioni.

È stato un vincitore di ascolti per Disney Channel.

Mr. 3000 - 2004

Il comico Bernie Mac interpreta l’immaginario slugger dei Milwaukee Brewers Stan Ross in Mr. 3000, che prende il nome dal soprannome di Ross per aver raggiunto il traguardo delle 3000 valide.

La trama del film segue il tentativo di Stan di tornare a giocare all'età di 47 anni per realizzare tre valide in più per compensare quelle che gli sono state portate via dagli scorers dopo il suo ritiro. Ross è, all'inizio, un giocatore egoista e arrogante, ma presto impara a essere un buon compagno di squadra e una persona migliore.

Mr. 3000 non andò finanziariamente bene come The Rookie, e quindi passò un altro decennio prima che la Disney realizzasse un film sul baseball.

Million Dollar Arm - 2014

Million Dollar Arm del 2014 era basato su un'altra storia vera.Questa volta si raccontava di un agente, J.B. Bernstein, che, alla disperata ricerca di clienti, ebbe l'idea di fare dei tryouts di baseball in India, che normalmente non è una fucina per il gioco.

Scopre due promettenti lanciatori in erba, Rinku e Dinesh, che si trasferiscono negli Stati Uniti e vivono con Bernstein mentre cerca di ottenere loro un contratto per la Major League.

John Hamm interpreta Bernstein e, sebbene il film fosse affascinante e abbastanza accurato nella rappresentazione di ciò che lui e i giovani attori avevano dovuto attraversare, il film non è andato bene nei cinema, arrivando al 4° posto nel weekend di apertura.

Si spera che la Disney faccia presto un altro film sul baseball perché il trio "Baseball, America e Disney" è un trio perfetto.

Un grande anno da archiviare - Parte 11a: Roger Wolff, Washington Senators 1945

Continua la serie degli articoli che raccontano delle storie speciali. Storie in cui una squadra è finita in un solo anno molto più in alto di quanto non avesse fatto nel recente passato o nell'immediato futuro. Storia di un giocatore che superò di gran lunga qualsiasi altro anno della sua carriera.

Roger Wolff era un pitcher destro di knuckleball, 1,83 di altezza per 92 Kg di peso, in forza ai Washington Senators nel 1945.

- Non era assolutamente l’unico nello staff di Washington, che vantava quattro knuckleballers
partenti. Gli altri tre erano Dutch Leonard, Johnny Niggling e Mickey Haefner.

- In quella stagione Wolff vinse il 38% della sue 52 vittorie totali in carriera, finendo 20-10. Leonard ne aveva vinte 17 e Haefner 16 e i Senators avevano chiuso la stagione con 87-67 per il loro miglior record di squadra con 99 vittorie del 1933 vincendo il pennant.

- Arrivarono secondi, una partita dietro ai Detroit Tigers.

Wolff aveva imparato a lanciare la knuckleball dal sindaco della sua città natale, Chester nell’Illinois.

- Roger debuttò con i Philadelphia A’s alla fine del 1941, lanciando solo 17 inning.

- Giocò con il club di Connie Mack nel 1942-3, vincendone 21 e perdendone 9.

- Prima della stagione '44, venne scambiato con i Senators per il giramondo Bobo Newsom. Tuttavia, ebbe una prima stagione orribile nella Capitale della Nazione: 4-15! Wolff aveva spiegato la debacle in questo modo:

"Ho avuto un dolore costante alla spalla sinistra. Non riuscivo a dormire. ... Pensavo di avere una vertebra rotta, e sono andato in ospedale e mi hanno detto di vedere il mio dentista. ... Avevo dieci denti con ascessi. Eliminato il problema... ho sentito che il dolore al braccio era sparito".

La corsa serrata al pennant del '45 fu influenzata da una strana programmazione.

- Poiché condividevano il Griffith Stadium con i Redskins, la stagione dei Senators si era conclusa con una settimana di anticipo il 23 settembre. Ciò li aveva costretti a giocare più doubleheader rispetto alle altre squadre.

- Wolff aveva vinto la sua ventesima partita sabato 22 a Philadelphia, 2-0. Dopo aver diviso il doubleheader con gli A’s per completare la loro stagione il giorno dopo, Washington era rimasta a una partita alle spalle di Detroit.

- Il club si allenò alla base navale di Bethesda nel caso in cui avessero dovuto nuovamente scendere in campo in una partita di playoff o nelle World Series.

- Ai Tigers erano rimaste solo tre partite. Divisero un doubleheader con Cleveland in casa mercoledì 26 prima di dirigersi a St. Louis per due partite con i Browns.

- I leader avevano bisogno solo di una vittoria per vincere il pennant. Quando la partita del sabato venne rinviata, domenica fu programmato il DH.

- Tuttavia, aveva piovuto ancora un po', che consentì comunque l’inizio della prima partita con un'ora in ritardo. Con la pioggia che scendeva, il prima base dei Detroit Hank Greenberg, recentemente tornato dal servizio militare, era entrato nel box di battuta con le basi piene nel 9° colpendo il primo lancio nelle gradinate per la vittoria per 6-3.

- La seconda partita insignificante venne cancellata.

Wolff crollò a 5-8 nel 1946.

- Giustificò la sua caduta ad uno strappo muscolare alla schiena che lo aveva colpito il 4 luglio quando si era attorcigliato per prendere l’assistenza mentre copriva la prima.

- Anche se il medico di Clark Griffith aveva detto a Wolff di non lanciare, Griff aveva insistito perché lanciasse, il che aggravò il dolore. Decenni dopo, Wolff non riusciva ancora a raccogliere le foglie.

- Dopo averlo provato con Cleveland e Pittsburgh nel '47, Roger si ritirò.

Sorprese postseason: Bob Kuzava nel 1951 e 1952

Continua la serie di storie che narrano di giocatori che hanno avuto un grande impatto in una World Series o in una partita di playoff.

Il mancino Bob Kuzava da Wyandotte, Michigan, è stato come minimo un pitcher giramondo durante la sua carriera in MLB, per aver giocato con otto squadre diverse nelle sue 12 stagioni. Ma nelle World Series back-to-back, fornì delle performance decisive come rilievo aiutando gli Yankees ad aggiungere altri due titoli delle World Series al loro palmares.

- Kuzava terminò la carriera in MLB con questi record: W 49, L 44, 4.05 ERA, 34 partite complete in 99 partenze, 13 salvezze.

- Ma fornisce ancora un altro esempio della capacità del manager Casey Stengel di aggiungere un giocatore al suo roster che ricopriva un ruolo specifico.

- Bob arrivò agli Yankees il 15 giugno del 1951, scambiato con i Washington Senators, che ricevettero in cambio tre lanciatori: Tom Ferrick, Bob Porterfield e Fred Sanford.

- Kuzava apparve in 23 partite per Stengel per il resto della stagione di cui 13 complete. Ottenne cinque salvezze - una statistica, ovviamente, che è stata calcolata retroattivamente. La sua ERA per i Bronx Bombers fu di 2.40. Vinse otto partite come rilievo durante quel pezzo di stagione per vincere il terzo pennant consecutivo di New York, concedendo solo tre punti nei suoi ultimi 26 inning.

Gli avversari degli Yankees nel Fall Classic del 1951 furono i New York Giants, appena usciti dalla loro elettrizzante vittoria sui Dodgers nei playoff, al meglio delle tre, della NL con lo "Shot Heard 'Round the World" di Bobby Thomson.

- Kuzava non entrò mai in campo nella serie fino a Gara 6. Avanti tre partite a due, gli Yankees erano 4-1 prima di iniziare la parte alta del nono inning allo Yankee Stadium.

- Un'altra acquisizione di fine stagione, Johnny Sain, aveva tenuto i Giants nel 7° e 8° senza concedere punti ma vacillò nel 9° inning. Tre singoli consecutivi caricarono le basi senza outs.

- Nonostante il fatto che ci fosssero due battitori destri, Monte Irvin e Thomson, pronti per battere, Stengel fece entrare Kuzava perché sapeva che Bob non avrebbe dato la base su ball a nessuno.

- Avendo bisogno di un’altra valida per eguagliare il record di tutti i tempi della serie di 12 hit, Irvin colpì una volata sull’esterno sinistro. Gene Woodling effettuò la presa a 122 m dal piatto di casa. Eddie Stanky, il corridore in 3a, segnò facilmente. Al Dark andò in 3a e Whitey Lockman in 2a.

- Con la prima base libera, Stengel decise di non concedere la base intenzionale a Thomson. Bobby colpì il primo lancio e lo spedì al volo nel guanto di Woodling che ancora una volta la prese contro il recinto. Dark trotterellò verso casa mentre Lockman rimase in seconda.

- Con il vantaggio ridotto a 4-3, il manager dei Giants Leo Durocher mise un altro battitore destro, Sal Yvars, al posto del mancino Hank Thompson. Il catcher di riserva era apparso in solo 25 partite per tutta la stagione ma aveva batturo .317.

- Stengel andò sul monte e chiese a Kuzava: "Conosci questo ragazzo? Sì disse Bob. Lo conosco dalle minor". Era tutto ciò che Casey aveva bisogno di sentirsi dire. Quindi tornò nel dugout. Nel frattempo, Bob si girò e fece cenno ai suoi outfielders di tenersi pronti.

- Kuzava lanciò una palla veloce esterna che piaceva a Yvars. Sal colpì un line verso l’esterno destro mentre Lockman aveva iniziato a correre dalla 2a con due outs. Giocando poco profondo e in linea diretta con il percorso della palla, l’esterno destro Hank Bauer si mosse con il crack della mazza mentre la palla si era leggermente allontanata da lui verso la linea di foul. La perse nell'ombra per un momento prima di localizzarla nuovamente. Si lanciò in avanti, cadendo in ginocchio, e prese la palla per salvare la serie (Video). In seguito, l'ex sergente della Marina spiegò: "Ho pensato per un attimo che non ce l'avrei fatta ... sapevo che non avrei potuto lasciare che qualcuno mi superasse e non è stato così".

- I tre lanci che Kuzava aveva lanciato per gli out erano risultati dei drives che avevano percorso oltre 366 m ma erano stati presi al volo.

- "All'inizio mi sentivo nervoso perché erano le mie prime World Series", ammise Bob, "Ma dopo aver effettuato alcuni lanci sapevo che stavo bene. Ho lanciato una curva e le altre palle veloci".

- Il pitching coach degli Yankee Jim Turner aggiunse: "Avevamo molta fiducia in Bob. Aveva concesso due punti guadagnati come rilievo per tutta la stagione".

Kuzava ebbe un altro anno solido per gli Yankees nel 1952.

- Aveva iniziato 12 partite ed era comparso in altre 16 come rilievo. Terminò nove gare, registrando tre salvezze. Il suo ERA salì a 3.45 vincendo 8 partite e perdendone 8.

- Ancora una volta, Bob non apparve nelle World Series fino a Gara 7 all’Ebbets Field. Questa volta, Casey non aspettò fino al 9° per chiamare il suo mancino.

- Il grande momento di Kuzava arrivò nella parte bassa del 7° inning. Gli Yankees erano 4-2 grazie a due valide RBI del ventenne Mickey Mantle, che aveva sostituito l'immortale Joe DiMaggio all’esterno centro quando Joltin' Joe si ritirò dopo le World Series del '51.

- Pur avendo lanciato 7 inning e 2/3 il giorno prima, Vic Raschi entrò di nuovo al 7° inning ma, come era successo a Sain l'anno precedente, ebbe subito dei problemi. Carl Furillo andò in base su ball. Dopo che Rocky Nelson venne eliminato su un popfly, Billy Cox colpì un corto singolo sull’esterno destro e Furillo corse in seconda base. Quando Raschi concesse la base su ball a Pee Wee Reese per caricare le basi, Stengel portò Kuzava sul monte esattamente nella stessa situazione in cui Bob aveva affrontato i Giants l'anno prima - basi piene e un out. Il mancino in seguito ammise di aver detto a se stesso, "Questo ragazzo (Stengel) deve essere pazzo per portarmi qui".

- Questa volta, Bob affrontò un battitore mancino, Duke Snider, il battitore leader di Brooklyn nella serie. Tuttavia, Kuzava si sentì sicuro perché aveva affrontato Snider nell’International League. Il battitore dei Dodgers lavorò sul conto pieno prima di battere debolmente un popfly sul terza base Gil McDougald.

- Alla battuta si presentò Jackie Robinson. Kuzava pensò che il suo manager lo avrebbe sostituito con Sain, un destro che aveva affrontato più volte Jackie nella NL. Casey fece qualche passo verso il monte, poi si risedette nel dugout. Il suo istinto gli diceva di tenere sul monte Kuzava.

- Anche il catcher Yogi Berra fu testardo, chiamando delle palle che portarono il conteggio sul 2-1. Jackie colpì due foul ball consecutivi, aumentando ancora di più la suspense. Quindi Robinson colpì una curva per un popup sopra il monte che il vento spostò di nuovo verso il piatto. Kuzava avrebbe potuto fare la presa con facilità, ma questa era la Major League. I lanciatori non prendono i popfly. Invece, gridò "Joe, Joe" per richiamare il prima base Joe Collins alla presa. Ma il prima base perse la palla nel bagliore che si riversava attraverso le aperture dietro le tribune di terza base. Con il corridore che dalla 3a era già sul piatto e quello dalla 2a sulla strada di casa base, sembrò per un momento che la palla potesse cadere permettendo ai Dodgers di pareggiare e di rimettere in discussione la Serie. Fu allora che il 2a base Billy Martin, vedendo cosa stava succedendo, corse in avanti, il suo cappello volò via, per afferrare la palla all'altezza del ginocchio proprio dietro il monte (Video). Mostrando le cose migliori di qualsiasi altro pitcher yankee del pomeriggio con "la sua fastball davvero attiva", come disse Berra dopo la partita, Kuzava si era tolto dalla marmellata per mantenere il punteggio sul 4-2.

- Con i suoi compagni incapaci di allungare il vantaggio, Bob affrontò i Dodgers nella parte bassa dell'ottavo. Roy Campanella andò strikeout sventolando. Ciò portò alla ribalta Gil Hodges, che non era riuscito a ottenere una valida in 20 AB nella serie. La sua esibizione ignominiosa proseguì con un grounder sul seconda base McDougald, il cui tiro non preciso in prima fece spostare Collins dal sacchetto. Imperturbato dall'errore, Kuzava mise strikeout sventolato Andy Pafko, sul conteggio di 3-2. Furillo fece esplodere il boato della folla colpendo un line drive verso l’esterno sinistro, ma Woodling lo prese proprio di fronte al warning track.

- Stengel lasciò che Kuzava battesse nella parte alta del 9° inning e colpì un groundout. McDougald piazzò una valida ma Phil Rizzuto e Mickey Mantle furono eliminati. Quindi Bob tornò sul monte con il vantaggio di due punti. Bob Morgan, il primo dei tre battitori destri, colpì una volata su Woodling. Bobby Cox era alla ricerca della sua terza valida della giornata. Invece, colpì una curva sullo 0-2 sul seconda base Martin che assistette in prima base per un facile out. Reese andò a battere cercando di prolungare l'inning e portare Snider sul piatto. Stengel urlò ai suoi ragazzi di fare attenzione al bunt. Kuzava diede una speranza ai fans di Brooklyn con due ball consecutivi prima di lanciarne una veloce nel mezzo. Reese chiamò tempo prima del lancio successivo e poi rientrò nel box. La curva di Bob fu guardata da Reese per il secondo strike. Una brutta sprizzata in foul tenne in vita Pee Wee. Un altro lancio colpì l'impugnatura della mazza e terminò in foul. Alla fine, Reese battè una volata sull’esterno sinistro per consegnare il quarto titolo consecutivo agli Yankees.

Il lanciatore degli Yankees Bob Kuzava (al centro) viene festeggiato dai suoi compagni di squadra dopo aver realizzato il terzo out del 9° inning di Gara 7 delle World Series del 1952. Kuzava, che non aveva lanciato nelle prime sei partite del Fall Classic, lanciò 2.2 inning senza punti per preservare la vittoria per 4-2 degli Yankees

Alla fine il pitcher giramondo Bob Kuzava aveva registrato gli outs finali di due World Series consecutive, lanciando in entrambi i casi in situazioni difficili con basi piene.

Kuzava (al centro) celebra la vittoria delle World Series del 1952 con Mickey Mantle (a sinistra) e Gene Woodling (a destra)

- Stengel riassunse così la prestazione del suo closer: "Quel ragazzo (Kuzava) è entrato e mi ha davvero portato fuori dalla marmellata. Quel ragazzo non aveva quasi mai lanciato per tutta la stagione, ma è andato sul monte e ha lanciato forte".

- Casey trovò Kuzava nella clubhouse senza casacca, lo abbracciò e mostrò il tipico sorriso alla Stengel mentre i flash lampeggiavano. Bob disse che era stato fortunato che Snider fosse andato al volo con le basi caricate nel 7° inning: "Gli ho lanciato una fast nel mezzo sul conteggio di 3 e 2. Sono stato fortunato che ha colpito solo un pezzo della pallina".

- Il manager dei Dodgers Charlie Dressen disse: "Kuzava ha lanciato la sua fast ardente nel centro dell’area di strike. Era troppo veloce".

Kuzava fece anche un'apparizione nelle World Series del 1953, ma senza il dramma delle sue due precedenti prestazioni. Lanciò 2/3 di un inning contro Brooklyn, concedendo due valide e un punto.

Bob Fothergill: l'uomo che ha bevuto più di Babe e ha battuto al posto di Cobb

Bob Fothergill

Era "tondo quanto alto"(misurava solo 1,78 m e pesava 105 Kg), ma l'uomo affettuosamente (e talvolta, non così affettuosamente) noto come Fatty Fothergill sarebbe diventato un Hall of Famer, se avesse potuto avere ancora duemila at-bats in più in carriera.

Ecco la storia di uno dei migliori battitori e delle più grandi personalità del baseball.

I soprannomi

Il suo vero nome, ovviamente, non era Fatty. Era Bob. Ma era decisamente un po' sovrappeso. Alcuni dicono che pesava 230 pounds (105 kg), altri dicono 240 (108) o forse addirittura 260 (118). Il motivo per cui il nativo di Massillon, Ohio, si era interessato a giocare a baseball nella Big League era dovuto al fatto che aveva sentito che i manager mantenevano i loro giocatori ben nutriti. Lo chiamarono "Fats" o "Fatty" durante i suoi 12 anni di carriera (principalmente con i Tigers), con i giornali che si riferivano semplicemente a lui come "The fat boy" o "man mountain".

Fothergill era orgoglioso del suo peso, e la stazza non gli impediva di rubare basi o di correre contro le recinzioni all’esterno. Il suo gioco e la sua personalità colorata alla fine gli valsero un altro soprannome a Detroit: "The People's Choice". Disse al New York Times che stava meglio con qualche chilo in più sul telaio: "Detroit mi paga per battere. Non posso colpire se non ho la potenza e non ho la potenza se non mangio. E quando mangio quello che mi piace ingrasso. Quando sono a dieta, non colpisco. Quindi cosa diavolo dovrei fare?".

Una macchina che colpisce

Dire che Fothergill poteva battere è un eufemismo. Batté sopra i .300 due volte nella Minor League system dei Tigers - incluso .383 in 101 partite con Rochester - prima di essere chiamato nel big club nel 1921. C'era un problema, però: i Tigers erano assolutamente pieni di outfields con i futuri Hall of Famers Ty Cobb, Bobby Veach e Heinie Manush che pattugliavano il campo esterno per gran parte degli anni '20. Giocando part-time (763 at-bats) dal 1922 al 25, Fothergill fu ancora in grado di mettere su una media di .324. Andò strikeout solo 44 volte durante quel lasso di tempo.

Gli outfields dei Detroit Tigers del 1923: (da sinistra) Ty Cobb, Harry Heilmann, Bobby Veach, Bob Fothergill e Heinie Manush

Quando finalmente riuscì a giocare per alcune stagioni intere, Fothergill eccelse. Colpì .367 BA/ .421 OBP/ .506 SLG nel '26, finendo 12° nella votazione MVP. Colpì nove homer con 114 RBI e realizzò un record di .359 BA/ .413 OBP/ .516 SLG nel '27. Ma poiché altri Tigers stavano battendo ogni anno .400, Fothergill fu ancora per lo più relegato al ruolo di pinch-hitter. Diventò uno dei migliori di tutti i tempi in questo speciale aspetto dell’attacco. In effetti, fu l'unico giocatore a battere per Cobb dopo la stagione da rookie di Cobb. Batteva anche quando non poteva camminare. Da "Cobb Would Have Caught It: The Golden Age of Baseball in Detroit" :

"Cobb guarda nella panchina e chiede: Chi può battere qui? Fothergill aveva una distorsione alla caviglia gravemente slogata, ma si offre volontario: Ci proverò. Cobb dice: Mio Dio, non riesci quasi a camminare. Cobb lo manda in campo e Fothergill batte un line drive nell'angolo destro del campo che avrebbe dovuto essere un doppio, ma Fothergill cade a circa due terzi del percorso verso la prima base. Si trascina per il resto del percorso e ottiene un singolo. A malapena ... Ma questo è il modo in cui abbiamo giocato a baseball in quel momento e poi ancora".

La media battuta in carriera di .325 di Fothergill è buona per il 37° posto di tutti i tempi, appena sotto Honus Wagner e sopra Joe DiMaggio. Andò strikeouts solo 177 volte in 3583 at-bats.

Difesa e velocità

Bob Fothergill corre in prima con grande agilità, ma Lou Gehrig lo elimina durante una partita Yankee-WhiteSox del 1932 al Comiskey Park. Bob giocò con Chicago dal 1930 al 1932

Fothergill era spericolato in campo esterno. Correva contro i muri e oltrepassandoli - a volte con le palle che gli rimbalzavano sul sedere. Tuttavia, i giornali di Detroit avevano affermato che era forse il miglior outfielder, con il migliore braccio, nelle leggendarie squadre Tigers degli anni '20.

Ed era allo stesso modo temerario sulle basi. Non si preoccupava del suo peso, rubando basi ogni volta che poteva. Da SABR:

"Quando Fothergill si tuffava di testa su una base, era uno spettacolo che riempiva gli occhi e gli piaceva rubare perché era una delle sue aspirazioni correggere qualsiasi impressione che i fans potessero avere perché era grande ed era lento. Fothergill era più orgoglioso, oltre che a battere, della sua capacità di muoversi".

Rubò 42 basi e colpì 52 tripli in 12 stagioni. Una dei suoi migliori tripli arrivò dopo che il manager George Moriarty aveva detto alla squadra che rubare casa base era facile e che avrebbero dovuto farlo di più. A quanto pare Fothergill disse alla squadra che avrebbe mostrato loro come si faceva. Andò a battere, colpì un triplo e poi andò a casa base sul primo lancio.

Il compagno di squadra Charlie Gehringer ricorda persino l'agilità da Ozzie Smith di Fothergill durante una partita al Fenway Park. Di nuovo, da "Cobb Would Have Caught It"

Ricordo che una volta eravamo a Filadelfia e ci stavano battendo 13-0 nell'ultimo inning quando colpì un fuoricampo. Stava girando le basi piano e con calma - e poi quando toccò la terza base corse come un treno merci e fece una capriola in aria e atterrò sul piatto di casa base! Non l'avevo mai visto fare prima".

Bere birra e mangiare un arbitro?

Fothergill, come avrete già intuito, ogni tanto si godeva una libagione. Come ha scritto Lee Allen in "The Complete Armchair Book of Baseball", l'outfielder si rilassava ad un altro livello dopo la partita.

Era uno degli ultimi di quei rari spiriti che sembravano giocare per il gusto di farlo, e sembrava essere in grado di estrarre il massimo del piacere dalla vita. Dopo la partita, potevi trovarlo con una spessa bistecca di manzo e un bicchierone di birra, e lui ridacchiava tra sé: Immagina di essere pagato per una vita come questa!"

C'è persino una storia di lui che sfida Babe Ruth e il compagno di squadra Harry Heilmann a una gara di bevute di birra e vincerla facilmente.

Anche se si sentiva a suo agio con il suo peso, Fothergill cercò di perdere peso in diversi momenti della sua carriera. Tuttavia, non sempre funzionò. Come citato in "Baseball Hall of Shame: The Best of Blooperstown", nel 1926 Fothergill aveva seguito una dieta che prevedeva l'allenamento in tute di gomma e l'ammollo nei bagni turchi. Dopo essere stato in disaccordo con una chiamata su un terzo strike, discusse con l'arbitro di casa base e poi lo morse sul braccio. Venne espulso dalla partita, ma non prima di proferire una leggendaria battuta: "Per me va bene. È il primo boccone di carne che ho mangiato in un mese".

Bob Fothergill con la casacca dei Boston Red Sox nel 1933

La carriera da professionista di Fothergill si concluse all'età di 35 anni con i Red Sox; era stato tagliato per fare spazio ai giovani talenti, anche se aveva battuto .344 in 28 partite. Continuò a giocare nella Detroit Amateur Baseball Federation, dove giocò all’esterno destro per pochi soldi e battè un .800 ultraterreno.

Chissà che vette avrebbe potuto raggiungere Fothergill se avesse giocato stagioni intere ogni anno? Realizzò 1064 valide in 1106 partite: avrebbe potuto colpirne 3000 se avesse giocato più regolarmente? Quante altre capriole a casa base ci siamo persi? Quante birre post partita sono rimaste imbevute? Dovremo solo sognare e immaginare come avrebbe potuto essere la vita di Bob "Fatty" Fothergill.

Tratto da: The man who outdrank Babe and outhit Cobb I ain’t got the power if I don’t eat’ di Matt Monagan per MLB.com. del 2021

L’HR più lungo di sempre non è quello che pensate!

Nel giugno del 1987, lo slugger della Minor League Joey Meyer ne colpì una sulla luna.

Continuate a pensare: qual è il fuoricampo più lungo nella storia del baseball? Qual è la prima sconvolgente battuta, che ha sfidato la gravità, e chi ti fa venire in mente?

Forse è il Sultan of Swat, il King of Crash. Babe Ruth ha avuto un sacco di moonshots durante la sua carriera di demolitore di palline. Alcuni fuoricampo sono finiti negli stagni degli alligatori negli spring training, alcuni hanno superato recinzione dopo recinzione dopo recinzione fino a quando non sono rimasti più recinti da oltrepassare.

Che mi dite di Mickey Mantle? Ci sono storie dei suoi fuoricampo da 600 feet o dell’uso del vecchio Yankee Stadium come se fosse il suo campo personale della Little League.

C'è il re dei fuoricampo Barry Bonds, c'è Adam Dunn che depositava palle da baseball in altri stati. C'è l'incredibile potenza di Wily Mo Peña o Glenallen Hill.

Ma cosa succederebbe se vi dicessi che il ragazzo che ha battuto il fuoricampo più lungo di sempre ha a malapena giocato nelle Major League?

Se cercate il "fuoricampo più lungo di sempre" su Google, la ricerca si apre su Joey Meyer. Il nativo delle Hawaii ha colpito solo 18 homer in 156 partite con i Brewers tra il 1988 e il 1989, ma, stando alla sua corporatura di 1,90 m per 118 kg, era una grande minaccia di potenza nelle Minors. Meyer ha colpito 135 homer in 580 partite.

E in una notte magica, nell'aria rarefatta del Mile High Stadium, colpì un fuoricampo sulla luna.

"No, non l'ho nemmeno detto che avevo giocato", ha detto Meyer con una risata in una recente intervista telefonica, con il suo walkie-talkie usato per il suo lavoro che risuonava in sottofondo. Lavora alla sicurezza in un ospedale di Maui, "Faccio questo lavoro da cinque anni e non lo dico a nessuno".

Accadde tutto la notte del 2 giugno 1987. I Denver Zephyrs di Meyer - l'affiliata in Triplo-A dei Brewers - stavano affrontando i Buffalo Bisons al Mile High Stadium. Il gigantesco stadio di football/baseball poteva contenere circa 70000 persone, ma c'erano solo poco più di 1000 tifosi. Meyer, 25enne, si era fatto strada tra le Minor negli ultimi anni. Aveva colpito 91 homer dal 1984-86, battendo circa .300 e realizzando per due volte 100 RBI. Era un grande prospetto con una grande stazza. Secondo il New York Times, la squadra non riusciva nemmeno a trovare una casacca che si adattasse al suo busto in quella stagione.

"Quando gli Zephyr ebbero bisogno di una casacca dell’uniforme per Meyer un anno fa, l'unica abbastanza grande era una maglietta souvenir in un bar sportivo di Denver", ha scritto Dave Anderson.

L'allenatore del liceo di Meyer a Honolulu, Pal Eldredge, è ancora entusiasta della sua potenza, dicendo che potrebbe ritornare a giocare in qualsiasi momento e colpire ancora fuoricampo (Video). Il prima base ricevette persino lo stesso trattamento dato a Barry Bonds durante i suoi giorni di scuola, ricevendo intenzionalmente la base su ball con le basi piene.

"Sì, ho sempre fatto fuoricampo, ma mi sono sempre vantato che ad ogni livello in cui ho giocato, ho battuto per la media", ha detto Meyer.

Quando Meyer si avvicinò per l'at-bat in questione quella notte, aveva già fatto un fuoricampo. Ma i giocatori in campo pensavano che fosse uscito solo a causa dell'aria rarefatta delle Montagne Rocciose.

"Il primo che ho colpito è andato a malapena oltre la recinzione, quindi tutti nell'altra squadra hanno urlato che era stato un fuoricampo casuale e tutto il resto", ha detto Meyer, "Il successivo, però, è stato quello".

Meyer inarcò la schiena e fece contatto con la breaking ball del rilievo Mike Murphy, mandandola in profondità nell'oscurità di Denver. La palla continuò a salire fino a quando non cadde a metà del secondo ponte del Mile High Stadium - un posto dove vanno pochissime palle da baseball. Se guardate il video, la videocamera non ha potuto nemmeno seguirlo così in alto. Meyer ammette di non aver mai visto dove era atterrato.

Il fuoricampo di Joey Meyer

"Beh, sapevo di averla colpita bene", ha detto Meyer, "Nell’aria rarefatta, non ci vuole molto. Ma non l'ho guardata. Non ero il tipo che guardava. Quando sono arrivato in terza base il manager/coach di terza base Terry Bevington mi ha detto: Sei andato sul ponte superiore. Gli ho dato il cinque e ho pensato che stesse scherzando".

Meyer aveva colpito le palle del batting practice lassù, ma mai in una partita. Nessuno l'aveva mai fatto in una partita. Uno swing perfetto, l'alta quota e forse, solo forse, la mazza che aveva usato hanno giocato un ruolo.

"Era arrivato un nuovo giocatore da Baltimora, Donnie Scott", ha detto Meyer (Scott era stato scambiato da Rochester, l'affiliata di Triplo-A degli Orioles all'epoca), "Aveva le mazze di Cal Ripken. Gli piacevano le mie e quindi scambiammo la mia mazza con una Cal Ripken. Questa è la mazza che ho usato quella notte".

Meyer finì per colpire tre fuoricampo quella notte con la mazza di Ripken. La usò il giorno successivo e nel suo primo at-bat si ruppe. "Tutti mi hanno detto di non usarla di nuovo, ma ovviamente l’ho fatto", racconta Meyer.

I media arrivarono a Mile High il giorno successivo, volendo parlare con l'uomo che aveva raggiunto vette mai raggiunte prima. Si aveva la sensazione che Meyer, modesto e pacato al telefono, fosse quasi spaventato dall'attenzione. Sopraffatto dalla propria potenza.

"Il giorno dopo c'erano così tanti giornalisti lì", ha ricordato Meyer, "Quando non sei abituato a tanti giornalisti e a tutti i loro microfoni davanti a te, è piuttosto intimidatorio".

Anche il fuoricampo doveva essere misurato ufficialmente, quindi il team aveva chiamato la persona migliore possibile: l'ingegnere della città di Denver Jerry Tennyson.

"Non so perché hanno deciso di chiamarmi", racconta Tennyson, "Non sono un grande appassionato di baseball, non ne so molto, non ne sapevo molto. Ma mi hanno solo chiesto di andare allo stadio e mi hanno detto che era qui che aveva battuto e sembrava che il fuoricampo potesse essere stato molto lungo. L'ho calcolato senza mai conoscere alcun record di alcun tipo".

Tennyson rimase scioccato quando gli fu detto che era considerato forse il fuoricampo misurato più lungo nella storia del baseball, dicendo più volte "è incredibile". Una delle sue responsabilità consisteva nel gettare le fondamenta per i campi da football e da baseball al Mile High Stadium, quindi conosceva molto bene i terreni e le dimensioni.

"C'erano persone che lavoravano allo stadio a tempo pieno", ha spiegato Tennyson, "Quello che abbiamo fatto è stato prendere la traiettoria della pallina nel suo arco più alto e il punto dove era caduta nelle tribune a est. E l'ho giusto calcolato da lì. Non ricordo come ho ideato i calcoli - ha coinvolto la velocità della palla da baseball, su che tipo di arco si trovava, dove è atterrata nelle tribune a est e dove avrebbe potuto essere stata proiettata oltre quel punto".

L'evento è accaduto 34 anni fa, quindi è difficile criticare Tennyson per non ricordare esattamente come ha ottenuto la distanza di 582 feet. Non essendo un fan del baseball, ha anche detto che era concentrato solo sull'ottenere una misurazione esatta e non a considerare la storia dell'home run. Non stava cercando di "commemorarlo". Ha ricordato che un professore dell'Università del Colorado lo chiamò poco dopo che le misurazioni erano state pubblicate e concordò su come aveva calcolato la distanza.

Quindi, il gioco era fatto: l'home run misurato in modo verificabile più lungo della storia.

Simile alla sedia rossa di Ted Williams al Fenway Park, la sedia al Mile High fu rimossa per una arancione (o forse verde?). Ma questa è tutta un'altra folle storia.

Quanto a Meyer, aveva iniziato la stagione '88 con i Brewers. Ma la sua potenza non è mai esplosa nella Big League ed è tornato part-time nelle Minors l'anno successivo prima di lasciare il baseball professionistico nel 1991 all'età di 29 anni. Ha avuto altri momenti speciali: è l'unico giocatore ad aver colpito un walk-off homer contro Roger Clemens, e ha segnato 26 homer in 104 partite durante una stagione in Giappone.

Meyer ha detto che non ha davvero pensato troppo al fuoricampo se non negli ultimi anni. Era solo molto deluso di non averlo fatto nelle Major per più tempo.

"È speciale ricordarlo. Ora ho 58 anni, apprezzo più cose ora di me", ha detto, "Quando ho finito di giocare, non ho fatto quello che volevo e mi aspettavo di fare: giocare più a lungo nelle major league e affermarmi. È finita bruscamente. Apprezzo le cose più ora di quanto facessi qualche anno fa".

Joey e sua moglie Piilani

A differenza di altri homer mammut nella storia del baseball, ci sono solo una manciata di storie sull'esplosione di Meyer, la più lunga in assoluto secondo Internet. Sembra contento di questo - aiuta un po' nei clinics della MLB sull'isola e non parla della sua carriera nel baseball a meno che qualcuno non lo scopra.

A Matt Monagan della MLB.com che l’ha intervistato ha detto "È un onore per me anche solo che tu mi abbia chiamato. Sono passati così tanti anni, almeno sono ricordato per qualcosa".

Tratto da: Longest HR ever is not one you think di Matt Monagan per MLB.com. del 2021

Il fuoricampo più corto mai colpito che non raggiunse nemmeno l'erba

Abbiamo già parlato del fuoricampo più lungo della storia (secondo Google). È stata un'esplosione grandiosa da parte di un uomo maestoso: Joey Meyer che catapultò la palla da baseball per 582 feet (177 m) nell'aria fine, che aiuta gli HR, del Mile High Stadium di Denver.

Ma per quanto riguarda il più corto homer di tutti i tempi?

Quello, sempre tramite una ricerca su Google, ha viaggiato per 24 inches (68 cm) impossibili. Come? Ecco come.

Andy Oyler nel 1909

Andy Oyler non ha avuto una gran carriera da professionista. Ha giocato solo una stagione della Big League nel 1902 per gli Orioles, disputando 27 partite e colpendo un homer con una media battuta di .221. La maggior parte del suo tempo nel baseball è trascorso con i Minneapolis Millers della Minor League. Era un ottimo difensore, ma faticava al piatto. Aveva ottenuto molte basi su balls a causa della sua piccola struttura, 1.68 m per 63 kg, e con una stance "simile a un pretzel", ma quando la palla era nella zona dello strike, l'interbase aveva problemi a colpirla duramente. Dal Baltimore Sun:

"Il lavoro in battuta di Oyler non è stato così incoraggiante. Ha molto da disimparare a questo riguardo prima di poter tenere testa a una squadra della Big League".

Ma da qualche parte lungo la strada con i Miller, Oyler ha colpito un homer epocale. Momentaneamente piccolo.

Si avvicinò al piatto e, a seconda della versione della storia in cui si crede, colpì il lancio dritto nel fango o la palla accidentalmente colpì la sua mazza e cadde davanti al piatto di casa base. Quel piccolissimo contatto fu tutto ciò di cui ebbe bisogno. Ecco il resto come descritto nel libro "Long Ball: The Legend and Lore of the Home Run" attraverso The Sporting News:

"Le piogge torrenziali avevano inzuppato il campo la sera prima, e la palla è scomparsa nel fango due feet davanti a casa base. Oyler era l'unico uomo nel campo che sapeva dove si trovava la palla. Ha iniziato a correre per la prima, poi per la seconda, e poi in terza mentre i giocatori del St. Paul cercavano invano la pallina".

Probabilmente tutti sembravano percepire qualcosa del genere, tranne per il fatto che la palla era andata dritta verso il basso anziché verso l'alto.

La grande storia che mise il fuoricampo di Oyler sotto i riflettori era tratta da The Buffalo Enquirer nel 1911. Successivamente, il racconto si diffuse a macchia d'olio ad altre pubblicazioni locali. Oyler e altri membri della famiglia iniziarono a parlarne. Anni dopo, divenne il titolo e la storia di un libro sulla bizzarra storia del baseball chiamato "The Twenty-four Inch Home Run". Più tardi ci fu un libro per bambini sul fuoricampo di Oyler intitolato "Mudball". Comprendeva alcune eccellenti illustrazioni dell'autore / illustratore Matt Tavares.

La fantomatica pallina di Andy Oyler valutata da Antiques Roadshow

Dopo il fuoricampo, Oyler recuperò la palla con i segni del fango e la spedì a sua moglie, spiegando in una lettera perché le stava inviando una palla in questo stato. Il nipote di Oyler, Ted, portò la palla a Antiques Roadshow (*) all'inizio del 2020 e fu valutata tra 3000 e 5000 $. Disse alla conduttrice Leila Dunbar di aver lasciato la lettera a casa.

Anche se è un momento ridicolmente divertente da immaginare, ci sono prove che il leggendario at-bat potrebbe essere stato proprio questo: una leggenda. Stew Thornley di SABR gli ha dedicato un intero documento di ricerca.

Immagini tratte dal libro per bambini di Matt Tavares sul fuoricampo di Oyler intitolato "Mudball"

Si presume che la partita sia stata giocata nel 1900, un anno in cui Oyler non era nemmeno a Minneapolis. Non c'erano nemmeno articoli di giornale post-partita che raccontassero quello che sicuramente sarebbe stato uno spettacolo da descrivere. Oyler colpì solo un homer per i Miller e fu nel 1904: non ci furono circostanze fuori dall'ordinario che lo abbiano ricordato. Gli storici hanno prontamente smascherato il fuoricampo. Tavares lo ha persino definito "un classico racconto popolare americano" nel suo libro e il figlio di Oyler, Fred, ha detto a SABR che non c'era alcuna lettera che accompagnava la palla e che l'intera commedia potrebbe essere "realtà o finzione".

Ma ancora - da dove viene la palla? Andy Oyler l'ha mandata a sua moglie? Perché? E perché è ricoperta di fango? Come è nata la storia per la prima volta? Potrebbe essere successo in un’altra partita dopo il 1900? Qualcuno l'ha inventata dal nulla? Alcune di queste, si spera, sono davvero vere. Voglio dire, guarda come ha reso felice il vecchio Andy.

(*) Antiques Roadshow è un programma televisivo americano trasmesso dalle stazioni televisive pubbliche del Public Broadcasting Service (PBS). Il programma presenta proprietari di antiquariato locali che portano oggetti per essere valutati da esperti. Vengono discussi la provenienza, la storia e il valore degli oggetti. Basata sull'originale British Antiques Roadshow, presentato per la prima volta nel 1979, la versione americana è andata in onda per la prima volta nel 1997.

Tratto da: The shortest HR ever didn't even reach grass di Matt Monagan per MLB.com. del 2021

È una delle interazioni con i fans più bizzarre mai catturate in un video durante una partita di baseball.

Certo, gli spettatori discutono, litigano, si rubano a vicenda persino le palle che cadono in foul. Ma lanciare una fetta di pizza a un tifoso? Un tifoso che tifa per la stessa squadra per cui tifi tu? Per quello che apparentemente sembrava un gesto immotivato.

"Ne parlo da troppo tempo", ha detto Dan Kelly, il famigerato lanciatore di pizze al Fenway, in una recente intervista telefonica con Matt Monagan di MLB.com, "Ma non ho finito, sono pronto a lanciare di nuovo la pizza".

I Red Sox stavano affrontando gli Angels nel Patriots' Day 2007, una delle feste più sacre di Boston. I Sox giocano sempre alle 11:00 ET ed è anche il giorno della maratona di Boston. Il modo in cui Kelly, con un forte accento del Massachusetts, racconta quello che è successo è quasi poetico, come l'inizio della canzone dei The Standells "Dirty Water" suonata per le vittorie al Fenway.

"È stato molto tempo fa, in un piovoso Patriots' Day", ricorda Kelly, "Sono sempre andato a vedere i Red Sox per il Patriots' Day. Tutti accorrono presto, fanno colazione ... Noi andiamo sempre alla stessa ora con un grande gruppo di persone; siamo io, mia moglie e degli amici. Facciamo colazione bevendo mimosas drink e ci prepariamo per una divertente giornata di baseball. Ma c'è stato un enorme ritardo per la pioggia, quindi sai cosa significa: più mimosas. Alcuni di noi possono farcela, altri no. Mi piacerebbe annoverarmi tra quelli che possono farlo oltre a un certo limite".

Kelly, sua moglie e i loro amici avevano i biglietti per i posti in piedi per la partita contro i Los Angeles Angels. Ma quando c'è un ritardo per pioggia, ci sono sempre posti vuoti. Quindi, Kelly e il suo gruppo di 10/12 persone si sono spostati verso il punto in cui il muro del campo sinistro del Fenway sporge goffamente per incontrare il gesso bianco della linea di foul.

"Nessuno ha avuto problemi con il nostro spostamento", ha detto Kelly, "Mia moglie ed io avevamo fame e quell'anno allo stadio avevano appena iniziato a servire la pizza. La gente pensava che avessi fatto entrare la pizza di contrabbando. Non è corretto. Sono andato a ordinare un paio di piastre di pizza".

Kelly quando tornò indietro distribuì fette ai suoi amici. Pizza, baseball, Red Sox e posti perfetti: era praticamente il paradiso.

Ma c'era un fan nelle vicinanze che aveva infastidito Kelly nel modo sbagliato. Stava facendo molto rumore e stava urlando ai fans nella sezione da tre inning di fila. Forse era stato uno di quelli che avevano bevuto un po' troppo durante il ritardo per la pioggia.

"Era abbastanza evidente all'intera sezione che stava dando spettacolo", ha detto Kelly, "Dissi: ehi ragazzi vi state divertendo molto. Non gli era piaciuto quello che avevo appena detto e stava rimbrottando contro di noi".

L'intera cosa arrivò a un crescendo una volta che Kelly portò giù la pizza. Il fan, Jason Sole, pensava che Kelly l'avesse portata dentro di nascosto. È difficile biasimarlo: quante volte vedi qualcuno che mangia pizza a una partita di baseball?

"Ha detto, dammi una fetta o chiamo la sicurezza", ha ricordato Kelly, "Rispondo, dacci un taglio, l'ho comprata qui".

E poi, Sole andò un po' oltre perché Kelly lo ignorasse semplicemente.

"Mi vede passare una fetta a mia moglie e dice: Tua moglie ha un gusto migliore per la pizza che per gli uomini", racconta Kelly.

Kelly ammette che probabilmente non era molto lucido e forse aveva bevuto un paio di birre di troppo, ma quando una palla in foul arrivà verso il loro angolo del campo sinistro e colpì le birre su Sole rovesciandole - Kelly colse la sua possibilità per incrementare il caos.

"Qualcosa è scattato nella mia testa e ho detto: 'Ecco la tua pizza, l'hai chiesta!".

Kelly dice di aver ricevuto una standing ovation dalla sezione dopo averlo fatto.

Ma vedere tutto ciò accadere dal vivo e non conoscere il retroscena - la palla in foul che ha rovesciato le birre, l'esterno sinistro Garret Anderson che correva verso gli spalti e poi una pizza a caso che volava in aria e colpiva qualcuno in faccia - era tutto ridicolmente confuso. E, come si può sentire nel video, i commentatori Don Orsillo e Jerry Remy non la smettevano più. Riuscivano a malapena a fare il loro lavoro, ridacchiando per il resto della partita.

Video

"Beh, stiamo guardando lungo la linea di foul per vedere se ci sono interferenze con i fans, sai, un fan che allunga una mano e impedisce la presa", ha detto Remy a MLB.com., "Quindi, quella era la cosa iniziale. E poi, all'improvviso, sto guardando e vedo qualcosa che viene lanciato. Non ero sicuro di cosa fosse esattamente. Non sapevo se lo stavano lanciando a Garret Anderson o a un fan o che diavolo - non sapevo nemmeno cosa fosse. Rivedendo al replay si vedeva chiaramente che era un pezzo di pizza".

Remy ha detto che la parte più divertente è stata che la pizza è finita quasi perfettamente sulla ringhiera. Sembrava un "ottimo pezzo di pizza", ricordò.

La sicurezza scese per espellere Kelly dalla partita e, sebbene Sole non fosse contento, si rese conto di quanto fosse ridicola l'intera situazione.

"Sì, era incazzato. Lo sarei anch'io", ha detto Kelly, "Se vedi il video, mi sta incoraggiando ad affrontarlo ... La sua ragazza sta cercando di calmarlo e il suo amico sta ridendo. Ma allo stesso modo, anche lui stava ridendo alla fine. Si è calmato abbastanza velocemente".

Quindi, Kelly e sua moglie hanno lasciato la partita. Sua moglie, un'insegnante, non voleva essere inquadrata dalla telecamera. Nemmeno Kelly. In mezzo a tutto questo, non avevano nessuna idea che il lancio sarebbe stato trasmesso numerose volte in TV per diventare il momento sportivo più discusso della giornata. Era il gioco numero 1 su SportsCenter.

Nel frattempo, Kelly e sua moglie andarono al famoso bar Fenway Cask 'n Flagon per vedere la fine della partita.

"A quel punto, i replay dello stupido lancio erano finiti. Quindi, non ne avevo idea", ha detto Kelly, "I miei amici mi avevano mandato un messaggio dicendomi che la partita era finita ed erano al Game On. Siamo andati al Game On solo per prendere una birra veloce con loro e andarcene, ma quando siamo arrivati, qualcuno ha detto al DJ: Ehi, il pizzaiolo è qui! L'hanno trasmesso su ogni singola TV e hanno suonato qualche canzone divertente. L'intero posto è esploso. Era abbastanza patetico che le persone cercassero autografi".

Per giorni e mesi, Kelly si è più o meno nascosto da tutto ciò che poteva collegarlo al lancio della pizza. I suoi amici chiamavano la stazione radio locale WEEI di Boston e dicevano ai conduttori che sapevano chi fosse il colpevole: Kelly li supplicava di non dire a nessuno il suo nome. In qualche modo pizzerie come Papa Gino's e Pizza Hut avevano il suo numero e lo chiamavano, apparentemente per fare pubblicità.

"Non ho risposto alla loro chiamata", ha raccontato Kelly, "Chissà, ripensandoci, vorrei averlo fatto. Oggi lo trovo divertente perchè nessuno si è fatto male. In quel momento ero imbarazzato".

Remy si diverte, ma sembra anche sconcertato, che la clip abbia avuto questa forza virale.

"Ha avuto un effetto duraturo e ogni anno, quando viene celebrato il National Pizza Day, se ne parla e si rivede il video continuamente. Vedo i video su Twitter ed è incredibile come le persone si divertano per questo. ... Commenti i batti e corri, gli squeezes e sei famoso per aver commentato il lancio della pizza".

Sole non ha mai commentato l'incidente ma Kelly pensa che sarebbe un divertente episodio di Web Redemption se egli potesse vendicarsi ributtandogliela in faccia.

Tratto da: The story behind the Fenway pizza throw di Matt Monagan per MLB.com. del 2021

Origine della maglietta "Boys Boppin" di Dave Parker

La più grande frase nella storia del baseball

I Pirates avevano tantissimo bisogno di punti. Sebbene fosse solo l'inizio della stagione 1976 e la squadra avesse cominciato con il piede giusto vincendo le sue prime cinque partite, le mazze si stavano raffreddando altrettanto velocemente: erano appena stati spazzati via in una serie di due partite con i Phillies, segnando solo un punto strada facendo. Nelle ultime quattro, i Bucs avevano segnato più di tre punti solo una volta. Il record della squadra era scivolato a 6-3, solo mezza partita in più nella NL East.

Questa era una squadra carica di potenza di fuoco offensiva, con Richie Zisk, Al Oliver e l'estroverso, infinitamente citabile, magico esterno Dave Parker. Willie Stargell era il leader silenzioso e universalmente amato della squadra. Quindi, avere dei problemi a segnare punti non era accettabile. Di solito, ciò significava che sarebbe stato Stargell a dire a un giocatore che aveva bisogno di migliorare con una tranquilla chiaccherata o anche con un semplice cenno della testa mentre gli passava accanto nella clubhouse.

"Era la squadra di Willie", ha detto Parker a MLB.com, "Sono arrivato e ho assunto le funzioni di cerimoniere, ma Willie era il protagonista".

Certo, era l'inizio della stagione e non c'era motivo di farsi prendere dal panico, ma Parker si rese conto che poteva offrire qualcosa che Stargell non poteva dare. Quindi, con un memorabile tocco poetico alla Walt Whitman, Parker realizzò la maglietta da baseball più leggendaria di tutti i tempi: "Se senti qualche rumore, siamo solo io e i ragazzi che ballano".

Nel 2019, Parker ha curato una playlist per The Hardball Times e ha inserito "Mothership Connection" dei Parliament. Pubblicato sull'album omonimo nel dicembre 1975, la canzone include il testo:

If you hear any noise
It's just me and the boys
Hittin' that (groovin')
You gotta hit the band

"Ci sono state molte notti in cui eravamo fuori a guidare per le strade di Pittsburgh dopo le partite per andare ai club, ascoltando la voce distintiva di George Clinton trasmessa dall'autoradio", racconta Parker, "Larry Demery guidava la Lincoln Continental a quattro porte con interni turchesi. Il mio Parkinson (Nel 2013, ha confermato al Pittsburgh Tribune-Review che gli era stato diagnosticato il morbo di Parkinson)non è così forte da farmi dimenticare quelle nottate con Larry, con il P-Funk a tutto volume mentre ci avvicinavamo al club".

Nell'aprile del 1976, Parker si trovava al bar di un club dopo una partita e ne fu ispirato.

"Pensavo che se i miei compagni di squadra mi avessero visto pavoneggiarmi nella clubhouse, tranquillo e fiducioso, con un messaggio tosto che diceva che non ci sarebbe stato nulla di cui preoccuparsi avrei aiutato la squadra", ha scritto Parker, "Perché questa è la mentalità di cui hai bisogno per avere successo a questo livello. Ecco da dove viene la maglietta".

"Questo fu l'abbigliamento di Dave Parker con cui entrò nella clubhouse un dato pomeriggio", ha detto Kent Tekulve, asso dei rilievi e famoso per portare i più grandi occhiali da sole sul campo, "Quando entrò era un giorno feriale in casa a Pittsburgh. Era un po' lo spin off dei 'The Lumber Company' (*). Quel giorno lui decise di recarsi al centro commerciale per fare la maglietta".

"Ho fatto fare la maglietta", ha detto Parker, "in un negozio di Squirrel Hill che vendeva dischi et-shirts".

"Non aspettatevi nemmeno che ci siano troppe di queste magliette in giro, perché Parker non le ha create per l'intera squadra. Quella che indossava - e che ha ispirato innumerevoli imitazioni e riproduzioni - è l'unica originale esistente", ricorda Kent Tekulve.

"Non era un mio fan", ha scherzato Parker parlando dell'impiegato del negozio, "quindi avrebbe voluto un po' più di soldi".

Parker butta fuori Rice 18 luglio 1979

Ha detto Tekulve riguardo la maglietta di Parker, "Se i battitori stavano un po' in slump o non sventolavano le mazze davvero bene, lui entrava e diceva: Ehi, ragazzi, ricordate, siamo davvero bravi. Non lo faremo per sempre. Noi siamo davvero bravi".

"Questa era la particolarità di Parker. Lo slugger noto come "Cobra" ha sempre saputo usare le parole, dal dire che era sicuro di vincere il titolo di battuta dicendo: "Quando le foglie diventano marroni, indosserò la corona di battuta", al suo ragionamento nell’indossare una collana con la Stella di David: "Mi chiamo David e sono una star".

"Era intelligente come nessun altro che io abbia mai conosciuto", ha detto Tekulve.

Ma non era solo Parker a rendere speciale questa clubhouse: l'intero team aveva rispetto e amore l'uno per l'altro.

"L'unica cosa che potevamo fare a Pittsburgh è che potevamo parlarci", ha detto Oliver, "Potevamo litigare l'uno contro l'altro. Nessuno si arrabbiava. E questa è la cosa che mi è sempre piaciuta di quando ho giocato a Pittsburgh - il modo in cui tutti potevano affrontarsi l'un l'altro accettandosi".

La frase non è nemmeno diventata un biglietto da visita della squadra - a differenza di quanto avvenne tre anni dopo, quando Pittsburgh si raccolse attorno a "We Are Family" delle Sister Sledge (ma questa è un’altra storia). I battitori non hanno mai detto di aver ascoltato i suoni dei ragazzi che ballano.

"Il motivo per cui dico che è qualcosa che non ci saremmo detti", ha detto Oliver, "è perché ognuno di noi sapeva che avremmo ballato. E quindi è ovvio. Questo è stato davvero, veramente l'atteggiamento della nostra squadra, grazie alla fiducia che avevamo come battitori e come giocatori".

Purtroppo la maglia e quella fiducia non fu sufficiente. I Pirates erano ancora una squadra forte, ma finirono 92-70 al secondo posto nel NL East.

Di solito, quella sarebbe stata la fine della maglietta. La storia - anche la storia del baseball - tende ad appartenere ai vincitori. Non molte persone ricordano gli slogan delle squadre che non hanno portato a casa il più grande premio di ottobre.

Ma la frase - e la foto - di Parker divenne evocativa. L'immagine è stata tramandata tra gli appassionati di baseball per decenni come uno degli scatti più iconici e facilmente cool mai realizzati. I fans comprano riproduzioni (di cui probabilmente Parker non ha visto nemmeno un centesimo) e sono sempre degli spunti di conversazione. Evan Longoria una volta ha stampato le magliette per i suoi compagni di squadra dei Rays e ha pubblicato la sua foto.

La leggendaria T-shirt di Parker ha raggiunto una nuova rilevanza nello spring training del 2021 quando lo slugger Luke Voit degli Yankees - una squadra carica di battitori di fuoricampo - è stato visto indossare una nuova versione. Questa volta, la parte "NY" di "Any" ha ricevuto una piccola attenzione speciale.

Parker è scioccato dal fatto che la sua frase sulla clubhouse abbia ispirato squadre e fans quasi 50 anni dopo?

Assolutamente no!

"Se hai qualcosa che è commerciale, puoi fare clic in qualsiasi momento", ha detto Parker, "Quindi, non mi sorprende che abbia ripreso piede".

"E ti dispiace che gli Yankees lo facciano?"

La risposta è semplice:

"Finché possono ballare! È lusinghiero, quindi sono d'accordo".

(*) Negli anni '70 i Pittsburgh Pirates erano (accanto a Cincinnati) la squadra di maggior successo della National League. Guidati principalmente dal loro esplosivo attacco, la franchigia divenne nota come "The Lumber Company".

Tratto da: Origin of Dave Parker's 'Boys Boppin' shirt di Michael Clair MLB.com del 2021

Sorprese postseason: Ken Boswell - World Series 1969 e 1973

Continua la serie di storie che narrano di giocatori che hanno avuto un grande impatto in una World Series o in una partita di playoff.

Ken Boswell

I New York Mets giocarono le World Series sia nel 1969 che nel 1973, e Ken Boswell svolse un ruolo chiave in entrambe le stagioni.

Boswell trascorse otto anni con i Mets, a partire dal 1967, registrando una media battuta di .250 con 31 fuoricampo.

Venne impiegato come utility player, principalmente in 2B ma a volte anche in 3B.

I Mets del '69 vinero la prima NL Championship Series dopo che il campionato fu modificato in Division East e West con l'aggiunta di due club di espansione, i Montreal Expos e i San Diego Padres.

Giocò da titolare in tutte e tre le partite della sweep dei Mets contro gli Atlanta Braves, campioni della NL West Division. Boswell battè .333 (4 su 12), con 2 HR e 5 RBI.

Ken, battitore mancino, affrontò nella prima partita il pitcher destro dei Braves Phil Niekro. Nonostante non avesse colpito nessuna valida, Boswell raccolse una base su ball e segnò due punti nella vittoria per 9-5.

Nella seconda partita, colpì solo una valida ma decisamente pesante: un HR da due punti contro Milt Pappas. New York superò i Braves in un altro slugfest, 11-6.

Ken realizzò la sua migliore prestazione nella terza partita allo Shea Stadium. Andò a battere nella parte bassa del 4° inning con Art Shamsky in 1a base e colpì un lancio di Pat Jarvis mettendolo oltre la recinzione per dare ai Mets un vantaggio di 3-2. Poi mise in campo un singolo contro George Stone nel 5° e fece segnare Cleon Jones e aumentare il vantaggio dei Mets a 6-4 nel loro percorso verso la vittoria per 7-4.

L'arrivo a casa base di Ken Boswell dopo il fuoricampo in gara 3 - Video

I suoi cinque RBI trascinarono i Mets, e i suoi due fuoricampo lo affiancarono a Tommie Agee come i due migliori giocatori del club nella NLCS.

Dopo la vittoria in Gara 3 delle NLCS foto ricordo di (da sinistra) Tommie Agee, Ken Boswell e Cleon Jones

Nonostante la sua impressionante prestazione nella NLCS, Boswell giocò in una sola partita delle World Series contro i Baltimore Orioles.

Il manager Gil Hodges mise Ken in panchina a favore di Al Weis contro i mancini Mike Cuellar e Dave McNally; ognuno di loro iniziò due delle cinque partite.

Ma Ken diede il suo contributo nella terza partita contro il pitcher destro Jim Palmer. Da leadoff nella parte bassa del 6° battè un singolo interno e in seguito segnò sul doppio di Jerry Grote per allungare il vantaggio dei Mets a 4-0.

I Miracle Mets sbalordirono il mondo del baseball vincendo il Fall Classic in cinque partite.

Quattro anni dopo, i Mets vinsero di nuovo il pennant della NL, questa volta sotto la guida di Yogi Berra.

Per tutta la stagione, Yogi aveva giocato con Felix Millan, un difensore migliore di Boswell, in 2B. Ken giocò in 76 partite, battendo solo .227 con due HR e 14 RBI.

Nella sfida al meglio delle cinque partite dei Mets contro i Cincinnati Reds nelle NLCS, Ken entrò come pinch-hitter una sola volta.

Ma nelle World Series contro Oakland, che durarono sette partite, Boswell battè una media di 1.000 in tre at-bats.

In Gara 1, una vittoria per 2-1 degli A’s, Ken andò a battere per il pitcher Jon Matlack come leadoff nella parte alta del 7° contro Rollie Fingers colpendo valido sull’esterno destro. Sfortunatamente, venne eliminato quando il battitore successivo, Wayne Garrett, colpì un groundout in doppio gioco.

Ken rimase in panchina per Gara 2 e tutte e tre le partite allo Shea Stadium mentre i Mets erano in vantaggio di tre partite a due quando tornarono a Oakland.

Yogi lo mise di nuovo come pinch hitter in Gara 6. I Mets erano in svantaggio 2-0 contro Catfish Hunter nella parte alta dell'8° quando Ken entrò per il pitcher Tom Seaver con un out e nessuno in base. Battè valido sull’esterno destro e segnò sui singoli di Wayne Garrett e Millan contro il rilievo Darold Knowles per accorciare lo svantaggio a 2-1. Tuttavia, gli A’s resistettero, segnando un punto di sicurezza nell'ottavo e forzare a Gara 7.

Ken Boswell (# 12 al centro) parla con Deron Johnson (# 7) degli Oakland Athletic durante le World Series del 1973. Boswell colpì valido come PH in Gara 1, 6 e 7. Il coach di prima base è Roy McMillan

Il giorno successivo, gli Athletics colpirono duro dal primo inning Jon Matlack e si portarono sul 5-1 nella parte alta del 7° quando Boswell andò a battere per il pitcher Ray Sadecki contro Fingers con due outs. Ancora una volta, Ken colpì un singolo, questa volta all’esterno centro, ma morì in base perchè Wayne Garrett guardò il terzo strike. Gli A’s vinsero 5-2 e conquistarono il secondo dei loro tre titoli delle World Series consecutivi.

Quindi lo score postseason di Boswell cantò così: 8 partite giocate, 8 valide su 19, media battuta di .421, 6 punti segnati, cinque RBI, due HR.

Niente male per un journeyman infielder !!!!

Un grande anno da archiviare - Parte 11a: Norm Cash Detroit Tigers 1961

Norm Cash

Continua la serie degli articoli che raccontano delle storie speciali. Storie in cui una squadra è finita in un solo anno molto più in alto di quanto non avesse fatto nel recente passato o nell'immediato futuro. Storia di un giocatore che superò di gran lunga qualsiasi altro anno della sua carriera.

Norm Cash iniziò la sua carriera nelle Major League con i Chicago White Sox nel 1958 all'età di 23 anni.

Le sue statistiche della Minor League erano buone. Realizzò una media battuta di .290 e .334 nella Classe B Tre-I League.

Dopo aver prestato servizio nell'esercito nel 1957, battè .247 in 81 at-bats a livello AAA.

Dopo essere apparso in 13 partite come esterno con i White Sox nel 1958, vide l'azione in 58 gare nel '59, giocando nell'ultimo anno principalmente in prima base.

Nelle due stagioni, ottenne 27 valide in 112 at-bats per una media poco interessante di .241.

Il 6 dicembre 1959, il GM "Trader Frank" Lane di Chicago scambiò Cash insieme a Bubba Phillips e John Romano ai Cleveland Indians per Dick Brown, Don Ferrarese, Minnie Minoso e Jake Striker (In questo caso, le parole che vengono spesso utilizzate - "scambiato per due giocatori e contanti" - hanno un significato diverso).

Il fatto che non possiate riconoscere nessuno dei nomi della transazione tranne Minnie Minoso (che all'epoca aveva 34 anni) mostra che questo non fu in alcun modo una trade di successo.

Ma prima che Cash potesse giocare una partita della stagione regolare per gli Indians, fu ceduto ai Detroit Tigers il 12 aprile 1960, per il 3B Steve Demeter, un giocatore che per sette anni aveva giocato solo nelle Minor.

Posizionato in prima base, Cash giocò una solida stagione 1960 nel suo primo anno nella Motor City: Partite giocate: 121; media battuta .286; RBI 63; HR 18; Runs 64; Slg. % .501.

Niente di ciò che Norm aveva fatto prima faceva presagire quello che avrebbe fatto nel 1961 all'età di 26 anni.

Andò 1 su 4 nelle sue prime due partite. La sua media di .250 a quel punto sarebbe stata la più bassa dell'intera stagione.

Con le medie che fluttuavano selvaggiamente all'inizio della stagione prima che i giocatori accumulassero un gran numero di at-bats, non scese mai sotto i .300 dopo il 24 aprile.

Ecco le sue medie mese per mese:

Aprile - .333

Maggio - .333

Giugno - .416

Luglio - .361

Agosto - .365

Settembre - .340

A metà agosto, Norm collezionò tre partite di fila senza una valida e per l'unica volta in tutta la stagione vide scendere la sua media a .351. Ma uscì velocemente da quel piccolo slump, andando a 20 su 34 per aumentare la sua media a .370.

Come ci si aspetterebbe da un battitore mancino, aveva una media molto migliore contro i pitcher destri.

Vs. i pitcher destri: .392

Vs i pitcher mancini: .269

I suoi numeri finali sono sbalorditivi. I numeri in rosso indicano statistiche da leader della league.

Partite giocate: 159; Valide: 193; Runs: 119; RBI: 132; HR: 41: BA: .361 (il top in entrambe le League): OBP: .487: SLG: .662; OPS: 1.148.

Norm si classificò 4° nella votazione del MVP dell’AL. Fu sfortunato perchè Roger Maris chiuse con 61 fuoricampo in quella stagione, per battere il record di Ruth, e Mickey Mantle ne colpì 54. I due sluggers degli Yankees chiusero al 1° e 2° posto nella votazione per l’MVP, e Jim Gentile dei Baltimora si classificò 3°, sei punti davanti a Cash.

Yankee Stadium 1961 da sx gli sluggers degli Yankees e Detroit: Roger Maris, Rocky Colavito, Norm Cash e Mickey Mantle

I Tigers del '61 finirono al 2° posto dietro agli Yankees per il miglior piazzamento della franchigia dal 1950.

In che modo un giocatore di baseball professionista ha improvvisamente prodotto una delle migliori stagioni che un battitore abbia mai avuto?

Un fattore nel suo super anno potrebbe essere stata la sua mazza con il tappo. In un articolo di Sporting News a metà degli anni '70, Cash spiegò come produceva mazze con tappo nella sua falegnameria di casa. Tuttavia, nessuna prova venne esibita per dimostrare che una mazza tappata potesse fornire un vantaggio fisico a un battitore. Aumenta la velocità della mazza ma perde in massa.

Anni dopo, Cash diede questa spiegazione: "Anche a quel tempo, sapevo che la stagione (1961) era strana. Tutto quello che ho colpito sembrava cadere in campo, anche quando non ho stabilito un buon contatto. Non avrei mai pensato di farlo di nuovo".

Mentre Stormin 'Norman, come lo aveva soprannominato il giornalista radiofonico dei Tigers Ernie Harwell, ebbe alcune stagioni più buone, non si avvicinò mai al successo del '61. Ecco i numeri di Cash per il resto della carriera.

Year Age Tm Lg G PA AB R H HR RBI BA OBP SLG Awards
1958 24 CHW AL 13 8 8 2 2 0 0 .250 .250 .250
1959 25 CHW AL 58 130 104 16 25 4 16 .240 .372 .375
1960 26 DET AL 121 428 353 64 101 18 63 .286 .402 .501
1961 27 DET AL 159 673 535 119 193 41 132 .361 .487 .662 AS,AS,MVP-4
1962 28 DET AL 148 629 507 94 123 39 89 .243 .382 .513 MVP-31
1963 29 DET AL 147 593 493 66 133 26 79 .270 .386 .471
1964 30 DET AL 144 559 479 63 123 23 83 .257 .351 .453
1965 31 DET AL 142 553 467 79 124 30 83 .266 .371 .512 MVP-33
1966 32 DET AL 160 682 603 98 168 32 93 .279 .351 .478 AS,MVP-12
1967 33 DET AL 152 577 488 64 118 22 72 .242 .352 .430
1968 34 DET AL 127 458 411 50 108 25 63 .263 .329 .487 MVP-23
1969 35 DET AL 142 556 483 81 135 22 74 .280 .368 .464
1970 36 DET AL 130 452 370 58 96 15 53 .259 .383 .441
1971 37 DET AL 135 523 452 72 128 32 91 .283 .372 .531 AS,MVP-12
1972 38 DET AL 137 501 440 51 114 22 61 .259 .338 .445 AS
1973 39 DET AL 121 420 363 51 95 19 40 .262 .357 .471
1974 40 DET AL 53 172 149 17 34 7 12 .228 .327 .416
17 Yrs 2089 7914 6705 1045 1820 377 1104 .271 .374 .488
162 Game Avg. 162 614 520 81 141 29 86 .271 .374 .488

Come potete vedere, non ha mai raggiunto più di .300, non ha mai segnato o battuti a casa più di 100 punti e non ha mai raggiunto più di 40 HR. I 118 punti in meno nella sua media battuta dal '61 al '62 è un record della Major League.

La sua stagione 1962 non fu così male. Nonostante avesse solo una media battuta di .243, segnò 94 punti con 89 RBI e 39 HR.

Oltre al 1961, quando giocò entrambe le partite dell’All-Star Game durante il breve periodo in cui la MLB aveva introdotto i due Summer Classics ogni stagione, fece parte del roster dell’AL nel 1966, 1971 e 1972.

I 373 HR di Norm sono stati il secondo record nella storia della franchigia solo dietro a l’Hall of Famer Al Kaline (399). Miguel Cabrera detiene attualmente il record con 488 HR, all’inizio del 2021.

Cash morì annegato all'età di 52 anni in circostanze misteriose.

Steve Treder, scrivendo per hardballtimes.com, descrive la stagione 1961 di Norm Cash come un primo esempio di colpo di fortuna. Cerchi "colpo di fortuna" nel dizionario e tutto ciò che dovresti trovare è una sua baseball card del 1961. Norm Cash non era davvero un battitore paragonabile a Mickey Mantle o Stan Musial o Ted Williams o Babe Ruth o Barry Bonds. Ma Norm Cash ha realizzato davvero una stagione in cui ha colpito come quei ragazzi, non solo un po' come loro, ma decisamente paragonabile ai loro anni migliori. È successo davvero!

Un grande anno da archiviare - Parte 12a: Ned Garver St. Louis Browns 1951

Continua la serie degli articoli che raccontano delle storie speciali. Storie in cui una squadra è finita in un solo anno molto più in alto di quanto non avesse fatto nel recente passato o nell'immediato futuro. Storia di un giocatore che superò di gran lunga qualsiasi altro anno della sua carriera.

Ned Garver

Ned Garver firmò con i St. Louis Browns quando aveva 18 anni ed era appena uscito dal liceo nell'Ohio rurale.

Ned aveva imparato un efficace changeup all'età di 18 anni nella D ball. Era un buon battitore e giocava spesso in campo esterno e come pinch hitter.

Dopo essere andato 17-14 nel AA di San Antonio nel 1947, entrò nel roster dei Browns per la stagione '48.

Garver fu leader dell'AL nelle sconfitte nel 1949 con 17 mentre lanciava duramente per il 7° posto dei Browns.

Dopo essere andato 7-11 nel suo anno da rookie, il pitcher destro nel suo secondo anno vinse 12 partite completando esattamente la metà delle sue 32 partenze. La sua ERA fu di 3,98. Nel 1950, eguagliò l'asso dei Cleveland, Bob Lemon, per la leadership nella League in complete games con 22 mentre realizzava un record di 13-18 e una ERA di 3,39, al secondo posto nell’AL. Fu il leader dei Browns nella media battuta con .286 in 91 AB.

Il 1951 fu l'anno speciale della carriera di Ned.

Il manager Zack Taylor aveva solo altri due giocatori di qualità oltre a Ned: il catcher Sherm Lollar e il prima base Roy Sievers, che aveva vinto l'AL Rookie of the Year Award nel 1949.

Garver prese il sopravvento nell’opening day del 17 aprile, ma non durò oltre il secondo inning concedendo sei punti agli scatenati Chicago White Sox che vinsero 17-3.

Si riprese per vincere le sue tre consecutive decision: sconfisse l'ace dei Cleveland, Lemon, 9-1; poi ottenne una vittoria come rilievo a Detroit prima di battere di nuovo gli Indians 6-3. Queste tre vittorie costituivano le uniche vittorie del club dopo undici partite.

Nella sua successiva partenza, Garver lanciò bene ma perse 2-0 a Boston.

Ned Garver sul monte

Il 13 maggio 1951 Ned dimostrò quanto fosse diverso il baseball settant'anni fa.

Lanciò tutti e nove gli inning per aggiudicarsi la vittoria per 13-10 sui Tigers.

Lungi dall'essere stanco, concluse con tre inning senza concedere punti portando il suo record a 4-2.

Nonostante 29 valide la partita durò solo 2 ore e 36 minuti.

A dimostrazione di un'altra differenza rispetto al baseball di oggi, Ned lanciò come rilievo solo due giorni dopo.

Il 15 maggio, concesse un punto negli ultimi 4 inning e 1/3 nella vittoria per 11-8 sui Philadelphia Athletics.

Il 22 maggio Garver perse contro Allie Reynolds allo Yankee Stadium, 6-1, prima di ottenere quattro vittorie consecutive.

Sconfisse, nei giorni sucessivi, Detroit 8-3, poi Boston 4-0 e gli A’s 10-1.

Il 10 giugno subì un altro slugfest, concedendo 18 valide ma trionfò 10-9 sui Washington Senators. Taylor ovviamente si sentiva più fiducioso con un Garver stanco che dominava il monte rispetto a qualsiasi altro rilievo che avesse a disposizione.

Se non avete tenuto il conto, con questa vittoria il suo record arrivò a 9-3, realizzando oltre la metà delle 17 vittorie dei Browns.

Il 16 giugno, i Red Sox si vendicarono del suo precedente shutout segnando 10 punti con solo 6 valide - ma aiutati da sette walks - spezzando la serie di vittorie e ridimensionare il suo record a 9-5.

Quel mese, la famiglia DeWitt, proprietaria di lunga data dei modesti Browns, vendette il club a Bill Veeck.

Garver non ottenne di nuovo alcuna decision fino al 1 luglio, quando sconfisse i White Sox 3-1.

Dominò di nuovo Chicago cinque giorni dopo, 4-1.

Quando arrivò la pausa dell’All-Star Game, Ned aveva esattamente la metà delle vittorie della sua squadra.

Con un record di 11-4, Garver fece parte della squadra All-Star dell’AL anche se la regola che richiedeva almeno un giocatore per ogni squadra non fosse entrata in vigore.

Ned fu il partente e lanciò tre inning concedendo solo una valida e un punto non guadagnato.

Ned Garver entrò nella stagione post-All-Star con un record di 11-4 per l'ultimo posto dei St. Louis Browns.

Sconfisse i Red Sox 3-1 al suo primo start, poi lanciò il suo quarto complete game consecutivo, perdendo contro gli Yankees 1-0.

Successivamente, sconfisse i Philadelphia A’s, al 7° posto, per 5-4 con un altro complete game.

Tornò a lanciare il 31 luglio al Fenway Park, ma dovette lasciare al quinto inning perché si stirò un muscolo della gamba nella parte alta dell'inning mentre stava girando la prima base dopo aver battuto un RBI da due punti. L'eterno Satchell Paige entrò e ottenne la vittoria.

Garver mancò un turno ma tornò in azione una settimana dopo.

Dopo aver perso contro gli Yankees 6-2, iniziò un'altra serie di complete games. Il suo record era ora di 14-6.

Il 19 agosto, Ned perse la prima partita di un doubleheader contro i Tigers 5-2. La seconda partita di quel giorno vide il debutto di Eddie Gaedel, un nano che il proprietario Bill Veeck aveva assunto per aggiungere un po' di pepe al gioco. Indossando l'uniforme numero 1/8, Eddie esordì nel suo unico at-bat nella MLB. Il presidente dell’AL Will Harridge lo dichiarò non idoneo il giorno successivo.

Cinque giorni dopo, Garver ebbe un ruolo più diretto in un'altra delle acrobazie di Veeck. Ned iniziò la partita con 1115 fans dietro casa base che erano diventati allenatori, mostrando cartelli che dicevano sì o no per consigliare il manager Zack Taylor.

Grandstand Managers St. Louis Browns 1951

Dopo che cinque dei primi sei battitori avevano raggiunto la base, l'annunciatore chiese ai managers della tribuna se i Browns avessero dovuto scaldare un altro pitcher. La maggioranza votò no. Ned premiò la loro fiducia con una vittoria per 5-3, la sua undicesima consecutiva contro gli A's.

Il 29 agosto Garver subì uno dei pochi bombardamenti della sua stagione, un sonoro 15-2 dagli Yankees. E perse la seconda partita consecutiva contro gli Indians, 5-1.

Ma cinque giorni dopo, si vendicò battendo Cleveland 4-2 per eliminarli dal primo posto.

Il 13 settembre a Boston, perse contro Mel Parnell, 5-4. Con un record di 16-12, le sue possibilità di ottenere 20 vittorie sembravano scarse. Ma vinse la # 17 a Washington il 18 settembre per 3-2.

Quattro giorni dopo, sconfisse i White Sox, 5-1. Due per arrivare a 20.

Tornati in casa, mise alle corde i Tigers vincendo 7-1. Una partita per raggiungere l’obiettivo.

Salì sul monte l'ultima domenica della stagione. 12000 spettatori andarono al Sportsman's Park III per tifare il loro beniamino. In parità con i White Sox 4-4 nella parte bassa del quarto, Ned centrò il suo primo homer dell'anno per dare ai Browns la spinta alla vittoria finale per 9-5 entrandò così nel prestigioso club.

Ned Garver, ace dei St. Louis Browns, partecipa alla celebrazione del Ned Garver Day di Defiance County il 15 ottobre 1951

L'ultima volta che un pitcher aveva vinto 20 partite per una squadra all'ultimo posto fu nel 1924 quando Hollis Thurston lo fece per Chicago.

Ned concluse con una ERA di 3,79 nel team il cui intero pitching staff aveva concesso 5,17 punti guadagnati per gara.

Guidò l’AL in complete game con 24.

Realizzò una media battuta di .305 in 95 AB.

Sorprendentemente, arrivò secondo dietro a Yogi Berra nella votazione del MVP.

Garver fu ceduto a Detroit verso la fine della stagione '52 e lanciò per loro e per i Kansas City Athletics fino al 1961. Ma il suo successivo anno migliore fu il 1954 con i Tigers: 14-11 e 2.81 di ERA.

BASEBALL SLANG ALLA FINE DEL 1800

Colpire un dinger contro il closer per portare la tua squadra out of the cellar ? Questi termini del baseball suonerebbero come una sciocchezza ai primi giocatori di baseball alla fine del XIX secolo. E i termini che loro usarono per descrivere il loro sport alle prime armi potrebbero sembrarvi altrettanto bizzarri.

Le persone che siedono sulle tribune per tifare per una squadra non erano chiamati fan, ma piuttosto "cranks, bugs o rooters".

La palla non era semplicemente ball. I giocatori la chiamavano in tanti modi, da "horsehide, apple, onion a pill".

Una squadra non era un team, ma un "club", o, più specificamente, un "club nine", perché era il numero di giocatori o "ballists" che partecipavano contemporaneamente.

Tra le posizioni in campo giocate da quei ballists: "basetenders" (interni), "behind" (ricevitore) e "hurler" (lanciatore).

Quei ballists si difendevano poi contro la onion battuta quando lo "striker" (attaccante) della squadra avversaria prendeva il "lick" (Ciò significa che il battitore prendeva posizione nel box di battuta). Il battitore (star player) quindi teneva in alto il suo "ash, hickory, timber o willow" (mazza) e l'hurler "delivers" (lanciava) la pill. Se lo striker colpiva con successo la "spheroid" (un altro nome per indicare la palla) per una rimbalzante a terra, questa battuta veniva chiamata "ant killer" (assassino di formiche) o "bug bruise" (schiacciatore di insetti), perché era radente al suolo. O forse colpiva una "sky ball" facilmente prendibile, che sarebbe poi un pop fly.

Se un hurler (lanciatore) e il suo club non facevano "duffs o muffs" (errori) e eliminano tre "player deads" (outs) di fila, avevano realizzato un "whitewash" (un inning senza punti). Se quella squadra non otteneva un solo "ace o tally" (punti) a causa dell'eccezionale "gobbling" (difesa) dell'altra squadra per tutto il tempo, allora era uno "skunk" (shutout).

Oltre a chiamare l'eliminazione, un "referee" (umpire) poteva chiamare uno striker (attaccante) che "legged it" (correva forte) nel tentativo di ottenere un "three-sacker" (un triplo) "hands down" o "hands out". Ma se era salvo, allora era "not out, in".

Questo era certamente per accontentare il "captain" dello striker - il suo manager o coach.